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Un modello di supporto alle decisioni dell'azienda agro-energetica
La possibilità di gestire un'azienda agro-energetica efficiente dipende dalla capacità di organizzare le varie attività secondo un piano produttivo che prevede diverse soluzioni alternative. Nel presente lavoro viene formulata l'ipotesi di un'azienda agro-energetica orientata alla produzione di derrate agricole ad usi multipli con ricerca di soluzioni ottimizzanti tramite la programmazione lineare. La sostenibilità di tali soluzioni dipende dalla capacità di risolvere allo stesso tempo problemi di natura economica, ecologica ed energetica. Sono stati ipotizzati diversi scenari caratterizzati da combinazioni alternative di prodotti in rotazioni aziendali, di approvvigionamento esterno e cambiamenti dei prezzi dei prodotti stessi e si è quindi proceduto ad effettuare le simulazioni utilizzando la programmazione lineare che ha consentito di elaborare le combinazioni delle attività necessarie a conseguire l'obiettivo della massimizzazione del reddito lordo soggetto ai vincoli delle risorse impiegate ed al conseguimento di un livello minimo di energia netta (maggiore di zero). Il case study ha preso in esame un'azienda ad indirizzo cerealicolo-zootecnico nella quale sono disponibili un impianto per la spremitura di semi oleaginosi e un digestore anaerobico per la produzione di biogas utilizzato nella cogenerazione di energia elettrica e calore. Le soluzioni evidenziano una preferenza alla produzione di biogas che risulta essere un processo produttivo meno complesso rispetto il processo di allevamento zootecnico. Gli acquisti esterni di derrate agricole dimostrano l'esigenza di dover supplire alla mancanza di risorse interne per aumentare le dimensioni dei processi produttivi che evidenziano economie d: scala
Fortuna di Salvator Rosa nella letteratura del tempo
Momenti inediti della carriera di Salvator Rosa a Roma tra gli anni Cinquanta e la morte vengono ripercorsi attraverso un analitico esame delle fonti a stampa coeve e successive rintracciate dall'autrice, che pubblica anche un dipinto ritenuto perduto e di autografia certa, datandolo sulla base di attestazioni in una fonte coeva e di confronti di stile
Luigi de Rosa, De regno di Napoli .
Numérisation effectuée à partir d'un document original.Appartient à l'ensemble documentaire : RegiaAragonF. IIv : titre du XVIe siècle, « Italien Du royaume de Naples et des derniers roys et roynes d’iceluy ».Recueil de textes composé en trois parties : F. 1-56v : "Anno domine MCCCCLII yo Loyse de Rosa aio comenczato chisto libro et so omo de anne LXVII ...-... pare essere mirabile cosa chesta." Encomio di Napoli "del medesimo": discours d'éloge des napolitains. F. 58-61v : "Una bona novella voglio dire aly nostre napoletane yo Loyse de Rosa : la novella est chesta chely napoletane so delloro natura ly meglio omene delo in mundo, et provalo, state ad audire le mey raione ...-... Santo Isidoro disso che Napole ey una serva de Castille, matre de osspitale, refugio de midicante, sito eccellentessimo." Cronaca di Napoli "del medesimo ", chronique de Naples composée en 1471.F. 62-69 : "Aly M CCCC LXXI aly XXV de maio, yo Loyse de Rosa per reverencia de la donna mia madamma la duchessa de Calabria, le scrivo chesta Cronica la quale commencza da lo re coronato. Per fine a Re Carlo Tierczo, la scrivo per detto de mio patre, dalo re Carlo in fine alo re Ferrante lo aio vedutto yo ...-... ut Loyse de Taranto" . F. 70v-73v : Eloge de la supériorité de la femme sur l'homme : "Lo Re essendo in nugaria sa consigliao coly ...-... Cristo procese dalo patre che sempre fo ammeruso alle donne como lo patre".Ce manuscrit a fait partie de la bibliothèque desrois Aragonais de Naples . En 1495, il est saisi par Charles VIII et apporté au château d'Amboise, puis transféré dans la Librairie royale de Blois. Ce manuscrit est mentionné dans l'inventaire du transfert de Blois à Fontainebleau en 1544 : "Ung autre livre en papier, à la main, intitullé Cronica Luysi de Rosa, couvert de cuir tanné" (Omont n° 1680 ) et dans le catalogue de la bibliothèque du roi à Paris à la fin du XVIe siècle : "Du royaume de Naple et des derniers roys et roynes d’iceluy" (Omont n° 2809)
"Seminario didattico interdisciplinare a partire dal volume di Alessandra Facchi e Orsetta Giolo “Una storia dei diritti delle donne”" F. De Rosa, Diritto e genere: la costruzione storica dell’esclusione femminile
"Seminario didattico interdisciplinare a partire dal volume di Alessandra Facchi e
Orsetta Giolo “Una storia dei diritti delle donne”" F. De Rosa, Diritto e genere: la costruzione storica dell’esclusione femminil
L’inclusione dei minori stranieri non accompagnati. Una sfida accolta dai Centri per l’istruzione della Sicilia
L’approdo e la presenza dei minori stranieri non accompagnati (da qui MSNA) nel territorio italiano continua a sollecitare una profonda riflessione sugli strumenti utilizzati per la loro formazione di base e professionale.
Frequentare la scuola per i MSNA significa, di fatto, avere accesso ad una esperienza indispensabile per il successivo percorso di inclusione, formale e informale. Da un lato, infatti, il conseguimento del certificato di conoscenza della lingua italiana di livello A2 è essenziale per il rilascio del permesso di soggiorno UE e, d’altro canto, l’apprendimento della lingua italiana concorre a rafforzare il processo di definizione della propria identità all’interno del contesto di accoglienza e a ricucire la «lacerazione culturale» subita da questi giovani (Bichi, 2008), oltre ad aiutarli a superare lo stato di «provvisorietà» (Sayad, 2002) sul piano relazionale, affettivo e culturale.
La Sicilia, regione fortemente implicata nell’accoglienza dei MSNA, offre la possibilità di un’analisi su tali esperienze scolastiche: è qui, infatti, che risultano ospitati il 38% dei MSNA accolti in Italia (dati al 31/12/2018, in Greco, Tumminelli, 2019, p. 40). Circa un terzo dei MSNA presenti in Sicilia frequenta percorsi scolastici (Di Rosa et al., 2019, p. 52) presso i CPIA, cioè i Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti, corsi con orari pomeridiani e serali per l’ottenimento di licenza media e diploma, che, di conseguenza, diventano oggi un luogo significativo, un «soggetto culturale e presidio educativo nel territorio» (Floreancig,
2018, p. 15)
Tipi di produzione vetraria di età medievale in Italia meridionale: l'abaziale di Mileto in Calabria e il castello di Lagopesole in Basilicata
L'articolo illustra i dati provenienti da due siti di indagine che hanno consentito di conoscere tipologie e modalità di produzione di manufatti vitrei in uso tra fine XI e fine XIII secolo
Plasticità delle cellule endocrine dell’isola del Langerhans di pazienti con diabete di tipo 2
L’isola pancreatica mantiene, anche nell’adulto, una incredibile plasticità e capacità di modificarsi in risposta ad una crescente richiesta metabolica o dopo un severo danneggiamento delle popolazioni endocrine, come avviene nel diabete di tipo 1 e di tipo 2 (DT2). Particolarmente interessante è il processo di transdifferenziamento che si osserva tra cellule endocrine pancreatiche. Consiste nella conversione da un tipo cellulare endocrino non-beta verso quello beta, attraverso un processo di riprogrammazione. E’ stato chiaramente identificato in modelli animali di diabete ma la sua presenza nell’uomo e i meccanismi alla base di questo processo devono ancora essere dimostratati.
Obiettivo dello studio è stato quello di valutare modificazione nella composizione e nell’architettura dell’isola in pazienti con diabete di DT2 e di verificare l’esistenza di un possibile processo di transdifferenziamento tra cellule endocrine pancreatiche umane.
Lo studio è stato condotto su sezioni di pancreas di 12 soggetti controllo (7M/5F, età 69±7 anni) e 14 soggetti con DT2 (8M/ 6F; età 66.4±10.34 anni). Le sezioni sono state colorate con anticorpi diretti contro i diversi ormoni e analizzate mediante microscopia confocale e analisi morfometrica.
I nostri dati mostrano che l’isola del Langerhans, in pazienti con DT2, va incontro a un rimodellamento caratterizzato da un progressiva riduzione dell’area e della densità cellulare dell’isola (riduzione del 27±5% e del 15±7.9%, rispettivamente. P<0.05) per aumentata apoptosi di cellule beta e delta e amiloidosi. Per quanto riguarda le diverse popolazioni dell’isola abbiamo evidenziato una diminuzione significativa delle cellule beta e delta e un aumento delle cellule co-esprimenti insulina e glucagone (valutata mediante indice di colocalizzazione) suggerendo l’esistenza di un processo di transdifferenziamento tra cellule endocrine dell’isola. L’indice di colocalizzazione correla in modo negativo con l’area delle cellule beta e risulta essere particolarmente elevato in pazienti sotto terapia insulinica, suggerendo una severa disfunzione dell’isola.
La comprensione dei meccanismi molecolari alla base di questo processo di transdifferenziamento potrebbe essere di estrema importanza per lo sviluppo di terapie mirate al controllo della progressione del DT2
La sepsi- IVIG e antibiotici: efficace integrazione terapeutica
Nella sepsi le manifestazioni cliniche sono il prodotto di complesse interazioni tra microrganismo infettante e risposta immunitaria, infiammatoria e coagulativa dell’ospite.
In particolare la progressione del quadro fino alla Multi Organ Failure (MOF) viene determinata in parte dal corredo patogenetico del microrganismo (superantigeni, fattori di virulenza, resistenza all’opsonizzazione e/o agli antibiotici) ma anche da una inadeguata, disregolata risposta dell’ospite.
Per tale motivo da più di 30 anni le strategie terapeutiche sono state mirate al controllo della soverchiante risposta infiammatoria, procoagulante e antifibrinolitica: diverse strategie terapeutiche non hanno portato risultati apprezzabili
Rimane altresì controversa l’indicazione all’impiego delle Immunoglobuline (IVIgG) ad alte dosi nella terapia della sepsi e dello shock settico.
E’ infatti noto che le IVIgG operano differentemente in differenti situazioni cliniche con l’obiettivo di riportare il sistema immune all’equilibrio e proprio questo effetto regolatore costituisce il presupposto all’efficacia del loro impiego nella seps
Il culto di Santa Rosa da Lima nei dipinti tra Sei Settecento in Italia meridionale
L’indagine mira ad indagare come il culto di Santa Rosa, prima santa iberoamericana, abbia trovato diffusione anche in Italia meridionale nelle sue varianti iconografiche. I disegni e i quadri prodotti per la cerimonia della beatificazione, già dal 1668, dal pittori Lazzaro Baldi e l’immagine a carattere devozionale del pittore Carlo Dolci, nonché il noto gruppo marmoreo di Melchiorre Cafà, costituiscono i primi modelli iconografici più noti della Santa.Dopo la canonizzazione, nel 1671, il culto di Santa Rosa diviene molto popolare anche in Italia trovando ampia diffusione tra i domenicani: Rosa, terziaria domenicana, diventa una protagonista nel gruppo dei Santi che accompagnano la consueta iconografia della Madonna del Rosario. In Italia meridionale la produzione di dipinti della santa domenicana da parte dei grandi pittori protagonisti della scena settecentesca napoletana (Luca Giordano, Mattia Preti, Francesco Solimena) raffigurante la santa domenicana testimonia il favore che il culto incontrò nell’ambito della nuova committenza ecclesiastica e nobiliare
Identità professionale, genere e servizio sociale in ottica internazionale
Il servizio sociale è un lavoro generalmente declinato al femminile. Ciò è un solido dato di realtà riscontrabile in più Paesi, anzi appare come uno stato di cose quasi “universale”, nonostante ciascun Stato abbia costruito nei secoli un Welfare State a misura della sua situazione politica interna e delle sue scelte di politica sociale. Altro dato di realtà è che la preponderanza del genere femminile in questa professione pare talmente “nell’ordine naturale delle cose” da non essere quasi oggetto né di riflessione né di approfondimento, né tantomeno di attenzione nella formazione. Questo si può riscontrare nella letteratura di più Paesi europei e non (Svizzera, Francia, UK, Canada, Belgio, Spagna), ove gli studiosi che si sono lasciati interrogare da questa caratteristica sono per lo più assistenti sociali che sono transitati ad altre professioni attraverso altre formazioni (sociologia, antropologia) e, a partire da quelle, guardano alla loro prima professione con la distanza data dalle nuove acquisizioni, ma con l’attenzione di chi ancora se ne sente coinvolto in prima persona.
In questo saggio saranno presentati i passaggi salienti di alcune ricerche e degli studi degli autori più impegnati sul tema, che saranno poi esaminati trasversalmente con l’obiettivo di individuare punti di distanza e di vicinanza nelle varie letture del fenomeno, insieme ai possibili nessi tra le cause ipotizzate, i modelli culturali di riferimento e la situazione politica e sociale nella quale la professione si è sviluppata in ogni Paese
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