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La rimediazione del comunicatore in tempi di convergenza
Partendo dal tentativo di profiling elaborato dall’osservatorio di ricerca Scienze.com, attraverso i contributi di vari autori e del visiting professor José Miguel Túñez López, l’articolo cerca di focalizzare quali sono i fenomeni che hanno determinato la trasformazione della figura del comunicatore – con un occhio particolarmente attento a quella del giornalista – e cerca di individuare alcune possibili strade che si possono intraprendere per rispondere al meglio alle sfide provenienti dal progresso tecnologico. Se da un lato il comunicatore dell’era della convergenza sembra essere vittima delle nuove tecnologie e delle loro potenzialità, dall’altro egli ne può divenire padrone, sfruttandole per ribadire la propria professionalità
Storia. Vol. 2: dal Medioevo ai moti del 1848
Con un linguaggio semplice ed efficace, il volume racconta
gli avvenimenti, le idee, i conflitti, i protagonisti, i luoghi della
Storia medievale e moderna.
Dal 476 d.C., la data che convenzionalmente segna la fine
dell’Impero romano d’Occidente e l’inizio del Medioevo, al
1848, l’anno in cui l’Europa è attraversata da una violenta ondata
di rivolte: queste le coordinate temporali entro cui si snoda il
percorso.
Riquadri di approfondimento, spiegazioni di termini specifici,
tabelle cronologiche e un dettagliato indice analitico aiutano
il lettore a memorizzare i fatti narrati e a individuare i raccordi
tra i vari passaggi storici: dai regni romano-barbarici all’Impero
carolingio fino all’affermarsi del feudalesimo, dal tramonto dell’Impero
alla formazione delle grandi monarchie nazionali, dalla
scoperta dell’America all’espansione coloniale e alle guerre di
religione nell’Europa del Cinquecento, dalla crisi del Seicento
alle rivoluzioni del Settecento, dall’età napoleonica al Quarantotto,
per citare solo alcuni dei grandi eventi presi in esame
Ucraina ed Unione Europea. Storia di un'ambivalenza interessata
Nel corso della breve storia dell’Ucraina indipendente, il tema delle relazioni tra il Paese post-sovietico e le istituzioni dell’Unione Europea forse non ha occupato una posizione di primissimo piano nell’agenda di studio dei due decenni passati, nonostante l’interesse sia indubbiamente cresciuto nel corso degli ultimi anni. Questo si deve probabilmente a tutta una serie di concause che esamineremo nel corso dell’articolo: l’interesse molto superficiale mostrato dalle classi dirigenti ucraine; la debolezza della nazione, dello stato e della democrazia ucraini; lo sforzo piuttosto modesto profuso dall’Unione Europea nell’invogliare i Paesi post-sovietici a confluire nelle strutture dell’Unione stessa; l’ineludibile dipendenza di Kiev dalle fonti energetiche russe e la volontà della Russia di Putin di confermarsi come centro di gravità permanente di un’area politico-economica omogenea coincidente con la Comunità degli Stati Indipendenti. L’Euromaidan, con i suoi nefasti strascichi, ha indotto a riclassificare le priorità rispetto all’analisi generale del caso ucraino, facendo emergere innanzitutto la necessità di riesaminare a fondo la questione delle relazioni Ucraina-Unione Europea. Questo breve studio può aiutarci a comprendere la qualità e i motivi profondi di una scelta europea piuttosto controversa e che, almeno nominalmente, ha costituito il sistema di innesco dell’attuale crisi in Ucraina
Oltre l'evanescenza di un paradigma negato. Transitologia e consolidologia come positivismo della democratizzazione
All’inizio degli anni Settanta, all’interno della comunità politologica, si cominciò ad avvertire l’esigenza di superare le modalità tradizionali di studio dei processi di affermazione della democrazia. Analizzare le cause esogene della democrazia e in senso relativamente statico evidentemente non bastava più. Bisognava adottare una prospettiva che non fosse solo funzionale, limitata all’individuazione delle correlazioni tra due fenomeni (per esempio, ilbenessere economico e la democrazia), ma che fosse prima di tutto genetica,capace di comprendere i rapporti di causalità endogeni ai regimi politici stessi. In poche parole, si avvertì la necessità di rispondere alle sfide dei tempi e di cambiare oggetto di studio, passando dal che cosa al come: dalla democrazia (oggetto statico) alla democratizzazione (oggetto dinamico). È proprio a questo punto che nacque e progressivamente si sviluppò un nuovo approccio analitico ai processi di transizione di regime e di democratizzazione,il quale avrebbe dominato la scienza politica – soprattutto quella americana – per quasi un trentennio (1970-2000). In questa sede lo chiameremo paradigma positivistico della democratizzazione
Democracy: History of a Crisis Without End
Over the last years it has been increasingly discussed about the crisis of democracy, a process that does not only concern the
new realities, but also and perhaps more surprisingly the Western world. This crisis of the Western world seems to be at the
root of the weakness of the democratic principle and the principles related to it. In particular, the following three seem to be the
events of the new millennium that led to the crisis of democracy, intimately connected to the loss of the cultural supremacy of
the West, the cradle of democracy: the globalization; the terrorist attacks of September 11, 2001; the economic crisis that
began in 2008, which further weakened the West to the point of pushing the non-Western countries, all aiming at pursuing a
health unprecedented material, to favor new political solutions than the classical liberal democracy. Accepting democracy as a
concept semantically always open and, therefore, always in crisis, is the challenge awaiting the community of political
scientists
Con gli occhi dell'Occidente. L'immagine politica e politologica delle nuove democrazie. Il caso ucraino
Dalla Rivoluzione d’Ottobre all’Euromaidan. Rivoluzione con e senza progetto politico
Per fare la Rivoluzione Bolscevica servì il giusto equilibrio di condizioni strutturali
(endogene ed esogene al Paese, di natura extra-politica) e di decisioni
politiche, inserite entro un’ottica che non fosse puramente volontaristica,
ma, anche in via incidentale ed involontaria, strategica. Tre
sono gli ingredienti che hanno fatto delle rivoluzioni del passato delle
‘rivoluzioni di successo’: opportunità, progetto, decisione. Il saggio inquadra in tale schema le Rivoluzioni succedutesi in Ucraina e, in particolare, la Rivoluzione di Euromaidan
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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