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Aspetti economici dell'allevamento delle api e della produzione del miele in Italia e in Lombardia= Economic aspects of beekeeping and honey production in Italy and in Lombardy region
Sulla base dei dati produttivi e di scambio commerciale (in volume e valore), il mercato del miele italiano sembra presentare un eccesso di domanda rispetto alla produzione nazionale. Questo costituisce un’opportunità per gli apicoltori italiani. Allo stesso tempo, per quanto a conoscenza degli Autori, non esistono dati pubblicati relativi alle performance economiche delle aziende apistiche. Il presente lavoro mira a colmare tale vuoto informativo, presentando i valori relativi di costo e ricavo di tre casi-studio. Lo schema di classificazione delle voci di bilancio rappresenta una base di partenza per indagini campionarie, che potrebbero fornire dati medi (di incidenza delle voci di costo e dei profitti) costituendo utili elementi di confronto delle performance aziendali per i singoli apicoltori.On the base of production and trade data (quantity and value), the Italian honey market shows an excess of demand as compared to domestic supply. This is an opportunity for Italian beekeepers. At the same time, to the best of the Author’s knowledge, there are not published papers on firm-level economic performances on honey production. The present work tries to fill this gap, showing relative cost and revenue data on three case-study. The proposed budget scheme may represent a starting point for a wider sample survey, that would provide a useful benchmark of average firm-level economic performances for beekeepers
Coopetition : a strategic model for horticultural sector? : the case of Lombardy Region
The structural features and the organization of Italian agribusiness are characterized by small-sized family farms, so in order to solve both problems of intra-organizational and inter-organizational nature there is a proliferation of hybrids. The presence of hybrids in an agribusiness system prompts speculation about the present role of such coordinating structures. Numerous studies have addressed separately on competition and cooperation. In this paper the focus is on the study of new strategic behaviours characterized by the simultaneous presence of cooperative and competitive attitudes, indicated by the neologism coopetition. Coopetition can be described as a path in which players gradually adopt increasingly clear and noticeable coopetitive behaviours. Aim of this work is to verify the presence of coopetitive behaviours in the horticultural sector and define the driving forces of this strategic model. Two types of driving forces have been recognized. The first ones are within the system and can be identified as needs / opportunities that each actor considers as strategic processes to develop in a common environment with other structures; the second ones are external factors encouraging or creating opportunities to develop common activitie
La coopetizione : un modello strategico per le imprese agroalimentari? Il caso del comparto ortofrutticolo lombardo
The presence of hybrids in the agribusiness system as well as the growing interest showed by the economic side of businesses pompt speculation about the present role of such coordinating structures in agribusiness. Numerous studies have addressed separately on competition and cooperation. In recent years this dichotomic perspective of reality was joined by an interpretation focused on the study of new strategic behaviours characterized by the simultaneous presence of cooperative and competitive attitudes, indicated by the neologism coopetition. Aim of this work is to verify the presence of coopetitive behaviours in the horticoltural sector, chosen as a case study and to define the driving forces of these strategic models
I margini di commercializzazione dei prodotti agroalimentari italiani : metodologie di analisi e dinamica temporale
La recente crisi dei mercati agroalimentari internazionali, connotata da un repentino incremento dei prezzi di numerose materie prime e da un altrettanto repentino crollo, ha avuto ricadute a catena sulle quotazioni all’ingrosso ed al consumo dei principali alimenti, provocando seri problemi di approvvigionamento in diversi paesi in via di sviluppo e numerosi interventi pubblici di regolazione degli scambi internazionali e del livello dei prezzi.
Nel nostro paese gli effetti di tale crisi sono stati meno evidenti rispetto ad altre situazioni, anche se per alcuni beni di consumo di larga diffusione (pane, pasta, latte alimentare, riso) gli incrementi dei prezzi al consumo sono stati significativi ed ampiamente dibattuti anche dai media.
Anche in questa occasione vi sono state polemiche sui margini di commercializzazione eccessivi, sull’esercizio del potere di mercato da parte della GDO, sui cartelli o presunti tali da parte delle industrie alimentari, sull’esiguità della remunerazione della materia prima agricola rispetto al valore dei prodotti venduti.
E’ a tutti noto, sia dalla teoria economica sia dall’evidenza empirica, che i prezzi dei prodotti agroalimentari crescono meno rispetto a quelli di altri beni e servizi. La riduzione del valore reale dei beni agroalimentari nel lungo periodo è compensata dagli incrementi di produttività sia in agricoltura sia nelle fasi di trasformazione e distribuzione. Contemporaneamente, i prezzi delle materie prime agricole crescono meno rispetto alle quotazioni degli alimenti trasformati dall’industria ed ai prezzi finali al consumo. Quest’ultima dinamica è attribuibile alla progressiva incorporazione di servizi nel prodotto finale (preparazione e confezionamento, catena del freddo, logistica, promozione, ecc.).
Le analisi empiriche su tali dinamiche, svolte sia sui prezzi deflazionati delle materie prime sia sulla base di rapporti tra prezzi delle materie prime e dei derivati sia, a livello aggregato, basandosi sugli indici dei prezzi nelle diverse fasi di commercializzazione, sono numerose e concordi nell’indicare la progressiva perdita di quota della produzione agricola rispetto al valore finale o, viceversa, l’incremento dei margini di trasformazione, trasporto e commercializzazione sul valore del prodotto finale.
Le elaborazioni più recenti (riferite al 2007) sui dati della Contabilità nazionale indicano come il valore della produzione agricola rispetto a quello dei consumi alimentari (al netto del saldo commerciale) sia pari al 21,3%, mentre nei primi anni ‘70 fosse pari al 55%. Analoga dinamica è avvenuta anche in altri paesi sviluppati. Utilizzando i dati di fonte ERS-USDA del Marketing Bill USA si può osservare come il valore di prodotti agricoli rispetto alla spesa finale dei consumatori fosse pari al 41% nel 1950, al 32% nel 1970, al 24% nel 1990 ed attualmente (2006) corrisponda al 19%.
Relativamente alle differenti dinamiche dei prezzi nelle diverse fasi di commercializzazione, il paragone tra i diversi indici (origine, industria e consumo) dei prodotti agroalimentari elaborati su base Istat indica che tra il 1980 ed il 2008 i prezzi agricoli all’origine sono cresciuti di 2,77 volte, quelli degli alimentari industriali di 3,25 volte e quelli dei prodotti alimentari e bevande al consumo di 3,94 volte. In tutti e tre i casi la variazione dei prezzi è stata inferiore all’inflazione, poiché l’indice generale dei prezzi al consumo è cresciuto nello stesso arco temporale di 4,32 volte.
Mentre la determinazione del margine complessivo aggregato di commercializzazione, trasporto e imposizione fiscale è abbastanza agevole, la determinazione dei margini nelle diverse fasi delle filiere agroalimentari non risulta generalmente facile e in letteratura sono scarse le analisi sull’entità e sulla dinamica temporale di tali valori, almeno nel nostro Paese, mentre a livello USA il calcolo del “Marketing Bill” e delle sue componenti (Lavoro, confezionamento, trasporto, costi energetici, redditi ante imposte, ammortamenti, interessi, manutenzione, tasse) è regolarmente effettuato sia per l’insieme del sistema agroalimentare sia per le principali filiere.
Per ottenere dati sulla composizione del “Marketing Bill” italiano e sulla sua dinamica nel tempo è possibile utilizzare le nuove tavole Input-Output diffuse nel 2007 da Istat, che comprendono per il periodo 1995-2004 le tavole di risorse (supply) e impieghi (use) e le tavole simmetriche basate sulla tecnologia di branca per gli anni 1995 e 2000.
Attraverso l’analisi delle diverse tavole Input-Output è possibile giungere alla stima dei margini di commercializzazione, trasporto e imposizione fiscale relativi alle diverse fasi di commercializzazione (acquisto di input agricoli, reimpieghi all’interno del settore agricolo, passaggio da agricoltura a industria, da agricoltura al settore distributivo, dall’industria alimentare al settore distributivo ed al settore HORECA, margini sulle importazioni agroalimentari), distinguendo inoltre i margini sulla produzione nazionale da quelli sui beni importati.
Sulla base del valore assoluto e relativo dei diversi margini è anche possibile estendere il periodo di analisi agli anni più recenti, utilizzando i dati di valore della produzione, valore aggiunto e consumi finali desunti dalle serie di contabilità nazionale.
Accanto alla determinazione dei margini per l’intero sistema agroalimentare è possibile effettuare delle stime dei margini per singoli prodotti o gruppi di prodotti, analizzando le dinamiche del mark up per diversi beni agricoli ed alimentari, estendendo l’analisi al periodo più recente contrassegnato dalla forte volatilità dei prezzi delle materie prime.
I risultati delle diverse analisi potranno fornire indicazioni, oltre che sulla entità e sulla dinamica dei diversi valori, anche sulle strategie messe in atto dai diversi settori che compongono il sistema agroalimentare e su quelle che potrebbero essere utilizzate dal settore agricolo per tentare un parziale –e difficile– recupero della dinamica in atto
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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