262,653 research outputs found
Il Performance Management nelle università statali. Stato dell'arte e nuove sfide
Il libro analizza lo stato dell'arte del Performance Management nelle Università italiane, tratteggiando alcuni innovative sfide di fronte alle quali gli Atenei si trovano e si troveranno nei prossimi anni.
Il panorama del Performance Management (PM) nelle Università statali italiane si caratterizza per la presenza di numerose esperienze avanzate. Ciò sia per meriti specifici degli esperti presenti tra i docenti e i ricercatori e all’interno del personale tecnico amministrativo, sia grazie alla capillare azione di sistema condotta dall’ANVUR, in particolare dall’Unità Organizzativa “Valutazione Performance Università ed Enti di ricerca”.
Il volume è nato con un duplice obiettivo:
• fotografare lo stato dell’arte del Performance Management nelle Università statali mettendo a sistema, nel capitolo conclusivo, le criticità e i punti di forza emersi dai diversi contributi;
• disegnare l’orizzonte delle nuove sfide del PM di fronte alle quali le Università si trovano o si troveranno: si pensi alla necessità di gestire i rischi sanitari, economici, sociali conseguenti al COVID-19 al fine di
garantire o migliorare le performance; si pensi all’opportunità di passare da un approccio classico di Performance Management (Bouckaert e Halligan, 2007) a un approccio di Public Value Governance (Deidda Gagliardo, 2019), per condurre le Università su percorsi virtuosi di generazione di benessere e sviluppo per le studentesse e gli studenti, per le docenti e i docenti, per le ricercatrici e i ricercatori, per i territori.
Lo stato dell’arte viene fotografato in otto scatti, espressione delle diverse prospettive di autorevoli studiose e studiosi di Economia Aziendale, che a vario titolo hanno collaborato o collaborano con i rispettivi Atenei sui temi in oggetto. I contributi verranno di seguito sintetizzati secondo tre chiavi di lettura:
• la chiave di lettura del “ciclo della performance” (D’Alessio et al., 2011), con focus sui processi e sugli strumenti di cui si compone;
• la chiave scientifica delle “dimensioni della performance” (Boyne, 2003; Boyne e Walker, 2004), con focus sulle performance istituzionali,
ovvero le performance delle missioni istituzionali (Turri, 2005) dell’Università: Didattica, Ricerca, III missione;
• la chiave delle “condizioni abilitanti della performance” (Nisio et al.
2013; Bracci et al., 2018), ossia dei fattori in presenza dei quali aumenta la probabilità di successo del PM, con focus sul capitale intellettuale e, in particolare, sulla salute professionale e sulla salute relazionale
Il performance management nelle Università statali. Stato dell’arte e nuove sfide
Il panorama del Performance Management (PM) nelle Università statali
italiane si caratterizza per la presenza di numerose esperienze avanzate. Ciò
sia per meriti specifici degli esperti presenti tra i docenti e i ricercatori e
all’interno del personale tecnico amministrativo, sia grazie alla capillare
azione di sistema condotta dall’ANVUR, in particolare dall’Unità Organizzativa
“Valutazione Performance Università ed Enti di ricerca”1.
Il volume è nato con un duplice obiettivo:
fotografare lo stato dell’arte del Performance Management nelle Università
statali mettendo a sistema, nel capitolo conclusivo, le criticità
e i punti di forza emersi dai diversi contributi;
disegnare l’orizzonte delle nuove sfide del PM di fronte alle quali le
Università si trovano o si troveranno: si pensi alla necessità di gestire i
rischi sanitari, economici, sociali conseguenti al COVID-19 al fine di
garantire o migliorare le performance; si pensi all’opportunità di passare
da un approccio classico di Performance Management (Bouckaert e
Halligan, 2007) a un approccio di Public Value Governance (Deidda
Gagliardo, 2019), per condurre le Università su percorsi virtuosi di generazione
di benessere e sviluppo per le studentesse e gli studenti, per
le docenti e i docenti, per le ricercatrici e i ricercatori, per i territori. Lo stato dell’arte viene fotografato in otto scatti, espressione delle diverse
prospettive di autorevoli studiose e studiosi di Economia Aziendale, che a vario titolo hanno collaborato o collaborano con i rispettivi Atenei sui temi in oggetto.
I contributi verranno di seguito sintetizzati secondo tre chiavi di lettura:
la chiave di lettura del “ciclo della performance” (D’Alessio et al.,
2011), con focus sui processi e sugli strumenti di cui si compone;
la chiave scientifica delle “dimensioni della performance” (Boyne,
2003; Boyne e Walker 2004), con focus sulle performance istituzionali,
ovvero le performance delle missioni istituzionali (Turri, 2005)
dell’Università: Didattica, Ricerca, III missione;
la chiave delle “condizioni abilitanti della performance” (Nisio et al.
2013; Bracci et al., 2018), ossia dei fattori in presenza dei quali aumenta
la probabilità di successo del PM, con focus sul capitale intellettuale e,
in particolare, sulla salute professionale e sulla salute relazionale
Il performance management nelle Università statali. Stato dell’arte e nuove sfide
Il panorama del Performance Management (PM) nelle Università statali italiane si caratterizza per la presenza di numerose esperienze avanzate. Ciò sia per meriti specifici degli esperti presenti tra i docenti e i ricercatori e all’interno del personale tecnico amministrativo, sia grazie alla capillare azione di sistema condotta dall’ANVUR, in particolare dall’Unità Organizzativa “Valutazione Performance Università ed Enti di ricerca”.
Il volume è nato con un duplice obiettivo:
fotografare lo stato dell’arte del Performance Management nelle Università statali mettendo a sistema, nel capitolo conclusivo, le criticità e i punti di forza emersi dai diversi contributi;
disegnare l’orizzonte delle nuove sfide del PM di fronte alle quali le Università si trovano o si troveranno: si pensi alla necessità di gestire i rischi sanitari, economici, sociali conseguenti al COVID-19 al fine di garantire o migliorare le performance; si pensi all’opportunità di passare da un approccio classico di Performance Management (Bouckaert e
Halligan, 2007) a un approccio di Public Value Governance (Deidda Gagliardo, 2019), per condurre le Università su percorsi virtuosi di generazione di benessere e sviluppo per le studentesse e gli studenti, per le docenti e i docenti, per le ricercatrici e i ricercatori, per i territori. Lo stato dell’arte viene fotografato in otto scatti, espressione delle diverse prospettive di autorevoli studiose e studiosi di Economia Aziendale, che a vario titolo hanno collaborato o collaborano con i rispettivi Atenei sui temi in oggetto.
I contributi verranno di seguito sintetizzati secondo tre chiavi di lettura:
la chiave di lettura del “ciclo della performance” (D’Alessio et al., 2011), con focus sui processi e sugli strumenti di cui si compone;
la chiave scientifica delle “dimensioni della performance” (Boyne, 2003; Boyne e Walker 2004), con focus sulle performance istituzionali, ovvero le performance delle missioni istituzionali (Turri, 2005) dell’Università: Didattica, Ricerca, III missione;
la chiave delle “condizioni abilitanti della performance” (Nisio et al. 2013; Bracci et al., 2018), ossia dei fattori in presenza dei quali aumenta la probabilità di successo del PM, con focus sul capitale intellettuale e, in particolare, sulla salute professionale e sulla salute relazionale. Il quadro legislativo di riferimento di tutti i contributi del Volume si delinea sullo sfondo più ampio delle complessive riforme del Performance Management delle PA che prendono avvio dal D.Lgs. 150/2009 con la Riforma Brunetta e l’azione della ex CIVIT (Commissione Indipendente per la Valutazione, l’Integrità e la Trasparenza) e vivono una seconda stagione della performance a partire dal 2015 con l’avvento della Riforma Madia (e in particolare il D.Lgs. 74/2017, che modifica e integra il D.Lgs. 150/2009) e l’affidamento del ruolo di regista del Performance Management italiano al Dipartimento della Funzione Pubblica (D.L. 90/2014, L. 114/2014, L. 124/2015, D.P.R. 105/2016). Su questo sfondo si stagliano gli specifici interventi di riforma delle Università, a partire dalla Riforma Gelmini (L. 240/2010), e l’azione di sistema esercitata dal Ministero dell’Università e dall’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e
della Ricerca), con riferimento al tema della performance (Linee Guida ANVUR).
Nei tre paragrafi successivi si porteranno ad evidenza colori e dettagli delle fotografie scattate dalle autrici e dagli autori del presente volume, nell’ambito delle tre chiavi di lettura individuate. Per sintetizzare gli elementi salienti di ogni contributo verranno utilizzati i seguenti criteri:
Framework scientifico;
Obiettivi e quesiti di ricerca;
Metodologia di ricerca;
Risultati di ricerca;
Contributo alla letteratura e/o alla normativa e/o alla prassi;
Limiti e prospettive della ricerca
Il PIAO quale strumento per la creazione di Valore Pubblico Traiettorie evolutive nelle esperienze dei Ministeri italiani
La pianificazione strategica nelle Pubbliche Amministrazioni riveste un ruolo fondamentale per conseguire obiettivi utili a generare Valore Pubblico, inteso come la capacità di impattare positivamente sul benessere economico, sociale, ambientale e sanitario di cittadini, imprese e altri stakeholder (Moore 1995, Deidda Gagliardo, 2002). Il presente lavoro esamina i principali risultati di un’analisi documentale dei Piani Integrati di Attività e Organizzazione dei 15 Ministeri italiani per gli ultimi due cicli di programmazione. Nonostante i progressi nella semplificazione e focalizzazione strategica, permangono margini di miglioramento della adeguatezza e integrazione degli obiettivi e nella capacità di creare Valore Pubblico. Da qui, gli autori propongono possibili soluzioni per promuovere un’evoluzione qualitativa della pianificazione strategica
IL PERFORMANCE MANAGEMENT NELLE UNIVERSITÀ STATALI. STATO DELL’ARTE E NUOVE SFIDE
Il volume persegue il duplice obiettivo di fotografare lo stato dell'arte del Performance Management nelle università statali e di disegnare l'orizzonte delle nuove sfide. Lo stato dell'arte viene fotografato in otto scatti, espressione delle prospettive di autorevoli studiose e studiosi, e presentato secondo tre chiavi di lettura: "ciclo della performance", con focus su processi e strumenti; "dimensioni", con focus sulle performance istituzionali (didattica, ricerca e III missione); "condizioni abilitanti", con focus sul capitale intellettuale. Le nuove sfide sono costituite: per il ciclo della performance, dalla sua integrazione sostanziale con i cicli di bilancio, dei rischi e della qualità; per le dimensioni, dalla finalizzazione delle performance amministrative e istituzionali verso la creazione di valore pubblico; per le condizioni abilitanti, dall'ampliamento dei livelli di salute professionale, digitale, relazionale. Tali sfide potranno vincere se e nella misura in cui la comunità economico-aziendale saprà costruire una visione d'insieme e proporre, anche in sinergia con altre comunità disciplinari e con il PTA, dei modelli capaci di produrre miglioramenti del sistema universitario. Il volume vuole essere un passo verso questo ambizioso orizzonte
Coerenza e qualità dell’architettura di programmazione e controllo delle Università. Riflessioni sulle consonanze e dissonanze strategico-gestionali
Il sistema universitario italiano si è caratterizzato, nell’ultimo decennio,
per un processo continuo di riforma contraddistinto da una spinta all’introduzione
di nuovi strumenti e processi di programmazione e controllo della
performance. Se da un lato questo ha permesso di innovare e uniformare gli
strumenti disponibili e presenti nelle Università, dall’altro lato non sempre
tali innovazioni hanno di fatto modificato i processi, le routine organizzative,
i valori e i processi decisionali, rischiando di creare una reazione adempimentale
alle riforme.
Il presente contributo si caratterizza per il tentativo di indagare le ragioni
che aiutano a spiegare il livello di coerenza e qualità degli strumenti di programmazione
e controllo della performance nelle università pubbliche. I risultati
derivano da due casi studio condotti all’interno di Università statali. Dal
punto di vista concettuale, lo studio farà riferimento alle teorie istituzionaliste
che da tempo hanno cercato di indagare i fattori che spiegano il cambiamento
organizzativo, ma anche le dinamiche di stabilità e resistenza al cambiamento
stesso (Meyer e Rowan, 1977; Burns e Scapens, 2000; Scapens, 1994). Il contributo del lavoro risiede nella verifica della coerenza tra gli strumenti
di programmazione delle Università pubbliche e/o di emersione di
operazioni di vestizione formale (window dressing) in ordine ai prescritti livelli
di compliance normativa (Ribeiro e Scapens, 2006). I risultati rappresentano
una base teorica di riflessione sull’evoluzione degli strumenti di programmazione, utile al fine di verificare il livello di coerenza programmatica
in termini di consonanze e/o dissonanze strategico-decisionali, di individuare
possibili meccanismi di raccordo e di integrazione con la pianificazione
strategica delle Università, di ipotizzare paradigmi e modelli, con rilevanti
implicazioni non solo di natura strategica, ma anche manageriale.
Il resto del lavoro sarà strutturato nel seguente modo: nella seconda sezione
si presenterà una review della letteratura sui sistemi di programmazione
e controllo delle Università pubbliche, evidenziandone l’architettura
istituzionale. Nella sezione terza si presenterà il framework concettuale, centrato
sulla teoria istituzionalista. La quarta sezione descriverà la metodologia
della ricerca, prima di procedere all’analisi di due casi studio. L’ultima sezione
discuterà le riflessioni conclusive e le implicazioni teorico-pratiche
della ricerca
La creazione e la misurazione del valore pubblico
Il Valore Pubblico è un concetto interspaziale (ovvero, si rivolge a diverse categorie di stakeholder dell’azione pubblica) ed intertemporale (ossia, si concentra sui cittadini di oggi ma volge lo sguardo anche a quelli di domani). Per migliorare gli impatti esterni della propria azione, una PA deve anche presidiare e sviluppare lo stato delle proprie risorse, tramite progetti di miglioramento amministrativo (impatti interni): «L’amministrazione crea Valore Pubblico quando persegue (e consegue) un miglioramento congiunto ed equilibrato degli impatti esterni ed interni: per generare Valore Pubblico sui cittadini e sugli utenti, favorendo la possibilità di generarlo anche a favore di quelli futuri, l’amministrazione deve essere efficace ed efficiente tenuto conto della quantità e della qualità delle risorse disponibili» (LG 2/2017, p. 19). Possiamo, quindi, dedurre che una PA crea Valore Pubblico quando è capace di migliorare congiuntamente sia il benessere di utenti e stakeholder che la salute dell’ente stesso, non limitandosi all’episodica generazione di utilità per i cittadini di oggi, ma accrescendo la capacità dell’ente di creare Valore Pubblico anche per i cittadini di domani, secondo un principio di equità intergenerazionale (Deidda Gagliardo, 2002, pp. 181-186).
In definitiva, un sistema capace di misurare e valutare il Valore Pubblico fornirebbe informazioni preziose a diversi stakeholder:
- la singola PA disporrebbe di informazioni utili al proprio miglioramento;
- il DFP disporrebbe di informazioni utili ad indirizzare politiche nazionali, generali o tematiche, di miglioramento delle PA;
- a premiare le PA più virtuose, con premi finanziari, organizzativi, formativi, reputazionali, ecc., favorendo anche valutazioni più oggettive e funzionali delle performance individuali; e ad aiutare quelle meno virtuose, tramite interventi mirati di accompagnamento formativo, professionale, ecc., favorendo anche valutazioni più oggettive e funzionali delle performance individuali;
- il singolo cittadino ed utente disporrebbe di informazioni utili per scegliere da quale PA farsi erogare il servizio (nel caso di scelta libera, ad esempio in Sanità o nelle Università) o per pungolare le amministrazioni con standard quanti-qualitativi di servizio oggettivamente inadeguati (nel caso di fruizione obbligata, ad es. in determinati servizi dei Comuni)
Il valore pubblico 2013 dei principali eventi turistico-culturali della città di Ferrara. Modello di misurazione ed evidenze empiriche
La missione istituzionale delle Pubbliche Amministrazioni (PA) è la creazione di valore pubblico. Il presente lavoro ha come oggetto la concettualizzazione, la creazione e, in primis, la misurazione del valore pubblico.
La ricerca si prefigge tre obiettivi: uno metodologico e due sostanziali. L’obiettivo metodologico è quello di testare un originale modello di creazione (Piramide del valore) e misurazione multidimensionale (Griglia dei sacrifici e dei benefici) del valore pubblico (Deidda Gagliardo, 2002) su PA locali e, in particolare, sui sette principali eventi turistico-culturali svoltisi nel 2013 nella Città di Ferrara: “Ferrara Sotto le Stelle”, “Balloons Festival”, “Buskers Festival”, “Internazionale Festival”, “Capodanno”, “mostre del Palazzo dei Diamanti”, “Palio di Ferrara”. Gli obiettivi sostanzia-li sono la misurazione, in termini sia unitari che medi, del valore creato o consumato dai sette eventi e l’individuazione delle cause che hanno contribuito alla determinazione del valore pubblico misurato.
Il metodo di ricerca utilizzato è di tipo qualitativo ed è consistito nell’applicazione dello studio di casi multipli (cross-case) (Yin, 1994) ai sette eventi turistico-culturali tramite interviste condotte secondo un action-research approach (Rapoport, 1970). Sui multiple case studies s’innesta poi, in una prospettiva di medio-periodo, il metodo della grounded theory (Eisenhardt, 1989).
Il lavoro s’inserisce nel framework teorico del Public Value Manage-ment (PVM) (Moore, 1995) e si avvale del Public Performance Management and Measurement (PPMM) in modo funzionale (Banks, 1990; Pollit e Bouckaert, 2000); il PVM trae, inoltre, alcuni spunti dal filone della Public Governance (PG) (Rhodes, 1992, 1996), allargando la prospettiva dalla creazione alla co-creazione del valore pubblico. Il lavoro s’inserisce in un contesto generale delle PA italiane caratterizzato da bassi volumi percepiti, ma non scientificamente misurati, di valore pubblico; ciò anche a causa dell’elevato livello di valore distrutto da negativi fattori di contesto (ad esempio, corruzione, burocrazia, etc.). L’effetto netto dell’incapacità di molte PA di essere baluardo di legalità, perno della tenuta economico-sociale e volano dello sviluppo è stato, negli ultimi anni, la radicalizzazione della crisi economico-finanziaria e l’espansione dei suoi riflessi sociali.
La ricerca intende fornire un contributo al dibattito teorico sulla misurazione del Valore Pubblico (VP), testando il menzionato modello; ciò al fine di verificare l’ipotesi che la creazione di valore pubblico per il territorio sia la risultante sistemica di un’architettura integrata e contemperativa di misure di performance espressive del Valore Economico (VE) e del Valore Sociale (VS) generati dalla PA a favore dei suoi utenti e stakeholder.
La ricerca intende fornire un contributo pratico all’offerta turistico-culturale di Ferrara, misurando il VP creato o consumato e fornendo i risultati:
• al Comune, per valutare i punti di forza e di criticità delle politiche turistico-culturali, onde potenziare i primi e correggere i secondi;
• ai potenziali partner del territorio, quale base di discussione per la costruzione di un vero network turistico-territoriale.
I risultati sono da considerare solo dei primi timidi passi verso un orizzonte di ricerca più ambizioso, a coronamento di un percorso lungo e difficile: la costruzione di un vero e proprio “rating e ranking del valore pubblico delle PA italiane”.
Il lavoro presenta la seguente struttura: partendo dal framework teorico di riferimento (9.2) e tenuto conto del contesto d’indagine (9.3), la ricerca intende rispondere a tre quesiti connessi ai tre menzionati obiettivi (9.3.1) tramite il metodo dei multiple case studies (9.3.2). Muovendo i passi dall’ipotesi concettuale di VP quale Valore Economico-Sociale (VES) integrato (9.5.1), s’illustra il modello di creazione (9.5.2) e misurazione (9.5.3), per testarlo, poi, sui sette principali eventi turistico-culturali 2013 di Ferrara (9.4). L’applicazione del modello multidimensionale (9.6.1) ha fornito interessanti risultati scientifici sul livello di VP creato/consumato (9.6.2) e sulle cause (9.6.3). Dopo la discussione critica dei risultati (9.7), vengono tracciate possibili linee evolutive della ricerca (9.8)
L’analisi e la valorizzazione del patrimonio genetico della vite. risultati ottenuti in Sardegna
Valutazione dell’impatto del cambiamento climatico sulla risposta idrologica di un bacino scarsamente monitorato della Sardegna attraverso simulazioni idrologiche distribuite e downscaling idrometeorologico
Il Mediterraneo è considerato un’area a rischio a seguito dei cambiamenti climatici
specialmente per quanto riguarda la disponibilità di risorse idriche e l’intensificazione degli
eventi estremi, come dimostrato da numerosi studi basati su modelli climatici globali e regionali (Giorgi, 2006; IPCC, 2007 e Cudennec et al., 2007). In questo lavoro sono stati valutati gli effetti dei cambiamenti climatici sulla risposta idrologica di un bacino del
Mediterraneo di medie dimensioni, affetto da una scarsa disponibilità di dati, attraverso l’utilizzo di tecniche di downscaling e simulazioni idrologiche distribuite.
Il bacino considerato è il Rio Mannu di San Sperate, localizzato in un’area agricola della Sardegna meridionale. Esso rientra tra i sette casi di studio del progetto di ricerca FP7 CLIMB
(CLimate Induced Changes on the hydrology of Mediterranean Basins, Ludwig et al., 2010), all’interno del quale è stato sviluppato questo lavoro. Il Rio Mannu, che drena un’area di
472.5 km2, ha sofferto diversi periodi di siccità negli ultimi decenni del secolo scorso con rilevanti perdite nel settore agricolo e turistico e può, pertanto, essere ritenuto un interessante caso di studio nell'area mediterranea.
Per simulare la complessa risposta idrologica di questo bacino, è stato utilizzato il modello distribuito TIN-based Real-time Integrated Basin Simulator, tRIBS (Ivanov et al. 2004a, b). Come spesso accade anche in altri bacini, l'applicazione di modelli idrologici che simulano
fisicamente i processi, come il tRIBS, è però ostacolata dalla limitata disponibilità di dati idrometeorologici. Nella fattispecie, nel bacino in esame, i dati meteorologici e di deflusso
osservati sono stati raccolti in periodi di tempo non sempre coincidenti e con diverse risoluzioni temporali. Inoltre l’utilizzo degli output dei modelli climatici, tipicamente
disponibili con passo temporale giornaliero e risoluzioni spaziali ampie, come forzanti di modelli idrologici distribuiti, con passi di integrazione temporale e spaziale assai più piccoli, richiedono l’adozione di procedure di downscaling per trasferire correttamente le informazione tra le diverse scale. Per affrontare queste problematiche è stata proposta una nuova metodologia basata sull'applicazione di due strategie di downscaling che hanno permesso di creare le forzanti (precipitazione ed evapotraspirazione potenziale) ad elevata risoluzione temporale (1 ora) e spaziale (qualche chilometro), necessarie per le simulazioni idrologiche. Le procedure di downscaling proposte sono state utilizzate sia nella fase di calibrazione con i dati osservati giornalieri, che in quella di simulazione con le forzanti climatiche. Per le precipitazioni, è stata usata una tecnica di downscaling statistico basata sul modello multifrattale STRAIN (Deidda et al., 1999, Deidda, 2000, Badas et al., 2006). Partendo dall’informazione sulla precipitazione prevista o osservata a scale spazio-temporali estese il modello multifrattale genera in modo stocastico diverse realizzazioni ugualmente probabili dello stesso evento a piccola scala. In questo lavoro, la tecnica di downscaling è stata calibrata con dati di precipitazione ad elevata risoluzione temporale misurati da 208 pluviometri su un dominio di 104 km x 104 km, che contiene il bacino in studio. E’ stato pertanto possibile disaggregare la
pioggia misurata su un dominio di grande scala spaziotemporale di 104 km x 104 km x 24 h fino alla piccola scala di 13 km e 1 h. Per l’evapotraspirazione potenziale è stata invece
elaborata una procedura che consente di ottenere stime a scala oraria partendo dalle
temperature giornaliere minime e massime. A questo scopo, sono state usate le formule di Penman-Monteith (Allen et al., 1989, 2006) e di Hargreaves (Hargreaves, 1994; Hargreaves and Allen, 2003) per stimare funzioni adimensionali che rappresentano il ciclo diurno del processo mese per mese.
Usando i dati disaggregati come input, il modello idrologico è stato calibrato e validato in un periodo di tre anni, durante i quali i dati di deflusso disponibili presentavano le minori incertezze. La calibrazione è stata effettuata manualmente cambiando i parametri che più
condizionavano il modello tRIBS nel caso in studio. Le prestazioni sono state valutate in termini di coefficienti di Nash-Sutcliffe tra volumi di deflusso osservati e simulati. I risultati
ottenuti hanno permesso di affermare che, nonostante le diverse fonti di incertezza nelle osservazioni e nella parametrizzazione del modello, l’uso delle strategie di downscaling ha
consentito di ottenere delle buone prestazioni del modello nei periodi di calibrazione e
validazione (Mascaro et al., 2013).
Le strategie di downscaling sono state adottate anche per trasferire gli output di diversi modelli climatici regionali alla scala spazio-temporale richiesta dal modello tRIBS al fine di
valutare gli impatti dei cambiamenti climatici nel ciclo idrologico del bacino in esame. In particolare, sono stati dapprima selezionati i quattro migliori modelli climatici regionali per le aree di interesse, confrontando criticamente le prestazioni dei modelli del progetto
ENSEMBLES (Deidda et al., 2013). Gli output dei quattro modelli climatici selezionati sono stati quindi usati come forzanti di simulazioni idrologiche durante un periodo di riferimento
(1971-2000) e un periodo futuro (2041-2070). La risposta del bacino del Rio Mannu ai cambiamenti previsti dal set di modelli climatici è stata valutata elaborando le serie temporali e le mappe spaziali fornite dal modello tRIBS. Questo ha permesso di quantificare gli impatti
nella disponibilità di risorse idriche e negli eventi estremi che si potranno verificare nel
bacino nel periodo futuro. Le variazioni nelle forzanti climatiche (diminuzione delle
precipitazioni e aumento delle temperature) influenzano le diverse componenti della risposta
idrologica del bacino mostrando anche la sua non linearità. I risultati delle simulazioni
idrologiche, infatti, hanno indicato per il periodo futuro: (i) una diminuzione del deflusso medio annuo, con variazioni nel meccanismo di generazione, confermato da uno spostamento verso il basso delle curve di durata del deflusso in corrispondenza di tutte le probabilità di superamento; (ii) un abbassamento dell'evapotraspirazione reale, dovuta probabilmente alla ridotta umidità del suolo; (iii) una riduzione del livello medio della falda
acquifera. In breve, è previsto che il bacino subirà maggiori ristrettezze idriche nel futuro con suolo asciutto per periodi più lunghi pur avendo quasi le stesse perdite di evaporazione del
periodo di riferimento
- …
