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    I fitofarmaci

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    Agenti biologici in ambito sanitario

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    Il rischio biologico rappresenta da sempre negli ambienti di lavoro sanitari una delle priorità per la prevenzione, la diagnosi e la cura degli infortuni e delle malattie ad esso correlate. In tale ambito è necessario considerare quanto segue: i lavoratori e gli ambienti di lavoro ineteressati sono numerosi; gli effetti sulla salute dei lavoratori possono essere minimi o comportare significativa mortalità, con rilevanti costi sanitari e non sanitari; molteplici sono le figure professionali coinvolte (datori di lavoro e loro delegati, direttori generali e sanitari, servizi di prevenzione e protezione, medici del lavoro-competenti, etc.); vi sono problematiche etiche e tecnico-scientifiche riguardanti valutazione e gestione del rischio, sorveglianza sanitaria, vaccinazioni e giudizio di idoneità. La letteratura riporta casi di infezione occupazionale attribuibili alla maggior parte dei microorganismi conoscuiti e di quelli considerati emergenti atrraverso, principalmente, la via ematogena (epatite B e C, HIV), aerogena (tubercolosi, malattie esantematiche) e per contatto (scabbia). Altresì, è documentato il ruolo dell'operatore sanitario nel trasmettere ai pazienti malattie infettive (in particolare per via ematogena). Sono a diposizione linee guida internazionali e nazionali per affrontare, in modo multidisciplinare e secondo i principi scientifici più avanzati, sia la valutazione del rischio sia sorveglianza sanitaria e formulazione del giudizio di idoneità. L'area della prevenzione tecnica, organizzativa e procedurale beneficia oggi di molte soluzioni, quali le procedure e le tecnologie sicure, moderni e sempre più sicuri dipositivi di protezione individuale, le precauzioni standard

    Epidemiologia occupazionale

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    L’epidemiologia occupazionale può essere intesa in termini etiologici come lo studio degli effetti delle esposizioni lavorative sulla frequenza e distribuzione delle malattie e infortuni nella popolazione. In termini di epidemiologia clinica include anche lo studio dei determinanti e degli effetti delle attività di prevenzione sul luogo di lavoro. Pertanto i principali obiettivi degli studi epidemiologici in campo occupazionale sono di due ordini: (a) stimare un'associazione tra un fattore di rischio in ambito occupazionale e una o più malattie; (b) valutare gli effetti di attività che mirano a ridurre il rischio

    Migranti e lavoro

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    Il lavoratore migrante appartiene ai cosiddetti gruppi vulnerabili, cui il medico del lavoro è tenuto a dedicare specifica attenzione, in considerazione delle molteplici e specifiche motivazioni etiche, tecnico-scientifiche, professionali, legislative e delle ricadute per la salute pubblica e per la medicina del lavoro. I lavoratori migranti sono impiegati in attività rischiose, faticose, precarie; i dati epidemiologici disponibili dimostrano una tendenza all’incremento di infortuni e malattie lavoro-correlate rispetto agli autoctoni. Esistono peculiarità dell’immigrato rispetto all’autoctono, per aspetti socio-culturali e religiosi, stili di vita, condizioni abitative ed economiche, barriere linguistiche e condizioni di suscettibilità individuale. È altresì nota la difficoltà di accesso ai servizi sanitari anche nei luoghi di lavoro. Il medico del lavoro deve affrontare valutazione del rischio e sorveglianza sanitaria cercando sia di evidenziare, sia di eliminare, eventuali differenze nelle condizioni di lavoro, di salute e sicurezza dell’immigrato rispetto all’autoctono. Egli ne favorisce l’accesso ai servizi sanitari aziendali, dedicandogli tempo, effettuando counselling e promozione della salute. È dovere del medico del lavoro rispondere ai bisogni di salute dei lavoratori migranti, mirare alla loro integrazione sanitaria, garantendo loro gli stessi livelli di prevenzione, protezione ed assistenza sanitaria degli autoctoni, in un contesto multidisciplinare e di responsabilità sociale delle imprese

    VIOLENZA E MOLESTIE NEL MONDO DEL LAVORO. DIMENSIONE, CARATTERISTICHE E IMPATTO DEL FENOMENO

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    Introduzione. La violenza nei luoghi di lavoro è oggi riconosciuta come un rilevante fattore di rischio occupazionale. L’International Labour Organization, con la Convenzione 190 del 2019, ratificata in Italia il 29/10/21, ha fornito una definizione riconosciuta a livello internazionale di violenze e molestie nel mondo del lavoro, specificando i soggetti protetti, gli ambiti lavorativi di applicazione, le misure di prevenzione e contrasto da adottare e i soggetti responsabili per la loro attuazione, nel contesto di un approccio inclusivo, sensibile al genere e ai soggetti vulnerabili (1). Analizzare e caratterizzare il fenomeno è necessario per mettere in campo adeguate strategie di controllo e prevenzione con particolare riguardo ad alcuni settori lavorativi. Obiettivi. Fornire un inquadramento generale sulla violenza e le molestie nel mondo del lavoro con particolare riferimento a dimensione, caratteristiche demografiche e lavorative, e impatto che tale fenomeno produce in diversi settori lavorativi. Metodi. Vengono analizzati i principali risultati di prevalenza relativi a violenze e molestie nei luoghi di lavoro riportati in revisioni della letteratura e documenti di organismi europei pubblicati negli ultimi 10 anni selezionati attraverso ricerca su PubMed. Risultati e Conclusioni. Il fenomeno della violenza nei luoghi di lavoro è indagato mediante survey periodicamente condotte in Europa da vari organismi, ma l’uso di differenti approcci metodologici limita molto la confrontabilità dei risultati. Secondo il Report Eurofound 2015 i casi di violenze e minacce nei luoghi di lavoro sono aumentati fino agli anni 2000, mentre nel periodo 2005-2010 emerge un trend divergente: le violenze fisiche calano (dal 5% al 2%) mentre altre forme di violenza rimangono sostanzialmente stabili (2). Esiste inoltre il problema della sotto-notifica, anche superiore al 50% degli eventi, quando si vogliano analizzare dati amministrativi, es. da ispettorati del lavoro, enti assicuratori, corti di giustizia. In generale le donne sono più esposte a molestie sessuali, gli uomini a violenze fisiche. Tra gli altri fattori con rischio maggiore sono l’età più giovane (16,1% < 35 anni vs 13,8% e 12,2% per le fasce 35-49 e > 50 anni), l’essere nato in un paese straniero (17,5% vs 13,7%, autoctoni), un basso livello d’istruzione (24% vs 16%, alto livello), l’assunzione con contratti atipici (22% vs 14,5%, contratti a tempo indeterminato) (2). Sanità, servizi sociali, trasporti, turismo, pubblica amministrazione e istruzione sono i settori con maggior rischio da parte di terzi. Tra le condizioni lavorative associate a segnalazioni di atti violenti, una maggiore evidenza esiste per alcuni indicatori “soggettivi” (es. conflitto tempi vita-lavoro) o nel contesto di ambienti di lavoro stressanti. Nei servizi una recente rassegna ha evidenziato l’associazione tra violenza psicologica e cattiva salute mentale e assenze per malattia, e tra violenza fi sica e cattiva salute mentale (3). Strategie di contrasto e prevenzione sono importanti per tutelare la salute fisica e mentale e la capacità lavorativa dei lavoratori, riducendo nel contempo i costi associati ad assenteismo, turnover e perdita di produttività

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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