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Sociologia del Lavoro
La rivista affronta i problemi del lavoro dal punto di vista specificatamente sociologico, pur con un’attenzione particolare alla interdisciplinarità. Ha accordi stabili di collaborazione con la rivista francese “Sociologie du Travail” e con la analoga spagnola “Sociologia del Trabajo”. Oltre a essere portavoce ufficiale della sezione “Economia, Lavoro, Organizzazione” della “Associazione Italiana di Sociologia”, che riunisce tutti i sociologi universitari italiani dell’economia, del lavoro e dell’organizzazione, la rivista è un concreto strumento di dibattito fra accademici, esperti e forze sociali con le quali ricerca costantemente collegamenti e collaborazioni.
Recentemente la rivista si è occupata di temi quali la formazione e la partecipazione dei lavoratori nell’impresa, delle problematiche riguardanti la disoccupazione, dell’innovazione organizzativa in ambito di pubblica amministrazione, oltre che dei rapporti tra tempo di lavoro e tempo libero.
Tutte le tematiche al centro dei dibattiti, degli approfondimenti e delle discussioni non solo in ambito accademico ma in particolare in ambito sociale sono affrontate con scritti teorici, soprattutto con ricerche empiriche di respiro nazionale ed internazionale.
La struttura della rivista permane in ogni fascicolo pressoché costante: per due terzi monografica con una presentazione redazionale, accoglie nell’ultima parte saggi e note critiche.
Comitato direttivo: Giuseppe Bonazzi, Federico Butera, Domenico De Masi, Michele Colasanto Consiglio di direzione: Aris Accornero, Leonardo Altieri, Giuseppe Bonazzi, Federico Butera, Carlo Carboni, Vanni Codeluppi, Michele Colasanto, Domenico De Masi, Giampaolo Fabris, Michele La Rosa, Everardo Minardi, Enzo Mingione, Francesco Novara, Massimo Paci, Angelo Pichierri, Enrico Pugliese, Emilio Reyneri, Adriana Signorelli, Mino Vianello, Luciano Visentini, Paolo Zurla
Estetica dell'autenticità. Winckelmann secondo Herder
Johann Gottfried Herder, uno degli intellettuali tedeschi più significativi del Settecento, considerato il teorico dello Sturm und Drang, si occupò a più riprese di Winckelmann, sia immediatamente prima che dopo la sua morte. Nel presente lavoro mi concentro su un unico aspetto: Herder ‘piega’ Winckelmann alla cultura dello Sturm und Drang, quando tra le varie caratteristiche delle sue opere ne enuclea alcune che rientrano in modo deciso nella cultura di avanguardia che proprio in quegli anni stava segnando il panorama culturale tedesco: la matrice coerentemente tedesca della vicenda biografica e intellettuale di Winckelmann; la centralità – nella sua riflessione, nella sua metodologia di indagine, nel rapporto stesso che egli intratteneva con l’antichità – del sentire (Gefühl); la funzione gnoseologica dell’autenticità per l’osservazione e lo studio delle opere d’arte antiche, e dunque per il lavoro volto a stabilire una verità storico-estetica
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