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WOLFF, F. Socrate. Paris: PUF, 1985. (Phibsophies). 128 p.
WOLFF, F. Socrate. Paris: PUF, 1985. (Phibsophies). 128 p
WOLFF, F. Socrate. Paris: PUF, 1985. (Phibsophies). 128 p.
WOLFF, F. Socrate. Paris: PUF, 1985. (Phibsophies). 128 p.</jats:p
Scrivere (quasi) la stessa cosa. La trascrizione come atto interpretativo nella pratica della storia orale
L’Associazione italiana di storia orale propone un nuovo volume nella collana di Storia Orale di EditPress. Si tratta i di una raccolta di saggi che riguardano la trascrizione, con un focus particolare sulla trascrizione delle fonti orali. Da qualche anno infatti, Aiso ha dedicato proprio alla trascrizione e ai suoi nuovi strumenti e contesti digitali uno spazio di riflessione approfondita, sistematica e organizzata.
Questo volume raccoglie i primi risultati di questo impegno. Ha l’obiettivo di mettere in comune alcune conoscenze base sui vantaggi e sui limiti della trascrizione come tentativo di dire quasi la stessa cosa (secondo un’espressione utilizzata da Umberto Eco quasi venti anni fa) rispetto al parlato, e di rendere nello scritto non solo l’orale, ma anche un orale ‘non vocale’ , di non trascurare l’espressività e la gestualità che spesso l’accompagna, come è nel caso della lingua dei segni, che è una lingua visuo-gestuale.
Questo libro ha anche l’ambizione di contribuire a colmare un vuoto. La trascrizione del parlato è un passaggio spesso fondamentale, talvolta ineludibile, del lavoro degli storici orali sulle proprie fonti. Eppure, nella vasta letteratura sul metodo della storia orale, e salvo alcune interessanti eccezioni, alla trascrizione è sempre stata dedicata un’attenzione relativamente limitata, sia in Italia, sia in ambito internazionale. E’ un gap che si spiega con l’adesione comune all’assunto implicito che la trascrizione sia una sorta di atto meccanico, un passaggio obbligato e anche un po’ noioso, che segue regole piuttosto ovvie. Una più attenta riflessione spinge invece a considerare che di ovvio nella trascrizione c’è poco o nulla. L’assunto di partenza di questo libro rovescia infatti quella prospettiva. Il presupposto dei contributi qui raccolti è che la trascrizione sia sempre un atto di natura interpretativa, un nodo che intreccia un piano tecnico, teorico, etico. È anche quello di rinunciare a regole troppo rigide fissate a priori, a favore della ricerca continua, e condotta tra molte mediazioni, di un punto di un equilibrio tra fedeltà, leggibilità, non dispersione del senso e significato trasmesso a voce.
I diversi saggi che compongono il volume puntano a condividere le intuizioni e i risultati di esperienze e indagini che, sulla trascrizione, arrivano anche dalle nuove frontiere digital oral history, oltre che da molte discipline diverse dalla storia stessa (linguistica, critica letteraria, etnografia, drammaturgia, storia e pratica del teatro)
Non solo per interesse. Gli industriali e il fascismo
L’articolo si propone di indagare le vicende della grande imprenditoria italiana negli anni del fascismo da un punto di vista apparentemente più laterale: ponendo l’attenzione non sui comportamenti collettivi di quel gruppo sociale ma sulle parole dei singoli; non sugli aspetti economici e politici, sui vantaggi materiali derivanti dall’appoggio al regime, ma sui riferimenti ideologi, sui valori, sui convincimenti diffusi e sulle formule retoriche espresse pubblicamente e privatamente. Ripercorrendo i discorsi, le lettere, i taccuini e le pubblicazioni di alcune personalità altamente significative emerge una serie di elementi ricorrenti che consentono di abbozzare i tratti generali dell’universo culturale e ideologico della grande borghesia italiana negli anni Venti e Trenta. L’antiliberismo, l’idea dello Stato forte, il sentimento di appartenenza nazionale, il rapporto con la modernità e lo strisciante culto per la figura di un capo autorevole e indiscusso caratterizzarono l’universo ideologico e culturale della borghesia industriale italiana e, al tempo stesso, rappresentarono un retroterra comune con i sentimenti e la cultura diffusa degli “uomini nuovi” di Mussolini, capace quindi di contribuire in misura decisiva a favorire l’incontro tra ceti dirigenti economici e fascismo
Le spese per Roma capitale : dal trasferimento dei ministeri alle leggi speciali (1870-1881)
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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