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Tonino Decandia, Professor of Geology at the University of Siena: a Tribute from his Students
May 2006 was a very sad month for the italian geolo- gical community and for the University of Siena, for To- nino Decandia passed away after a strenuous fight again- st a degenerative disease. Tonino, together with his colleague and good friend Gaetano Giglia, was one of the very first geologists to systematically pioneer structural analysis in Italy. Many contributions have been written, and many others will follow, to attempt outline the uni- que personality of Tonino as an inspired and gifted Earth scientist. But there’s yet another side of Tonino that is of- ten obscured by his contributions to science: the figure of a great advisor devoted to lecturing geology and supervi- sing the work of his students. And this is the profile of To- nino Decandia that we, a group of his former undergra- duate and graduate students spanning for over three decades, wish to portray with these few lines
Learning as an Aesthetic Experience: Digital Pedagogies in Planning Didactics
Nel saggio l’autrice,nel ripartire dall’idea di scuola attiva – il learning by doing di deweiana memoria - e collocandosi all’interno di un particolare filone di pianificazione, profondamente radicato nel pensiero geddesiano, propone e mostra, anche ìattraverso il breve racconto di una esperienza, una particolare modalità di approccio didattico. Un approccio, incentrato sulla creazione di un contesto interattivo e relazionale, in cui far uso di linguaggi sensibili e metaforici per risvegliare, negli allievi un senso di cura e di partecipazione. La peculiarità di questo approccio viene raccontata utilizzando la metafora del viaggio e la figura del pellegrino. A queste immagini è affidato il compito di rievocare un particolare processo di apprendimento in grado di produrre un sapere trasformativo sul mondo. Un apprendimento, educato alla forma del tempo e della percezione, capace di fare appello non solo all’intelletto, ma ai sensi; di farsi nutrire non solo dalle idee e dai modelli, ma anche dalla prossimità e dalla concretezza esistenziale, fatta dagli incontri con i corpi dei territori, con le persone che lo abitano, con i ricordi, le passioni e le emozioni che lo fanno vivere. E’ proprio all’interno di questa cornice che vengono esplorate le potenzialità offerte dai linguaggi digitali. Strumenti imprescindibili per: potenziare le chiavi di accesso al mondo; rimettere in relazione gli oggetti con la vita che li ha prodotti; far emergere le voci latenti, le geografie sonore, le memorie e gli immaginari che intessono di fili invisibili il territorio foderando i luoghi della stessa materia dei sogni; riconsiderare le dimensioni della temporalità che la logica cartografica ci aveva costretto ad abbandonare
La tarantella come dispositivo aperto di costruzione dell'identità: una metafora per ripensare il progetto
Deformation of S-C tectonites in the Scaglia cinerea Formation in the Spoleto area (south-est Umbria).
Dalla città fortezza alla città come opera d'arte relazionale
A partire dalla critica all’immagine di una città fortezza, che sempre più sembra proporsi come unico rimedio di fronte a quei flussi potenti di figure migranti che premono ai confini del nostro impero, scappando da terre di dolore e di pianto, il saggio intende utilizzare la sfida posta da questi mutamenti in atto per riflettere sul senso profondo che la parola città racchiude. Nel ribaltare profondamente l’idea che la città possa essere pensata come qualcosa di definito una volta per tutte, una fortezza in cui il diverso e l’estraneo debbano essere respinti e tenuti ai margini, si intende sostenere l’idea che essa debba essere immaginata come il più grande «dispositivo topografico e sociale capace di rendere efficaci al massimo l’incontro e lo scambio tra gli uomini» : una sorta di accampamento provvisorio ai margini del caos, in cui una collettività di diversi, lavora nel tempo, per creare il luogo stesso dell’essere insieme.
Una sorta di vera e propria opera interattiva e relazionale in continuo divenire, in cui, in un continuo intrecciarsi, mischiarsi, stratificarsi, si producono spazi e beni comuni, non dati, ma continuamente conquistati attraverso un lavoro di incontro-scontro, tensione continua tra differenze.
Come già osservava Mumford, ciò che caratterizza infatti la città, «in opposizione alla forma più rigida e chiusa in se stessa del villaggio eminentemente ostile ai forestieri» , è proprio la capacità che essa ha di attrarre i diversi, i non residenti e di fare di questa attrazione e di questo innato dinamismo l’essenza stessa del suo farsi. Sono infatti le molteplici differenze in quanto differenze a fare la città. E tuttavia ciò che la caratterizza è che nessuna di queste differenze può essere assolutizzata nel suo sé e nella sua diversità, ma può essere pensata solo in un’ottica trasformativa di continua relazione e di scambio con l’alterità, in nome di qualcosa di più grande che ci accomuna e ci tiene insieme. Per questo essa costituisce non un dato acquisito, ma semmai una posta in gioco da re-immaginare continuamente e creativamente. In questo senso produrre città significa «produrre e ricostruire la compartecipazione alla messa in comune dei modi di vita; elaborare e rielaborare i modi di connessione attiva delle differenze» .
Questa idea verrà sostenuta attraverso un viaggio che intende partire da una meditazione sull’origine della città. Un’origine che affonda profonde radici nel luogo sacro e nella festa in cui, come osserva Mumford, il magnete si era già costituito prima dell’involucro. È in questo embrione di città che si produce quel senso profondo dell’essere insieme, in un’ottica di eccedenza, di intensa relazione e di scambio. È a partire da questo embrione che si sviluppano i diversi modi in cui le diverse società, che si sono succedute, hanno continuamente rielaborato e dato forma, in maniere diverse e creative, a questa possibile idea dell’essere in comune. Senza fare una storia, ma semplicemente ripercorrendo alcune fasi salienti di questo divenire città, non in forma lineare, ma attraverso un semplice accostamento di diverse esperienze, si intendere «incendiare il materiale esplosivo riposto in ciò che è stato» per illuminare il nostro presente. E mostrare come sia possibile accogliere i nuovi transiti e le nuove migrazioni non come qualcosa da demonizzare, ma piuttosto come qualcosa che ci costringe ad aprirci e a ripensarci
Territori deboli e forza dello sviluppo locale. L’esempio delle officine di Santu Lussurgiu: un cantiere interattivo di conoscenza e cura del territorio
Studio della variabilità genetica nel Grifone Sardo (Gyps fulvus) attraverso l’analisi del DNA mitocondriale
In Italy, the Griffon Vulture (Gyps fulvus) lives and nests exclusively in Sardinia. During the last century it has suffered the consequences of a drastic decline and currently there are only thirty territorial couples. It is therefore included in the category of Critically Endangered (CR) species.The aim of this work was to increase the understanding of genetic and evolutionary history of the Sardinian Griffon Vulture, useful to the preservation of this species. The first step was to obtain the complete sequence ofGyps fulvusmtDNA, so far known only for the 25%. Phylogenetic results from D-loop sequences analysis indicated the presence of a unique cluster, split into two groups, characterized by a high statistical support. Additional analysis were performed to validate the structure of the obtained tree, in order to identify the number and the diversity of haplotypes (Hap), pairwise differences and, by using Bayesian model-based clustering, a possible genetic structure.Our results indicate the presence of three different Hap within the sampledGyps fulvuswhich are probably typical of the Mediterranean area. Phylogenetic analysis were also performed according to the molecular clock theory and divergence times were estimated by using the ND2 aminoacid sequences. The extant genetic diversity within Gyps resulted from a rapid adaptive radiation at about 1.62 million years ago (MYA), whereas the splitG. fulvus/G. tenuirostris-G. indicus-G. coprothereswas dated at 0.54 MYA
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