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Giuseppe Maria Galanti, Osservazioni intorno a' romanzi
Il volume presenta l’edizione critica delle “Osservazioni intorno a’ romanzi” di Giuseppe Maria Galanti (Santacroce di Morcone, nel contado del Molise, oggi Santa Croce del Sannio, 1743-Napoli 1806); l’opera, edita nel 1780 (riedita nel 1781 e nel 1786), rivista dall’autore al fine di realizzarne una quarta edizione e mai ripubblicata con le annotazioni da lui redatte tra la fine del Settecento e i primi dell’Ottocento, rappresenta uno dei pochi trattati di storia e critica del romanzo pubblicati in Italia nel Settecento. Completa il lavoro l’edizione delle “Osservazioni sopra i romanzi. Selva”, un testo frammentario costituito per giustapposizione di riflessioni, annotazioni e citazioni, tràdito da un manoscritto autografo, di sicuro interesse per chi si accosti al trattato citato in quanto può essere considerato una sorta di nucleo genetico della quarta edizione dello stesso
Giuseppe Maria Galanti tra "pensieri vari", ultime volontà e documenti inediti
L’articolo propone la pubblicazione del testamento di Giuseppe Maria Galanti (1743-1806) e di alcuni documenti ad esso correlati, tra i quali l’inedito inventario dei volumi della biblioteca dell’autore, che comprende tra l’altro i testi legati alle sue operazioni editoriali e tipografiche; tale documentazione, supportata da un'introduzione critica e da una nota filologica, consente nuove focalizzazioni sull’attività editoriale, sui percorsi culturali e sulla straordinaria progettualità riformatrice di un protagonista del Settecento illuminista meridionale
Sulle "Rime" di Paolo Pacello
Poeta e oratore meridionale nato ad Aversa negli anni Trenta del Cinquecento e trasferitosi a Napoli dove frequentò importanti intellettuali ed entrò a far parte dell’Accademia degli Svegliati, Paolo Pacello è autore di alcune orazioni e di un ponderoso Canzoniere, mai approdato alla stampa, caratterizzato da una notevole varietà tematica; alle rime di argomento amoroso si affiancano infatti testi di corrispondenza e di polemica letteraria, nonché violente satire in direzione antiecclesiastica, antinobiliare e antispagnola che offrono spunti di riflessione sulla complessa dialettica fra l’aristocrazia del Mezzogiorno e la sovranità spagnola. Il presente saggio è finalizzato a mettere in luce, attraverso una selezione di testi particolarmente significativi della silloge, i tratti peculiari della poetica dell’autore che, contrapponendosi ad istanze proprie del canone manieristico diffuso nella seconda metà del Cinquecento nella lirica meridionale, tra le quali l’allontanamento dalla realtà, lo svilimento del contenuto e il culto del virtuosismo stilistico, considera l’artificio letterario funzionale all’espressione delle sue convinzioni sociali e politiche e dei referenti concreti della sua battaglia etica e ideologica
Riflessioni settecentesche sul romanzo. Un inedito di Giuseppe Maria Galanti
Incentrato sul ruolo che Giuseppe Maria Galanti (1743-1806), importante esponente dell’Illuminismo meridionale, attribuisce alla letteratura e, in particolare, al genere narrativo nell'ambito della sensibilità illuministica, l’articolo propone la lettura e l’analisi dei tratti fondamentali di un testo inedito, vergato dall'autore, che costituisce un interessante lavoro preparatorio probabilmente relativo alla quarta edizione, allestita ma mai approdata alla stampa, delle Osservazioni intorno a’ romanzi, alla morale e a’ diversi generi di sentimento, una delle opere più ampie e articolate di teoria e critica del romanzo apparse in Italia nel Settecento
'Lezioni' sul "Perí hýpsous": Ms. Campori 843 della Biblioteca Estense
Il testo, che presenta una sintetica descrizione del manoscritto miscellaneo Campori 843 della Biblioteca Estense, delinea, in particolare, i tratti fondamentali di uno dei quattro testi in esso contenuti; si tratta di una raccolta di lezioni, distribuite in quattordici fascicoli, tenute da alcuni letterati nella «Conversazione Bentivoglio» a Ferrara da febbraio a giugno del 1704 sul trattato Del Sublime di Pseudo-Longino
Memoria autobiografica, realtà meridionale e scrittura letteraria in "Pane verde" di Nino Palumbo
L’articolo propone alcune riflessioni su “Pane verde” – un romanzo di Nino Palumbo (Trani 1921-Genova 1983) di chiara ispirazione autobiografica, edito da Parenti nel 1961 e ristampato da Mursia nel 1969 – maturate sulla base di un’attenta lettura del testo, nonché di dichiarazioni e interviste relative allo stesso rilasciate dall’autore, sensibile interprete della difficile realtà del Mezzogiorno. L’opera, caratterizzata da evidenti tracce delle vicende familiari e del travagliato percorso di formazione dello scrittore tranese che, avendo vissuto la lacerante esperienza dell’emigrazione al Nord, ha realizzato anche un’efficace analisi dall’interno delle condizioni del Sud negli anni Trenta segnati dalla crisi economica e dal fascismo imperante, è stata ampiamente indagata dalla critica coeva, ma meriterebbe una nuova considerazione come l’intera produzione palumbiana
Per l’edizione dell’epistolario inedito di Nicolò Franco (ms. vaticano latino 5642)
Il testo illustra le caratteristiche fondamentali del ponderoso epistolario inedito di Nicolò Franco (Benevento 1515 – Roma 1570) tràdito dal manoscritto Vaticano Latino 5642 e i principali temi delle lettere che contiene; si tratta di un copialettere autografo, frutto dell’esperienza acquisita dall’autore a Venezia presso l’“officina” di Pietro Aretino, costituito da un corpus di circa ottocentocinquanta missive che coprono l’arco temporale compreso tra il 1540 e il 1559. L’epistolario rappresenta una testimonianza di alcuni peculiari aspetti dell’universo cinquecentesco e di una delicata fase del percorso umano e letterario di Nicolò Franco, prolifico e polemico letterato di solida formazione classica, sensibile interprete delle dinamiche culturali del suo tempo, non integrato nel sistema della corte
Gabriele d'Annunzio, "La sera fiesolana" (analisi del testo)
Si tratta dell’analisi testuale della lirica La sera fiesolana di Gabriele d’Annunzio
Nicolò Franco, Epistolario (1540-1548). Ms. Vat. Lat. 5642
Il testo presenta l’edizione critica delle prime trecentocinquantuno lettere di un ponderoso epistolario inedito di Nicolò Franco (Benevento 1515-Roma 1570) tràdito dal manoscritto Vaticano Latino 5642; si tratta di un copialettere autografo, frutto dell’esperienza acquisita dall’autore a Venezia presso l’”officina” di Pietro Aretino, costituito da un corpus di circa ottocentocinquanta missive che coprono l’arco temporale compreso tra il 1540 e il 1559. L’epistolario rappresenta una testimonianza di alcuni peculiari aspetti dell’universo cinquecentesco e di una delicata fase del percorso umano e letterario di Nicolò Franco, prolifico e polemico letterato di solida formazione classica, sensibile interprete delle dinamiche culturali del suo tempo, non integrato nel sistema della corte, che concluse tragicamente la sua esistenza sulla forca per decisione del Tribunale dell’Inquisizione. L’edizione critica dell’epistolario realizza un progetto auspicato per oltre un secolo da numerosi studiosi
Le rime di Nicolò Franco: motivi, temi, topoi
Il testo presenta l’analisi dei caratteri e dei temi principali di tre raccolte di componimenti in versi di Nicolò Franco (Benevento 1515-Roma 1570), un intellettuale di solida formazione classica, sensibile interprete delle dinamiche culturali del suo tempo, non integrato nel sistema della corte; si tratta, in particolare, delle Rime contro Pietro Aretino e la Priapea, edite insieme nel 1541 per i tipi di Gioan Antonio Guidone a Torino, ma stampate in realtà a Casale Monferrato, versi di carattere satirico nei quali l’autore esprime il suo risentimento nei confronti di Pietro Aretino e attacca i corrotti costumi delle classi egemoni, nonché di molti personaggi e letterati, e delle Rime marittime pubblicate a Mantova nel 1547 per i tipi di Jacopo Ruffinelli nel volume Dialogi marittimi di M. Gioan Iacopo Bottazzo insieme con quelle di alcuni rappresentanti dell’Accademia degli Argonauti della quale Nicolò Franco fu fondatore e presidente con il nome Cloanto. Dall’analisi dei testi emerge la peculiare posizione del Franco diviso tra classicismo e anticlassicismo in anni che segnano l’inizio della crisi del Rinascimento
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