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    «Edizione critica delle opere di Vincenzo Bellini». Criteri editoriali

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    I tre condirettori della Edizione critica delle opere di Vincenzo Bellini pubblicano in questa sede i Criteri editoriali ufficiali dell'edizione medesima, elaborati nel tempo intercorso fra lo svolgersi del Convegno e la pubblicazione degli Atti

    GIUSEPPE VERDI, La traviata, edizione critica a cura di Fabrizio Della Seta, Chicago, University of Chicago Press, e Milano, Ricordi, 1996

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    Recensione di GIUSEPPE VERDI, La traviata, edizione critica a cura di Fabrizio Della Seta, Chicago, University of Chicago Press, e Milano, Ricordi, 199

    Giuseppe Verdi, La Traviata. «La Fenice prima dell’opera», 2002-2003/2

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    Solo il dottor Grenvil rimane al fianco di Violetta, quando tutta Parigi impazza per il Carnevale, e lei sta spegnendosi in povertà. Nella guida musicale all’opera, Marco Marica mette l’accento sulla solitudine della protagonista e su ciò che l’ha causata, non limitandosi all’analisi di astratte strutture, ma traendo da libretto e partitura considerazioni più ampie di drammaturgia musicale. Fabrizio Della Seta apre la sezione saggistica descrivendo, con parole chiare ma che hanno il dono della profondità, quel laboratorio drammaturgico-musicale verdiano da cui è nata La traviata. Oltre a guidare il lettore nel rapporto tra la fonte e l’opera, egli fa capire, con pochi esempi, quale sia il fine autentico dell’edizione critica. Guido Paduano dedica poi la sua attenzione all’intreccio, scandagliato con raro acume, e alle sue implicazioni, cogliendo fulmineamente sin dall’inizio aporie produttive, come quel «Misterioso altero» che «definisce l’amore nel libretto della Traviata, se pure può chiamarsi definizione ciò che predica l’inconoscibilità dell’oggetto definito». Marco Marica, infine, concentra a sua volta l’attenzione su pellicole recenti, in particolare Moulin rouge, mettendole in relazione con La traviata

    “Adelaide di Guesclino” al volgere dell’Ottocento

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    Gaetano Rossi adapted Voltaire’s tragedy Adélaïde du Guesclin into the libretto of the dramma di sentimento Adelaide di Guesclino with music by Giovanni Simone Mayr, first performed at the Teatro La Fenice in Venice on 1 May 1799. Voltaire’s tragedy had already been used in a ballet by Augusto Favièr performed together with Sebastiano Nasolini’s La morte di Cleopatra (Venice, San Benedetto, 1794) and before that in a ballet by Carlo Lepicq performed together with Josef Mysliveček’s Ezio (Naples, San Carlo, 1775). A few months after the premiere in Venice, Mayr’s opera was revived as a dramma serio per musica for the 1800 Carnival season at the Teatro Sant’Agostino in Genoa, which continued to be successful in Northern Italy until 1810. The libretto was set to music also by Francesco Gnecco as another dramma serio per musica (Florence, 1800) and by Marcos Portugal as a dramma per musica (Lisbon, 1805). This case study provides insight into the intersections between tragedy, ballet and music, the distinction between semi-serious and serious works, and the fluctuating definitions of dramma sentimentale, dramma serio and dramma per musica in different theatrical contexts

    Giuseppe Verdi, «La traviata», «La Fenice prima dell’opera», 2004-2005/1

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    Per celebrare la riapertura del Teatro La Fenice dopo l’incendio, La traviata, vale a dire una delle opere più rappresentative della propria storia, e di quella di tutto il teatro in musica, viene proposta nell’edizione originale, che debuttò nel tempio della lirica veneziana il 6 marzo 1853. Il prezioso appuntamento viene consentito dall’edizione critica della partitura curata da Fabrizio Della Seta che, oltre a ridisegnare molti tratti della versione a tutti nota, offre la possibilità di riascoltare la copia della partitura eseguita allora, e custodita nell’Archivio del Teatro. Su questa versione è basato anche il commento musicale all’edizione del libretto del 1853, curata da Marco Marica, che mette l’accento sulla solitudine della protagonista e su ciò che l’ha causata, non limitandosi all’analisi di strutture astratte, ma traendo da libretto e partitura considerazioni più ampie di drammaturgia musicale. Nella nuova rubrica Franco Rossi, suo responsabile scientifico, farà parlare i preziosi documenti custoditi nell’Archivio storico del Teatro La Fenice – un modo di ‘universalizzare’ la storia del sistema produttivo di uno dei teatri più importanti al mondo sin dalla sua nascita. Violetta, spiega Fabrizio Della Seta nel saggio pubblicato in apertura di questo volume, «muore, sì, perché siamo in una tragedia, ma non ci appare affatto redenta perché non ha nulla da cui redimersi». Della Seta si assume il compito di introdurre il lettore all’interno di quel laboratorio drammaturgico-musicale verdiano in cui è nata La traviata. Oltre a guidare, con parole semplici e profonde, il lettore nel rapporto tra la fonte e l’opera, egli fa capire, con pochi esempi significativi, quale sia il fine autentico dell’edizione critica tra l’opera che conosciamo, dopo la ripresa del 1854 nell’altra piazza teatrale veneziana, il San Benedetto, e quella del 1853. La sezione saggistica prosegue con Guido Paduano, che dedica la sua attenzione all’intreccio, scandagliato con l’acume che gli è abituale, e alle sue implicazioni, cogliendo fulmineamente sin dall’inizio aporie produttive, come quel «Misterioso altero» che «definisce l’amore nel libretto della Traviata, se pure può chiamarsi definizione ciò che predica l’inconoscibilità dell’oggetto definito». Marco Marica, dal canto suo, allarga la prospettiva critica al mito di Violetta Valéry, declinato in pellicole recenti (come Moulin rouge, 2001) che con l’opera intrattengono rapporti intertestuali: nel confronto l’eroina di Verdi mantiene (e semmai rafforza) quel primato etico ed estetico, già rilevato da Marcel Proust, che notò come Verdi avesse dato a La dame aux camélias «lo stile, che le mancava nel dramma di Dumas». Marco Beghelli si concentra poi sul tópos della lettura nelle scene liriche italiane dell’Ottocento, e indaga con finezza sulle implicazioni drammatiche dovute all’«esito sonoro di tale lettura». Robert Carsen, regista della produzione che inaugura la prima stagione della Fenice ricostruita, ci propone proprio di riconsiderare l’idea originale per quanto offre di attuale ancora ai nostri giorni. Sappiamo che Verdi intendeva rappresentare l’attualità anche nella messa in scena, per far risaltare uno dei temi centrali del nuovo lavoro: la critica corrosiva alle abitudini ipocrite della società borghese di allora. Poco importa che egli non sia riuscito a realizzare il suo proposito, visto che non solo il messaggio conserva la sua efficacia, ma ne risulta amplificata la portata universale nel viaggio tra le epoche: una società ipocrita abbandona a se stessa una donna, già protagonista di feste, convivi, alcove e quant’altro, solo perché coraggiosamente vive l’amore vero tra le braccia di un coetaneo, causando scompiglio tra le fila di chi vuol solo divertirsi senza mai mettersi in gioco. Una simile società ha forse cessato di promulgare condanne per chi non sia allineato col pensiero dominante

    La musicologia europea oggi: quale identità?

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    Relazione di base e interventi alla Tavola rotonda, Bologna, 20 novembre 2004, VIII colloquio di musicologia de "Il saggiatore musicale. Relazione di base di Fabrizio Della Seta, coordinatore della tavola rotonda, alle pp. 317-32
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