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    Anatomia di una piazza

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    La denominazione di piazza del Colosseo pone una questione epistemologica piuttosto complessa dovuta alla natura ambigua e variabile dello spazio intorno al Colosseo, almeno a partire dal momento in cui si risveglia l’interesse della città per un quadrante rimasto dormiente per secoli dopo i fasti dell’età antica. Con il termine “piazza” si indica solitamente uno spazio aperto nel denso continuum dell’abitato e da questo ben delimitato o, altrimenti, uno spazio in diretta relazione con uno specifico monumento che solitamente vi si rispecchia con la sua facciata. La posizione del Colosseo invece, si ritrova ben presto marginale rispetto ad un nucleo urbano che si restringe vistosamente già all’inizio del Medioevo, volgendo le spalle a quello che sarà l’ampio disabitato entro il perimetro delle Mura Aureliane. Dunque, non partecipa della struttura urbana se non come rudere pittoresco ed esterno ad un limite urbano che si rinserra entro i confini segnati dall’Arco di Tito e dal tempio di Venere e Roma; anzi, l’assetto proprietario della zona promuove piuttosto una dimensione curtense del monumento, tanto meno incisiva sul piano urbano. Per essere piazza, dunque, quella del Colosseodeve far corrispondere con chiarezza uno spazio al toponimo. Quali siano i confini di questo toponimo, lo definiscono le due azioni progettuali fondamentali: la prima è la identificazione del piano, della platea; la seconda è la ridefinizione dei versanti, finalizzata alla percezione della valle. In questo modo vengono attivati i due registri fondativi della natura stessa della piazza: uno, morfologico, ricompone i presupposti per riconoscere lo spazio come delimitato e finito; l’altro, funzionale, ricompone i margini in funzione di servizio al monumento, ma, soprattutto, per attivare relazioni e funzioni necessarie a strutturare la piazza quale dovrebbe essere, condensatore di azioni e interessi

    L'età ellenistica

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    Nel presente capitolo si analizzano le teorie linguistiche delle tre principali scuole filosofiche di età ellenistica: Epicurea, Stoica e Scettica.In this chapter we analyze the linguistic theories of the three main philosophical schools of the Hellenistic age: Epicurean, Stoic and Skeptic

    Progetto di Recupero per Piazza Mercato a Napoli

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    Edificio a piazza mercato a Napol

    MR2741185 Talvila, Erik The regulated primitive integral. Illinois J. Math. 53 (2009), no. 4, 1187–1219. (Reviewer: Luisa Di Piazza) 46G12 (26A39 46E15 46F10)

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    Talvila Erik, The regulated primitive integral. Illinois J. Math. 53 (2009), no. 4, 1187–1219, 46Gxx (26A39 46Exx) MR 2 741 185 A descriptive definition of an integral is a definition which provides a ``description'' of the space of primitives. The derivatives in some sense of the primitives are the integrands. In this paper the author introduces a descriptive method of integrating distributions: the regulated primitive integral. The set \textbf{B}_R= \{F: [-\infty,\infty] \rightarrow {\bf R} \ \ | \mbox{ F {\it is regulated and left continuous on }}\\ \ \ {\bf R}, \ \ F(-\infty)=0, \ \ F(\infty)\in {\bf R}\} is the family of primitives. The derivative here is in the sense of the distributions (i.e. a distributional or weak derivative). Then the integrable distributions are those distributions (in the Schwartz's sense) that are the distributional derivative of a function in BR\textbf{B}_R. The regulated primitive integral is a proper extension of the integral of distribution defined by L. Schwartz [Théorie des distributions. (French) Publications de l'Institut de Mathématique de l'Université de Strasbourg, No. IX-X. Hermann, Paris 1966 xiii+420, 46.40 (44.00), MR0209834 (35\sharp730)]. Moreover it is proved that the space of regulated integrable distributions is the completion of the space of signed Radon measures in the Alexiewicz norm, but it is not the completion in this norm of the Henstock-Kurzweil integrable functions. The functions of bounded variation constitute its dual space and also the space of multipliers. In the introduction a wide panorama of descriptive and constructive integration methods is given. Reviewed by (L. Di Piazza

    Il pensiero linguistico nella Grecia arcaica e classica

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    Questa ricostruzione del pensiero linguistico greco arcaico e classico è focalizzata in particolare su un aspetto che farà da filo conduttore dell’intera esposizione: il rapporto tra la nozione di verità e quella di efficacia. Più esattamente, essa prova a tracciare il percorso che porta a distinguere tra due attività che la tradizione filosofica successiva ci ha abituati a considerare come mutualmente esclusive e che invece i greci vedevano in stretta continuità: parlare per dire la verità e parlare per ottenere effetti. Per fare questo l'indagine non sarà limitata alla filosofia in senso stretto ma terrà conto anche di testi che oggi considereremmo “letterari”, come i poemi omerici ed Esiodo, e di una disciplina tipicamente greca e paradossalmente trascurata dalle ricostruzioni tradizionali della “filosofia del linguaggio” dei greci: la retorica

    Il pensiero linguistico nella Grecia arcaica e classica

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    Il saggio è un'analisi delle principali idee sul linguaggio nel pensiero greco arcaico e classico (da Omero ad Aristotele) con particolare riferimento alla tematica del rapporto tra verità ed efficacia.The paper is a study of the main ideas on language in ancient Greek thought (from Homer to Aristotle) with a particular focus on the relationship between truth and efficacy

    L'eikos in teoria. Aristotele e la Rhetorica ad Alexandrum.

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    L'articolo analizza la nozione di eikos nella Rhetorica di Aristotele e nella Rhetorica ad Alexandrum con l'obiettivo di mostrarne la fecondità teorica

    MR2569913: Rodríguez, José. Some examples in vector integration. Bull. Aust. Math. Soc. 80 (2009), no. 3, 384–392. (Reviewer: Luisa Di Piazza),

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    The paper deals with some classical examples in vector integration due to Phillips, Hagler and Talagrand, revisited from the point of view of the Birkhoff and McShane integrals. More precisely, the author considers: - Phillips' example of a Pettis integrable function f which is not Birkhoff integrable [R. S. Phillips, Trans. Amer. Math. Soc. 47 (1940), 114--145; MR0002707 (2,103c)]. It is proved here that f is universally McShane integrable. - Hagler's example of a scalarly measurable l∞-valued function g which is not strongly measurable. The function g is proved to be universally Birkhoff integrable. - Talagrand's example of a bounded Pettis integrable function φ having no conditional expectation [M. Talagrand, Mem. Amer. Math. Soc. 51 (1984), no. 307, ix+224 pp.; MR0756174 (86j:46042)]. Here the author shows that φ is also Birkhoff integrable, giving a negative answer to the question whether conditional expectations exist within the Birkhoff theory. Some interesting open problems are also stated. Reviewed by Luisa Di Piazz
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