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La differenza antropologica
La differenza antropologica rappresenta una questione annosa e complessa con cui la riflessione filosofica ha sempre cercato di misurarsi pervenendo, nel corso delle diverse epoche, a esiti speculativi profondamente differenti.
Cercare di definire cosa e in che modo l’umano si differenzi dagli altri esseri viventi, quali sono le caratteristiche distintive e peculiari del modo in cui l’uomo si rapporta al mondo, agli altri a se stesso, come articola il suo processo di scoperta di sé, di definizione della propria identità e come è in grado di mettere in valore ciò che lo caratterizza nel rapporto con le altre specie rappresentano svariati motivi sui quali il dibattito filosofico è ancora del tutto aperto
Fantasmi incarnati. Sguardi sulla maternità
Il presente contributo ruota attorno ad alcuni nodi teorici, il primo concerne la dimensione del rapporto tra desiderio e identità femminile, così rilevante e decisivo per la comprensione di un tema essenziale del vivere delle donne, quello della generazione. Un desiderio che non pensiamo separato dalla relazione affettiva da cui scaturisce, ma che le donne sperimentano e quasi custodiscono vivendo con i nascituri una relazione ogni volta unica e irripetibile. In un secondo momento verrà trattata la questione dello spossessamento della generazione confrontandoci anche con la questione della prefigurazione così essenziale per il vissuto personale. Una terza questione attiene alla fenomenologia della generazione come possibilità di comprensione di sé da parte delle donne. La maternità può inaugurare forme di vita creative e pienamente soddisfacenti, quando vissute come scelta consapevole e nella condivisione della responsabilità, prefigurando stili di vita fondati sulla relazione, la tenerezza, l’accoglienza, l’ospitalità. Infine, quasi come una conclusione si vorrebbe toccare un tema delicato, legato alla perdita del generato, aspetto questo meno considerato rispetto alla rivendicazione del diritto all’aborto
La situazione-limite della malattia e la fine della finitezza. Una riflessione a partire da Karl Jaspers.
Tempo del morire: considerazioni bioetiche
Nella prima parte del contributo vengono analizzati i principali aspetti di carattere storico, sociale e culturale che possono alimentare il desiderio di una morte rapida e incoraggiare il ricorso alle pratiche eutanasiche in vista di un’autogestione della fase finale della vita. Volgendo poi lo sguardo al dibattito italiano sul fine vita, vengono criticamente esaminate l’argomentazione della Corte costituzionale presente nella sentenza n. 242/2019 e la proposta di legge regionale, di iniziativa popolare, promossa dall’Associazione Luca Coscioni (Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito ai sensi e per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019). L’obiettivo è quello di riflettere sulle derive di un approccio sul fine vita centrato sull’autodeterminazione del paziente e volto a promuovere una celere attuazione del desiderio di morire
Su verità e menzogna in senso morale
Il saggio riflette sul significato morale della distinzione tra verità e menzogna e difende l'assolutismo etico come fondamento dei diritti aletici
“Aver cura delle rose. Modulazioni fenomenologiche dell’adsistere. Tra generatività e cura”.
Il saggio prende spunto dal "Piccolo Principe" di Saint Exupery per riflettere sulla condizione umana, passando dal concetto radicale di cura in Martin Heidegger
La “via dell’interiorità”. Una metodologia per le ricerche sul fenomeno della coscienza
Il saggio analizza il metodo di indagine della dimensione interiore e morale utilizzato da L. Alici, evidenziandone il contributo al dibattito e alla ripresa della discussione sull'interiorità come oggetto dell'attenzione antropologico-filosofica
Sul senso del limite. Riflessioni su umano, post-umano... e pratica sportiva
La rapidità con la quale procede il sapere tecnico – il suo continuo dischiudere scenari inediti e nuove possibilità – alimenta in molti la persuasione che, proprio grazie alla tecnica, l’uomo potrà finalmente emanciparsi da quella fragilità che, da sempre, ne caratterizza l’esistenza. La cifra del postumano consiste proprio nella persuasione che i limiti della nostra costituzione non debbano venir accettati con rassegnazione, ma possano essere sfidati con successo, inaugurando una nuova dimensione dell’umano. Ciò che in questo saggio suggerisco, invece, è l’accettazione del limite quale condizione necessaria alla piena realizzazione dell’umano. Nel farlo proverò a seguire alcune suggestioni a cui ci richiama la filosofia dello sport
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