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Bertha von Suttner, L’imbarbarimento dell’aria, traduzione ed edizione critica a cura di Emilia Fiandra
Il prodigioso sviluppo dell’aviazione, dopo il pionieristico volo dei fratelli Wright nel 1903, da l’avvio a una questione tanto cruciale quanto controversa negli anni a cavallo tra le due conferenze internazionali per la pace del 1899 e del 1907: il dibattito politico e giuridico sulla guerra aerea all’interno del diritto internazionale e dei movimenti antimilitaristi dell’epoca. Di questo dibattito Bertha von Suttner offre una testimonianza esemplare con l’appello Die Barbarisierung der Luft del 1912, contro la supremazia e il controllo militare dei cieli. Il saggio – di cui il volume curato da Emilia Fiandra propone la prima edizione italiana, corredata di ampio studio introduttivo, note critiche e bibliografia – raccoglie i risultati di un interesse costante dell’autrice austriaca per i progressi delle forze aeree; un interesse confermato da riflessioni sparse nella sua produzione, che rimbalzano da un testo all’altro, costituendosi come ripetuti rimandi di un discorso ininterrotto sul volo e le sue macchine, il cielo e i suoi invisibili confini
Il paratesto in letteratura, Introduzione a: Alla periferia del testo: il paratesto / An der Peripherie des Textes: der Paratext, a cura di / herausgegeben von Emilia Fiandra – Joachim Gerdes, in «Studi Germanici - I quaderni dell’AIG», 4 (2021), pp. 7-15.
This introductory essay aims to demonstrate the complex
and multifaceted nature of the use of paratext in German literature
In the first part, Emilia Fiandra sets out the literary
framework within which the various critical essays in this fourth issue
of the «Studi Germanici. Quaderni dell’AIG» seek to investigate this
question. The special focus of these literary articles brought together
in the present volume is on the preface, alongside other paratextual
elements such as the cover and its various appendices
Alla periferia del testo: il paratesto / An der Peripherie des Textes: der Paratext
This book aims to demonstrate the complex
and multifaceted nature of the use of paratext in German literature
and language. The various critical essays in this fourth issue
of the «Studi Germanici. Quaderni dell’AIG» investigate this
question. The special focus of the literary articles brought together
in the present volume is on the preface, alongside other paratextual
elements such as the cover and its various appendices. The linguistic essays cover areas that
range from lexicography, journalism and legal texts to oral, multimedia
and other types of paratexts, extending the gamut of perspectives on
this subject to include a number of relevant non-literary features
«Auferstehen müssen die Toten». Atomare Apokalypse in Kurt Becsis «Atom vor Christus»
Saggio sulla tematica cristiano-apocalittica nel teatro antinucleare. In particolare sono analizzati due elementi ricorrenti del teatro antiatomico: il motivo dello scienziato e il motivo del pilota pentito.The atomic play Atom vor Christus (1952) by the Viennese playwright Kurt Becsi (1920-1988) is one of the very numerous works on the subject of the nuclear threat that appeared in German-speaking countries in the 1950s and ’60s. This article investigates the complex Christian religious discourse that embeds the dramatization of atomic issues and apocalyptic ideas of the End in Becsi’s play. Special focus is given to such aspects as the struggle between generations and, in particular, the conflict between the unscrupulous scientist (and his hubris) and the figure of the repentant bomber pilot that becomes a monk (Science versus love, logic versus Christian grace)
L'atomica oggi
Prefazione sulla problematica relativa alle interconnessioni tra storia, cultura, scienza e politica nella trattazione del tema atomic
«Ist Ihnen bekannt, daß sechs Wasserstoffbomben genügen, um die ganze Bundesrepublik in einen Atomsumpf zu verwandeln?». Günther Weisenborns Stücke gegen die nukleare Aufrüstung
Weisenborn’s political commitment, which had already emerged in Nazi Germany and in the post-war GDR, led him to sympathise with the campaigns against rearmament. In 1958, he reshaped the Göttingen Manifesto in a spoken and sung adaptation, the Göttinger Kantate, the first of two plays in which he dealt with the nuclear question. Shortly after that, he wrote Die Familie von Makabah which, while showing formal differences, is thematically related to the Kantate. This article investigates the leitmotifs in both texts by focusing on the cluster “fear-manipulation”, conceptualized by Weisenborn as a critique of the theory of mutual deterrence
Il complesso templare della gens Flavia a Leptis Magna (Libia). Tra scenografia, funzionalità e colorismo
Lo scavo e lo studio del complesso templare a due celle di età domizianea, situato sulla banchina occidentale del porto di Leptis Magna, all'estremità della Via Colonnata, condotti dal 1964 al 1968 dall'Università di Perugia, sotto la guida di Filippo Magi, è dal 1979 affidato alla Missione Archeologica Congiunta Italo-Libica "Tempio Flavio" diretta, fino al 2004, da Enrica Fiandra e, a seguire, da Anna Maria Dolciotti . Il cosiddetto Tempio Flavio è una complessa costruzione con destinazione funzionale e sacra che si inseriva tra il Foro Vecchio e il porto, comprendendo in una sistemazione unitaria anche la banchina d'attracco. Sulla traiettoria visiva di chi entrava nel porto, il complesso si presentava con l'imponenza della sua basis porticata. Al di sopra, sulla platea, circoscritta da una porticus a colonne ioniche, si ergeva il podio del tempio a due celle prostile, tetrastile, corinzie. La conformazione della struttura monumentale del Tempio Flavio è particolarmente interessante per la stretta interconnessione tra l'edificio di culto vero e proprio, un ottastilo gemino sine postico che si ergeva su un alto podio, e il sistema sottostante di ambienti destinati al deposito delle derrate e delle merci che giungevano al porto o in procinto di ripartire da esso; proprio di fronte al tempio, infatti, gli scavi recenti della Missione hanno riportato alla luce le banchine con i moli di attracco all'imboccatura del wadi Lebda che dimostrano la funzione logistica, oltreché templare, del complesso. Dopo i crolli e le spoliazioni del passato il complesso si presenta oggi come un'imponente rovina dominata dalla volta di conglomerato che sosteneva il pavimento di una delle celle; tutto all'intorno sono i resti delle strutture murarie e i brani lacunosi delle architetture antiche che solo un'ulteriore estensione dello scavo archeologico potrà permettere di riconoscere e interpretare ulteriormente. Già oggi tuttavia, pur con grande difficoltà, è possibile leggere i rapporti del tempio con la banchina del porto e con la strada sudoccidentale nelle sue diverse fasi di trasformazione, flavia e severiana, oltre ad operare una prima lettura degli elementi, tentandone una loro interpretazione preliminare che possa offrire un'immagine della terrazza templare, già sopra descritta, e del livello sottostante dei magazzini. (parte Mighetto pp. 268-272
sepp Domandl, Adalbert Stifters Lesebuch und die geistigen Strömungen zur Jahrhundertmitte.
Scenari atomici. Il tema del nucleare nel teatro tedesco
Il saggio tratta i modi e le forme diverse – dalla catastrofe apocalittica alla denuncia sociale, dal dramma politico e documentario alla farsa tragicomica – con cui la letteratura si confronta in Germania con il problema della bomba. Ne emerge un nesso essenziale tra atomica e letteratura, tra la coscienza della minaccia e il teatro politico dalla fine degli anni Cinquanta all'inizio degli anni Settanta, con un picco significativo tra il ‘62 e il ‘65, anni nei quali il dibattito intellettuale sulla corsa agli armamenti e sull’impegno di non proliferazione vede schierati, non solo in Germania, ma in un più vasto ambito di lingua tedesca, figure eminenti del panorama intellettuale e artistico. A est come a ovest, con pari intensità, ma con differente impegno sociale e ideologico, il teatro tedesco – da Brecht a Dürrenmatt, da Kipphardt a Schneider, da Zuckmayer a Jahnn e a Schumacher – concentrandosi in particolare sulla contraddittorietà del ruolo e della funzione dello scienziato moderno, declina così l’imminente pericolo del nucleare
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