196,135 research outputs found
2. Progetto Doimo : Santa Maria Roccella a Catanzaro
Progetto per il concorso nazionale per inviti “Progetto-Pilota 2000”, indetto dalla Conferenza Episcopale Italiana, per la progettazione del complesso parrocchiale di Santa Maria della Roccella, Diocesi di Catanzaro Squillace. Autore progetto: M. Doimo; collaboratori: Francesco Cappellotto, Gianni Talamini; Consulente artistico: Romano Abate; Consulente liturgico: Don Roberto Tagliaferri; Strutture: Paolo Negro, Giovanni Negr
Parco Tione. Via Calatafimi, Villafranca di Verona, 2006-2009
Progetto realizzato Parco Tione. Via Calatafimi, Villafranca di Verona, 2006-2009. Autori progetto: A. Aymonino; F. Aymonino; M. Cimato; A. De Fazi; F. Trinca; M. Doimo; G. Smali
Bruno Morassutti, con Aldo Favini (strutture), Villa von Saurma a Termini di Sorrento, 1962-64.
- 2011 - Contributo in Atti di convegno
DOIMO M (2011). Bruno Morassutti, con Aldo Favini (strutture), Villa von Saurma a Termini di
Sorrento, 1962-64. In: AA VV. Il progetto di architettura fra didattica e ricerca. Atti - Architectural
design between teaching and research. Proceedings. Atti del Primo Congresso Internazionale di "ReteVitruvio". vol. 5, Sessione 4 - La costruzione, pp. 2029-2038, BARI: PolibaPress / Arti Grafiche Favia, ISBN: 978-88-95612-79-9, Bari, 2-6 maggio 2011.
ABSTRACT: Lo studio già svolto sulla Baukunst miesiana - Martino Doimo, Arte muraria Spazio Tettonica: Mies, Bacardi Building Cuba. Elementi della costruzione/figure della composizione, con prefazione di G.B. Fabbri, Canova, Treviso, 2009: deriva da tesi Scuola di dottorato Iuav/ Dottorato di ricerca in Composizione architettonica - ha consentito di mettere in luce un interessante capitolo della ricerca architettonica italiana tra gli anni ‘50 e ’60 del secolo scorso, che appare molto vicino alle specifiche tematiche proprie della coeva riflessione sperimentale elaborata da Mies, che attraversano altre esperienze americane ed europee contemporanee.
Il lavoro di ricerca inedito, che viene qui presentato, si è in particolare concentrato su un’opera che costituisce un fondamentale capitolo della originale sperimentazione condotta da Bruno Morassutti - la villa von Saurma realizzata a Termini di Sorrento nel 1962-64 - e si è sviluppato nel quadro delle iniziative di studio e confronto recentemente avviate all'interno dell'Unità di ricerca Iuav "Arte del costruire" (responsabili prof. Roberto Masiero, prof. Marko Pogacnik), sul tema del rapporto tra architettura e ingegneria, tra le quali la partecipazione al PRIN 2008 "La concezione strutturale. Ingegneria e architettura in Italia negli anni ’50 e ‘60", coordinatore scientifico prof. Carlo Olmo (Politecnico Torino, Politecnico Milano, Università Roma Tre, Università IUAV, Università Udine).
L’indagine si è quindi potuta approfondire in particolare attraverso il lavoro di archivio (l’archivio dell’architetto Bruno Morassutti è stato recentemente acquisito dall’Archivio Progetti dell’Università Iuav di Venezia). Tale approfondimento è stato anche l’occasione per raccogliere la documentazione utile a ricostruire le soluzioni strutturali adottate, in relazione alla forma architettonica.
I primi risultati della ricerca sono stati illustrati al Seminario di studio "Architettura e innovazione strutturale in Italia tra gli anni ’50 e ‘60", tenutosi all'Università IUAV di Venezia nel 2009.
Come nel libro citato, l’analisi viene sviluppata attraverso tre piani di lettura, definiti in riferimento alla radicale revisione teorica otto-novecentesca delle tradizionali categorie dell’arte del costruire: tettonica, spazio e arte muraria.
Questi autonomi "strati" interpretativi sembrano trovare una esplicita distinta enunciazione nella composizione dei differenti elementi, adottati nella costruzione della casa per vacanze sulla penisola sorrentina.
In quest'opera Bruno Morassutti, con Aldo Favini (strutture), sviluppa infatti la sperimentazione condotta con Angelo Mangiarotti nella realizzazione della chiesa Mater Misericordiae a Baranzate, del 1956-58, nella direzione di una più complessa articolazione dei rapporti tra l’elemento del riparo tettonico - con le connesse schermature di "rivestimento" spaziale smaterializzate - e le sostruzioni e recinti di natura muraria.
La villa sorge su di un terreno scosceso, sistemato tramite una serie di terrazzamenti, con muri di contenimento in pietrame, che stabiliscono una stretta continuità con le tradizioni costruttive del luogo. Su questa sorta di strato archeologico, di rudere-frammento di una costruzione più antica, si fonda il nuovo edificio. Analogamente a molte opere di Mies - e in particolare al progetto per il Bacardi Building, a Cuba (di pochi anni precedente) - le costruzioni murarie basamentali si estendono al di sopra del podio, a recintare e includere parzialmente due monumentali strutture tettoniche in calcestruzzo armato - come due grandi tavoli - costituite ciascuna da un gruppo di quattro colonne, che sostengono una leggera vela aggettante a pianta quadrata. Le murature in pietrame non giungono mai a toccare il tetto a velario, a sottolineare la natura di pre-esistenza progettata delle costruzioni murarie.
Va notato come quest’opera presenti molte analogie con la coeva Boissonnas House II, realizzata in Costa Azzurra nel 1964 da Philip Johnson, nella quale in particolare i recinti murari delle case a corte miesiane sono sviluppati in edifici profondi, subordinati rispetto ad una “pensilina”/ baldacchino emergente, che si configura come esplicita evocazione di un antico megaron
Gli spazi della Lichtung
Il volume approfondisce gli interventi al seminario “Clear-span buildings. Gli spazi a luce libera di Mies”, tenutosi all'Università Iuav di Venezia il 28 settembre 2020, a cura di Martino Doimo, all'interno del ciclo di incontri del Dottorato in Architettura, città e design, ambito di ricerca Composizione architettonica, a cura di Luca Monica. IIl tipo architettonico dell’Aula incarna in sé i caratteri dell’architettura della città e si distingue per la sua immediata intelligibilità e per la capacità di esprimere e di evocare la città in un unico spazio condiviso, come fosse un interno urbano. La realtà di oggi spinge a interrogarci sul significato che hanno queste architetture nella dimensione contemporanea della città, che ha assunto connotazioni sempre più estreme, conflittuali e multiscalari (dalla città-regione, alla città-territorio, alla città metropolitana). Una realtà urbana e territoriale che chiama in campo ragioni e forme dell’architettura che non sono più facilmente assimilabili ai contenuti espressi da Hilberseimer (1885-1967) in Groszstadt Architektur (1927), così come, per altro verso, appaiono lontani nel tempo, per non dire inadeguati, gli stessi esempi contenuti nell’altrettanto importante e profetico volume – che crediamo abbia influenzato anche Mies – sempre di Hilberseimer sul tema degli Hallenbauten (1931).
Eppure questi testi e queste riflessioni pongono in essere una potenzialità teorica che a distanza di tanti anni si mostra ancora attuale. Questa ‘spinta innovatrice’ nel manipolare con la tecnica lo spazio degli edifici ad Aula che Mies sperimenta negli Stati Uniti (Casa Farnsworth 1945-50, Crown Hall 1950-56, Convention Hall 1953-54, ecc.), sarà di riflesso il segno, se non la conferma, di una nuova visione dell’architettura che si offre alla vita democratica di una società che vuole tornare a esser viva, come lo è stata, per esempio,
quella americana uscita dalla Seconda guerra mondiale
S. DOIMO E S. ANASTASIO NELL'ARTE
In questo studio I'autore descrive le opere d'arte dai
tempi piu antichi ai nostri gio;ni che r eppresentano i d ue
martiri salonitani e p rotettori della citta di Split S. Doimo
(Dujam, Duje) e S. Anastasio (Staš).
La serie comincia coll'affresco del V secolo in un oratorio
neIl'amfiteatre di Solin (Salonae) e col noto mosaico delI'oratorio
di S. Venanzio nel battistero della basilica di S. Giovanni
in Laterano a Roma. Mentre dal periodo preromanico non si
e conservata nessuna opera, da quello romanico ne abbiamo
alcune. I due martiri sono rappresentati sugli stalli corali lignei
del Duomo di Split e su un bassorilievo pure i n legno
provenniente daIla ex-chiesa di S. Luca, mentre S. Doimo
sul bassorilievo delIo scultore Otto oggi sul campanile del
Duomo e su u n b assorilievo immurato svIla facciata della
chiesa di S. Stefano.
Maggiore e i l n umero di o pere del Quattrocento dal
Messale del Duca Hrvoje, al politico di Blaž Jurjev a Trogir
e a numerose altre opere di pittura, scultura e oreficeria. Fra
quelle di scultura un posto particolare hanno gli altari dei due
santi nel Duomo spalatino di Bonino da Milano e di Giorgio
da Sebenico colle loro effigi giacenti.
Nella pi ttura del Ci nquecento una speciale menzione
merita il S. Doimo del pol itico di Gi rolamo da Santacroce
nella chiesa di Poljud del 1549 che tiene in mano il modelIo
della citta, mentre in quella del periodo barocco i dipinti di
due santi.
di S. Doimo.
Matteo Ponzoni, Pietro Ferrari, Gaspare Diziani e al tri artisti
piu rustici e provinciali. Fra le opere di scultura la piu importante
e I'altare del Santo di G. M. Morlaiter nel Duomo e fra
quelle di oreficeria il busto argenteo di S. Anastasio di G. B.
Trivisan che :>rivesti« in manta e mitria barocca la testa gotica
La lunga serie si chiude con i dipinti delI ottocento e colle
opere del nostro secalo (Kljaković, Parać, Dulčić) che testimoniano
I'apporto degl i a r t isti moderni al l 'iconografia dei
San Doima viene con piccole varianti sempre rappresentato
barbuto, in abiti vescovili, sostenente in mano un libro
o il modelIo della citta di Split, mentre S. Anastasio, di professione
t!ntore, e presentato con i l ineamenti piu giovanili,
in vesti laiche e col simbolo del suo martirio : la ruota di
pietra di un mulino. I due santi vengono rappresentati talvolta
isolati, talvolta assieme e talvolta uniti a al tr i santi. Scene
della vita di S. Doimo riscontriamo nel bassorilievo di Otto che
presenta I'invio leggendario di S. Doimo in Dalmazia da parte
di S. Pietro, nelle sei arandi tele di P. Ferrari che rievocano la
vita e l a morte del Santo e nel bassorilievo delI'antependio
delI'altare del Mnr laiter col martirio del Santo. Nel corso
delIo studio, che dimostra la diffusione delle opere d'arte con
i due martiri anche fuori di Split e dintorni, I'autore analizza
le opere descrite (e parte inedite ) anche dal punto di vista
stilistico, storico e culturale
Alternative management models for addressing emerging demand on forest-based cultural services: a case-study in northern Italy
Scientists and practitioners are paying growing attention to forest-based cultural ecosystem services (ES), including Forest Care Initiatives (FCIs). FCIs are organized initiatives supporting active and passive interaction with forests, aiming at increasing human health, wellbeing and quality of life. The use of forests for cultural, recreational and therapeutic uses may represent an opportunity for valuing forest resources and supporting development in marginalized areas. However, this requires new management solutions as well as tailored planning and forest management models (FMMs). The paper analyses the case of the Lowland Forest Association (AFP), a network of forests located in Northern Italy, close to densely populated and touristic sites along the Adriatic Sea. Within the European Union Horizon 2020 project ALTERFOR, current FMMs and stakeholder’s ES needs/priorities have been identified via field surveys, meetings and interviews. Data have been then analysed, discussed with experts and modeled to set alternative FMMs and to assess the basket of ES associated to them. It has emerged that cultural ES, including FCIs, are paramount for local stakeholders, however FMMs for promoting them are not limited to technical aspects, rather they shall include mechanisms to enhance governance of forest resources. Alternative FMMs -including group forest management solutions, new investment mechanisms to attract investors, ad hoc initiatives, etc.- shall combine silvicultural choices and arrangements to favor cooperation among different actors. Results from the AFP case study may provide useful insights to inform future policies and inspire research activities on management choices for the provision of forest-based ES
Progetto per il concorso internazionale di progettazione del complesso polifunzionale della "Nara Convention Hall"
Architettura e democrazia
Freed space, lo “spazio liberato” di Mies van der Rohe scavalca il dato strutturale in sé, pur decisivo nel paradigma estetico di questa tipologia architettonica, per raggiungerne uno più complesso, quello del dato comportamentale, certamente non scontato dal punto di vista dell’abitabilità, anzi dichiaratamente “inabitabile” e proprio per questo richiedente uno sforzo di adattamento e di migrazione di significato.
Il tema allude a una nuova natura sociale, utopica e reale allo stesso tempo, in un territorio (quello del Nord America) che aveva fatto dell’idea della nuova dimensione, della conquista e della fondazione la sua stessa ragione di libertà e dunque di “democrazia”. Su “architettura e democrazia” ruotano due numeri della rivista “Casabella-continuità” curati da Francesco Tentori, ma gli “spazi liberati” (di Jefferson, Wright, Mies, Johnson, Rudolph, Fuller, Wachsmann, Kahn, tra altri), oltre allo sforzo comportamentale insito nella loro inabitabilità, comportano anche una nuova dimensione distributiva per renderne utilizzabili le parti. Una “supertipologia” caratteristica degli edifici pubblici per una nuova comunità urbana, mai risolta e continuamente in attesa, così come la ricerca della democrazia
Intervento nella Discussione
Il tipo architettonico dell’Aula incarna in sé i caratteri dell’architettura della città e si distingue per la sua immediata intelligibilità e per la capacità di esprimere e di evocare la città in un unico spazio condiviso, come fosse un interno urbano. La realtà di oggi spinge a interrogarci sul significato che hanno queste architetture nella dimensione contemporanea della città, che ha assunto connotazioni sempre più estreme, conflittuali e multiscalari (dalla città-regione, alla città-territorio, alla città metropolitana). Una realtà urbana e territoriale che chiama in campo ragioni e forme dell’architettura che non sono più facilmente assimilabili ai contenuti espressi da Hilberseimer (1885-1967) in Groszstadt Architektur (1927), così come, per altro verso, appaiono lontani nel tempo, per non dire inadeguati, gli stessi esempi contenuti nell’altrettanto importante e profetico volume – che crediamo abbia influenzato anche Mies – sempre di Hilberseimer sul tema degli Hallenbauten (1931).
Eppure questi testi e queste riflessioni pongono in essere una potenzialità teorica che a distanza di tanti anni si mostra ancora attuale.
Questa ‘spinta innovatrice’ nel manipolare con la tecnica lo spazio degli edifici ad Aula che Mies sperimenta negli Stati Uniti (Casa Farnsworth 1945-50, Crown Hall 1950-56, Convention Hall 1953-54, ecc.), sarà di riflesso il segno, se non la conferma, di una nuova visione dell’architettura che si offre alla vita democratica di una società che vuole tornare a esser viva, come lo è stata, per esempio, quella americana uscita dalla Seconda guerra mondiale
Dr. Duane M. Jackson, Morehouse College, July 2011
This video is a conversation with Dr. Duane M. Jackson. Dr. Jackson talks about his paper, "Recall and the Serial Position Effect: The Role of Primacy and Recency on Accounting Students' Performance." Jackie Daniel, AUC Woodruff Library, is the interviewer
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