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La figura del paesaggista-urbanista. Una prerogativa italiana1
Le criticità espresse nei contesti post-metropolitani produce nelle sue varie declinazioni nuove forme di urbanità e di abitabilità, non più spiegabile solo dall’urbanistica ma meglio collocato dentro la “paesaggistica”, un sapere capace di allargare gli orizzonti della città dentro la nozione di paesaggio. L’intento del lavoro che si presenta è quello di sondare se vi sono le condizioni per la insorgenza della “paesaggistica”, a partire da una tradizione di conoscenze e savoir fare che si rinnova. Un campo di competenza specifica ormai in grado di avanzare un programma di ricerca per il futuro sembra delinearsi. Dentro questa ipotesi, a lettura di due riviste di genere (Landscape and Urban Planning, Topia) aiutano a costruire una breve genealogia.
Dentro una tradizione di studi e di mestieri si prova a delineare la traccia di una prerogativa italiana dell’urbanista paesaggista
Riforma fondiaria e ricostruzione urbana. La vicenda materana riletta alla luce di una strategiaagrourbana.
L’interferenza e l’inevitabile contaminazione tra le forme della città contemporanea e lo spazio agricolo nei territori della bassa densità hanno prodotto realtà originali ed estremamente dinamiche che impongono di riconsiderare la dimensione del periurbano alla luce di un nuova fenomenologia territoriale che si esprime attraverso il concetto di “città- campagna”.
La ricostruzione angolata delle vicende territoriali legate alla metamorfosi del paesaggio agrario italiano può oggi diventare una guida nel processo di rilettura di momenti della storia italiana a partire dalla ricostruzione delle sue città meridionali fuori dalla retorica dei dualismi nord sud e delle opposizioni storiografiche unità-disunità.
Il lavoro che si presenta intende avviare una riflessione su una stagione importante dell’urbanistica italiana che ha visto la città di Matera al centro di avvenimenti di grande rilievo. Attraverso le contrapposizioni urbanità-ruralità si prova a rintracciare nella complessità della spazialità degli ultimi decenni, mandata in frantumi dalla contemporaneità, storie che parlano di forme solide e semplici in grado di restituire la ricchezza a volte straordinaria della territorialità di un passato remoto che può tornare utile per ricostruire una distanza critica disincantata tra tradizione e innovazione
Città pubblica e strategie agrourbane nel laboratorio materano
The present work intends to recover a reasoning on the Great Reconstruction and Agricultural Debug in Matera, reflecting on the results and on the perspectives of the postwar social housing interventions that contributed in a substantial manner to the construction of the modern city, with a critical reinterpretation of the issues of the 'public housing' which can identify today new addresses for implore the self-referencing identification of Matera with the Sassi area.
Through the joint use of planning analysis techniques and of a more capacious landscape sensitivity attentive to territorial dynamics, we experienced to reread in a contemporary twist this intermediate condition, as a more complex connection between the city and the suburbs, compared to the more direct and less artifact relation of the Modern age
Ri-formare Matera. Strategie di riciclo e progettualità agrourbane in Basilicata.
Il progetto di ricerca si sviluppa a partire dai cambiamenti delle politiche agricole comunitarie e dalle esperienze di riqualificazione delle principali regioni metropolitane europee in cui si è registrato un radicale mutamento del ruolo dell'agricoltura, in particolare periurbana, nella riqualificazione delle periferie e nella ridefinizione del rapporto con gli agricoltori di fronte alla sfida della sostenibilità. Spesso infatti gli spazi tra città e campagna sono portatori di una doppia forma di marginalità prodotta, da una parte, dai processi di degrado delle periferie urbane sottodotate di spazio pubblico, e dall'altra dalla campagna periurbana in abbandono, in un territorio in cui le grandi infrastrutture costituiscono ulteriore elemento di frammentazione.
Le relazioni tra città e campagna sono antiche e altrettanto consolidata è l’attenzione dell’urbanistica per questi temi, benchè le possibilità di reale integrazione siano remote poiché distanti sono i processi che le governano e quasi inesistenti i tavoli per un confronto: interessanti tentativi di una pianificazione congiunta si sono avuti nella prima metà del secolo scorso con le proposte di crescita urbana per discontinuità Trabaten Prinzip (garden cities, siedlung, terzo magnete, new towns, etc. )salvaguardia delle aree agricole di prossimità (green belt, cunei verdi) come spazi di compensazione per la crescita urbana.
Il gruppo di ricerca Unibas intende sviluppare il concetto di riciclo come
infrastruttura agrourbana e dispositivo per il progetto della periurbanità,
operando una rielaborazione paesaggista delle categorie del land cover e
del land use cercando una risposta progettuale al contrasto del consumo
di suolo, oltre il contenimento dello spreco, per elaborare ruoli e prestazioni
di nuove classi di land cover che provengono da LAND re-USE riuso
riciclo riduco.
Riciclare le classi di uso del suolo ibride della città e della campagna significa
costruire nuovi cicli di vita di territori consumati sia dal punto di vista
delle risorse che come immaginari, sperimentando un nuovo concetto di
bonifica del XXI secolo, una proposta di RI_FORMA che rielabora in termini
contemporanei il progetto politico della riforma agraria del Secondo Dopoguerra,
sia dal punto di vista spaziale-ecologico che economico-sociale,
attivando politiche agro-silvi-urbane nel periurbano che si traducano in
opportunità occupazionali per le giovani generazioni del Sud Italia
Investigations for the preservation of the neolithic station of the Pulo in Molfetta (ITALY): geological, archeological, architectural aspects
Riciclo e nuova bonifica del XXI secolo. La vicenda materana riletta alla luce di una strategia agrourbana.
Il lavoro che si presenta intende avviare una riflessione sul tema del riciclo inteso come dispositivo per una rielaborazione paesaggista -progettuale, simbolica, ecologica- del progetto della città contemporanea in chiave agrourbana . Il riciclo dei materiali e delle categorie d’uso della città e della campagna materana costituiscono una strategia per innescare nuovi cicli di vita di territori consumati sia dal punto di vista delle risorse che degli immaginari, interpretando la condizione di una ruralità periurbana come occasione per reperire soluzioni in termini spaziali e paesaggistici, di approvvigionamento della città e di sostenibilità e salubrità, sperimentando così un nuovo concetto di bonifica del XXI secolo per un territorio meridionale dove i patrimoni immateriali e i saperi contestuali possono giocare un ruolo importante per riavviare il progetto di modernizzazione.
L’inedito episodio di urbanizzazione sperimentale delle campagne che ha avuto luogo a Matera, ricollocato dentro il filone critico della storia della progettazione urbanistica ispirata alle new towns e alle questioni della concentrazione e dispersione urbana, e riportato dentro una nuova condizione progettuale offre nuove suggestioni per orientare il presente
Il parco della Palomba a Matera tra arte urbana e mise en paysage
Se l’arte visiva contemporanea è diventata scultura sociale, come diceva Beyus, nel senso che ingloba un messaggio etico, insinua una relazione critica con la realtà, aiuta a orientare lo sguardo e a dire poeticamente più di quanto la stessa realtà urbana, come dispositivo autoenunciante (Latour), non riesca a comunicare agli abitanti, allora il parco della Palomba è un’opera capace di amplificare e sintetizzare il sistema valoriale di Matera, di dire meglio che tante parole della sua natura geologica e paesaggistica e di riuscire a darci una spiegazione del suo emblematico rapporto con la storia. Un’ idea di patrimonio plastica e leggera, che attraversa la nostra quotidianità, si sottopone a continue ibridazioni di significato mostrando paradossi e conflitti. Una visione patrimoniale che non parla al passato ma entra nel flusso delle trasformazioni per ricollocare Matera criticamente nella contemporaneità senza ipostatizzare nelle memorie il suo futuro.
Due sono le chiavi di lettura che abbiamo adottato per interpretare un luogo emblematico, pluristratificato di significati collocato nella periurbanità materana, una ex cava trasformata in museo di sculture all’aperto: (i) la prima è quella del rapporto tra arte, trasformazione sociale e sfera pubblica, (i) la seconda attiene alla mise en paysage, ovvero alla capacità di costruire un’azione paesaggistica edificando e non solo raccontando il senso di un luogo.
Il sito del Parco delle sculture della Palomba rappresenta una sintesi particolarmente evocativa delle relazioni di complessità che caratterizzano il paesaggio materano, in cui il portato naturalistico e geologico della gravina e le stratificazioni paleo-antropologiche degli insediamenti rupestri vengono rinnovati dall’approccio artistico e paesaggista della sua trasformazione in museo all’aperto misurando la capacità di un progetto contemporaneo di stabilire nessi fra luoghi e tempi differenti.
Compito del nostro lavoro è quello di individuare il modo in cui il progetto urbanistico ha la capacità di incidere nella trasformazione sociale quando opera dentro una chiave paesaggistica, del messaggio che riesce a passare nella messa in scena di una trasformazione di uno spazio abbandonato a ridosso di una lacerazione orografica lungo la quale una città ha costruito un singolare rapporto con la natura, per farsi una geografia seconda o una poesia insaputa, direbbe De Certeau, che forse l’arte riesce meglio a comunicare
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Mitomycin C in highly myopic eyes - Author reply
Ophthalmology. 2005 Feb;112(2):208-18; discussion 219.
Mitomycin C modulation of corneal wound healing after photorefractive keratectomy in highly myopic eyes.
Gambato C, Ghirlando A, Moretto E, Busato F, Midena E.
SourceRefractive Surgery Service and Antimetabolite Therapy Research Unit, Department of Ophthalmology, University of Padova, Padova, Italy.
Abstract
PURPOSE: To evaluate the role of topical mitomycin C in corneal wound healing (CWH) after photorefractive keratectomy (PRK) in highly myopic eyes.
DESIGN: Prospective, double-masked, randomized clinical trial.
PARTICIPANTS: Seventy-two eyes of 36 patients affected by high (>7 diopters) myopia.
METHODS: In each patient, one eye was randomly assigned to PRK with intraoperative topical 0.02% mitomycin C application, and the fellow eye was treated with a placebo. Postoperatively, mitomycin C-treated eyes received artificial tears (3 times daily, tapered in 3 months), whereas the fellow eye was treated with fluorometholone sodium 2% and artificial tears (3 times daily, tapered in 3 months).
MAIN OUTCOME MEASURES: Uncorrected visual acuity (UCVA) and best-corrected visual acuity (BCVA), contrast sensitivity, manifest refraction, and biomicroscopy. Contrast sensitivity was determined using the Pelli-Robson chart. Corneal confocal microscopy documented CWH.
RESULTS: Mean follow-up was 18 months (range, 12-36). No side effects or toxic effects were documented. At 12-month follow-up examination, UCVAs (logarithm of the minimum angle of resolution) were 0.4+/-0.48 and 0.5+/-0.53 (P = .03) in mitomycin C-treated eyes and corticosteroid-treated eyes, respectively. At 1 year, corneal haze developed in 20% of corticosteroid-treated eyes, versus 0% of mitomycin C-treated eyes. At 12, 24, and 36 months, corneal confocal microscopy showed activated keratocytes and extracellular matrix significantly more evident in untreated eyes (Ps = 0.004, 0.024, and 0.046, respectively).
CONCLUSION: Topical intraoperative application of 0.02% mitomycin C can reduce haze formation in highly myopic eyes undergoing PRK.
Comment in
Ophthalmology. 2006 Feb;113(2):357; author reply 357-8
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