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Intellettuali e artisti russi in visita all’Accademia Carrara: gli incontri con Giuseppe Diotti
Il saggio pone l’accento sul ruolo dell’Accademia Carrara e della sua Pinacoteca nella fascinazione esercitata dall’arte italiana sull’intelligencija russa e, più in generale, nell’interazione tra le due grandi culture negli anni Trenta e Quaranta del XIX secolo.
In particolare, concentriamo l’attenzione sulle impressioni che l’incontro l’allora direttore dell’Accademia, Giuseppe Diotti, e la visita alla Pinacoteca suscitarono nell’animo di alcuni tra i maggiori artisti e intellettuali russi dell’epoca: il pittore Aleksandr Ivanov (1806-1858), il poeta Vasilij Žukovskij (1783-1852) e lo studioso Fëdor Čižov (1811-1877). Attraverso l’analisi di memorie e lettere, edite ed inedite si procede, caso per caso, alla ricostruzione delle opere effettivamente ammirate dai viaggiatori: lavoro complicato da descrizioni vaghe, titoli e trascrizioni dei nomi degli autori imprecise e approssimative, inconvenienti dovuti principalmente alla natura strettamente privata dei documenti.The essay femphazyses the role of the Carrara Academy and its Pinacoteca in the fascination exercised by Italian art on the Russian intelligentsia in the 1830s and 1840s.
In particular, we focus our attention on the impressions that the meeting with the director of the Carrara Academy , Giuseppe Diotti, and the visit to the Art Gallery aroused in the soul of some of the greatest Russian artists and intellectuals of the time: the painter Aleksandr Ivanov (1806-1858), the poet Vasily Zhukovsky (1783-1852) and the scholar Fyodor Tchizhov (1811-1877). Through the analysis of memories and letters, published and unpublished, we proceed, case by case, to the reconstruction of works actually admired by travelers: it is a work complicated by vague descriptions, titles and transcripts of the names of the authors inaccurate and approximate. These all inconveniences are mainly due to nature strictly private documents
Intellettuali e artisti russi in visita all’Accademia Carrara: gli incontri con Giuseppe Diotti
Il saggio pone l’accento sul ruolo dell’Accademia Carrara e della sua Pinacoteca nella fascinazione esercitata dall’arte italiana sull’intelligencija russa e, più in generale, nell’interazione tra le due grandi culture negli anni Trenta e Quaranta del XIX secolo.
In particolare, concentriamo l’attenzione sulle impressioni che l’incontro l’allora direttore dell’Accademia, Giuseppe Diotti, e la visita alla Pinacoteca suscitarono nell’animo di alcuni tra i maggiori artisti e intellettuali russi dell’epoca: il pittore Aleksandr Ivanov (1806-1858), il poeta Vasilij Žukovskij (1783-1852) e lo studioso Fëdor Čižov (1811-1877). Attraverso l’analisi di memorie e lettere, edite ed inedite si procede, caso per caso, alla ricostruzione delle opere effettivamente ammirate dai viaggiatori: lavoro complicato da descrizioni vaghe, titoli e trascrizioni dei nomi degli autori imprecise e approssimative, inconvenienti dovuti principalmente alla natura strettamente privata dei documenti.The essay femphazyses the role of the Carrara Academy and its Pinacoteca in the fascination exercised by Italian art on the Russian intelligentsia in the 1830s and 1840s.
In particular, we focus our attention on the impressions that the meeting with the director of the Carrara Academy , Giuseppe Diotti, and the visit to the Art Gallery aroused in the soul of some of the greatest Russian artists and intellectuals of the time: the painter Aleksandr Ivanov (1806-1858), the poet Vasily Zhukovsky (1783-1852) and the scholar Fyodor Tchizhov (1811-1877). Through the analysis of memories and letters, published and unpublished, we proceed, case by case, to the reconstruction of works actually admired by travelers: it is a work complicated by vague descriptions, titles and transcripts of the names of the authors inaccurate and approximate. These all inconveniences are mainly due to nature strictly private documents
La risoluzione dell’ambiguità morfosintattica in bambini a sviluppo tipico e in bambini con disturbo specifico del linguaggio: una prova sperimentale
Il team riabilitativo. La formazione degli operatori: il fisiatra
The goal of Rehabilitation medicine is to prevent disability and to provide therapy and compensation dor disability and its consequences, and intervene in order to facilitate social integration. Multidisciplinary approach is a key factor in Rehabilitation Medicin
Caratterizzazione di due anticorpi monoclonali umani cross-neutralizzanti diretti contro la glicoproteina E2 del virus dell'epatite C
Nell’80% dei casi di infezione, il virus dell’epatite C (HCV) supera le difese dell’ospite e
stabilisce un’infezione persistente, che espone il paziente al rischio di sviluppare cirrosi e
epatocarcinoma. La terapia basata su ribavirina e interferone è costosa, poco efficace e gravata da
effetti collaterali. Nonostante la grande variabilità genetica del virus, concentrata soprattutto a
livello delle glicoproteine E1E2 dell’envelope, sono state descritte alcune regioni di E2 conservate
tra i diversi genotipi, suggerendo che la scarsa variabilità di tali regioni è necessaria per mantenere
alcune funzioni cruciali della glicoproteina nel ciclo virale. Pertanto l’identificazione e la
caratterizzazione di anticorpi diretti contro queste porzioni conservate di E2 potrebbe fornire un
contributo per lo sviluppo di una valida immunoterapia passiva e per la realizzazione di un vaccino
efficace.
In questa tesi sono stati caratterizzati due frammenti anticorpali monoclonali umani (Fab e20 e
Fab e137) diretti contro la glicoproteina E2. e20 ed e137 sono stati clonati dal repertorio linfocitario
di una paziente infetta in modo cronico da HCV genotipo 1b. Per selezionare dei cloni
potenzialmente cross-reattivi, la library anticorpale ottenuta dalla paziente è stata screenata contro
una glicoproteina E2 ricombinante derivata da un sottotipo diverso: 1a. Tramite studi di binding,
e20 ed e137 sono risultati in grado di legare E2 di tutti i genotipi (tranne il genotipo 5 per il Fab
e137). Esperimenti condotti con peptidi lineari, saggi di competizione con anticorpi diretti contro
epitopi noti e la generazione di mutanti sito-specifici di E2 hanno dimostrato che e20 ed e137 sono
diretti contro un epitopo conformazionale. In particolar modo, l’epitopo del Fab e20 coinvolge i
residui aminoacidici: W437, F442, W529, G530 e D535; mentre quello del Fab e137 coinvolge:
T416, W420, W437, L438, L441, F442, W529, G530 e D535.
I residui W529, G530, D535 risultano essere conservati fra i vari genotipi e coinvolti nel legame
di E2 al CD81. Saggi di competizione fra il Fab e20 o il Fab e137 e CD81 confermano che i Fab
sono diretti contro una regione di E2 importante per il legame del virus al recettore cellulare. Si è
osservato che i Fab riconoscono dei residui contenuti della porzione della glicoproteina E2 che va
dall’aminoacido 436 al 447, regione descritta in letteratura come quella riconosciuta dagli anticorpi
non neutralizzati in grado di interferire con l’attività dei cloni neutralizzanti. I nostri dati
sembrerebbero contrastare questa affermazione, infatti i Fab e20 ed e137 non solo sono in grado di
riconoscere alcuni residui contenuti in questa regione, ma possiedono anche un’attività
neutralizzante rilevante. Inoltre il legame del Fab e137 viene abrogato anche da due mutazioni a
livello dell’epitopo riconosciuto dall’anticorpo murino AP33, descritto in letteratura come il clone
con un ampia cross-reattività ed un’elevata attività neutralizzante.
I Fab e20 ed e137 possiedono una potente attività cross-neutralizzante. Nel saggio di
neutralizzazione con pseudovirus, e20 ed e137 neutralizzano i genotipi 1a, 2a e 4 (IC50 intorno ai 7
μg/mL) e meno efficientemente i genotipi 1b e 2b. L’attività neutralizzante è stata confermata in un
saggio di neutralizzazione basato sull’uso di un particolare isolato virale in grado di replicare in
vitro (IC50 intorno ai 2 μg/mL). Grazie agli studi di cinetica di neutralizzazione è emersa la capacità
dei Fab e20 ed e137 di inibire l’infettività virale agendo dopo il binding del virus alle cellule
bersaglio; in particolare interferiscono con gli eventi immediatamente successivi al legame tra virus
e recettori a bassa affinità. Analizzando questi dati, possiamo concludere che abbiamo identificato e
caratterizzato due frammenti anticorpali con un ampia cross-reattività ed una potente attività crossneutralizzante,
in quanto sono in grado di legare dei residui aminoacidici sulla glicoproteina E2 che
svolgono un ruolo chiave nel ciclo virale e che risultano essere conservati tra i vari genotipi. Per cui
questi Fab risultano essere fondamentali per lo sviluppo di una immunoterapia passiva efficace e
per lo studio dell’interazione virus-ospite.In approximately 80% of the cases of infection, hepatitis C virus (HCV) overcomes the host
immune response, leading to a chronic infection associated with an increased risk of severe liver
diseases. Current therapy (ribavirin and interferon) is expensive, can have adverse side effects and
is ineffective for approximately 50% of patients. Despite the genetic variability of the virus at the
level of E1E2 envelope glycoproteins, some regions conserved among different E2 genotypes have
been described, suggesting that no variability at this level is required to maintain critical functions
of the glycoprotein in the life cycle of the virus. Therefore, the identification and characterization of
antibodies directed against these regions can theoretically provide a valuable contribution to the
creation of an effective vaccine and to the development of passive immunotherapy.
In this thesis, two human monoclonal antibody fragments (Fab e20 and Fab e137) directed
against the HCV E2 glycoprotein, have been characterized. The antibodies were cloned from
lymphocytes of a patient chronically infected with HCV genotype 1b. In order to select crossreactive
clones, the library obtained from the patient was screened against a recombinant
glycoprotein E2 derived from a different subtype: 1a. In binding experiment, e20 and e137 are
capable of binding E2 of all genotypes (e137 is not able to bind genotype 5).
Several studies with linear peptides representing different portions of E2, competition assays
with antibodies directed against known epitopes and the generation of site-specific mutants of E2
showed that e20 and e137 are directed against a conformational epitope. In particular, the epitope of
Fab e20 includes the amino acids: W437, F442, W529, G530 e D535; whereas the epitope of Fab
e137 includes the amino acids: T416, W420, W437, L438, L441, F442, W529, G530 e D535.The
residues W529, G530, D535 are conserved between different genotypes and involved in the binding
of E2 to CD81. Additional tests of competition, between e20 or e137 and CD81, confirmed that the
Fabs are directed against a region of E2 important for the binding of virus to cellular receptor. Fab
e20 and e137 are able to recognize amino acids within the region 436-447, that is described to bind
unneutralizing antibodies, that interfere with the neutralizing antibodies. Furthermore, the data
highlight that the epitope of e137 includes two conserved residues (aa 416 and 420) that were
described to be within the epitope recognized by mouse monoclonal antibody AP33.
The Fab e20 and Fab e137 have a potent cross-neutralizing activity. In the neutralization assay
with pseudovirus e20 and e137 neutralize genotypes 1a, 2a and 4 (IC50 approximately 7 μg/mL) and
less efficiently genotypes 1b and 2b. The neutralizing activity was also confirmed in a different
neutralization assay based on a particular virus isolate that can replicate in vitro (IC50 approximately
2 μg/mL). Finally, the kinetic of neutralization study has shown the ability of the Fab e20 and Fab
e137 to inhibit viral infectivity by acting after viral binding to target cells, in particular they are
capable of interfering with the events immediately after the binding between virus and low affinity
receptor.The data highlight that we identified and characterized two different broadly cross-reacting
and neutralizing human monoclonal antibody fragments direct against highly conserved residues of
E2 glycoprotein, that are crucial for CD81 binding and HCVpp infectivity.
Overall, the availability of cross-reactive monoclonal antibodies with strong neutralizing activity
(i) allows a better understanding of the virus-host interplay, (ii) provides new opportunities to
develop antigens potentially able to elicit a broadly neutralizing immune response, and (iii) may
assist in the development of an effective passive immunotherapy for HCV infection
Correlati corticali della paratonia in pazienti con malattia di Alzheimer
La paratonia è caratterizzata dall’incapacità di mantenere la muscolatura degli arti rilassata durante la mobilizzazione passiva. Sono stati descritti due tipi di paratonia: facilitatoria, quando il soggetto assiste, e oppositiva, quando il soggetto si oppone involontariamente al movimento imposto dall’esaminatore. Tipicamente correlata a decadimento cognitivo, e valutata mediante scale cliniche, recenti studi hanno dimostrato la possibilità di valutare quantitativamente la paratonia mediante elettromografia di superficie. La sensibilità della metodica ha permesso di dimostrare la presenza di paratonia anche in soggetti sani e giovani o comunque in soggetti in cui la valutazione clinica non è in grado di evidenziarla. La prevalenza e l’entità della paratonia aumenta con l’età ed è maggiore in soggetti con decadimento cognitivo, in particolare quando sono coinvolte le aree frontali, tuttavia i meccanismi fisiopatologici alla base della paratonia non sono ancora stati chiariti. L’obiettivo di questo studio è verificare se in pazienti con malattia di Alzheimer sia presente una correlazione inversa tra paratonia e funzione delle aree premotorie, che potrebbero esercitare un controllo inibitorio sul circuito sensori-motorio corticale, ipoteticamente alla base della paratonia.
Un gruppo di pazienti con malattia di Alzheimer dimostrato dall’accumulo di beta-amiloide all’esame PET è stato valutato mediante elettromiografia di superficie a livello dei muscoli bicipite e tricipite dell’arto superiore non dominante durante l’esecuzione di movimenti passivi di flesso-estensione. L’attività paratonica registrata è stata correlata alla funzione delle aree premotorie sfruttando le sequenze di perfusione effettuate all’inizio della valutazione PET-amiloide.
I risultati mostrano una significativa correlazione inversa tra il livello di paratonia ed il metabolismo cerebrale nelle aree premotorie, in particolare nelle aree di Brodmann 6, 8 e 9 (p < 0.006). In pazienti con malattia di Alzheimer, una ridotta funzione delle aree premotorie corrisponde a più alti livelli di paratonia, confermando quindi l’ipotesi alla base dello studio. Bassi livelli di paratonia sono verosimilmente fisiologici e dovuti all’attivazione delle aree motorie primarie ad opera delle afferenze sensitive ad origine fusoriale attivate dal movimento passivo. L’aumento dell’attività paratonia sarebbe quindi spiegabile da una disfunzione delle aree premotorie e quindi dal ridursi dell’attività inibitoria sull’area motoria primaria. Questo studio è il primo a chiarire i meccanismi fisiopatologici della paratonia e a valorizzarne l’utilità come biomarcatore di funzione corticale premotoria.Paratonia is a form of hypertonia that occurs during the passive movement of a limb by an operator. Two types of paratonia can be recognized (facilitatory and oppositional), and it can be elicited in subjects of all ages with a higher incidence in elderly subjects and those with a form of dementia, especially with frontal lobe degeneration. Previous electromyography-based studies have allowed the evaluation of paratonia with quantitative data. The aim of this study is to verify a possible inverse correlation between paratonic activity and premotor area function in subjects with Alzheimer's disease by cross-referencing electromyographic data with PET amyloid data.
The results obtained show a significant inverse correlation between the level of paratonia and cerebral metabolism in premotor areas, particularly in Brodmann areas 6, 8, and 9 (p < 0.006). Considering that the separate analysis of the two types of paratonia does not reach significance, we can hypothesize that oppositional and facilitatory paratonia are the different manifestations of a frontal lobe dysfunction that results in an inability to relax the muscles. We can also hypothesize that there is a cortical control circuit that premotor areas play on the primary motor area
Il Binge Eating Disorder: Fattori Psicologici E Sociali Di Un Disturbo Del Comportamento Alimentare Con Rilevante Incidenza Giovanile
Useful resources : ethnography through the Internet
The Wide World Web (WWW) is by now an everyday fact of life. The social scientist, like the layman, cannot work without being connected to this new world, where we can access articles, references, news reports, etc., which we would previously have known nothing about unless we were in direct contact with the authors. In some respects the Internet has also brought greater democracy in the sciences: we are better informed and therefore have more opportunities to participate in conferences, calls, initiatives and events, meeting other students and researchers, and forming new relationships. E-mail enables us to contact people and exchange opinions, to do research, and to write articles with colleagues whom we have never met physically. All this takes place in real time, while we are physically located in different and sometimes very distant places: things that were impossible twenty years ago.
The main aim of this research note is to collect, order and classify the principal ethnographic resources to be found on the web, and to offer it to those are interested on ethnographic method. It is obviously a partial list, because new resources are constantly becoming available on-line
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