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Il corpo pensato. Teorie della danza nel Novecento
Il libro analizza le teorie della danza più innovativa tra la fine dell’Ottocento e gli anni Ottanta del Novecento; più precisamente, le teorie offerte dai coreografi (da Isadora Duncan e Loïe Fuller fino a Pina Bausch e William Forsythe), e ciò a partire dalla constatazione che sono interessati in primo luogo a trouver une langue, ossia a rintracciare una nuova modalità espressiva, nella convinzione che sia meno importante cosa l’opera d’arte manifesta che non come lo fa: la langue, nella sua morfologia, nella sua struttura, già di per sé significa. Impiegare, ad esempio, una tecnica in cui il corpo si muove in modo organico o, invece, obbedendo a forme artificiali è già una scelta eloquente
L'Arlecchinata di Petipa: fonte d'ispirazione o balletto da conservare
L’articolo esamina l’Arlequinade coreografata da Marius Petipa e messa in scena al Teatro Ermitage di San Pietroburgo nel 1900 su musica di Riccardo Drigo. Una parte importante del saggio è dedicata all’analisi delle riprese e delle revisioni del balletto successive al debutto e alle fonti (scritti, partiture coreografiche e musicali, ecc.) allo scopo di far luce, per quanto possibile, sui materiali a cui fare riferimento per una ricostruzione filologica plausibile.
L’ultima sezione dell’intervento si sofferma sull’Harlequinade creata da George Balanchine nel 1965 sulla musica originaria di Drigo, ma con una coreografia nuova
Da Hugo a Romani: un confronto tra due versioni di Lucrezia Borgia
L'articolo fa un confronto tra la princeps della Lucrezia Borgia di Victor Hugo e la prima edizioone del libretto della Lucrezia Borgia di Felice Romani per la musica di Gaetano Donizetti. Notoriamente Romani prende spunto da Hugo per scrivere il suo libretto
Scrivere la danza. La notazione coreica nella prima metà dell'Ottocento.
L’intervento si occupa delle diverse forme di notazione coreica inventate nei primi cinquant’anni circa del XIX secolo. Se nel Settecento si riscontrava prevalentemente una visione dall’alto, che insisteva sugli spostamenti ‘geometrici’ d’insieme nello spazio, nel secolo successivo predomina uno sguardo frontale che pone l’accento sul modo in cui il corpo dei danzatori si muove e si articola. In certi casi, inoltre, si fa attenzione alla relazione della danza con gli altri coefficienti scenici. Le scelte trascrittive, in ogni caso, disvelano una concezione estetica, sia pure probabilmente all’insaputa degli stessi notatori e, su questo in particolare, si sofferma l’Autrice
V. HUGO, "Angelo, tyran de Padoue. Edizione complanare e fonti per lo studio della prima messinscena, a cura di E. Randi, con la collaborazione di S. Brunetti, F. Benucci, B. Volponi, G. Scapin"
In questo volume si propone un'Edizione Critica di "Angelo, tyran de Padoue" di Victor Hugo. Ma anche qualcosa di più, e per spiegarlo occorre fare una premessa. Nei primi mesi del 1835 debutta alla Comédie-Française "Angelo, tyran de Padoue" di Victor Hugo, il cui allestimento è curato dal drammaturgo stesso. Il volume è dedicato a questa prima rappresentazione di "Angelo" ed offre i materiali utili ad analizzarla o, quanto meno, alcuni tra i più importanti: oltre alla trascrizione dell'autografo, del copione del suggeritore e della princeps proposti in edizione critica complanare, cui va aggiunta l'ultima redazione autoriale (pubblicata nel 1882), sono messe a disposizione del lettore la descrizione della "Mise en scène" stampata in un periodico dell'epoca, una scelta di recensioni della prima, la riproduzione di schizzi e bozzetti di scenografie e costumi. Fondamentale per l'esame dello spettacolo del 1835, in particolare, è il testo del "manuscrit du souffleur", risultato delle scelte di Hugo e dotato dell'autorialità necessaria per essere incluso tra le versioni di un'edizione critica. Il libro contiene inoltre uno studio sull'allestimento d'esordio di "Angelo" e un corposo apparato critico-filologico, che dal confronto tra diversi materiali arriva a dedurre una serie di notizie rilevanti sull'autografo e soprattutto sul copione. A Simona Brunetti spettano il censimento delle edizioni di "Angelo" tra 1836 e 1885 e l'allestimento della complanare; la cura del testo autografo, della prima edizione, dell'impressione del 1882 e della "Mise en scène" (pp. 132-329, 473-476). Simona Brunetti ha scritto il paragrafo relativo alle versioni di Angelo dal 1836 al 1885 (pp. 49-63), tutte le parti dedicate all'autografo, alla princeps e all'edizione Hetzel Quantin del 1882 nella Premessa filologica (pp. 76-85; pp. 120-123) e nell'Apparato critico-filologico, nel quale, in più, si è occupata della cosiddetta Préface (pp. 363-375; pp. 449-460); ha scritto inoltre la parte "4. Apparato critico-filologico: Indicazioni generali" nella Premessa filologica (pp. 74-75) e l'Indice dei nomi (pp. 545-548)
I movimenti dell'anima. François Delsarte fra teatro e danza. Atti del convegno internazionale di studi (Verona-Padova, 13-14 dicembre 2011)
Maestro di attori e cantanti, cantante lui stesso per un breve periodo, musicista ed estetologo francese, François Delsarte (1811-1871) sino a qualche decennio addietro è stato assai poco oggetto di analisi da parte degli studiosi. Le sue teorie sono tuttavia state tramandate oralmente da lui stesso e dagli allievi, venendo accolte, pur con modifiche e varianti, da artisti del teatro e della danza, per alcuni dei quali, per lo più gravitanti nell’ambito dell’avanguardia storica, è diventato una sorta di nume tutelare.
In occasione del bicentenario della nascita si è deciso di dedicare un convegno al maestro francese, di cui in questo volume si pubblicano gli Atti; un convegno che fosse soprattutto una ricognizione dei contesti (artistici, recitativi, musicali, filosofici, sociali, fisiognomici) entro cui il suo pensiero si è esplicato, nonché dell’influenza da lui esercitata su talune figure di rilievo, delle consonanze più o meno consapevoli con alcuni artisti o delle diverse letture che del suo magistero sono state date nel corso del tempo (Morelli, Volkonskij, Copeau, Schlemmer, St. Denis, Shawn, Libonati).
Ne è uscito un quadro quanto mai interessante, in cui la figura di Delsarte risulta significativa non solo, come è noto da tempo, nella storia del teatro, della danza e del canto in America e in Francia, ma di un certo peso anche in paesi come la Russia e persino l’India
Oltre il proprio spazio. Maria Vittoria Campiglio e il gruppo Charà
The talk is dedicated to the stage activity of the Paduan Charà group and to the creative mode of the company choreographer, Maria Vittoria Campiglio. It also delves on the influences and artistic similarities found in the pedagogy and in the performances produced since the founding of the company in 1977. The most important inspiration for the group’s work appears to be of German origin, especially coming from those artists, such as Trudy Kressel and Hanya Holm, who tried to make the teachings by Mary Wigman their own, while diluting the psychological and individualistic-biographical element.L’essai d’Elena Randi se concentre sur l’activité scénique du groupe Charà à Padoue et sur le processus créatif de la chorégraphe de la compagnie, Maria Vittoria Campiglio. Il traite également des influences et de la proximité artistique que l’on retrouve dans la pédagogie et les spectacles produits depuis la fondation de l’association en 1977. L’inspiration la plus importante pour le travail du groupe semble venir d’Allemagne; en particulier, de ces artistes qui, comme Trudy Kressel et Hanya Holm, ont essayé de s’approprier des enseignements de Mary Wigman, mais en raréfiant l’élément psychologique et individualiste-biographique.L’intervento è dedicato all’attività scenica del gruppo Charà di Padova e alla modalità creativa della coreografa della compagnia, Maria Vittoria Campiglio. Si sofferma anche sulle influenze e sulle prossimità artistiche riscontrabili nella pedagogia e negli eventi scenici prodotti a partire dalla fondazione dell’associazione, nel 1977. L’ispirazione più importante sul lavoro del gruppo sembra di matrice tedesca; in particolare, di quelle artiste che, come Trudy Kressel e Hanya Holm, hanno cercato di fare propri gli insegnamenti di Mary Wigman, ma rarefacendo l’elemento psicologico e individualistico-biografico
Prove di regia del balletto: Petipa, "Il Talismano"
Il saggio analizza il ballet féerie "Il Talismano" (Mariinskij, 1889) di Marius Petipa - Riccardo Drigo, e l'importanza che nell'ideazione ha avuto Ivan Vsevolozkij
Bibliografia di Umberto Artioli
La pubblicazione è una Bibliografia completa degli scritti di Umberto Artioli, ma l'Iris non contempla la presenza di una voce "Bibliografia" dentro ad un volume
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