1,720,970 research outputs found

    Good nursing traits: a comparison of children’s views

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    Background Excepting Randall’s study (2008), literature about children’s feedback of nursing is poor and remarkably dated (Fleitas 1997, Bluebond-Langner 1978). Yet, interviewed children gave a very detailed account, which resulted deeply different from their parents’ or care assistants’ reports (Miller 2000, Scott 2000). Goal of the study We interviewed hospitalized children asking for the traits of good nursing. This qualitative study has a phenomenologic approach.Materials and Methods A qualitative interview was used to collect data: we interviewed 10 children admitted at Pediatria of the Azienda Ospedaliera-Universitaria Policlinico in Modena (Italy) in early 2009. Children were not selected according to probabilistic methods. Research was authorized by Unit Direction; we ensured anonymity to parents who gave written consent. The interviewer introduced himself to children explaining the aims of the research and asking them if they were in the mood for answering. Results Outcomes may be divided into 4 groups:1. natural-born qualities“A good nurse should be a special person in order to help children” 2. learning from aptitude“A good nurse should be cheerful with children who are afraid of cures”3. learning from experience“A good nurse should know and then remember: he should be experienced with children”4. Cognitive and psycho-physical learning“A good nurse should be qualified, I like nurses who explain what they are doing”Conclusion Children gave a very detailed account of the good nurse’s traits. Our results confirm Randall’s study (2008)

    Le qualità distintive del bravo Infermiere secondo i bambini ospedalizzati: uno studio fenomenologico

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    IntroduzioneL’aspirazione di essere un “bravo infermiere” è un imperativo etico di tutti i professionisti infermieri, pediatrici e non. Non sempre, però, è chiaro, quali siano le qualità distintive che un infermiere deve possedere per essere considerato “bravo” dal paziente. I codici deontologici dettagliano compiti e virtù del buon infermiere dalla prospettiva delle organizzazioni professionali (1). Ma, probabilmente, ancora più ricco di spunti significativi per la pratica professionale e formativa è il punto di vista del paziente e nel nostro caso, del piccolo degente e della sua famiglia.Obiettivi della ricercaLo scopo dello studio realizzato è quello di analizzare le percezioni dei bambini ospedalizzati e conoscere le loro opinioni riguardo le caratteristiche che un bravo infermiere, che opera in pediatria, deve possedere. Queste informazioni potranno meglio orientare il curriculum formativo dell’infermiere e dell’infermiere pediatrico. L’approccio di ricerca di questo studio qualitativo è stata la fenomenologia, la quale ha come oggetto le esperienze vissute e l’interpretazione che ne danno i soggetti direttamente coinvolti.Materiali e metodiLo studio si è svolto presso il Dipartimento di Pediatria dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Modena dal 15 Aprile al 31 Maggio 2009.Lo strumento utilizzato è stata l'intervista qualitativa, proprio perché lo scopo di tale metodo è quello di comprendere il punto di vista del partecipante-intervistato e la sua visione del mondo, in base alle proprie esperienze vissute (8). L'intervista semi-strutturata è uno strumento aperto e flessibile e la sua caratteristica principale è il fatto che l'intervistatore è guidato da una traccia o guida (interview guide), che include una lista di domande o di aree tematiche da esplorare, per le quali abbiamo chiesto prima della somministrazione una verifica alla psicologa del reparto.Il campione scelto era composto da 10 bambini ospedalizzati con un’età compresa tra i 9 e i13 anni, ospedalizzati da almeno 3 giorni e con patologie acute. Costituiva un criterio di esclusione la presenza di patologie neurologiche e condizioni patologiche croniche.L’indagine sul campo si è svolta in due fasi. Nella prima fase è stata condotta e registrata l’intervista ai bambini in un ambiente silenzioso e senza la presenza di particolari distrazioni. Alle interviste erano presenti i rispettivi genitori per far si che i bambini si sentissero a proprio agio.Nella seconda fase al termine di ogni intervista il ricercatore ha compilato una scheda dove annotava com'era andata l'intervista, se c'erano state interruzioni, come era apparso l'intervistato e qualsiasi cosa fosse utile ricordare.Subito dopo iniziava la trascrizione integrale dell'intervista.Raccolta e analisi dei datiL'analisi qualitativa della ricerca mira a dare un senso a enormi quantità di dati, riducendo il volume delle informazioni. Il nucleo di questa analisi viene estrapolato nel modo in cui categorizziamo i dati e stabiliamo delle connessioni tra di essi.Il sistema di analisi utilizzato è il seguente:•subito dopo la fine di ogni intervista il ricercatore iniziava la trascrizione;•poi la leggeva per vedere se alcuni concetti espressi dai bambini non fossero chiari;•durante una seconda lettura dell'intervista completa, sottolineava le cose che apparivano più interessanti, i temi che emergevano dal racconto;•durante la terza lettura, per ogni tema emerso, ha stabilito un codice colore, un colore diverso per ogni tema;•ha quindi esaminato i testi di tutte le interviste per cercare ciascuno dei temi ed ha formulato un elenco di tutti i temi emersi ed esaminato le relazioni reciproche;•per ogni codice colore è stato creato un file al computer;•infine sono state assemblate tutte le parti di testo che riguardavo uno stesso codice colore, ripetendo la procedura per tutte le interviste, in questo modo tutti i pezzi di testo che riguardavano un codice sono stati riuniti nello stesso file per permettere di rilevare pattern o relazioni tra concetti.I dati raccolti sono stati suddivisi in 4 categorie di analisi:Qualità innatePer questa categoria è emerso che le qualità innate che un bravo infermiere ha o dovrebbe avere sono quelle di essere una persona calma, che non mette agitazione, affettuosa, sempre solare e rispettosa verso i bambini.Apprendimento attitudinaleMolte delle caratteristiche identificate in questa categoria potrebbero essere considerate qualità innate, tuttavia pensiamo che possano essere sviluppate con un’adeguata preparazione o training formativi supportati da infermieri pediatrici più esperti.Apprendimento dall’esperienzaIn questa categoria emergono le caratteristiche di un infermiere esperto nella pratica ed in quello che fa.Dalle risposte si evince l’importanza che ha per i bambini il fatto che gli infermieri passino più tempo con loro e siano disponibili.Apprendimento cognitivo e psicomotorioSicuramente gli aspetti attitudinali sono le prime cose che i bambini guardano e mettono in evidenza, ma non solo quelli.Secondo loro un bravo infermiere deve saper capire lo stato di salute del bambino, conoscere le malattie ed avere un’ottima padronanza delle tecniche infermieristiche.DiscussioneCiò che sembra emergere dall’analisi dei dati è che un bravo infermiere si nasce e si diventa, che si ha bisogno di una formazione specifica, ma anche di alcune caratteristiche personali. Il bravo infermiere è un professionista calmo, allegro, paziente, capace di dialogare e portare rispetto, preparato, competente nelle tecniche infermieristiche ed esperto nel prendersi cura del bambino. Lo studio seppur realizzato su un piccolo campione mette in evidenzia la profondità e l’accuratezza delle opinioni espresse dai bambini.Le qualità distintive del bravo infermiere che i piccoli degenti italiani identificano, sono pressoché sovrapponibili alle caratteristiche riportate negli studi di Randall et al. e Brady.In particolare, le seguenti:ogli aspetti empatici e comunicativi che devono caratterizzare il professionista infermiere (calmo, rilassato, carino, con un bel tono di voce, affettuoso, simpatico, divertente, allegro, che sa ascoltare e dialogare) (1,4,9);ola disponibilità e la presenza (stare a contatto con i bambini ed essere sempre disponibile, passare più tempo con i bambini) (1,4);oil rispetto (a me piace molto l’infermiere che mi dice quello che sta per fare) (1,4,10);ola competenza professionale (bravo a fare le cose, deve saper fare bene le punture, che sia bravo nella pratica) (1,4);ola sicurezza nell’agire professionale (essere istruiti e preparati per bene, così non creano danni magari, portare la medicina giusta al momento giusto) (1).Limiti dello studioI dati sono stati raccolti in un periodo di tempo relativamente limitato. Un durata maggiore della ricerca avrebbe consentito di ottenere un numero maggiore di dati, seppure alcuni dei temi tendevano già a ripetersi. ConclusioniLa presente indagine, pur su piccola scala, ha mostrato che i bambini sanno quali sono gli elementi che servono per formare un bravo infermiere. I piccoli degenti hanno fornito una visione dettagliata dell’infermiere e di ciò che si aspettano da lui, come persona e come professionista

    Le caratteristiche di un bravo infermiere: opinioni dei bambini a confronto

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    BACKGROUND: la letteratura che analizza la visione che il bambino ha dell’infermiere è molto carente e se non fosse per un contributo del 2008 (Randall D et al.), anche notevolmente datata (Fleitas JD 1997, Bluebond-Langner 1978). Eppure quando i bambini sono stati consultati hanno dato opinioni dettagliate, accurate e profondamente diverse da quelle dei loro genitori ed assistenti (Miller S 2000, Scott J 2000). OBIETTIVO dello STUDIO: conoscere le opinioni dei bambini ospedalizzati rispetto alle caratteristiche che un bravo infermiere deve possedere. DISEGNO: nello studio qualitativo è stato utilizzato l’approccio fenomenologico per descrivere l’esperienza vissuta dai bambini e scoprire i significati che essi assegnano alla figura infermieristica. DISCUSSIONE e CONCLUSIONI: ciò che sembra emergere dall’analisi dei dati è che un bravo infermiere si nasce e si diventa, che si ha bisogno di una formazione specifica, ma anche di alcune caratteristiche personali. Il bravo infermiere è un professionista calmo, allegro, paziente, capace di dialogare e portare rispetto, preparato, competente nelle tecniche infermieristiche ed esperto nel prendersi cura del bambino. Lo studio seppur realizzato su un piccolo campione mette in evidenzia la profondità e l’accuratezza delle opinioni espresse dai bambini

    Cancer-Related Anemia and Frailty in Older Persons

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    Anemia, defined by the World Health Organization as a hemoglobin concentration lower than 13 g/dL in men and 12 g/dL in women, is particularly prevalent at advanced age. Nevertheless, it is not a condition simply explained by the normal aging process. Anemia represents a potentially reversible condition associated with numerous adverse health-related events, including hospitalization, disability, and mortality in older persons. Low haemoglobin concentrations are particularly common among patients with cancer due to direct (e.g., micro- and macroscopic blood losses) and indirect causes (e.g., increased production of pro-inflammatory cytokines with consequent reduction of erythropoietin release and erythropoiesis). The impaired oxygen-carrying capacity caused by the presence of anemia may play a major role in multiple clinical manifestations of cancer, such as dyspnea, fatigue, exhaustion, dizziness and/or headache. In the present review, we discuss the importance of low hemoglobin concentrations and anemia as important determinants of the frailty syndrome, a condition commonly present among cancer patients. Treatment of cancer-related anemia may improve quality of life and health-related outcomes (including disability and mortality) in older patients with oncological conditions

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    L'infermiere della pediatria e l'errore terapeutico: studio multicentrico sul territorio modenese

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    Tra il 15 maggio e il 15 giugno 2010 abbiamo condotto uno studio trasversale sulla popolazione infermieristica che prestava servizio nei reparti di Pediatria della provincia modenese per stimare, sulla base del ricordo degli infermieri, l’esperienza di errore terapeutico durante l’intera carriera lavorativa in ambito pediatrico. Hanno risposto al questionario 85 infermieri su 104 totali pari al 81,7% con una età media di 38,9±7,7 anni (range, 24-62). Solo due appartenevano al genere maschile (2,3%). Il titolo di studio prevalente era il diploma regionale (60,0%), seguito dalla Laurea in Infermieristica (26,0%) e dal Diploma Universitario (7,0%). La media degli anni di servizio prestati in ambito pediatrico era di 13,1± 8,3 anni (range, 1-37).Una percentuale molto elevata di infermieri (90,6%) dichiara di aver assistito durante la propria carriera lavorativa ad errori di terapia. Nel processo di gestione del farmaco è nella fase di somministrazione che si verifica il maggior numero di errori, tra i quali spicca l’errato dosaggio. Il 33,3% degli eventi avversi descritti dettagliatamente dal campione riguardava un’errata dose e tra questi il 18,2% un “ten-fold error” (somministrazione di una dose dieci volte superiore). Il farmaco maggiormente coinvolto risulta l’insulina, dato sovrapponibile alla letteratura di riferimento. Gli orari più a rischio di errore risultavano essere quelli della somministrazione della terapia, che coincidevano anche con quelli dell’ingresso dei visitatori, della fine del turno infermieristico e della preparazione alla visita medica.I nostri dati possono fornire validi spunti per interventi correttivi e di prevenzione del rischio clinico in ambito pediatrico, in particolare, la progettazione di eventi formativi mirati, il miglioramento della precisione nelle prescrizioni farmacologiche e soprattutto la creazione di un contesto organizzativo e strutturale che consenta all’infermiere di operare in sicurezza

    Errori di terapia: come gli infermieri della realtà pediatrica modenese percepiscono il problema

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    Gli errori terapeutici rappresentano una delle principali cause di eventi avversi in ambito ospedaliero. Garantire la sicurezza dei pazienti è uno dei principali impegni della professione infermieristica e riveste un’assoluta priorità, in particolar modo quando i pazienti sono neonati o bambini. In Italia, il grado di consapevolezza ed interesse che gli infermieri hanno rispetto al tema degli errori in terapia, quali siano per loro i principali fattori di rischio e quali le strategie per prevenirli, sono poco conosciuti. Per tale motivo abbiamo voluto replicare uno studio condotto in alcune TIN della Toscana per indagare tale fenomeno nella realtà pediatrica ospedalizzata di un territorio dell’Emilia Romagna. E’ stato condotto uno studio trasversale sulla popolazione infermieristica di tutte le UO di Pediatria della provincia di Modena mediante la somministrazione di un questionario anonimo predisposto ad hoc e gentilmente concesso dal gruppo di ricerca dell’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze. Hanno risposto al questionario 85 infermieri (81,7%). Analogamente alla realtà toscana il concetto di rischio clinico evoca nel 48,9% la prevenzione degli errori ma per quasi un 18,7% ansia e paura di sbagliare. Più del 90% dei professionisti modenesi ritiene il problema degli errori in terapia rilevante o molto rilevante e come i colleghi toscani il 68,5% riporta di non aver fatto mai fatto almeno un’esperienza di audit. Il 90,6% afferma di aver assistito ad errori di terapia. La fase di somministrazione del farmaco risulta la più problematica (39,4%). Solo nel 4,9% dei casi l’evento è stato tenuto nascosto ai medici. I principali fattori di rischio individuati sono di tipo organizzativo (elevati carichi di lavoro, turni stressanti e scarso personale) ed umano (stanchezza, distrazione e stress). Le azioni preventive suggerite sono principalmente rivolte alla limitazione delle interruzioni e del disturbo durante la gestione della terapia, all’aumento del personale e ad una maggiore chiarezza nelle prescrizioni terapeutiche. I dati emersi, in gran parte sovrapponibili a quelli della realtà toscana, evidenziano la sensibilità degli infermieri rispetto alla problematica e la loro capacità di individuare i punti critici nella gestione della terapia fornendo al tempo stesso preziosi suggerimenti volti a limitarli. Tali considerazioni potranno costituire validi spunti per interventi correttivi e di prevenzione del rischio clinico in ambito pediatrico

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    La divisa infermieristica: preferenze dei bambini e dei loro genitori in un contesto di ricovero ospedaliero

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    Obiettivi dello studioValutare quale divisa preferiscono i bambini ospedalizzati e i loro genitori.DisegnoIndagine quantitativa con approccio descrittivo.Materiali e MetodiIl campione di convenienza era costituito da 50 bambini ricoverati nel reparto di Pediatria nel Policlinico di Modena dal 10 al 16 maggio 2010 e dai loro genitori. Età superiore ai 3 anni, comprensione della lingua italiana e assenza di deficit visivi, intellettivi e neurologici. L’indagine è stata realizzata mediante l’utilizzo di due strumenti: • un disegno che rappresentava 5 tipi di divisa: bianca, arancione, viola, una con Topolino e una con i Puffi. Il disegno è stato mostrato ai bambini per capire quale era la divisa che preferivano; • il secondo strumento utilizzato è un questionario proposto ai genitori composto da 9 domande inerenti l’impatto della divisa sulla relazione assistenziale e l’identificazione del professionista. RisultatiLa divisa preferita dai bambini in quanto meno paurosa e più vicina alle loro esigenze è quella viola. Le divise bianche comunemente più utilizzate dal personale infermieristico sono quelle che fanno più paura e piacciono meno ai bambini. Indossare una divisa colorata trasmette ai bambini un senso di fiducia senza apparire minacciosi. Secondo la letteratura, il colore viola è uno dei colori che emerge frequentemente nei disegni dei bambini. E' il colore dell'arte, della fantasia, del sogno, dell'altruismo e della guarigione attualmente è anche un colore di moda, per cui è possibile che i bambini possano essere stati influenzati da questo aspetto. I genitori esprimono la necessità che gli infermieri indossino una divisa che si avvicini alle preferenze e ai gusti dei loro figli in quanto mezzo per favorire la relazione fra le due parti. Non emergono grandi differenze nelle scelte delle divise tra i genitori e i bambini, entrambi preferiscono una divisa diversa dal modello convenzionale
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