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Gasparo Gozzi, Sermoni. Introduzione e commento di Eleonora Rimolo
Rappresentante esemplare della «mobile festività» nella Venezia del secolo XVIII, Gasparo Gozzi, nei Sermoni - dodici nell'editio princeps (1763), già usciti in opere precedenti, soprattutto nelle Lettere diverse e nel Mondo morale - con debole impatto polemico, ma con intenzione sincera e stile elegante, indirizza le sue sferzate satiriche contro i vizi e gli aspetti più ridicoli della società e della vita cittadina, descrivendoli/narrandoli da acuto "osservatore" e fine notomista. Questa nuova edizione dei suoi Sermoni, che ne pubblica complessivamente diciannove, appare quanto mai utile nel panorama attuale degli studi settecenteschi, rispondendo alle esigenze della contestualizzazione e della revisione testuale. La puntuale «Introduzione» e l'ampio commento mettono a fuoco dedicatari, personaggi storici, rapporti con l'Illuminismo e ricostruiscono, con rigore filologico, rinvii all'Apparato delle varianti e riscontri intertestuali, le fonti utilizzate dall'Autore, non solo oraziane, ma anche classiche in generale e moderne, dialogando con le esegesi precedenti, al fine di contribuire a una maggiore definizione del suo profilo critico
Parole di cenere e fuoco: Eleonora Rimolo, Temeraria gioia, Giuliano Ladolfi editore, Borgomanero 2017. [Recensione]
Temeraria gioia (Giuliano Ladolfi editore, Borgomanero 2017) è la terza pubblicazione in poesia di Eleonora Rimolo. Gabriella Sica, poetessa e scrittrice italiana, che vive a Roma e insegna letteratura italiana all'Università “La Sapienza”, ha scritto la prefazione al volume.Temeraria gioia (Giuliano Ladolfi editore, Borgomanero 2017) is the third poem by E-leonora Rimolo. Gabriella Sica, Italian poets and writer, who lives in Rome and teaches Italian literature at “La Sapienza” University, wrote the preface to the volume
Il riassunto come pratica convergente
Alla base di queste riflessioni c’è la convinzione che il riassunto sia una pratica che debba essere riconsiderata perché riassumere significa comprendere un testo e coglierne i suoi aspetti fondamentali. Per questa ragione questa attività, sganciata dall’idea di mero esercizio scolastico, deve entrare a pieno titolo tra le competenze da sviluppare anche in ambito accademico, diventando così una pratica in cui convergono sia i corsi di studio di ambito umanistico sia quelli di ambito scientifico. In questa sede si dà notizia di una sperimentazione in aula durante la quale è stata usata l’Intelligenza Artificiale generativa
Palermo è «una fotografia di Venezia»: Nievo, uno scrittore padano in Sicilia
All’interno del bellissimo epistolario di Nievo hanno un rilievo particolare le lettere inviate dalla Sicilia dopo lo sbarco dei Mille: non solo perché rappresentano una diretta, brillante e ironica fonte di notizie sugli eventi occorsi nella Spedizione, di cui egli fu nominato Vice-Intendente, ma anche perché da esse emergono una serie di impressioni, ora divertite ora amare, sull’ambiente, sulle abitudini e sui costumi locali, dal minimo costo delle carrozze al barocchismo dei modi, dalla bellezza della terra alle curiosità mondane delle monache, dalla gustosità dei «pezzi duri» alla «morbida schiavitù dei guanti». Mosso da una sorta di ‘choc’ antropologico e culturale, nella registrazione della realtà siciliana Nievo da un lato indulge al ‘pittoresco’, ma dall’altro, anche a beneficio dei suoi destinatari, si sforza di ricondurre l’ignoto al noto, avvicinando singoli aspetti del paesaggio siciliano a quello settentrionale, e ricorrendo, per gli elementi di costume, alla mediazione letteraria delle commedie goldoniane, fors’anche nel tentativo di elaborare una distanza ‘politicamente’ non facile da gestire per chi stava avventurosamente combattendo per l’unità d’Italia
Un altrove prossimo: "La dalmatina" di Carlo Goldoni
L’intervento intende indagare il rapporto tra Venezia e l’altrove nella tragicommedia goldoniana La dalmatina. La pièce
affronta le vicende di Zandira, donna della Dalmazia che, fatta schiava, riesce infine a riconquistare il proprio onore e la propria
libertà. Nell’opera, secondo Anna Scannapieco, Goldoni esprime il suo engagement politico nei termini più programmatici: dietro
l’esaltazione delle virtù dell’eroina dalmata si cela infatti un singolare tributo alla Repubblica di Venezia, in grado di estendere i
propri valori oltre i confini territoriali e di riconoscersi nell’altro da sé. Goldoni priva la pièce degli sfondi naturali, dei paesaggi
e degli ambienti dalmati per mettere in luce la complementarità politica dei due territori: la Dalmazia viene esaltata in quanto
avamposto orientale, alleato militare e nazione fedele alla Serenissima
I papaveri di Andrea Zanzotto
Nel percorso poetico di Andrea Zanzotto, i papaveri occupano una posizione liminare (all’inizio e alla fine dell’opera) con un ruolo ambivalente. Nelle prime raccolte (Dietro il paesaggio, Elegia e altri versi, Vocativo) sono indistinti elementi della natura, capaci tuttalpiù di aggiungere un tocco cromatico al paesaggio. Non più nominati in seguito (con la sola eccezione in Pasque), nelle ultime raccolte la loro presenza si fa ingombrante. In Meteo si descrive l’invasione di piante parassitarie, tra cui proprio i papaveri (cui è dedicato un trittico), che, se da una parte denunciano la contaminazione della natura da parte dell’uomo, dall’altra rappresentano la rigenerazione continua della vita. Nella successiva Sovrimpressioni se ne dichiara la scomparsa: di fronte ai cataclismi «un solo papavero sta», che in questo quadro desolante assume valenza metapoetica. La stessa idea si riverbera nel trittico di Conglomerati, speculare al precedente. Il ritorno ai papaveri è certo mediato dagli Haiku, in cui assurgono a protagonisti, anticipando l’aperta denuncia al cambiamento climatico. L’intervento si propone di indagare la loro funzione e la loro presenza sul piano sia simbolico sia retorico-stilistico, in quanto elementi atti a riflettere e comunicare la radicale metamorfosi del paesaggio
«Eppure mi sorprendo sempre a tornare a quegli anni». Straniamento e nostalgia in Bambini bonsai di Paolo Zanotti
L’articolo analizza le modalità narrative attraverso le quali Bambini bonsai di Paolo Zanotti mette in scena le conseguenze apocalittiche della crisi climatica. Il romanzo combina elementi stranianti, volti a rinnovare i modi della rappresentazione finzionale dell’Antropocene e la consapevolezza del lettore di fronte alla crisi ecologica contemporanea, a stilemi marcatamente regressivi e
nostalgici. Esaminando alcune componenti formali – la focalizzazione infantile, il peculiare trattamento della temporalità, il riscorso a tropi e modi della tradizione, tra cui spicca il fiabesco – l’articolo si propone di dimostrare che in Bambini bonsai il racconto della natura sconvolta dai cambiamenti climatici passi attraverso un punto di vista obliquo, che consente di riflettere in modo complesso sull’Antropocene e, in particolare, di mettere in scena i sentimenti, sfaccettati e contradditori, che la vita nell’era della crisi ecologica comporta
Tracce di natura fantastica nelle narrazioni di Lea Quaretti
Questo contributo analizza la dimensione di una natura personificata e fantastica in Il faggio (1946) e La voce del fiume (1947) di Lea Quaretti. Per lo stile lirico abbracciato, il suo può definirsi un fantastico-poetico, inteso come rappresentazione di una natura animata, misteriosa, soggettiva e autobiografica, in cui gli elementi naturali diventano personaggi e si fanno specchio dell’interiorità dei personaggi umani. Attraverso l’analisi di questi motivi, l’articolo intende contribuire alla riscoperta di una scrittrice significativa del secondo dopoguerra, vicina ad altre figure coeve.This paper analyzes the dimension of a personified and fantastic nature in Il faggio (1946) and La voce del fiume (1947) by Lea Quaretti. For the lyrical style adopted, her work is defined as a form of poetic fantasy, understood as a representation of an animated, mysterious, subjective, and autobiographical nature, in which natural elements become characters and mirror the interiority of human characters. Through the analysis of these motifs, the article aims to contribute to the rediscovery of a significant writer of the post-World War II period, who is close to other contemporary figures
L’occhio, il passo, la penna: paesaggi e scenari tra natura e cultura da Petrarca al Rinascimento.
Il saggio indaga il nuovo senso del paesaggio e dello spazio che a partire da Petrarca fa intendere la pagina letteraria dei classici e l'ambiente circostante come realtà da vivere e sottoporre alla medesima esperienza, in una continua circolarità tra letteratura e vita
«S’avvien, che il legno mio nel mar entre»: Luchesia Sbarra Coderta nella Conegliano del Seicento
L’intervento esplora la figura di Luchesia Sbarra Coderta (1576-1662) e la sua produzione letteraria sparsa. Donna colta e
consapevole, sfruttò le sue conoscenze notarili e i legami con l’Accademia degli Aspiranti di Conegliano, per affermarsi nel
panorama culturale dell’epoca e inserirsi nel circolo della poesia friulana. Le sue Rime e gli scambi poetici, ispirati al fenomeno
Marino, rivelano un’intensa partecipazione alla scena intellettuale veneta. Nonostante le limitazioni imposte al proprio genere e
ad un’educazione da autodidatta, l’invidia e le difficoltà affrontate diventano però essi stessi motivi poetici. Questo intervento
sottolinea quindi il ruolo dell’autrice come fruitrice e promotrice della nuova cultura letteraria in una zona periferica ma vivace
della provincia veneta
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