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    Examining the voice of interpreting in speech pathology

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    This paper investigates professional interpreting practice in the setting of speech pathology through a multifaceted analysis of the transcripts of three recorded sessions involving first-generation Italian-speaking immigrants to Australia and English-speaking healthcare professionals working in Melbourne. Applying Mishler’s notion of “voice” to the context of interpreter-mediated communication and focusing on a selection of linguistic features – ranging from turn-taking and topic development to the interpreter’s choice of footing, departures from the primary speakers’ utterances, and use of prosodic resources – the discussion identifies the voice that interpreters, as third participants in the interaction, choose to adopt between the “voice of medicine” and the “voice of the lifeworld”. The study is of a qualitative nature, although a general indication of the frequency of certain features is supplied, and interpreting conduct is described rather than prescribed. The reporting and interpretation of findings are, however, informed by and reflect issues of value revolving around the concept of “humane medical care”

    Come un pedone sulla scacchiera

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    Caratteristica distintiva della collana Prolusioni, la Sezione Echi racchiude le annotazioni di chi ha immaginato i contenuti dei singoli volumi, individuando le voci più rilevanti e suggestive, nonché ricercando e selezionando gli interventi più rappresentativi. Alle note di contesto si affiancano le riflessioni di chi ha lavorato alla traduzione, allorché, come nel presente volume e in altri che seguiranno, i discorsi originali sono in una lingua diversa dall’italiano. La Sezione si configura così, nel suo insieme, come un’ulteriore eco di voci che continuano a ispirare e a risuonare nei più disparati ambiti dell’esperienza umana, attraversando lo spazio e il tempo. Di riflesso, tali annotazioni, anziché essere poste a preambolo di ciascun volume, fanno seguito alle prolusioni dei protagonisti, cui è lasciato lo spazio iniziale di parola. In linea con questa impostazione, laddove possibile, si è privilegiata la fonte orale rispetto a quella scritta. Il reperimento di tale documentazione ha così permesso, per alcuni autori, di usare come “testi originali” le audio- e/o video-registrazioni delle prolusioni. Nel caso del presente volume, dalle approfondite indagini condotte non sono emerse fonti orali per nessuna delle quattro prolusioni, che sono quindi state tradotte a partire dai testi scritti, pubblicati il primo nell’Harvard Alumni Bulletin e le tre Nobel lectures sul sito della Fondazione Nobel. In linea con l’approccio sotteso al progetto editoriale, tuttavia, si è cercato di mantenere e talvolta accentuare le caratteristiche linguistiche tipiche dell’oralità, pur contemperandole con le esigenze di lettura di un testo scritto, come illustrato nelle note traduttive che seguono. Le traduzioni integrali qui proposte sono, a nostra conoscenza, le prime e uniche disponibili in lingua italiana

    Quality in healthcare interpreter training: working with norms through recorded interaction

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    This paper presents an interpreter training programme recently implemented at an Italo-American healthcare facility and illustrates how the notion of “norm”, as developed within Descriptive Translation Studies, successfully shifted the trainees’ attention away from externally imposed instructions onto internally generated behavioural patterns. The process of critical rethinking was carried out through guided self-assessment of both authentic and simulated interpreting performances, based on transcript analysis. Exemplification is provided here by the use of first vs. third person. Given the highly specific context of the medical institution in question, the experience described in this study is significant only insofar as it indicates how to make rigid and undifferentiated rules superfluous while, at the same time, assuring quality services and enhancing the professionalisation of healthcare interpreting

    Analisi molecolare per l'endopoligalatturonasi in Pyrenophora graminea

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    Pyrenophora graminea Ito e Kuribayashi è un fungo ascomicete agente della striatura bruna dell’orzo e tipicamente trasmesso per seme. Le conoscenze sui meccanismi patogenetici di P.graminea sono relative esclusivamente alla produzione di composti fitotossici coinvolti nello sviluppo e nella intensità dei sintomi; sono noti, infatti, uno o più composti capaci di indurre sintomi tipici quando infiltrati in foglie di orzo (Haegi et al., 1994). Nell’ambito di una ricerca il cui intento è quello di fornire informazioni sulle basi genetico-molecolari della patogenicità, è stata intrapresa un’indagine sulla presenza ed espressione di geni per l’endo-poligalatturonasi in P.graminea. L’endo-poligalatturonasi (endo-PG) prodotta dai funghi svolge un ruolo importante nella degradazione delle pareti cellulari delle piante, digerendo i componenti pectici della lamella mediana e della parete primaria. La produzione di poligalatturonasi è generalmente sottoposta ad induzione da parte del substrato e a repressione da parte di fonti di carbonio preferenziali, quali ad esempio il glucosio. In alcuni casi però, come in Cochliobolus heterostrophus e in Aspergillus flavus, la sintesi di endo-PG non è repressa dal glucosio (Bateman et al., 1973; Whitehead, 1995). Questo enzima è spesso prodotto in forme molecolari multiple, sia in coltura che durante l’infezione della pianta, con differenti proprietà biochimiche e fisiologiche (Favaron e Marciano, 1992). In prove preliminari, condotte con saggi enzimatici in piastra, era stata verificata la presenza di attività poligalatturonasica in diversi ceppi di P.graminea; per appurare un eventuale coinvolgimento delle poligalatturonasi nella patogenicità di questo fungo, si è deciso, quindi, di condurre un analisi molecolare di espressione utilizzando, come sonde, geni eterologhi dell’endo-PG clonati (Scott-Craig et al., 1990; Caprari et al., 1993). Come confronto è stato analizzato in alcuni esperimenti anche un ceppo di P.teres. Le sonde pCC2 e pCC33, relative al gene dell’endo-PG rispettivamente di Fusarium moniliforme e di Cochliobolus carbonum, sono state inizialmente utilizzate sul DNA genomico di un ceppo di P.graminea (Pg2) e di uno di P.teres (Pt4); il risultato degli esperimenti di Southern blot ha dimostrato che le due sonde risconoscono una sequenza genomica in entrambe Pg2 e Pt4. Si è quindi proceduto all’analisi dell’espressione dell’endo-PG nei due ceppi, mantenuti in coltura liquida in condizioni induttive e non (pectina; pectina e saccarosio in diverse proporzioni; saccarosio). Gli esperimenti di Northern blot hanno evidenziato in ambedue i ceppi un segnale di espressione, non molto intenso data l’eterologia della sonda, senza differenze significative tra i mezzi utilizzati. Nel tentativo di isolare il gene omologo dell’endo-PG di P.graminea e di P.teres, sono stati effettuati esperimenti di PCR, utilizzando oligonucleotidi sintetizzati sulla base della sequenza genica clonata in F.moniliforme. Da entrambi i ceppi di Pyrenophora è stato ottenuto un prodotto di PCR con peso molecolare compatibile con quello atteso per il gene dell’endo-PG. I due frammenti (Pg2-PCR e Pt4-PCR) sono stati quindi riutilizzati come sonde omologhe in esperimenti di Southern blot e Northern blot. i) Le due sonde omologhe (Pg2-PCR e Pt4-PCR) utilizzate in esperimenti di Southern-blot, effettuati su i due DNA genomici (Pg2 e Pt4) tagliati con enzimi di restrizione diversi, hanno presentato profili di ibridazione simili. ii) Gli esperimenti di Northern-blot hanno evidenziato una espressione di endo-PG, apparentemente indipendente dai mezzi di coltura, il cui andamento è costante con entrambe le sonde. In conclusione i prodotti di PCR, ottenuti dai genomi dei due ceppi Pg2 e Pt4, rappresentano una parte del gene dell’endo-PG di Pyrenophora; essi costituiscono, così, uno strumento più sensibile per una analisi fine di espressione con sonde omologhe, ma soprattutto, consentiranno uno studio strutturale del gene dell’endo-PG in P.graminea e in P.teres. Al momento sono in corso esperimenti che estendono nel tempo l’analisi di espressione (campioni mantenuti in coltura su tre mezzi diversi: pectina 1% e saccarosio 0,2%; pectina 1% e saccarosio 1,2%; saccarosio 1,2%; tutti con 6 tempi d’induzione) ed in parallelo, sui filtrati colturali degli stessi campioni esaminati, vengono effettuati saggi di attività enzimatica. Le ricerche proseguiranno per accertare la reale importanza dell’endo-PG nell’interazione P.graminea/orzo, confrontando l’andamento dell’espressione osservato su mezzi di crescita contenenti pectina commerciale con quello ottenuto per colture cresciute su estratti di pianta e con quello osservabile direttamente nella pianta infetta

    Relationships among endo-polygalacturonase, oxalate, pH, and plant polygalacturonase-inhibiting protein (PGIP) in the interaction between Sclerotinia sclerotiorum and soybean

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    The necrotrophic fungal pathogen Sclerotinia sclerotiorum secretes oxalic acid and endo-polygalacturonase (endo-PG) in host plants. Oxalic acid acidifies the plant tissue to values more suitable to endo-PG activity. However, we observed that the soybean infected seedlings possessed a pH of 3.8 which is below that optimal for endo-PG activity (4.5-5.0). We investigated, therefore, the effects of pH (from 5.0 to 3.6) and oxalate (5-20 mM) on the activity of the major basic endo-PG (PGb) and towards an acidic endo-PG (PGa), secreted by S. sclerotiorum during soybean infection. We verified that only PGb activity is stimulated by oxalate while, at the lowest pHs, PGa escapes the inhibition of a soybean polygalacturonase-inhibiting protein (PGIP). These results, performed on polygalacturonic acid, were apparently consistent with data obtained from soybean hypocotyl segments, where PGb activity was increased by oxalate and PGa maintained its activity also at pH 3.6, possibly because at this pH the PGIP contained in the plant tissue is inactive. RT-PCR analysis showed that, during soybean infection, the expression of the putative pga gene is delayed in comparison to the basic one. The different temporal expression of the two endo-PGs and their different response to pH, oxalate and PGIP seem to be consistent with a possible maximisation of the fungal PG activity in the host tissue

    Transcript accumulation of polygalacturonase inhibiting protein (PGIP) following pathogen infections in soybean

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    Proteins inhibiting fungal endo-polygalacturonase (PGIP) are constitutively expressed and localized on cell walls of most plant species. Induction of pgip transcripts following pathogen infection would demonstrate a role of PGIP in active plant defence mechanisms. We investigated pgip expression in hypocotyls of soybean seedlings (cvs 'Sapporo' and 'Kure') infected with the fungal pathogens Diaporthe phaseolorum var. caulivora, Sclerotinia sclerotiorum and an avirulent (race 1) and virulent (race 20) races of Phytophthora sojae. Two pgip transcripts were transiently expressed in all types of interaction with similar timing and maximum accumulation at 16-24 h after infection. However, soybean seedlings of both cvs infected with the virulent race 20 of P. sojae showed higher levels of pgip expression than seedlings infected with the avirulent race 1. A delay of pgip accumulation was observed when plants were inoculated with zoospores in place of mycelium of P. sojae. The presence of endo-polygalacturonase (endo-PG) in infected tissue was monitored both by immunological detection and by determining PG activity. PG was detected only in soybean seedlings infected with S. sclerotiorum and not in those infected with D. phaseolorum var. caulivora or P. sojae. The apparent inability in vivo of the virulent and avirulent races of P. sojae to produce PG suggests that PG-PGIP interaction is not required for the resistance response of soybean against this pathogen
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