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    7 tipi di scale. La dimensione urbana della scala tra riti, spazialità e tempo

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    Da sempre la scala ha tradotto in forme non solo la necessità pratica di collegare luoghi posti a differenti quote, modellando e misurando con i passi le forme della terra, ma ha dato uno spazio fisico alle più importanti aspirazioni spirituali dell’uomo. I gradoni monumentali in Egitto e Messico consentivano agli uomini di sentirsi più a contatto con le divinità. In Grecia, il crepidoma crea una distanza tra i templi ed il contesto circostante. In India, i terrazzamenti di Varanasi scandiscono i momenti più significativi di un’esistenza, introducono l’uomo alla vita e lo accompagnano alle soglie dell’aldilà. Fanno da sfondo a queste riflessioni le parole di Christian Norberg-Schulz nella prefazione al suo libro Significato nell’architettura Occidentale: "L’architettura si occupa di cose che vanno al di là delle necessità pratiche e dell’economia. Essa si occupa di significati esistenziali." Pertanto le forme archetipe, tra cui la scala, manifestano in primo luogo una funzione strettamente legata all’essenza della forma, una funzione ontologica, ed esprimono in seconda istanza un valore simbolico, che trascende la forma. Il differente rapporto tra funzione ontologica e funzione simbolica determina delle variazioni formali e semantiche. Queste variazioni dipendono principalmente da due fattori: la preponderanza di una funzione sull’altra e la natura del loro rapporto, che può essere di analogia o di contrapposizione. La dissertazione è strutturata secondo un continuo intreccio di due diverse questioni, due nodi argomentativi di un unico elemento, la Scala. Il primo nodo argomentativo è un'interrogazione serrata sui rapporti di senso e di forma che questo elemento fondamentale dell’architettura stabilisce con i suoli. Questo studio, svolto attraverso una successione teorica per frammenti che soltanto la scala si fa carico di tenere insieme, ha determinato una serie «finita» di categorie semantiche, sette modi di essere della scala in relazione alla città (e più in generale allo spazio antropizzato): basamento, soglia, labirinto, barriera, ponte, dimora e piazza. La scala basamento nasce per colmare lo spazio tra l’architettura ed il suolo. Comunemente può essere considerata la più primitiva soluzione per risolvere l’attacco a terra, anche se in questo caso sarebbe più corretto parlare di distacco dal terreno. La scala soglia è un paradosso perché se la scala, nella sua funzione ontologica, unisce due spazi, la soglia, al contrario, ne definisce i limiti. La soglia è allo stesso tempo confine e passaggio, varco simbolico tra uno spazio fisico ed uno immateriale. Nella scala labirinto la dimensione paradossale-simbolica sovrasta il valore funzionale, a tal punto che l’architettura può ridursi ad un insieme di traiettorie senza orientamento di rampe ritorte, interrotte, rovesciate e moltiplicate infinite volte. Il labirinto, quindi, come paradosso spaziale, allegoria e metafora ancor prima che struttura di connessione. La scala barriera, come la scala soglia, non collega due spazi ma, a differenza di quest’ultima, rappresenta la parte terminale di un elemento e non l’inizio di un altro. Per definizione la barriera sembra un elemento difficilmente conciliabile con la scala. Eppure, l’accostamento di queste due figure genera un’incredibile varietà di architetture che possono aderire in pieno ai principi funzionali della scala e della barriera, oppure, al contrario, negarli del tutto. La scala ponte non solo consente il passaggio tra due luoghi in dislivello, ma trasforma le due estremità separate in una cosa sola. La scala ponte è la scala della verità, che non dà adito ad alcun tipo di ambiguità semantica. In questa figura esistono sempre due o più sponde che scavalcano un ostacolo, la scala rende ancor più significativo il movimento lungo l’asse verticale. Con la scala dimora il movimento è misurato dall’architettura in funzione di una rinnovata percezione del tempo e dello spazio. All’interno di questa categoria di senso, la scala diviene lo strumento in grado di modificare le forme tradizionali dell’abitare, fino a compromettere o a rovesciare del tutto l’archetipo della capanna primitiva. Se la scala basamento descrive i riti dell’antichità, la scala piazza è il luogo della ritualità contemporanea, moderno teatro spontaneo nel quale portare in scena il vivere collettivo. Attraverso il ribaltamento semantico del concetto di scala, al transitare si sostituisce una condizione di stabilità precaria. L’unione di funzioni generalmente contrapposte, stare ed attraversare, genera nella scala piazza una molteplicità di usi imprevisti, che restituiscono a questo spazio pubblico una propria ragione d’essere, un rinnovato valore urbano in funzione della società contemporanea. La seconda parte della dissertazione, il secondo nodo argomentativo, riguarda lo studio analitico di alcune opere che hanno stimolato e determinato questa tassonomia. Ogni categoria contiene al suo interno quattro architetture/scale, costruite o anche solamente progettate, che appartengono ad aree geografiche e a periodi estremamente eterogenei. Ognuna di queste opere paradigmatiche è stata selezionata non solo in virtù di un’aderenza più o meno esplicita alla categoria di riferimento, ma perché mostra come un particolare uso della forma si sia reiterato nel tempo e nello spazio. Tutte le analisi sulle architetture/scala hanno determinato una sorta di revisione del lessico architettonico ordinario, sulla base di studi proporzionali, analogie e comparazioni, rielaborazioni fotografiche e ricostruzioni tridimensionali. In particolare, le ricostruzioni tridimensionali, attraverso una loro riduzione schematica, cercano di portare in primo piano il rapporto tra la scala e la sua dimensione architettonica . Infine, la lettura di ogni opera non si congela in uno studio introverso, attento esclusivamente al singolo organismo, ma tenta di indagare lo stretto legame tra l’architettura ed il suo contesto, sia questo un interno urbano o, in casi più rari, un paesaggio meno antropizzato. Le due parti della dissertazione, teoria ed analisi, cercano continuamente di affermare una complementarietà/continuità; e così le opere entrano nella teoria per descrivere mutazioni e persistenze del tipo nel corso del tempo, mentre la teoria si insinua nelle opere per rivelarne i procedimenti logici, i valori simbolici e le qualità estetiche. Teoria ed analisi si ritrovano nuovamente unite in alcuni diagrammi e ideogrammi concettuali, una forma alternativa alla scrittura con cui ho cercato di ricondurre ad una comune origine semantica architetture apparentemente molto distanti. La dissertazione non ha un carattere finale e conclusivo, quanto quello di una continua indagine su un materiale conosciuto, la realtà architettonica delle opere e dei progetti, che contiene innumerevoli idee strumento per il progetto urbano del prossimo futuro. I Sette tipi di scale, congiuntamente alle riletture funzionali, iconologiche e semantiche, portano una diversa attenzione su alcune architetture lontane nel tempo o di un passato molto prossimo, e suggeriscono, o quantomeno auspicano, il tentativo di ri-osservare la storia dell’architettura a partire da un singolo elemento. Ma questo sguardo a ritroso è solo una piccola parte, un rigagnolo, se si volge lo sguardo in avanti, osservando l’oceano di potenzialità future che fanno della scala una forma archetipa sempre inedita, un'invariante che si rinnova continuamente, un oggetto temporalizzato attraverso il quale si concretizza il rapporto tra le qualità del tempo e le qualità dell'esperienza. Con questa tesi di dottorato ho tentato di dimostrare l’importanza strategica del tema scala ai fini di uno sviluppo dei suoi contenuti materiali e simbolici all’interno dei grandi temi che attraversano la disciplina architettonica, verificando un possibile avanzamento metodologico e operativo proprio nell’uso di strumenti di lettura multidisciplinari che fungono quali categorie interpretative sulla avvertita importanza della scala come spazio altro delle relazioni sociali a livello urbano. Ho cercato di sintetizzare i nodi tematici che hanno caratterizzato la ricerca attraverso l’elaborazione di schemi diagrammatici (che tentano di misurare la propria efficacia a partire da alcune categorie connotative). Sarà per me interessante constatare quanto di questo sforzo teorico e analitico potrò utilizzare nel corso della mia attività progettuale, sperimentativa e didattica.The history of the stairs is a story of contradictions, including both the practical need to connect places situated at different altitudes, and the will to shape a physical space for the most important spiritual aspirations of man. So the semantic universe of the stairs ranges from the spectacular buildings for the ritual ascent, to the labyrinthine theaters to reach impossible goals

    Assessment of the impact of ship emissions on the air quality in Naples

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    The paper reports the results of a monitoring campaign of SO2, NO2 and Benzene carried out in the port of Naples and inside the nearby urban canopy from 20th January to 8th March 2016. The activity is a continuation of a previous monitoring campaign realized by the authors in 2012. About 40 passive samplers were placed and average concentration in the period for the three pollutants was evaluated. Concentration levels observed are lower than limit values established by European directives both for SO2 and NO2. Benzene in some place of measure exceeded the limit value (5 ìg/m3) that is fixed, however, as annual average. Results have been interpreted by an interpolation algorithm using the software SURFER® obtaining contour maps that show significant differences among the three pollutants. In fact, maximum levels of SO2 occur inside the harbour area, those of NO2 inside the urban area while Benzene maximum average concentrations in the period occur at the boundary between port and urban canopy. This result has been interpreted on the basis of the occurrences of wind direction and speed measured in the same observation period

    Two diseases, one approach: multitarget drug discovery in Alzheimer's and neglected tropical diseases

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    In the past decade, scientific advances in network pharmacology have laid the foundations for a polypharmacological approach to discover new drugs for complex diseases. There is now a comprehensive understanding that many incurable diseases are multifactorial in nature and, consequently, conventional drugs directed to a single molecular target are inadequate. To achieve a desired clinical outcome, a polypharmacological approach seeks to intervene in the diseased network using either combinations of multiple drugs or single small molecules modulating multiple targets. Both these approaches are equally feasible from a clinical standpoint. However, for various reasons which will be discussed in this review, the latter approach may be favoured for Alzheimer's disease (AD) and neglected tropical diseases (NTDs). With each passing year, an increasing number of multitarget drugs and drug candidates are being identified, and several proof-of-concepts for treating these two diseases have emerged. Herein, with an awareness of the obstacles and challenges faced, we explore small molecules that seek to modulate multiple targets with the ultimate goal of harnessing network pharmacology for therapeutic applications in AD and NTDs

    Effects of gain saturation on polarization switching in vertical-cavity surface-emitting lasers

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    The gain saturation effects on polarization switching in vertical cavity surface emitting lasers were analyzed. A macroscopic model was derived which includes the frequency dependence of the complex gain and the gain nonlinearities due to spectral hole burning. The results show that gain nonlinearities affect the switching from higher to lower frequency and their effects are more visible when the spin flip rate is large

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis

    Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts

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    We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more sophisticated methods

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