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Donatello Santarone, Fortini lettore dei classici
Una critica non accademica, ma che dell'accademia mantiene il rigore filologico e lo scrupolo documentario. Un metodo che «nella ricerca e serietà specialistica ama la serietà della ricerca senza credere all'ideologia dello specialismo». Un confronto serrato con i maggiori interpreti delle opere esaminate, che mette in luce la storicità dei diversi modi di accostarsi alla poesia, riflettendo sulla ricezione, sulla «storia della fortuna della poesia stessa, cioè a come è stata letta nel tempo, nei secoli, nel corso della critica». Una lettura dei testi che fa continuamente stridere passato e presente, tentando, attraverso gli autori presentati, di recuperare pezzi della tradizione letteraria, di servirsene per leggere il presente e per prefigurare un futuro. Un attraversamento, infine, che tocca il critico e il poeta, i quali interrogano una terzina di Dante o una variante di Leopardi per scorgervi in filigrana anche le tracce della propria poesia e della propria attività saggistica.
Tutto questo richiama “il classicismo inquieto” di Fortini, mai appagato ma sempre sensibile, anche, alle fratture storico-espressive del Novecento. Sia nell’opera poetica che in quella saggistica l’autore accoglie e rielabora, “traduce” e rivitalizza temi e stilemi di una parte della tradizione classica che egli sente necessaria per un suo discorso – come è stato detto da Pier Vincenzo Mengaldo – di «oggettività partecipabile, in cui il mezzo stesso è per sua natura sentito come un fatto di collaborazione inter-individuale (perciò l’ostinazione con la quale Fortini continua a rivivere e riassumere il lascito di tutta una civiltà poetica)».
Questi i tratti distintivi delle letture radiofoniche su Dante, Tasso, Leopardi, Manzoni e Pascoli, che Franco Fortini realizzò per Radio Tre nel giugno 1991 in dialogo con Donatello Santarone
Donatello
DONATELLO
Donatello ( - )
Einband ( - )
Vorblatt ( - )
Titelblatt ( - )
Abbildung ([2])
Vorbemerkung. ([3])
Inhalt. ([4])
Einleitung ([5])
I. Statuarische Charakterfiguren. (10)
II. Anfänge der Erzählungskunst. Denkmalplastik. Reliefbilder. (41)
III. Klassizismus. (63)
IV. Grossbetrieb dekorativer Plastik in Florenz 1433-1443. (81)
V. Grossbetrieb historischer Plastik in Padua 1443-1453. (86)
VI. Alterstil. (1453-1466). (105)
VII. Atelierkunst. Madonnen. Einzelreliefs. Dekoratives. (115)
VIII. Arbeitsart und Technik. (121)
IX. Persönliches. (126)
Literatur. ([128])
Verzeichnis der Abbildungen. ([129])
Vorblatt ( - )
Einband ( -
Donatello und Wilhelm Bode
http://ww2.smb.museum/smb/media/news/54454/Donatello_Einladung_und_Prgramm.pd
Menu, Donatello Fine Dining, Tampa, Florida, circa 2000s
A menu for Donatello located at 232 North Dale Mabry Highway in Tampa, Florida, circa 2000s.https://digitalcommons.usf.edu/fl_menu/1236/thumbnail.jp
Novità su Donatello a Padova.
Un'inedita postilla aggiunta a un esemplare delle Vite vasariane pochi anni dopo la loro prima stampa (1550) attribuisce a Donatello il grande Crocifisso ligneo in Santa Maria dei Servi a Padova: una scultura assai celebrata allora e in séguito a causa di un prodigio operato nel 1512, e malgrado ciò - o forse proprio perciò - quasi mai entrata finora nella letteratura artistica. L'approfondimento delle ricerche sulla documentazione antica del Crocifisso permette di recuperare altre due testimonianze coeve che puntano nella medesima direzione attributiva. Ma è l'approccio spregiudicato all’opera e ai suoi raffronti con il catalogo di Donatello e con la produzione contemporanea di Crocifissi in area veneta a garantire infine la piena attendibilità di tutte queste voci. Il Crocifisso dei Servi si rivela un capolavoro misconosciuto del supremo maestro fiorentino, realizzato in tempi assai prossimi a quello bronzeo della Basilica del Santo (1444-1449). L'indagine comparativa consente di produrre ulteriori novità sul conto di questo secondo e famoso manufatto (v. ill.), analizzato e fotografato per la prima volta nei suoi dettagli
Donatello Santarone, "Non rinunceremo mai al socialismo"
“Questa terra aspra e bella mi ricorda la mia Sardegna e la gente d’Abruzzo somiglia alla gente della mia isola: rude, seria, laboriosa.” Queste parole, pronunciate da Enrico Berlinguer in un comizio all’Aquila nell’aprile 1972, testimoniano il legame forte tra il segretario del Partito comunista italiano e il popolo abruzzese. Un legame narrato con partecipazione umana e civile dal giornalista e scrittore Francesco Di Vincenzo in un libro che uscì la prima volta nel 1985 e che oggi si ripubblica in occasione dei quarant’anni dalla morte di Berlinguer. Quel che emerge dalla narrazione avvincente del libro di Francesco Di Vincenzo è la coralità della storia dei comunisti abruzzesi e della storia di Berlinguer, che si intrecciano con la storia di un partito di massa, il Partito comunista italiano, che si voleva, gramscianamente, “intellettuale collettivo”. Come scrive Ugo Baduel nella prefazione al volume, il libro di Di Vincenzo è “un importante, forse unico, documento di vita del partito comunista [...] in una realtà precisa e ben delineata”
Sagrestia vecchia
general view, Scarsella dome, left, fluted pilaster supporting entablature and decorations by Donatello, 2015Piazza San Lorenzo, Florence, Ital
Sagrestia vecchia
general view, Fluted pilasters supporting gray stone entablature, decorated with stucco roundels of cherubim and seraphim by Donatello, 2015Piazza San Lorenzo, Florence, Ital
Sagrestia vecchia
general view, Overall view of ribbed umbrella dome above pendentives with decoration by Donatello, 2015Piazza San Lorenzo, Florence, Ital
Sagrestia vecchia
general view, Scarsella dome, left, fluted pilaster supporting entablature and decorations by Donatello, 2015Piazza San Lorenzo, Florence, Ital
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