1,309 research outputs found

    La Romagna tra tarda Antichità e alto Medioevo

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    In questo contributo viene presentata una sintesi dei dati archeologici relativi alle trasformazioni delle città e del territorio romagnolo nel periodo di passaggio dalla tarda Antichità all'alto Medioevo, mostrando la crescita insediativa e il dinamismo economico delle comunità urbane e rurali fino al secolo VIII.The numerous contributions of recent research on the medieval archaeology of the Marche region allow us to overcome the lack of archaeological information that has limited studies in the past. Furthermore, this new data collection allows us to draw a more complete synthesis. As a result, we can highlight some phenomena that characterise the evolution of the regional landscape, in the transition between Antiquity and the Middle Ages. Urban archaeology shows how, in the continuously inhabited centres, there was ruralisation in some areas and, in others, the growth of new agglomerations affecting various sectors of ancient cities (Ascoli, Camerino, Cagli). These new urban centres are distributed in significant points, often connected with the road network that branches off into the surrounding area. Only with urban development of a fully medieval age would many urban areas once again be occupied extensively, often destroying and reusing the remains of the surviving Roman buildings. A different destiny characterises some urban centres in low valleys or valley outlets, which were abandoned according to different dynamics and at different times, dictated above all by environmental changes, with different outcomes in each valley (Fossombrone, Suasa, Ostra, Potenza, Cupra). The historical curve of the urban centres and the environmental changes also influenced the development of the rural population and the different fortunes of the monasteries and the pievi that rose in the surrounding territor

    Le relazioni fra Pomposa, l’area settentrionale dell’esarcato e Ravenna alla luce delle fonti archeologiche

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    Pomposa\u27s birth is still shrouded in mystery. The first attestation is known from written sources, in AD 874, and thanks to archaeology, the structures of a small religious building are also known, perhaps dating back to the 6th century, covered by the structures of the medieval monastery. Over the years, various hypotheses have been formulated to explain the flourishing of the extraordinary monastic complex, but the elements are still not very convincing. In this contribution, I will try to demonstrate the territorial context in which the settlement and the weaving of rural properties developed in which it was already established in antiquity and then grew and became the powerful religious complex, located at the intersection of a dense river road network and land which connected the territories controlled by the Archbishop of Ravenna with the properties of the nascent Lombard and Venetian elites. I will try to demonstrate the overlap of the monastery with a vast rural property of ancient tradition and the weight of the cultural influence of Ravenna in the aesthetic choices of the construction of the monastery, from the forms of the church to the selection of the mosaic flooring and the shape of its crypt, to the model of reference for the cloisters, the famous bell tower, and the Palazzo della Ragione.La nascita di Pomposa è ancora avvolta nel mistero. Si conosce la prima attestazione dalle fonti scritte, nell’anno 874, e grazie all’archeologia sono anche note le strutture di un piccolo edificio religioso, forse databile al VI secolo, coperto dalle strutture del monastero medievale. Negli anni sono state formulate diverse ipotesi per spiegare la fioritura dello straordinario complesso monastico, ma gli elementi sono ancora poco convincenti. In questo contributo cercherò di dimostrare il contesto territoriale in cui si sviluppa l’insediamento e la tessitura di proprietà rurali in cui si afferma già dall’antichità per poi crescere e diventare il potente complesso religioso, posto all’intreccio di una fitta viabilità fluviale e terrestre che poneva in collegamento i territori controllati dall’arcivescovo ravennate con le proprietà delle nascenti élites lombarde e venetiche. Proverò a dimostrare la sovrapposizione del monastero con una vasta proprietà rurale di tradizione antica e il peso dell’influenza culturale ravennate nelle scelte estetiche della costruzione del monastero, dalle forme della chiesa, alla scelta della pavimentazione musiva e della forma della sua cripta, ai modelli di riferimento dei chiostri, dello splendido campanile e del palazzo della Ragione

    Tra Bizantini e Longobardi: economia e circolazione di prodotti mediterranei nelle Mar-che altomedievali (secoli VI-VIII)

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    Gli scavi archeologici e le scoperte degli ultimi venti anni hanno cambiato notevolmente il quadro delle attestazioni dei prodotti ceramici e della circolazione delle merci negli insediamenti marchigiani, soprattutto per quel che riguarda il periodo compreso tra VI e VIII secolo, rispetto a quanto conosciuto nella raccolta di testi in onore di Jhon Hayes. In questo contributo cercherò di presentare i dati disponibili di queste nuove ricerche condotte su siti costieri e nell’interno dei territori della Pentapoli e del ducato di Spoleto. Nuovi importanti dati provengono da contesti urbani di Ascoli e dal Villaggio del Fanciullo, ma anche da Senigallia e Ancona, oltre che dai numerosi scavi condotti da numerosi ricercatori che lavorano nell’hinterland delle vallate appenniniche. Se da un lato viene confermata la crescita di prodotti da trasporto orientali tra la metà del VI secolo e i due secoli successivi, la diffusione del vasellame da mensa tunisino dimostra una copertura molto estesa e una mobilità delle merci mediterranee sia nei territori longobardi sia in quelli controllati dall’imperatore bizantino. Tenterò anche di verificare la risposta dei territori di questa vasta regione alla crisi della metà del VI secolo e come gli imprenditori rurali proveranno a riorganizzare la produttività delle aziende romane dismesse con la creazione di nuove forme di sfruttamento agrario e con diverse scelte insediative rispetto all’antichità.Archaeological excavations and discoveries of the last twenty years have significantly changed the picture of the attestations of ceramic products and the circulation of goods in the Marche settlements, especially regarding the period between the 6th and 8th centuries, compared to what is known in the proceedings of the conference held in honor of John Hayes. In this paper, I will present the available data from this new research conducted on coastal sites and within the territories of the Pentapolis and the Duchy of Spoleto. Important new data comes from the urban contexts of Ascoli and the Villaggio del Fanciullo, but also from Senigallia and Ancona, as well as from the numerous excavations conducted by numerous researchers working in the hinterland of the Apennine valleys. Suppose on the one hand, the growth of oriental transport products between the mid-6th century and the following two centuries is confirmed. In that case, the diffusion of Tunisian tableware demonstrates a very extensive coverage and mobility of Mediterranean goods both in the Lombard and controlled territories by the Byzantine emperor. I will also try to verify the response of the territories of this vast region to the crisis of the mid-6th century and how rural entrepreneurs will try to reorganize the productivity of abandoned Roman companies by creating new forms of agricultural exploitation and with different settlement choices compared to antiquity

    Il pozzo alla Veneziana

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    Descrizione di un rinvenimento all'interno del castello di Rontana, un villaggio fortificato medievale nella vallata del Lamone

    Premessa

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    Introduzione al libro e descrizione del progetto editorial

    I castelli di Rontana e Ceparano: archeologia e storia

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    Le origini e la diffusione dei castelli nel territorio romagnolo è da diversi anni al centro di alcuni progetti da parte di chi scrive, grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, del Comune di Brisighella e del Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola. Attraverso scavi, ricognizioni e analisi delle testimonianze scritte sta emergendo un quadro insediativo con caratteristiche non uniformi e molto articolate. Nel territorio della Romagna si sviluppano insediamenti legati a strutture religiose altomedievali, monasteri e pievi, che attraggono il popolamento rurale già tra VIII e IX secolo, oppure a insediamenti legati allo sfruttamento delle risorse minerarie presenti nel territorio (gesso, calcarenite), utili per produrre macine e altri elementi in pietra, o ad aziende curtensi da cui dipendono alcuni dei castelli conosciuti nei contratti di IX e X secolo. Altri castelli nascono come evoluzione di insediamenti rurali di età antica, convertite in casali tra VI e VIII secolo e in seguito fattorie fortificate, in alcune aree chiamate tombe o tumbe, soprattutto nelle aree dell’esarcato meridionale e in particolar modo nel territorio di Rimini. La concentrazione massima di villaggi e altri tipi di insediamento fortificato conosciuti in Romagna, si registra nel comune di Brisighella, fenomeno in gran parte legato alla frammentazione delle proprietà rurali che facevano riferimento nella tarda età imperiale alla città di Faenza e che nell’alto medioevo vengono amministrate dall’arcivescovo di Ravenna e rientrano nel patrimonio di S. Apollinare, diviso tra le élites ravennati associate all’imperatore romano, ai nascenti enti monastici e ad altri esponenti dell’apparato burocratico dell’esarcato

    Cronistoria di una piccola avventura adriatica

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    La descrizione di un percorso di ricerca che ha raccolto diverse collaborazioni internazionali e nazionali di studiosi appartenenti a vari enti di ricerca e a società private impegnate nell'archeologia su un vasto territorio che si affaccia sull'Adriatico, sia nel versante italiano sia in quello orientale

    Una bottega di vasai nel Palazzo delle Esposizioni. La mostra Terra al MIC Faenza e nella Chiesa di Santa Maria dell’Angelo a Faenza

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    Agli inizi del 2023 in seguito ad alcuni lavori di riqualificazione del Palazzo delle Esposizioni di Faenza sono stati effettuati alcuni scavi archeologici per verificare la presenza di evidenze da tutelare così da coordinare i nuovi interventi con il deposito sepolto. Gli interventi sono stati diretti dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini e affidati a una società privata grazie al finanziamento del Comune di Faenza. Nel corso dei lavori sono emerse strutture e materiali di una officina di ceramisti faentini di età rinascimentale e moderna, straordinaria nella sua conservazione e unica nella sua complessità. È stata trovata in un quartiere dove sono molto conosciuti diversi ritrovamenti occasionali simili e dove sono stati effettuati scavi di straordinaria importanza

    Produzione vetraria e ceramiche invetriate a Ravenna e Classe nella tarda Antichità

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    Il contributo descrive la produzione vetraria a Classe sulla base dei rinvenimenti di uno scavo archeologico condotto dall'Università di Bologna, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni archeologici dell'Emilia Romagna, nell'area portuale. L'atelier si data al V secolo e gli indicatori di produzione rilevano la possibilità di una fabbricazione primaria e secondari
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