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    Riqualificazione e valorizzazione dell'area centrale urbana e della rete distributiva terziario commerciale. Termoli (CB)

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    Per la riqualificazione e la valorizzazione dell'area centrale urbana di Termoli si è provato a mantenere i caratteri urbani tradizionali e nello stesso tempo introdurre elementi architettonici e funzionali in grado di esaltare l'idea un centro commerciale naturale, dotato di carattere di individualità. In questa ottica, le strade commerciali sono state pedonalizzate e riconfigurate, attraverso l'introduzione di pensiline e di quinte espositive (vetrine di nuovo tipo) che rappresentano i fattori di una ritrovata unità architettonico-spaziale. Questo meccanismo progettuale ha determinato la possibilità di rendere individuale e significativo il ruolo delle piazze e degli slarghi che nel tempo si sono formati, riconfigurandone i limiti, riconfermandone alcuni caratteri essenziali e in alcuni casi ridefinendone la morfologia, al fine di chiarire il ruolo nel sistema generale. In particolare grande attenzione ha richiesto la riconfigurazione dell'area di "giuntura" tra la città storica e la città tardo-ottocentesca, un luogo in cui convivono elementi, geometrie e logiche che "improvvisamente", con l'interramento della strada, sono entrati in relazione; un luogo che, nello stesso tempo, dovrà assumere i caratteri della piazza, del giardino e dell'attraversamento dalla città storica alla città tardo ottocentesca e viceversa

    Riqualificazione del centro storico di castelfranco Emilia (MO)

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    Le molteplici problematiche funzionali e organizzative proposte dal Bando per la riqualificazione dell'area urbana centrale storica di Castelfranco Emilia, che può essere considerata come una grande e consolidata architettura, sulla quale sviluppare uno specifico approfondimento progettuale, sono state affrontate, in relazione a tre temi fondamentali che caratterizzano gli spazi aperti del nucleo antico di Castelfranco Emilia: il tracciato, i vuoti e il limite. Il tracciato della grande e antica arteria la Via Emilia è stato inteso come ossatura, principio insediativo che si rinnova e si reinterpreta nel corso della storia, viene organizzato secondo una sezione articolata, in grado di accogliere le piste ciclabili laterali, gli stalli per gli ambulanti del mercato e delle fiere nel numero richiesto e il percorso carrabile centrale, mentre ai pedoni continuano ad essere riservati gli splendidi portici. I vuoti sono stati riprogettati in relazione ai monumenti e agli spazi pubblici, che hanno più significativamente segnato, nei diversi tempi. la storia della città. Il limite è stato inteso come costruzione di forme intermedie tra il giardino e la piazza proprio al fine di segnalare la distanza tra la trama edilizia della città storica e le strade di bordo. Questa interpretazione del luogo- limite, che potrà essere ulteriormente sviluppato in altri interventi di risistemazione di spazi pubblici, consente di recuperare l'identità della città antica, senza pensare di ricostruire mura o altri artificiosi limiti

    Risalire Urbano

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    progetto di uno spazio pubblico nel centro storico di Toledo e riqualificazione dello spazio aperto circostant

    Progettazione preliminare per la realizzazione di un campus scolastico ed annesse attività didattiche ricreative e sportive 'La città dei ragazzi'. Montemiletto (AV)

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    Gli spazi aperti scorrono fluidamente attorno ai volumi, sfiorandoli in un sinuoso procedere che li avvolge e le differenti parti che compongono l'edificio scolastico, caratterizzate da autonome giaciture, si distribuiscono intorno ad un grande vuoto centrale, la cui configurazione è proprio dettata dalla giacitura dei singoli edifici. Nella definizione formale del campus scolastico si è ripreso l'antico meccanismo di articolazione spaziale dell'avvolgimento che caratterizza Montemiletto e altri luoghi dell'Irpinia. Disposto in continuità con il nucleo centrale del paese un edificio-percorso accoglie, nella sua parte costruita, le aree di accesso alla zona scolastica; nella parte mediana si posiziona la zona riconfigurata dell'ingresso al campo sportivo e poi, proseguendo ancora, gli ingressi alla nuova zona sportiva, ivi compresi gli spazi di servizio della piscina. Questi tre livelli di impostazione delle quote di progetto possono essere sinteticamente definite come "terrazze". Lavorando sulle quote, il percorso raggiunge quasi naturalmente i due nuovi grandi spazi aperti, disposti ai lati del campo sportivo, l'uno fondamentalmente legato alla scuola, l'altro alle nuove attività sportive. Il "margine" dell'area di progetto infatti con lieve pendenza sulle coperture, che presentano ridotti dislivelli, mentre la strada preesistente, sottoposta rispetto alla quota del percorso pedonale, acquista il ruolo di elemento utile per gli ingressi ai parcheggi, ai servizi e ai locali tecnici, di grandissima importanza rispetto al sistema impiantistico dell'intero complesso

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Realizzazione di spazi di ristoro in tre musei napoletani – Terzo tema: Castel Sant’Elmo

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    L'area di intervento individuata nel Documento Preliminare alla Progettazione comprende una serie di ambienti prospettanti sulla Piazza d'Armi, con due logge coperte a volta, che godono di ampie vedute sulla città storica, e alcuni ambienti seminterrati sottostanti. Attualmente, i locali disposti alla quota inferiore sono completamente inutilizzati, mentre alla quota superiore si localizzano un piccolo ristoro e servizi igienici. Complessivamente gli spazi costruiti, relativi ad una zona limitata del sistema architettonico di bordo della Piazza d'Armi di Castel Sant'Elmo, sono pari a circa 300 mq, oltre a 120 mq delle logge. Limitata è anche l'estensione, nell'ambito della grande piazza, degli spazi che possono essere considerati 'pertinenza esterna' dei locali di ristoro e di intrattenimento, pari a circa 340 mq. In questa situazione, i criteri e le scelte progettuali sono state in primo luogo impostate sulla base di tre considerazioni preliminari sul monumento. Il programma di realizzazione di un polo di riferimento culturale alla scala metropolitana deve, per forza di cose, essere sviluppato entro una condizione molto particolare. Castel Sant'Elmo, nei tempo fortezza militare e carcere, presenza ostile alla città, ha rappresentato un luogo 'altro', un sito architettonico non conosciuto e poco raggiungibile. Tali caratteri di ostilità - che hanno preservato il Castello da quel processo di contaminazione, che ha invece investito tanti monumenti inseriti nel tessuto storico - non gli hanno però impedito di assumere un ruolo importante nella struttura dei significati urbani, connesso alla straordinaria posizione geografica. A questa importanza rispetto al tema del significato non corrisponde un pari rilievo in termini di uso, per cui il Castello, solo lentamente, sta accogliendo nuove funzioni di valenza urbana e metropolitana. Una condizione che rappresenta un elemento di assoluta originalità, in confronto ad altri monumenti nei quali è necessario sottrarre funzioni e che impone, nella logica della valorizzazione del monumento, un preciso richiamo alla questione dell'identità, nel momento in cui si ragiona in termini di nuovi usi e significati possibili per il Castello. Superato un atteggiamento puramente conservatorista e accantonate le ipotesi economiciste, che hanno portato a parlare di monumento come contenitore disponibile a molteplici usi, si è consolidata negli ultimi anni una logica più interna alla tradizione dell'architettura, che considera il monumento come materiale di straordinario interesse da studiare e da interpretare, a partire dalle sue caratteristiche interne. In questa logica, la fase della conoscenza, del rilievo del monumento, della ricostruzione della storia delle sue parti, intesa soprattutto come espressione di una volontà di esattezza nella progettazione architettonica assume una importanza fondamentale. Nonostante la grande articolazione dei livelli che caratterizza il Castello, in definitiva, nella situazione attuale è possibile ragionare su tre quote caratterizzanti: la quota degli ingressi e del fossato, che assume una funzione eminentemente distributiva; la quota dell'auditorium e dei corridoi, che rappresenta l'accessibilità del monumento, e la quota del piazzale. Quest'ultima è caratterizzata da un'organizzazione spaziale che, per molti aspetti, si può definire 'urbana' Lungo il bordo del Castello, come a rafforzare il segno planimetrico, si posiziona una sequenza di piccoli ambienti, al di sopra dei quali si collocano gli spalti, che consentono una visione completa della città. I tre blocchi edilizi centrali a pianta rettangolare allungata sono caratterizzati da rapporti che connotano i luoghi urbani centrali: spazi collettivi in cui vi è una dialettica tra il sistema edilizio degli ambienti di bordo e alcuni edifici pubblici eccezionali; ciò giustifica pienamente e logicamente la destinazione parziale degli ambienti di 'contorno' a funzioni di ristoro e di intrattenimento. In questa lettura del monumento, di cui si sono fornite solo poche essenziali tracce, l'area di progetto assume un ruolo estremamente delicato, in quanto mette in relazione due quote fondamentali di Castel Sant'Elmo: la 'quota' del corpo, con i corridoi a più livelli, e le grandi cisterne, che descriveva Colonna di Stigliano e la 'quota' dei piazzale superiore; la quota dell'ombra e la quota della luce, la quota dell'interno e la quota dell'esterno. Mentre gli ambienti superiori appartengono al piazzale, pur svolgendo un ruolo importante nella configurazione del 'corpo', gli ambienti inferiori appartengono decisamente al corpo. Rafforzare questa connessione è sicuramente una componente del progetto, anche perché, con studi successivi, si potranno forse ripristinare altre connessioni, coinvolgendo pienamente gli spazi di progetto e raggiungendo il piazzale, attraverso i luoghi interni dell'ombra, senza utilizzare i moderni ascensori o la faticosa rampa di risalita. Chi si trova a dover intervenire in un'architettura come quella di Castel Sant'Elmo non può dimenticare le leggi sedimentate e l'antica cultura. Si ha invece l'obbligo di studiarle per tradurle in chiave contemporanea. Non si può distruggere la struttura originaria, innestandovi un eventuale corpo estraneo. Sull'interpretazione del monumento e su queste premesse, si sono sviluppate, pertanto, alcune considerazioni sugli aspetti configurativi del progetto. Anche in questo caso, si può impostare il discorso come successione di argomentazioni. Le struttura originaria è stata utilizzata come punto di partenza per un'attenta operazione progettuale, che ne conservi i contenuti e le valenze culturali, rendendola duttile al nuovo uso. Gli spazi del livello superiore sono stati pertanto letti come sequenza di ambienti, interrotti dalle logge, che rappresentano gli elementi di "eccezionalità" nel sistema architettonico. Le logge, interpretate come spazi autonomi, trasparenti, luoghi della mediazione tra l'interno e l'esterno, si configurano come la chiave di lettura della fabbrica antica e dei nuovi spazi. Esse si caratterizzano come la parte visibile di un sistema architettonico, per la restante parte tutto interno, che si avvicina ai caratteri di una architettura ipogea. Per queste ragioni si è inteso non introdurre alcuna modifica nell'attuale organizzazione spaziale, interpretandola come un'architettura senza facciata, ma anche senza veri e propri divisori, senza necessità di rivestimenti e di decorazione. Al pari degli ambienti preesistenti, i nuovi spazi destinati al ristoro e all'intrattenimento sono stati concepiti come luoghi autonomi in una sequenza in cui le singole individualità risultano percepibili, al fine di raccontare le vicende di uno spazio che non ha una impronta profondamente unitaria, se non nel suo aspetto esteriore, che non ha mai trovato una stabilità funzionale e che, quindi, ancora una volta si predispone ad una condizione "affascinante e suggestiva", ma ancora provvisoria. In questa ottica la nuova configurazione spaziale degli interni, e a maggior ragione quella degli esterni, è stata concepita come un'installazione, come un "allestimento". Sono state, pertanto, adottate soluzioni architettoniche non evocative della lunga durata delle costruzioni, pensate per permanere nel tempo, anche se non effimere e occasionali. L'allestimento è stato inteso come un lavoro di ricerca sui concetti di variazione, leggerezza e flessibilità nell'uso dei materiali: un nuovo perimetro di listoni in legno, che si interrompe nei due loggiati trasparenti in basalto, continua in forme diverse lungo le parti perimetrali dei singoli ambienti, accogliendo nell'intercapedine tra la struttura preesistente e la nuova gli impianti e il sistema di illuminazione e dialoga con gli schermi tecnologici per ie proiezioni, disposti nei tamponamenti di alcuni ambienti

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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