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Selvicoltura per i beni culturali e prodromi di Selvicoltura per l'Urbanistica
Il quarto manuale della Collana “Conoscere la tecnica selvicolturale tratta di aspetti della Selvicoltura variamente connessi con i Beni Culturali, individuati in Italia dal Codice dei Beni Culturali del 2004, che costituiscono un patrimonio di grande rilevanza nazionale dal punto di vista sia qualitativo sia quantitativo.
Una parte considerevole dei Beni Culturali è interessata dal cosiddetto “biodeterioramento”, ossia da processi di alterazione dello stato originario dovuti all’azione di quasi tutti gli organismi viventi: dai batteri ai funghi, dalle piante agli animali. Anche gli alberi, quindi, partecipano al biodeterioramento di alcuni Beni Culturali. In questa veste essi sono considerati dalla Malerbologia, ossia da quella Disciplina che studia le “malerbe”: piante infestanti, in primo luogo delle colture agrarie, ma anche di altre colture e dei manufatti opera dell’uomo.
È di questo che tratta la prima parte del manuale, descrivendo le caratteristiche delle specie invasive, arboree e arbustive, sulla base delle quali formulare una sorta di graduatoria del “grado di aggressività” (Capitolo 2.1). Questa graduatoria dovrebbe facilitare l’individuazione della strategia (Capitolo 2.2) e del metodo (Capitolo 2.3), vola per volta, adatti al controllo di questo particolare biodeterioramento.
Ma l’interazione fra alberi e Beni Culturali non è solo negativa. Molti di questi Beni, infatti, sono dotati di aree verdi, giardini e parchi, mentre piuttosto rari sono i boschi. In realtà, per queste dotazioni esiste una non trascurabile incertezza nomenclaturale, che si è cercato di chiarire nel Capitolo 3.1 della seconda parte del manuale dedicata ai Beni Culturali e bosco. Tale chiarimento ha permesso di tracciare anche l’area di competenza della Selvicoltura Urbana, Parchi e Giardini, specificatamente dedicata alla gestione dei giardini e dei parchi e che non sarà trattata in questo manuale.
Si prenderanno in considerazione i casi in cui un Bene Culturale è interessato dalla presenza del bosco. Si tratta di situazioni che possono essere distinte, in prima approssimazione, in due grandi gruppi.
Il primo, che si può definire dei Beni Culturali nel bosco, comprende quei Beni che, pur in contatto con un bosco, non hanno con esso nessun legame storico-culturale. In questo caso fra Bene e bosco sovente emergono delle interferenze di tipo visivo-paesaggistico che possono o devono essere gestite in vario modo e con diverse tecniche selvicolturali (Capitolo 3.2).
Il secondo gruppo, dei Beni Culturali con bosco, comprende invece quei Beni che hanno con il bosco circostante un legame storico-culturale, del quale si può o si deve tener conto nelle scelte gestionali del bosco stesso (Capitolo 3.3).
Un successivo capitolo (terza parte) è, invece, dedicato all’individuazione del ruolo culturale, oltre che colturale, che potrebbe avere la Selvicoltura nelle aree di convivenza fra bosco e territorio variamente urbanizzato
Selvicoltura per le infrastrutture di trasporto
Si tratta di un argomento nuovo, poco o per niente trattato nei testi di Selvicoltura, che si caratterizza per le molte implicazioni di carattere tecnico.
L’idea di trattare questo tema è nata dopo i disastrosi eventi metereologici del Natale 2013 che provocarono, in conseguenza anche della caduta di molti alberi, l’interruzione sia delle vie di comunicazione sia dell’erogazione dell’energia elettrica in un’ampia parte del Nordest d’Italia e, in particolare, in alcune importanti stazioni turistiche. Le conseguenze economiche di quest’interruzione furono rilevanti e tali da coinvolgere ampi strati dell’opinione pubblica e della classe politica, che si attivò con varie iniziative anche di carattere legislativo.
In quell’occasione si evidenziò in modo ancor più chiaro il fatto che queste infrastrutture, assolutamente indispensabili per l’economia nonché per la stessa vita umana, collocandosi nel territorio sono spesso incompatibili con la presenza della vegetazione, in particolare con quella arborea. Risultò, però, anche evidente che la soluzione semplicistica di eliminare ovunque queste situazioni critiche avrebbe comportato, oltre al taglio di migliaia alberi e alla compromissione di quella maturazione ecosistemica a lungo perseguita, costi elevatissimi, anche procrastinati nel tempo per far fronte alle necessarie opere di manutenzione ambientale.
Il problema era, ed è, ben noto ai gestori di queste infrastrutture che lo affrontano impiegando notevoli risorse. Tuttavia, spesso le soluzioni adottate, anche di elevato livello tecnologico, non tengono nella dovuta considerazione né le caratteristiche biologiche ed ecologiche degli alberi e del bosco né le implicazioni che esse hanno sulla gestione forestale.
Si tratta di aspetti di estremo interesse che tuttavia raramente hanno coinvolto il mondo forestale e, ancor meno quello della Selvicoltura. In realtà, a ben vedere, non mancano professionisti forestali che svolgono la loro principale attività proprio su questi argomenti. Questi spazi professionali si sono spesso creati quando il gestore dell’infrastruttura ha preso coscienza del contributo che le competenze professionali del forestale possono portare su questi aspetti.
Proprio per cercare di incrementare queste conoscenze e i possibili contatti fra questi due mondi è parso opportuno approfondire alcuni argomenti, nella speranza di aprire nuove possibilità operative per il professionista-selvicoltore, in analogia a quanto avviene in altri Paesi.
In particolare, si è cercato d’individuare per ogni diversa infrastruttura gli aspetti che maggiormente coinvolgono le competenze selvicolturali, tralasciando invece quelli propri di settori diversi. Così, per ogni infrastruttura sono dapprima brevemente descritti alcuni argomenti generali, dai quali sono enucleati quelli pertinenti il settore selvicolturale .
Le connessioni fra ciascuna infrastruttura e la Selvicoltura non sempre sono apparse ben evidenti, ma raramente sono risultate assenti. Per esse si è cercato di proporre, nei limiti del possibile, le soluzioni tecniche adatte a incrementare sia le opportunità conservative della vegetazione sia l’efficienza dell’infrastruttura, con particolare attenzione anche ai costi, soprattutto di manutenzione. Si è cercato, inoltre, di valorizzare tutte quelle situazioni, purtroppo rare, in cui la vegetazione interagisce positivamente con l’infrastruttura.
Nel testo sono trattate le seguenti tre grandi categorie d’infrastrutture per il trasporto:
- umano e di merci: che può avvenire su sentieri, su strade, su fune, su ferro, su acqua e con aereo;
- di fonti energetiche: oleodotti e gasdotti, elettrodotti e condotte d’acqua come forza motrice;
- delle comunicazioni: telefonica, televisiva, radiofonica e internet.
Un altro aspetto riguarda la caratteristica saliente di questo manuale, teso a illustrare soprattutto gli argomenti della tecnica, intesa come complesso di regole da attuare nell’esercizio pratico e strumentale di un’arte o di una disciplina. Quest’impostazione ha come principale conseguenza editoriale quella di sviluppare argomenti pratici, senza entrare troppo in quelli teorici o di carattere più ideologico-filosofico;
Un’altra precisazione è fondamentale. Com’è noto, le attività di cui si parla in questo manuale sono regolate da specifiche leggi e normative emanate a livello nazionale, regionale, provinciale e comunale. Di tutte queste prescrizioni, evidentemente, non si è potuto tener conto, sia per la loro complessità sia perché si ritiene che la loro descrizione esuli dagli scopi di questo manuale. Con questo lavoro, infatti, non si vuole indicare, e men che meno prescrivere, quello che si deve o è concesso fare, ma quello che la tecnica selvicolturale mette a disposizione per affrontare specifici problemi . Spetterà al tecnico, all’amministratore o anche al legislatore fare le scelte adatte a ogni specifica realtà, tenuto conto dei condizionamenti ambientali, economici e sociali
Indicatori di biodiversità in ostrio-querceti cedui di diversa età sui Colli Euganei (PD)
Viene esaminata la composizione specifica di alcuni ostrio-querceti di diversa età, governati a ceduo, sui Colli Euganei (Padova), al fine di evidenziare le variazioni di indicatori ed indici di biodiversità all'aumentare del tempo trascorso dal taglio.
Con la chiusura delle chiome, determinata dall'età, diminuiscono la ricchezza specifica e la complessità, diminuisce anche il grado di emerobia e aumenta invece la presenza di specie nemorali ("ancient species"). La biodiversità specifica di queste formazioni si conferma dinque di tipo "V" (sensu Del Favero et al., 200), ovvero la partecipazione alla cenosi di specie erbacee ed arbustive è condizionata dalla quantità di luce al suolo.
Il numero di specie pregiate non sembra invece avere relazioni univoche con l'età del ceduo
Biodiversità ed indicatori. L'indicatore "numero di specie vegetali" nei tipi forestali del Veneto
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
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