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La poesia di un processo creativo
L'articolo affronta il dibattito seguito all'assegnazione del Nobel per la Letteratura 2016 a Bob Dylan, riflettendo sulle ragioni proposte dalla commissione e sui reali meriti della produzione del menestrello di Duluth
"No Time to Think": Il tempo tra arte e canzone
In a 1991 interview, Dylan describes the trilogy composed of Blood on the Tracks, Desire and Street Legal as follows, «that was my painting period [...] that’s like taking a brush and painting those songs onto a canvas». This composing technique owes much to the lessons of artist Norman Raeben and involves the problem of time representation: according to the teacher, in fact, «art must telescope time» or, in Dylan’s words, «have a no time quality». Based on the study of unpublished materials from Raeben’s lesson and the manuscripts of the album Blood On the Tracks held at the Bob Dylan Archive in Tulsa, a research activity conducted as part of the Marie Curie project POYESIS, the article aims to provide a framing of Raeben’s theories on time, highlighting the links to Bergson’s philosophy. The second section of the article analyzes the ways and strategies by which Dylan assimilated and translated their content into the field of songwriting
"All the Way from New Orleans to New Jerusalem": Norman Raeben e Bob Dylan
Artista e insegnante di pregio e fine teorico, Norman Raeben è conosciuto soprattutto per l’influenza esercitata su Bob Dylan, il quale ne frequentò l’atelier nel 1974. L’assenza di materiali e la carenza di studi sul pensiero e l’opera raebeniani hanno fatto, però, di questa influenza un mistero quarantennale della critica. Obiettivo della tesi è colmare questo vuoto di studi.
Nella prima sezione si ricostruiscono la vita e l’opera di Raeben, del quale si studiano il pensiero e le metodologie didattiche. Della complessa teoria artistica raebeniana sono approfonditi i temi di maggiore importanza: la ricerca di un principio di sintesi tra la tradizione ebraica e la filosofia euroamericana, l’ideale dell’Art for Life’s Sake, le teorie su tempo, spazio, metafora e palinsesto, e come queste si traducano nella sua pittura unendo le lezioni del Realismo americano e del Postimpressionismo francese.
La seconda sezione esamina diacronicamente la produzione di Dylan, mettendo in luce soprattutto il ruolo che le lezioni raebeniane hanno avuto sull’evoluzione della sua poetica. Lo studio prende le mosse dalle considerazioni dell’autore stesso, che affermò a più riprese di essere riuscito, proprio grazie a Raeben, a riconnettersi con le Muse dopo un lungo periodo di crisi artistica. L’analisi si concentra in particolare sull’uso dell’immagine, della metafora e del palinsesto, sull’influsso della cultura ebraica e afroamericana e sulle sperimentazioni sul tempo. Dalla disamina emerge come tali ricerche contraddistinguano i dischi degli esordi fino all’incidente del 1967 e quelli successivi al 1974, ma vengano invece meno nella produzione intermedia risalente al ritiro a Woodstock. Tramite un’analisi dettagliata delle opere e delle interviste successive alle lezioni si dà conto del fatto che Dylan comprende e impugna la propria poetica giovanile, perfezionandone e padroneggiandone le modalità compositive in maniera più matura e misurata. Ciò dipende in parte anche dal fatto che, basandosi sulla metodologia raebeniana, Dylan elabora un vero e proprio modus scribendi, che sperimenta per la prima volta nei libretti su cui compone l’album Blood on the Tracks e che continua a impiegare e a perfezionare nei decenni a seguire. Un approfondimento specifico è dedicato anche alla produzione pittorica di Dylan, di cui si rilevano gli elementi di continuità e di discontinuità rispetto ai precetti del mentore. Sono infine affrontati il problema del canone e del rapporto con le fonti e con la tradizione e le sperimentazioni sul tempo, temi a loro volta fortemente influenzati dalle lezioni raebeniane.
Se con la riflessione di Raeben la tradizionale contrapposizione tra Atene e Gerusalemme studiata dalla critica si arricchisce di un binomio nuovo, che ruota attorno a Parigi e New York, la ricerca di Dylan risponde a sua volta a due diversi princìpi, simboleggiati, come appare in Blind Willie McTell, da New Orleans e ‘New Jerusalem’: quello afroamericano, rappresentato dalla città simbolo dell’incontro tra musica africana e occidentale, e quello ebreo americano, incarnato dalla ‘Nuova Gerusalemme’. In entrambi i casi si tratta di un’arte della diaspora, la cui concezione messianica del processo artistico fa delle loro produzioni delle opere intermediali, aperte e in continua evoluzione
La sua poesia in connessione con le sfere celesti
L'articolo analizza l'importanza della scrittura di Leonard Cohen e sugli aspetti ebraici della sua produzione cantautoriale
Cenni di ermeneutica ebraica nelle teorie di Norman Raeben, figlio di Scholem Aleichem e maestro di Bob Dylan
Not unlike the much more famous ‘Jewish heretic hermeneutics’ studied by Susan Handelman, such as those of Freud, Derrida, Bloom and others, painter and philosopher Norman Raeben has formulated his own new method for artistic creation embedded in rabbinic hermeneutics. We hereby present a comprehensive – although introductory – analysis of his creative as well as teaching methods. We also briefly focus on his influence on the poetics of his former student Bob Dylan, offering some preliminary clues for a better comprehension of the interrelations between the creative processes and theories of both authors
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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