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Fonti lessicografiche come mezzi complementari di interpretazione. L’uso del dizionario nella giurisprudenza WTO
Il contributo intende descrivere le potenzialità di ricerca sulla pratica, alquanto frequente presso gli organi di risoluzione delle controversie dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, di ricorrere a fonti lessicografiche per chiarire e interpretare parole e termini di trattati internazionali. In un simile contesto, problemi di natura interpretativa intralinguistica si intrecciano a problemi di ordine culturale e interlinguistico.
Il lessico giuridico è disponibile ad accogliere, in linea di principio, qualunque parola potenzialmente interessante per la vita associata degli esseri umani ma, nel momento stesso in cui, specie su scala internazionale, esso “mutua parole” dal lessico comune, ha l’onere di determinare un preciso referente che selezioni la porzione di realtà, concreta o astratta, cui si riferisce e chiarisca il significato proprio del termine.
Sulla base di esempi concreti e tenendo conto dei diversi livelli di analisi necessariamente interessati (prospettiva morfologica e sintattica; semantica e referenziale; terminologica, legata soprattutto alla traduzione specialistica e lessicografica), è stata avviata un’analisi di questo processo, di cui si presentano qui i primi risultati
Il filo del discorso. Intrecci testuali, articolazioni linguistiche, composizioni logiche
La nozione di discorso costituisce la zona di convergenza per tutte le indagini che — dalla prospettiva filosofica, linguistica, semiotica, logica ecc. — ritengono impossibile che un testo (un enunciato) rappresenti il mondo indipendentemente dalle condizioni e dai meccanismi della sua produzione. È su questo aspetto della nozione di discorso che il temario del XIII convegno della Società di Filosofia del Linguaggio ha voluto attirare l’attenzione, appellandosi ai concetti che permettono di teorizzare le condizioni della produzione-fruizione discorsiva, dal punto di vista delle diverse scienze del linguaggio: 1. L’unità del discorso e le sue parti: unità semiotica e linearizzazione, segmentazione e composizionalità logica, articolazioni e categorizzazioni linguistico-grammaticali; 2. La coesione logico-linguistica: predicati insaturi, funzioni di argomenti e valori; istituzioni di riferimento e sostituzioni anaforiche e cataforiche; premesse e conclusioni, condizioni e implicazioni, espliciti e impliciti; 3. La composizione enunciativo-comunicativa: cotesti e contesti, background e focus, tipologie e strategie testuali; 4. Discorsi sconnessi, frammentari, evasivi, reticenti, inconcludenti: cesure, fratture, infrazioni delle compagini testuali e comunicative. Le posizioni espresse e le suggestioni contenute nei lavori delle cinque sezioni de Il filo del discorso si propongono come importante punto di riferimento per chi intende approfondire la nozione di “discorso” e le direzioni di ricerca che apre, nel contesto più ampio dell’evoluzione recente delle scienze del linguaggio. La lettura degli interventi qui raccolti fornirà ulteriori, importanti temi di riflessione
La lingua di Gentile
É possibile identificare una teoria linguistica riconoscibile all’interno del complesso corpus filosofico gentiliano? Come noto l’orientamento interpretativo prevalente converge verso una risposta negativa: non disponiamo di un lavoro dedicato specificamente alla lingua o al linguaggio, né si può identificare, a rigore, un filone di riflessioni che convergono verso una proposta teorica organica. Le idee linguistiche di Gentile sembrano disperse in una diaspora argomentativa sia per quanto riguarda il piano più strettamente filosofico, ossia la definizione del ruolo del linguaggio nel sistema dell’attualismo, sia per quanto attiene gli altri scritti. Tuttavia, uno sguardo più attento mostra come sul piano strettamente teoretico, nell’arco della sua riflessione, Gentile non smette mai di considerare il linguaggio un problema di prima grandezza. L’assenza di un approfondimento articolato non va in alcun modo equiparata a un’assenza di considerazione. Occorre cogliere invece le indicazioni che quei pensieri sparsi contengono: il rifiuto per l’approccio positivista, la decisa negazione di teorie fondate sullo studio delle partizioni – grammatiche e vocabolari – e l’altrettanto netta affermazione del primato della parole, non sono solo espressioni dello Zeitgeist idealista. Il punto di partenza è l’atto linguistico, sono le parole e le frasi pronunciate e scritte, come tali certamente irreplicabili ma ben inserite dentro una storia che, ponendo limiti, consente loro di acquisire una forma che le rende comunicabili e comprensibili. Lo studio che presentiamo nelle prossime pagine si concentra sulle parole. Dato lo spazio disponibile, abbiamo concentrato l’analisi su due testi chiave: Teoria generale dello spirito come atto puro (Gentile 1916) e Genesi e struttura della società (Gentile 1946). Con le cautele proprie di ogni semplificazione, abbiamo voluto analizzare testi rappresentativi delle due direttrici di ricerca gentiliana: il primo è esempio della scrittura filosofica volta alla composizione del sistema, il secondo di uno stile che si misura con la comunicazione dei temi legati all’analisi sociale e all’educazione. Partire dalle parole consente di mettere a fuoco i significati più ricorrenti, gli accostamenti e le opposizioni alla base delle scelte argomentative e comunicative compiute. L’osservazione dell’uso della lingua – ad esempio l’adesione o la rimessa in discussione rispetto a questo o quel determinato significato – sono un osservatorio di grande interesse per comprendere i riferimenti concettuali adottati dal filosofo. Ma più di ogni altra valutazione, date le finalità di questo saggio, tornare alla parole significa toccare con mano, come la comunicazione, la comprensione – la trasmissione del senso – siano posti come problemi e come, ogni volta, venga sciolto il nodo della loro soluzione. Ricorrendo all’analisi automatica dei testi, abbiamo preso in esame le scelte linguistiche operate dai parlanti nei contesti specifici, concentrato l’analisi su due testi chiave: Teoria generale dello spirito come atto puro (Gentile 1916) e Genesi e struttura della società (Gentile 1946). Con le cautele proprie di ogni semplificazione, abbiamo voluto analizzare testi rappresentativi delle due direttrici di ricerca gentiliana: il primo è esempio della scrittura filosofica volta alla composizione del sistema, il secondo di uno stile che si misura con la comunicazione dei temi legati all’analisi sociale e all’educazione. Partire dalle parole, utlizzando le possibilità offerte dall’analisi automatica dei testi, consente di mettere a fuoco i significati più ricorrenti, gli accostamenti e le opposizioni alla base delle scelte argomentative e comunicative compiute.
Per quanto circoscritta, come si è visto, l’analisi svolta mostra risultati di grande interesse, che meriterebbero riflessioni e approfondimenti ulteriori.
La distanza linguistica tra i due lavori presi in esame è segnata principalmente dall’area semantica dei verbi ricorrenti. In Teoria l’argomentazione è caratterizzata in maniera peculiare dai verbi legati all’area della riflessione – «pensare», «conoscere», «dire» –, in Genesi si affermano invece i verbi legati all’azione e al fare – «agire», «fare», «operare» –. Se andiamo a verificare la corrispondenza di tale articolazione sul terreno lessicale, escludendo le forme verbali, troviamo una conferma parziale; come abbiamo affermato più su, ci troviamo davanti a due universi lessicali ben distinti. In Teoria emergono i vocaboli legati alla ricerca filosofica – «realtà», «molteplicità», «storia», «concetto», «spazio», «filosofia», «metafisica» – rispetto all’altro volume, dove incontriamo invece forme come – «uomo», «Stato», «volere», «politica», «società», «vita». La distanza tra i due testi sotto il profilo linguistico sembra suggerire qualcosa di più di un Gentile dal duplice habitus intellettuale; lo scarto sembra rinviare, infatti, anche all’asse diacronico, a una estensione dei nuclei tematici riconducibile allo sviluppo interno della riflessione, e ai problemi con i quali, volta per volta, questa è chiamata a misurarsi.
Ciò che risulta interessante rispetto alla diversa distribuzione delle parole esaminate, e che l’analisi di contesto ci ha consentito di osservare, è la coesione della loro ricorrenza e interdefinizione: sono lemmi che viaggiano, per così dire, in gruppo, richiamandosi continuamente. Non si tratta di una dispersione legata alla centralità della singola parola-tema nell’economia dell’argomentazione, ma di uno sforzo di ridefinizione complessiva.
A questa incertezza, e al parallelo rifiuto della lingua perfetta, concetto estraneo alla storia umana, Gentile risponde con un lavoro costante e sistematico di ridefinizione dei significati. La complessità dei testi, l’uso frequente di forme rare al limite del neologismo non sono indici di una trascuratezza del versante della comprensione. Piuttosto è vero il contrario: la consapevolezza della natura del linguaggio porta al lavoro costante e puntuale su di esso. La resa piena del senso che la parola, la frase e il testo sono chiamati a esprimere esige questo sforzo. Il primato della parole, dell’atto linguistico ante litteram è il caso di dire, è il primato dell’istante enunciativo, che però trova il suo limite, la sua forma come abbiamo scritto, nel flusso storico. Al di fuori di esso non c’è nulla che possa diventare comunicabile e comprensibile. Non è un caso che su questo terreno si sciolga anche l’articolazione e la distinzione concettuale lingua/linguaggio. La diversità delle lingue non è ostacolo alla comprensione in ragione dell’unità del logos, come il tempo è vinto dalla memoria che, attraverso le lingue, custodisce la cultura.
Oltre le etichette e le partizioni disciplinari, la lingua in Gentile è un tema ben presente. Nella teoria come nella pratica, il filosofo mostra attenzione e consapevolezza del peso del linguaggio nella vita degli individui e delle comunità umane, rivelandosi fino in fondo figlio del suo tempo, Gli strumenti di cui oggi disponiamo mostrano, dunque, la necessità di riaprire il cantiere di una ricerca tutt’altro che conclusa, mentre risultano invece esaurite le ragioni che fino a oggi non lo hanno consentito. Le sorprese, come vediamo, potrebbero non essere poche
La presentazione delle lingue: sulla dimensione semiotica del significare
La tesi indaga la sistematica e integrata correlazione degli aspetti tradizionalmente intesi come "paralinguistici" all'interno delle interazioni linguisticamente mediate e ne interroga gli aspetti pluri- e multimodali, dalla multisensorialità dei processi percettivi all'articolazione e configurazione delle caratteristiche dipendenti o indipendenti dai mezzi espressivi. L'analisi dei diversi approcci e metodi finora adottati negli studi linguistici e filosofici conduce alla proposta di rivalutare la presentazine delle lingue come dimensione propria del significare. Un approccio alla significazione che implica l'attenzione alle modalità espressive in quanto luoghi di manifestazione, se non di vera e propria genesi, del senso in un 'gioco linguistico' che intesse diverse semiotiche in maniera differente a seconda del mezzo utilizzato per l'espressione (orale, scritto, gestuale o multimediale), sostenendo con ciò che la competenza linguistica, nel senso di uso e conoscenza che i parlanti-scriventi-segnanti hanno della lingua, non solo non prescinda dalle condizioni enunciative ma si modelli nell'interazione con esse prevedendo (come elementi costitutivi del senso) le attività espressive a lungo marginalizzate negli studi linguistici
Le pratiche comunicative
Che l’inglese sia la lingua di comunicazione internazionale è un dato noto, che rende prevedibile la stessa tendenza monolinguistica nella prassi delle amministrazioni europee. Si tratta di capire se la prevalenza dell’inglese nella prassi comunicativa delle istituzioni europee non sia altro che una manifestazione di quella tendenza generale mondiale. La tendenza può certo avvantaggiare l’attività amministrativa, ma entra in conflitto con il principio del multilinguismo accettato dall’Unione europea, e potrebbe anche incidere sull’assetto sociolinguistico e culturale europeo. In pratica, dobbiamo chiederci se si possano individuare le linee di una politica linguistica comunitaria oltre le disposizioni dei Trattati in materia di lingua e oltre la discrezionalità linguistica che gli atti di diritto derivato hanno poi lasciato alle componenti della Comunità; e se la prassi linguistica seguita dalle amministrazioni europee e in particolare dall’Agenzia europea per l’ambiente, sia coerente con quelle linee di politica linguistica oppure non promuova di fatto comportamenti linguistici diversi e conflittuali. A questo scopo, ci sembra utile contestualizzare la ricognizione della prassi linguistica seguita dall’Agenzia europea per l’ambiente (ma l’osservazione potrebbe valere anche per altre agenzie comunitarie) rispetto a tre diversi parametri linguistici: la politica linguistica europea; le caratteristiche linguistiche della comunicazione prodotta dall’EEA; e la situazione linguistica dell’Europa contemporanea
Il detto "non detto" e l'orientamento ideologico
Lo studio della connessione fra l’ideologia, da una parte, e il linguaggio, dall’altra, non è recente. Diversi autori hanno indagato negli anni gli aspetti lingui-stici in grado di offrire indicazioni efficaci a verifica di differenti accezioni di “ideo-logia”, dall’originario senso di science des idées alle accezioni più recenti che con-tengono un giudizio negativo, come ‘pensiero falso o ingannevole’, o una funzione descrittiva dell’ideologia come ‘visione del mondo’, fino alle cosiddette ideologie “deboli”, delineate a partire da una figura carismatica.
In questo contributo intendiamo presentare un metodo di ricerca volto a individuare i manifestanti linguistico-verbali sui quali misurare i vincoli comunicativi del di-scorso politico verificando in questo modo quanto nel discorso parlamentare, nei discorsi dei leader di differenti culture politiche, sia possibile ravvisare un ricorso alle differenti dimensioni ideologiche, attuali (attivate per diversi fini retorico-enunciativi) ed eventualmente storico-culturali (riconducibili alle differenti culture politiche di appartenenza), introdotto da presupposizioni e implicature, ovvero due dei principali fenomeni semantici di quel contenuto “non detto” esplicitamente che fa parte del senso di un testo in quanto comunicato in maniera implicita.
Il nostro obiettivo è provare a identificare quali siano i fili che legano il discorso politico, osservato sotto il profilo semantico-pragmatico, retorico e stilistico, alla sua matrice culturale. Ricondurre la produzione discorsiva alle culture politiche di cui è espressione, vuol dire in prima istanza compiere una valutazione sull’esistenza delle stesse, sulla loro ‘tenuta’ e sui modi con cui esse si riverberano nel linguaggio
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
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