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    Guardiamo un cartone? I cartoni animati didattico-educativi: "intrattenere educando"

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    Guardiamo un cartone? nasce da un ricordo, da un’ispirazione, da una constatazione che si riverbera negli anni e che conferma l’antica affezione dei bambini di sempre ai loro cartoni animati preferiti. Dalla loro comparsa a oggi i cartoni animati continuano ad accompagnare e ad allietare la vita di ogni bambino, legandosi a quell’inalienabile vocazione infantile all’immaginario e al fantastico. Da sempre associati al divertimento, al gioco e all’intrattenimento, oltre che a precise rappresentazioni di realtà sociali, in particolare nipponica e statunitense, si è voluto indagare a fondo il mondo parallelo dei cartoni animati, quello dei cartoons didattico-educativi; una nuova frontiera educativa per bambini sempre più desiderosi di apprendere nuove conoscenze e per genitori sempre più consapevoli dell’importanza di una scelta di qualità rispetto alla programmazione televisiva per i piccoli utenti. Partendo da un viaggio storico che va dalla nascita della televisione a oggi, si sono tracciate le linee evolutive di una televisione che, con sempre maggiore impegno pedagogico e nonostante le tante criticità, cerca di farsi interprete dei bisogni educativi dell’infanzia, coniugando l’intrattenimento con l’intenzionalità educativa. L’auspicio è quello di una TV che sappia “intrattenere educando” in riferimento a quelle che sono le necessità cognitive, psicologiche ed educative dei bambini, argomenti ampiamenti dibattuti nel testo, specie per quello che concerne gli effetti della televisione sui bambini

    La Teatrosofia. Amore e morte nella pedagogia teatrale per ragazzi. Socrate è di scena

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    La suggestione della Teatrosofia nasce dalla volontà di coniugare teatro e filosofia all’interno di un unico momento formativo rivolto ai ragazzi e alle ragazze di Scuola Secondaria di I grado. Intessendo insieme le trame dell’educazione alla teatralità con quelle dell’educazione al pensiero critico e riflessivo, in maniera sinergica e dinamica i contenuti filosofici proposti, nella fattispecie i due dialoghi platonici, il Fedone, dove si narra la morte di Socrate, e il Simposio, dialogo sull’amore, si sono accesi e vivificati all’interno di laboratori teatrali ideati e predisposti accuratamente per questa fascia di età. Nell’ambiente buio, silenzioso e raccolto di un teatro, dove ogni piccolo rumore fisico o dell’anima si riverbera nell’acustica della scatola magica del teatro, a ciascuno viene offerta la possibilità di sperimentare un abito riflessivo e introspettivo volto alla conoscenza di sé, degli altri e del mondo, unitamente alla conoscenza delle proprie idee e delle proprie convinzioni. Nella penombra di un teatro, dove lievi fasci di luce illuminano a tratti il dipanarsi delle esistenze, ci si muove nel lento fluire di un «tempo altro», che sposta l’asse percettivo in una realtà altra diversa dall’ordinario. Nello spazio fisico del teatro il tempo, poi, si fa un «tempo rallentato», che allontana dai compiti impellenti e dalla frenesia del «là fuori», e che proietta in un «tempo sospeso», che si riavvolge nelle pieghe delle singole individualità alla ricerca di un diverso modo di rapportarsi a sé, alle cose, agli altri, ai pensieri e alle riflessioni profonde sulle domande fondamentali dell’esistenza

    L'educazione tanatologica. Come e perché parlare di morte con i bambini.

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    Il volume affronta la tematica dell'educazione tanatologica, in riferimento all'educazione al concetto di morte con i bambini, partendo dall'assunto secondo il quale il concetto di morte viene compreso, seppur con differenze dovute a diversi stili cognitivi, dai bambini sin dalla tenera età. Questo rende necessario un approccio al concetto di morte che sappia meglio contenere i vissuti di angoscia che esso inevitabilmente crea nella psiche infantile. Il testo comprende anche una parte empirica con interviste ermeneutiche dirette ai bambini nella fascia 5-7 anni di età sul tema morte, sia per favorire l'esternazione dei vissuti di morte, sia per comprendere la comprensione cognitiva del concetto stesso di morte

    Narrazione e pedagogia introspettiva

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    Il volume intende affrontare l'argomento della pedagogia introspettiva come chiave fondamentale della formazione dell'individuo in tutto l'arco dell'esistenza. Interesse precipuo è quello di individuare i modi e le forme di una corretta familiarità con i propri vissuti psicologici, affettivi ed emotivi attraverso l'espressione narrativa di sè nelle diverse età della vita. Ogni fase di vita si caratterizza nelle sue peculiari forme di incontro con se stessi, a partire dall'infanzia con il gioco simbolico, il disegno e la fiaba, passando per l'età adolescenziale e giovanile con la musica e il diario individuate come primarie forme di espressione di sè e con l'intervista narrativa, approdando all'età matura con l'autobiografia. Tutti questi approcci intendono pervenire ad una nuova immagine di formazione, interessata non solo alle abilità cognitive, ma anche alle competenze di natura emotiva e affettiva che si pongono nelle diverse età della vita. Ne emerge una immagine del processo formativo incentrato sulla personalità totale dei soggetti, sottolineando l'imprescindibilità di corrette e positive relazioni educative caratterizzate da un atteggiamento di autentica empatia, dove gli aspetti interiori della persona possano essere considerati e valorizzati nella loro significanza formativa, e dove si possano creare le condizioni di una vera e propria prassi di educazione interiore, emotiva, affettiva e sentimentale fondata sull'ascolto e sulla partecipazione, tutti elementi essenziali per un processo positivo e lineare di costruzione dell'identità personale

    Pàthei màthos. L'esperienza del dolore fra stagnazione e autotrascendimento. Uno sguardo su Viktor E. Frankl

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    L’esperienza del dolore, quale vissuto ineludibile e ineluttabile della condizione umana appare anche un imprescindibile argomento di natura pedagogica, nella misura in cui il soffrire rimanda all’immagine di un essere nel mondo in cui la dimensione della sofferenza, come espresso nel concetto antico di pàthei màthos, contribuisce, nel suo particolarissimo modo, alla formazione della persona nella sua totalità, nella peculiare forma dell’apprendere attraverso il dolore. Dalla cultura ebraica, dove vale il qui auget scientiam, auget et dolorem (chi accresce la conoscenza, accresce anche il dolore), si arriva alla tradizione greca che fa prevalere la concezione opposta del qui auget dolorem, auget et scientiam, ovvero dell’apprendere attraverso la sofferenza, aspetto che va considerato non solo nel suo aspetto tragico, ma anche per la sua valenza pedagogica. Il processo formativo che ivi si avvera è quello di un’autoformazione che perpetuamente si confronta con il rischio, con la crisi con la sofferenza, con la rottura dei vecchi paradigmi e la creazione di nuove categorie esistenziali che inevitabilmente espongono l’individuo all’incertezza e al rischio di frammentazione, ma che si autoricompone nella maturata capacità di ristabilire gli equilibri e di ricostruire nuovi assetti, quando la vita prende allora forma dal caos. Riferimento imprescindibile nel discorso intorno al dolore e all’autotrascendimento è il neurologo, psichiatra e filosofo austriaco di origine ebraica, Viktor E. Frankl, testimonianza capace di innalzare spiritualmente l’esperienza del dolore e la sua brutalità Pàthei màthos: l’esperienza del dolore fra stagnazione e autotrascendimento. Verso l’“homo patiens” di Viktor E. Frankl 313 in una donazione di senso che trascende il dramma e la tragedia di un’esistenza ferita. L’educazione, quindi, ha il compito di illuminare le coscienze con la proposizione di domande utili alla ricerca e alla conquista di un senso autentico del vivere, indipendentemente da qualsiasi situazione o condizione avversa, educando al pensiero e alla riflessione

    "Adolescence": disagio e devianza minorile fra "incel" e "manosfera". La narrazione nell'educazione emotiva e sentimentale.

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    L’età adolescenziale, sempre più articolata e resa complessa da diverse criticità valoriali, sociali e culturali, si configura oggi come una delle fasi più ardue e incerte dell’esistenza umana sempre più oggetto della riflessione pedagogica. Consegnati a se stessi, travolti dal caos e dall’inquietudine, immersi in un metaverso sempre più avvinghiato da intelligenza artificiale e piattaforme social online, molti adolescenti incontrano, nei meandri delle loro complessità interiori, la via della disperazione più nera e acuta, quella della fine di ogni speranza, quella della cessazione di ogni sentimento di bellezza del vivere, dove ogni espressione vitale precipita nell’assurdo di un dolore indicibile che tracima in un’angoscia che culmina nel desiderio di morte, della propria morte, come nei casi di suicidio, o della morte dell’altro, visto come nemico/nemica da annientare. Fatti che rimandano alla necessità di affacciarsi all’interno di quella zona oscura e solitaria della psiche che facciamo ancora fatica a riconoscere, in noi stessi e negli altri, e che è stato efficacemente esposto nella miniserie britannica del 2025, Adolescence, che ha generato, a livello nazionale e internazionale, un esteso e acceso dibattito culturale e scientifico. L’accoltellamento e l’omicidio brutale di Katie da parte del tredicenne Jamie, rivela un sottosuolo di relazioni violente e di modi relazionali distorti all’interno di un universo giovanile dove il virtuale si mischia con il reale in un continuum dove la virtualità, con le sue dinamiche relativamente semplici, rivelano la complessità della vita psichica individuale adolescenziale, ancora in fase di costruzione e di assestamento. Incel (involuntary celibates) e manosfera, effetti diretti dei processi di digitalizzazione delle relazioni negli spazi digitali (forum, siti, canali, etc.), sono espressioni che definiscono una certa mascolinità tossica con contenuti dichiaratamente misogini e antifemministi. Sessismo, bullismo e violenza sono le zone oscure che caratterizzano la vita adolescenziale in un contesto sociale, scolastico, educativo e relazionale solo formalmente adeguato. Tale condizione, che mette in evidenza il profondo disagio minorile, implica anche una riflessione sulla condizione della genitorialità e dell’educazione contemporanea, fortemente provate da modelli sempre meno equilibrati fra l’asse emotivo-affettivo e quello delle regole e dei limiti. L’amore, l’amicizia, l’affettività e la sessualità, l’attenzione pedagogica alla vita psichica ed emotiva degli adolescenti diventa espressione di quella cura capace di farsi carico dell’altro, prestando ascolto a tutti quei segnali, impliciti o espliciti, che cercano di tradurre l’incomunicabile e l’inesprimibile in uno spazio sicuro all’interno del quale compiere la propria trasformazione nell’atanor caldo del forno alchemico della famiglia e della scuola con metodi narrativi e dialogici

    Il viaggio di formazione. Fra l'estetica dei paesaggi e l'estetica del Sé.

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    Il viaggio di formazione si vivifica anche nella figura del beholder, che appare affine a quella del soggetto di natura contemplativa, richiamando lo stesso paesaggio a contesto di ispirazione mistica, dove la consapevolezza dell’osservare produce l’incanto della partecipazione mistica con le cose intorno a sé, che vengono vissute come parti che si coagulano intorno al nucleo centrale del Sé. L’osservatore consapevole vede in una maniera diversa e più profonda la realtà che lo circonda, e questa sua particolare forma del vedere si sposa con le mirabili descrizioni, con la poesia dei racconti di luoghi e paesaggi che molti hanno pur guardato, ma che pochi hanno davvero visto, assaporandone i più intimi recessi

    In viaggio, “Drive my Soul”. Narrazioni condivise e restituzioni di senso

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    In the fifth space-time dimension of the journey, in that invisible dimension of meaning, one also simultaneously enters the dimension of narration, in a double track that makes the dialogic dimension, traveling, a distinctive trait of traveling, both inside and outside oneself. The journey then becomes the occasion for a reinterpretation of meaning, the place of its return, the space within which to get lost and find oneself in a different articulation of oneself and one’s identity, the forge, the alchemical atanor, where to live profound upheaval of oneself within a narrative and dialogic consciousness that makes the travel companion, the traveler, the other the focus and direction of our haughty representations and of our most unfathomable inner worlds. Because no one can tell only himself. We will therefore try to make people understand the special connection that exists between travel and narration, present within a literary tradition that crosses times and places, crossing the Middle Ages with Geoffrey Chaucer’s Canterbury Tales up to the most recent Drive my Car by Murakami, in a common narrative and existential structure that unfolds precisely in the particularity of traveling together. Everything that happens to us while traveling becomes a form of narration that combines the lived experience of consciousness, the Erlebnis, the poetry of the word in expression, an expression of a deeper self that can manifest itself in its epiphany through the story of what we are while we travel, while we wander, while we walk in other places, with others, lost in walking on foot, by car or train, without space-time limits, in that way of flying over the world typical of flânerie.Nella quinta dimensione spazio-temporale del viaggio, in quella dimensione invisibile del senso, si entra contestualmente anche nella dimensione della narrazione, in un doppio binario che fa della dimensione dialogica, in viaggio, un tratto distintivo del viaggiare, contemporaneamente fuori e dentro di sé. Il viaggio diventa, allora, l’occasione per una rivisitazione del senso, il luogo della sua restituzione, lo spazio entro cui perdersi e ritrovarsi in una diversa articolazione di sé e della propria identità, la fucina, l’atanor alchemico, dove vivere lo stravolgimento profondo di sé dentro una coscienza narrativa e dialogica che fa del compagno di viaggio, del viandante, dell’altro il focus e la direzione delle nostre altere rappresentazioni e dei nostri più insondabili mondi interiori. Perché nessuno può raccontarsi solo a se medesimo. Si cercherà, dunque, di far comprendere il nesso speciale che sussiste fra viaggio e narrazione, presente all’interno di una tradizione letteraria che percorre i tempi e i luoghi, attraversando il Medioevo con I racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer fino al più recente Drive my Car di Murakami, in un comune impianto narrativo ed esistenziale che si dipana proprio nella particolarità del viaggiare insieme. Tutto quello che ci accade in viaggio diventa una forma di narrazione che unisce all’esperienza vissuta della coscienza, l’Erlebnis, la poesia della parola nell’espressione, espressione di un sé più profondo che può manifestarsi nella sua epifania per mezzo del racconto di quello che siamo mentre viaggiamo, mentre vaghiamo, mentre passeggiamo in luoghi altri, con altri, persi nel camminare a piedi, in macchina o in treno, senza limiti spazio-temporali, in quella maniera di sorvolare il mondo tipica della flânerie

    Alleanze innovative tra scuola, associazioni ed enti locali: l'esperienza dei partenariati di contrasto alla povertà educativa

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    La pianificazione delle politiche di contrasto alla povertà è, nel nostro sistema di welfare, uno dei principali banchi di prova, per la sperimentazione di nuovi percorsi e scenari di innovazione sociale e di collaborazioni reticolari. Negli ultimi anni la sensibilizzazione istituzionale a questo tema è aumentata notevolmente a livello mondiale, e il comune denominatore tra tutti i Paesi è la necessità di pianificare politiche sociali, sanitarie, educative responsabili, collaborative, innovative e sostenibili. (Ianni, 2017; Cesareo, Pavesi, 2019). La pianificazione di politiche di contrasto alla povertà assoluta, sono finalizzate alla costruzione di un benessere comune. Di fatto il periodo contemporaneo, rimette in discussione quei percorsi di standardizzazione dei servizi di welfare assistenziale che negli ultimi vent’ anni hanno caratterizzato l’agenda politica nel nostro paese, verso prospettive innovative. Nel nostro Paese, dal 2016 ad oggi si sono sperimentate azioni e programmi di contrasto, un esempio tangibile di misura nazionale per il contrasto alla povertà assoluta è avvenuto con l’introduzione del Reddito di Inclusione (REI) nel 2018, successivamente sostituita dal Reddito di Cittadinanza (RdC) , in un momento storico in cui cresce la domanda di protezione sociale da parte di categorie di cittadini, che fino a pochi anni fa non erano considerati possibili utenti a rischio
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