22 research outputs found

    Capre domestiche e migrazioni dell’uomo : i marcatori AFLP raccontano

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    Nell’ambito del progetto di ricerca europeo “Econogene” (www.econogene.eu), che aveva come oggetto lo studio della diversità biologica di capre e pecore a livello transnazionale e paneuropeo, sono state studiate 55 popolazioni (razze) di capre domestiche, allevate con metodi tradizionali in 18 nazioni dall’Iran al Portogallo, e una popolazione di egagri proveniente dai monti dell’Iran. I 1682 esemplari sono stati genotipizzati mediante 3 combinazioni di primer altamente polimorfiche, producendo 102 marcatori nucleari AFLP. Le relazioni genetiche tra le diverse popolazioni sono state evidenziate attraverso l’Analisi Fattoriale delle Corrispondenze (AFC). Per definizione, i componenti dell’AFC sono tra loro indipendenti, e quindi lungo i diversi assi sono rappresentati gli effetti di eventi indipendenti che hanno plasmato il genoma delle capre domestiche. Sono stati presi in considerazione i primi 3 assi, che spiegano rispettivamente il 16,2%, il 7,1% e il 6,3% dell’inerzia complessiva. Ciò che si evince dall’analisi è: i) le razze domestiche allevate in Iran e nel Vicino Oriente (Turchia, Cipro, Giordania e Arabia Saudita) sono geneticamente più simili agli egagri che alle razze europee; ii) le popolazioni europee si ripartiscono in un gruppo alpino-centro-europeo e in un gruppo mediterraneo, comprendente le popolazioni allevate nelle regioni che si affacciano sul Mar Mediterraneo; iii) le razze alpine (con poche eccezioni), le capre sarde e l’antica popolazione inselvatichita di Montecristo fanno cluster con le popolazioni allevate in Iran. La suddivisione delle 56 popolazioni in tre grandi gruppi geografici - Nord Europa, Mediterraneo, Vicino e Medio Oriente - è confermata anche dall’analisi bayesiana condotta con il software Structure. Tali evidenze sperimentali sono state discusse sulla base di dati geologici e archeologici, concentrando l’attenzione sulla Mezzaluna Fertile e sulle aree montuose iraniane (ove le capre selvatiche vennero addomesticate), e sul periodo neolitico allorquando si innescò la colonizzazione del continente europeo da parte degli agricoltori e dei pastori. Nel genoma delle razze ircine, dopo più di 11.000 anni dagli eventi di domesticazione, permangono evidenti i segni delle due vie lungo le quali si compì la colonizzazione dell’Europa: via mare, con rotte di piccolo cabotaggio a sud; via terra a nord, forse passando nelle pianure a oriente del Mar Nero. Segreteria organizzativa [email protected] Segreteria tecnico-scientifica [email protected] Sito web: www.biod.irealp.it Più debole, ma ancora rilevabile, il legame che accomuna le razze locali alpine e le popolazioni insulari sarde e di Montecristo alle capre dell’Iran: gli antichi segnali genetici di una provenienza comune sono rimasti confinati solo nelle zone più marginali dell’areale europeo, in enclavi geografiche ben definite, al riparo da incroci e meticciamenti. Dunque la storia dell’uomo e delle sue migrazioni può essere ricostruita studiando il genoma dei suoi “compagni di viaggio”: un ulteriore, valido motivo per conservare la diversità biologica degli animali domestici

    A QTL for protein percentage on Italian Friesian BTA 28 : microsatellites confirm AFLP data

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    Experimental data of feed consumption and composition, recorded over 5 consecutive short periods of growth from 30 crossbred male pigs divided 2 two groups and fed two restricted feeding regimes from 25 to 160 kg LW, were used to run a model in which a set of theoretical values, to describe the potential chemical growth of the pig, was preliminarily assumed. Simulated values of average daily gain (ADG) and feed conversion ratio (FCR) were the outputs. Estimates of protein mass at maturity (Pm, kg) and relative growth rate (B, d-1) for each feeding regimes where successively obtained through an optimization procedure which has minimized the coefficients of variation of the differences between the estimates and the measurements of ADG and FCR. The very similar values of Pm (33.7 and 33.2 kg), and B (0.0104 and 0.0105 d-1), obtained for the two feed treatments suggested that these values can be used as operational data to describe the growth parameters of the experimental pigs used

    Molecular detection of cell line cross-contaminations using amplified fragment length polymorphism DNA fingerprinting technology

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    We have tested amplified fragment length polymorphism (AFLP) technology, in comparison with isoenzyme analysis, for the simultaneous detection of inter- and intraspecific cell line cross-contaminations (CCCs) in the cell line collection held at the Istituto Zooprofilattico della Lombardia e dell'Emilia Romagna. Isoenzyme analysis identified four cases of interspecific CCCs. In a single experiment, AFLP was able to identify the species of origin of all cell lines for which a reference genomic deoxyribonucleic acid was available and to detect five interspecific contaminations. Four CCCs confirmed data on isoenzymes, whereas the fifth CCC was detected in a species for which isoenzyme analysis was noninformative. In addition, AFLP was able to identify the putative source of the contaminations detected. The utility of the technology in the detection of intraspecific cell line contaminations depends on the number of cell lines that have to be distinguished in a specific species and on the availability of highly informative fingerprinting systems. In mice, a single AFLP primer pair produced 16 polymorphisms and distinguished all the 15 strains of mouse cell lines analyzed. In humans, 18 AFLPs identified 83 different profiles in the 159 cell lines analyzed. Amplified fragment length polymorphism can conveniently be applied for cell line fingerprinting in species for which hypervariable markers are not available. In species for which a highly informative multiplex of microsatellite markers is available, AFLP can still provide a useful and cheap tool for simultaneously testing inter- and intraspecific contaminations

    Stima del valore economico della biodiversità zootecnica: metodi e casi studio

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    La Decision IV/10 della Convenzione sulla Diversità Biologica riconosce che “la stima del valore economico della biodiversità e delle risorse biologiche è uno strumento importante per ottimizzare gli interventi e calibrare gli incentivi economici”. In questo lavoro viene proposta una succinta rassegna delle metodologie economico-analitiche sviluppate negli ultimi anni per approcciare il problema. I metodi attualmente utilizzati possono essere suddivisi in due categorie: quelli basati sulla massimizzazione del profitto e quelli basate sul concetto di utilità. Del primo gruppo fa parte il “partial budgeting”, un metodo puramente contabile molto utilizzato dalle amministrazioni pubbliche per definire l’importo dei sussidi per sostenere in situ le razze considerate a rischio di estinzione. Tale importo viene calcolato stimando la perdita di guadagno e i costi addizionali necessari all’allevamento di tali razze in confronto alla miglior alternativa di mercato possibile. Il vantaggio del metodo risiede essenzialmente nella facilità di applicazione e nella disponibilità diretta dei dati Segreteria organizzativa [email protected] Segreteria tecnico-scientifica [email protected] Sito web: www.biod.irealp.it necessari alla sua applicazione. Il punto critico invece è la artificiale inflessibilità con cui viene modellata la “scelta dell’allevatore”, poiché le altre attività aziendali sono considerate non influenzate dall’allevamento delle razze a rischio di estinzione. Modelli “farm simulation” superano la rigidità del budgeting parziale, poiché sono in grado di integrare nella stima tutto il complesso delle attività aziendali. Tuttavia i singoli processi aziendali, gli input e gli output devono essere collegati da relazioni precise. In particolare le Risorse genetiche animali sono considerate tra gli input in grado di determinare la tecnologia produttiva disponibile. La massimizzazione dell’utilità è alla base di metodi incentrati sulla stima diretta del valore economico di un prodotto che ha tra i suoi attributi la biodiversità (es. Hedonic value approach, Contingent valuation method, Conjoint Analysis, Discrete choice models etc.) che possono utilizzare dati reali di mercato, qualora disponibili, o dati raccolti somministrando a un campione di consumatori questionari con scenari di mercato ipotetici, che includono i prezzi dei prodotti in questione. In linea di principio, il valore di un bene sul mercato può essere derivato dall’analisi econometrica dei dati di prezzo relativi alle scelte di acquisto (ipotetiche o reali) dei consumatori con riferimento a un bene per il quale determinate caratteristiche dipendono dalla razza animale da cui è prodotto. Uno dei punti critici di questa analisi è che, generalmente, i prodotti animali vengono commercializzati in stock e solo in rari casi è possibile suddividerli in base alla razza di origine. Nel caso i consumatori fossero disposti a pagare un prezzo più alto per avere un prodotto proveniente da razze a rischio, sarebbe necessario analizzare le potenziali implicazioni per la logistica e la commercializzazione dei prodotti animali
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