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Workshop IUAV 2005. Una maniera diversa di insegnare l'architettura
Il contributo descrive anzitutto i tratti distintivi di una tradizione culturale, didattica e di ricerca nell'architettura elaborati presso la Scuola di Palermo. Tra questi, l'importanza attribuita alla pratica (ai protocolli) della descrizione; il rilievo del disegno quale strumento di descrizione capace di virare verso la interpretazione; la consapevole e deliberata pratica della riduzione linguistica; la propensione alla misura e il rifuggire dalle tendenze e dalle mode; allo stesso modo, il rifiuto degli eccessi insiti nelle pratiche analitiche e il favore accordato alle letture "orientate"; infine il ruolo della memoria, individuale e collettiva, quale deposito di materie operabili, e il suo costituirsi come sostegno ai processi della produzione di figure ("l'immaginazione")
RIUSO/RICICLO
L'articolo tratta della varie accezioni dell'idea di riuso, in architettura - in particolare nei campi della progettazione architettonica, del restauro e della conservazione - e nelle scienze di piano, e pone più particolare attenzione alla graduazione dei passaggi dall'idea di riuso a quella di restauro (passando per riattamento, recupero, ripristino) in funzione degli obiettivi preminenti, se legati ad una funzione pratica da sostituire ad una precedente, o se ad una necessità preminentemente culturale e/o di testimonianza. Sono riportati alcuni esempi ad illustrazione della casistica assunta. Il riuso nella accezione di riciclo è soprattutto riferito all'ambito del progetto urbano e a quello delle scienze di piano, soprattutto in relazione alle aree dismesse già a destinazione produttiva o terziaria
Concorso internazionale per il centro civico per il Quartiere Isola a Milano
Un catalogo-mappa dell’omomimo Convegno organizzato
dalla Facoltà di Architettura di Firenze che,
da dodici anni, raccoglie progetti e realizzazioni dei
maggiori architetti italiani contemporanei.
Sul fondale del paesaggio italiano, un libro per riflettere
sulla situazione dell’architettura nel nostro Paese, nel
rapporto dialogico tra funzionalità ed estetica dell’abitare,
tra architettura e paesaggio e tra architettura
e fotografia, presentando accanto alle più significative
opere di architetti conosciuti a livello nazionale e internazionale
gli scatti di tre grandi interpreti dello sguardo
(Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Giovanni Chiaromonte)
a testimonianza della feconda relazione che si
è venuta sviluppando fra le due arti
Inserimento architettonico e paesaggistico del sistema MOSE per la difesa di Venezia e della sua laguna dalle acque alte, Bocca di Chioggia/spalla Sud (VE)
Iuav
Il testo ricostruisce criticamente la storia dell'Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Fondato nel 1923, a partire dal secondo dopoguerra l’Istituto acquisisce fama internazionale come “la scuola di Venezia” sotto la lunga direzione di Giuseppe Samonà. Nel 1945 infatti l’ingegnere siciliano dà avvio ad un ampio progetto che trasformerà lo Iuav da piccola e provinciale scuola di architettura, in un luogo rilevante per la cultura e il dibattito architettonico nazionale e internazionale
Carta d'Atene
La Carta d'Atene è il testo più noto dei Ciam, il luogo nel quale approda la riflessione sullo spazio domestico e urbano del loro primo ciclo di congressi. Da molti considerata un manifesto in grado di rappresentare e riassumere i principi dell’urbanistica moderna, da altri è ritenuta causa e simbolo degli errori commessi nella ricostruzione delle città europee del secondo dopoguerra. Né manifesto, né simbolo, la Carta viene qui interpretata come un significativo momento della costruzione dell'urbanistica moderna; come un nodo che intreccia e conclude percorsi di ricerca che affondano le proprie radici almeno in tutto il XIX secolo, e al tempo stesso apre verso pratiche progettuali che hanno contribuito a costruire ampie parti di città nel secondo Novecento. Pratiche che spesso hanno riduttivamente tradotto alcuni dei grandi principi enunciati dalla Carta stessa
Ciam
Il testo rileggge criticamente la storia dei Ciam. Fondati nel 1928 per concretizzare l’obiettivo dell’internazionalità della nuova architettura attraverso una sistematica azione collettiva, i Congrès Internationaux d’Architecture Moderne si scioglieranno nel 1959. In trent’anni di vita, il lavoro di quella che Giedion definì una «nuova collettività» di architetti e urbanisti si concentrerà sui temi e le forme dell’abitare la città moderna.
Ricomporre e rileggere il percorso della riflessione dei Ciam consente non solo di ricostruire, seppure in maniera sintetica e parziale, una possibile biografia intellettuale di un collettivo di pensiero fondamentale per l’architettura e l’urbanistica del ‘900, ma permette anche di mettere in luce alcuni temi ancor oggi cruciali per il progetto dello spazio abitabile e dello spazio pubblico e per la definizione del ruolo sociale e tecnico dell’architetto e dell’urbanista
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