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    Flying over the Earth. Eugenio Turri and aerial photography

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    openL'elaborato tratta del geografo e fotografo veronese Eugenio Turri e del suo rapporto con la fotogafia aerea. Partendo da una breve storia della fotografia aerea e dei suoi usi in campo scientifico e non, si giungerà in seguito alla figura di Turri, delineandone in primo luogo il profilo, per poi concentrare l'attenzione sullo studio compiuto sul territorio attraverso la visione dall'alto. Lo studio sarà impreziosito da una serie di alcune fotografie aeree selezionate, con relative schede, dall'Archivio Eugenio Turri, sulle cui versioni digitali il Museo di Geografia dell'Università di Padova ha i diritti

    Eugenio Turri e il significato geografico della fotografia

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    L'articolo è dedicato all'attività fotografica del geografo Eugenio Turri e alla sua riflessione sulla 'fotografia geografica'

    George Smith e la tavoletta del Diluvio / George Smith and the Flood Tablet

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    On December 2, 1872, an extraordinary discovery was presented at the Society for Biblical Archeology in London: a Chaldean account of the Flood, discovered in the library of Ashurbanipal in Nineveh and strikingly similar to the biblical one. The text, written in Akkadian, was part of a series of cuneiform tablets on the deeds of Gilgamesh, the hero, the builder of Uruk, the king who sought a solution to death, and who, not finding it, obtained wisdom. The author of the discovery was George Smith, a former banknote engraver and brilliant self-taught Assyriologist. The great interest shown by the newspapers for the discovery is visible in the many articles written on the subject and in the fact that it was one of them, the Daily Telegraph, to finance a new mission in northern Mesopotamia, to find the missing parts of the tablet. Two successive expeditions were funded by the British Museum, but during the latter one George Smith fell ill and died in Aleppo, unaware of the extent of his discoveries. The discussion on the relationship between Mesopotamia and the Bible continued for decades until it broke out in the controversy known as Babel-Bibel Streit in the early 20th century

    Ricostruzione e reinvenzione dei boligblokke di Nuuk in due esempi contemporanei di dansk grønlandslitteratur

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    Il paesaggio naturale groenlandese è una componente fondamentale della dansk grønlandslitteratur, la letteratura danese sulla Groenlandia, poiché l’osservatore danese è sovente messo a confronto con la sua maestosità, che elicita confronti con il paese d’origine. Ciò nonostante, negli ultimi anni la città di Nuuk è diventata un’ambientazione sempre più ricorrente all’interno di questo tipo di letteratura: Thisted cita Kalak di Kim Leine come uno dei primi esempi di «Nuuk-roman» (2011: 285), a cui ne sono seguiti numerosi altri. L’ambientazione a Nuuk accomuna anche Sultekunstnerinde, di Lotte Inuk, e Pigen uden hud (2017), di Mads Peder Nordbo; i due testi, oggetto precipuo del presente contributo, sono rispettivamente un ungdomsroman dall’evidente componente autofinzionale e un noir ‘artico’. Attraverso un close reading di passi significativi dei due romanzi, ci si concentrerà sull’architettura di Nuuk, con particolare attenzione per uno specifico tipo di edificio che caratterizza il paesaggio urbano della città, nonché la sua estetica: i boligblokke di cemento costruiti durante gli anni della cosiddetta modernizzazione, simbolo della politica di accentramento favorita da parte danese dopo che la Groenlandia perse lo status di colonia, nel 1953. In Sultekunstnerinde, questi edifici vengono presentati al lettore come luoghi d’infanzia, mentre un’ambientazione ricorrente in Pigen uden hud è il controverso «Blok P», all’interno del quale, nella finzione del romanzo, vengono compiuti efferati omicidi a danno dei suoi abitanti. Il focus sulla spazialità e sull’architettura, vista la portata simbolica di tali fabbricati, sarà unito a una lettura postcoloniale, inevitabile se si prendono in considerazione fiction danesi sull’ex colonia artica

    Mitigazione degli effetti del cambiamento climatico sulla flora lombarda e del Piemonte nord orientale attraverso progetti pilota di reintroduzione

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    Negli ultimi 20 anni si è assistito ad un’accelerazione degli effetti dei cambiamenti climatici, tra cui la perdita di numerose popolazioni di piante spontanee rare e di interesse floristico: ne sono esempio le estinzioni locali in zone umide planiziali causate dall’abbassamento della falda freatica (Valle del Ticino, Verbano), o il cambiamento notevole nella composizione floristica in zone di alta montagna (es. Bernina, Valtellina), con risalite in quota di piante banali e ubiquitarie, tipiche di aree ben più basse o di pianura (Rossi et al., 2007; Parolo & Rossi, 2008). A fronte di questi avvenimenti è stata riconosciuta internazionalmente come strategia prioritaria e preventiva per limitare i danni del Global Change la progettazione di azioni integrate di conservazione ex situ/in situ, finalizzate alla realizzazione di interventi di reintroduzione/rafforzamento, in aree idonee. Il progetto in corso si propone precisamente questa finalità e tra gli obiettivi individuati si hanno: il coordinamento fra varie aree protette (30 % del territorio regionale) dell’azione di seed banking, la strutturazione di progetti pilota di restoking (es. Drosera intermedia presso il Parco Naturale dei Lagoni di Mercurago) e la reintroduzione di due specie dichiarate estinte in Italia: Aldrovanda vesiculosa, specie dell’Allegato 2 della Direttiva Habitat, e Stratiotes aloides. Con il presente intervento si vuole inquadrare in particolare l’azione di reintroduzione di queste due specie, come occasione preziosa per l’allestimento del primo progetto pilota proposto in Italia
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