1,720,968 research outputs found
Le metafore (politiche) possono uccidere. Un'intervista a George Lakoff
George Lakoff, professore di linguistica a Berkeley, ha pubblicato nel settembre del 2004 Don’t think of an elephant, una sorta di messaggio al mondo progressista focalizzato sullo studio dei meccanismi della comunicazione poli- tica. Il libro è presto diventato un best-seller negli Stati Uniti e altrove (anche la traduzione italiana – ed. Fusi Orari, pref. di F. De Bortoli – ha fatto discutere) e non è difficile comprendere perché. Pur essendo scritto con uno stile giorna- listico in modo da raggiungere il grande pubblico, il lavoro è il risultato di un interessante connubio tra filosofia, politica, linguistica e scienze cognitive. Una delle sue idee-forza è che le recenti scoperte sulla mente mettono in una nuova luce il potenziale di influenza della comunicazione politica. Il frame – in breve, lo schema concettuale che utilizziamo per organizzare l’esperienza – è una struttura centrale per la comprensione di qualsiasi forma di comunicazione, e per quella politica in particolare, riveste un ruolo decisivo. Attraverso i frames, le metafore e le narrazioni culturali nella nostra mente si crea un canale privilegiato di lettura e comprensione degli avvenimenti tale da influenzare l’intera nostra percezione della realtà, degli scambi informativi e ovviamente anche le dinamiche di voto. Su questi e altri temi ho avuto l’occasione di discutere a Berkeley, nel dicembre del 2009, con George Lakoff
Embodied Mind: la metafora e la comunicazione politica
È quasi un luogo comune, oggi, sostenere la centralità dell’immagine nei processi di comunicazione. Questo argomento assume, tuttavia, un peso specifico diverso se lo inseriamo in quell’importante filone del dibattito filosofico e linguistico contemporaneo che sostiene il carattere embodied (letteralmente, “incorporato”) dei processi della conoscenza. In estrema sintesi, l’idea è che molti percorsi conoscitivi apparentemente astratti traggano la loro origine, e spesso le loro modalità di funzionamento, da dinamiche di tipo percettivo e autopercettivo. Il corpo, dunque, tradizionalmente marginalizzato nelle filosofie platonizzanti della conoscenza, sembra rivendicare uno spazio nuovo, a livello teorico, e parte da qui una rinnovata concezione del rapporto corpo-mente che si muove in senso opposto al dualismo cartesiano.
In tempi recenti l’intreccio con la scienza della mente e del lin- guaggio ha animato la discussione filosofica su alcuni punti fonda- mentali, quali la formazione del linguaggio (Gibbs, 2003; Rizzolatti, Vozza, 2004), le categorie attraverso cui organizziamo il materiale della conoscenza (Rosch, 1975; Lakoff, 1987). Particolare attenzio- ne ha ricevuto la formazione di alcune correlazioni sistematiche a livello concettuale, che darebbero vita a particolari tipi di metafore dette metafore “primarie” (Lakoff, Johnson, 1999; Grady, 1997). La teoria della metafora concettuale ha subìto uno sviluppo parallelo e spesso intrecciato con la teoria dell’embodiment di “ultima generazione”, proprio perché ha messo in luce una visione del linguaggio che affonda le sue radici nel pensiero come nel corpo (Lakoff, Johnson, 1980; Johnson, 1987). I risultati sperimentali, soprattutto se si guarda all’ambito del “discorso persuasivo” coerentemente con la teoria della metafora concettuale, mostrano che il framing metaforico influenza il modo in cui gli individui recepiscono determinati messaggi persuasivi (Ottati, Rhoads, Graesser, 1999), traggono inferenze riguardo a eventi sociali (Morris et al., 2007), e prendono posizione su certe tematiche politiche (un esempio tipico è quello dell’immigrazione: Landau, Sullivan, Greenberg, 2009). Altri studi mostrano alcune evidenze del fatto che messaggi non verbali veicolati attraverso stimoli percettivi o corporei possono evocare mappature metaforiche e influenzare il posizionamento politico (Oppenheimer, Trail, 2010) allo stesso modo di più generali nozioni in campo sociopolitico, come la scelta intuitiva di valore “buono” o “cattivo” in relazione a determinate immagini (Casasanto, Kyle, 2010).
In questo lavoro cercheremo di riassumere alcuni punti salienti della discussione recente per poi analizzare un caso studio tratto dal contesto della comunicazione politica americana recente
Il crimine è un virus: decisioni politiche e sistemi metaforici
La Linguistica Cognitiva di ultima generazione ha portato alla definizione di un paradigma innovativo che a nostro avviso risultata particolarmente interessante perché in grado di catturare in maniera lucida alcuni fenomeni della comunicazione di massa, come la comunicazione politica, che restano spesso fuori da tipi di analisi basati su un modello statico della comunicazione che non tiene conto dell’elemento non-lineare presente nei vari processi semiotici in atto. In comunicazione politica non si ha a che fare con dei “ra- tional voters” ma, per citare un noto politologo americano con “resoning voters”. Ed è proprio il pensiero che influenzato e fuso con il linguaggio stesso, può dar conto del tipo di processi che stanno accadendo in politica negli ultimi decenni. Nel presente articolo, dopo una prima parte in cui descriveremo alcuni risultati fondamentali della linguistica cognitiva di ultima generazione, utilizzeremo un modello costruito attraverso l’integrazione di teorie cognitive del linguaggio per l’analisi di un case-study tratto dalla politica italiana discutendo il rapporto tra comunicazione, cognizione e politica
Le strutture cognitive della comunicazione politica
I linguaggi politici nella modernità hanno subito, ancor più fortemente di altri, l’emergere della dimensione multimediale frutto dello sviluppo tecnologico. Il codice propriamente verbale-linguistico riveste ormai solo una parte del nucleo significativo dell’accadere politico. La comunicazione politica, ora deve comprendere qualsiasi evento in grado di essere trasmesso e quindi guardato da un soggetto/elettore. Servono dunque strumenti concettuali diversi. Proprio perché la comunicazione politica comprende ogni “manifestazione ostensiva”, essa deve comprendere una visione dell’uomo e del suo stare al mondo moderna e coerente che ci permetta di capire il più possibile le dinamiche attraverso cui l’uomo dà senso e significato a un messaggio, non in quanto enunciato linguistico ma in quanto “segno”, qualsiasi sia la sua dimensione contestuale.
Il progetto di ricerca consiste in tre parti principali. Nella prima si analizza il paradigma della mente descritto dalle scienze cognitive di recente formazione creando le basi per l’analisi dei fenomeni appartenenti a ciò che oggi è da ritenersi comunicazione politica operando una integrazione tra approcci diversi in una prospettiva integrata. Nella seconda parte si svolge un’analisi estensiva delle elezioni politiche del 2012-2013 mettendo in luce le strutture ricorrenti che rappresentano una particolare identità soprattutto analizzando l’uso dell’immagine e di un linguaggio sincretico di tipo metaforico che ben si applica ai mezzi di comunicazione più moderni che in tempi recenti rivestono un’importanza sempre maggiore. Nella terza parte si traggono le conclusioni mostrando i risultati dell’analisi svolta e proponendo futuri sviluppi nel campo di ricerca in oggetto
La glorificazione di Silvio. Un'analisi dei "frames religiosi" nei discorsi pubblici di Silvio Berlusconi
Gli individui processano qualsiasi informazione attraverso i frames, i.e. strutture con- cettuali che organizzano la conoscenza del mondo in sistemi inferenziali complessi (Fillmore, 1985; Lakoff, 2004). I frames possono essere attivati attraverso l’uso pub- blico del linguaggio e influenzare fortemente gli orientamenti individuali in relazione a considerazioni sociali e politiche (Kahneman e Tversky, 1984; Nelson e Oxley, 1999, tra gli altri). Evidenze sperimentali confermano che il framing metaforico ha un effetto significativo sul processo decisionale anche in riferimento a scelte in ambito politico (Lakoff e Johnson, 1980; Oppenheimer et al., 2010). Il presente caso-studio sarà in- centrato sull’analisi dei frames e delle metafore usate da Silvio Berlusconi mostrando alcune evidenze di un frame concettuale generale di natura religiosa presente nei suoi discorsi pubblici
Metaphor use in Politics: the political metaphor between Philosophy and Cognitive Linguistics
In recent times the emergence of the multi-medial dimension, resulting from the technological development, deeply affected political languages underling the necessity for the analysis not to be limited to a verbal/linguistic code but to a wider concept of “sign”. Coming from the implications of this enquiry we will define the prominent role of metaphor in this picture as being part of an important “linguistic turn” in the last century. We will show through some case studies, taken from recent events in Italian and American politics, the effects of metaphor on politics, enhancing our understanding through insights from the Cognitive and Mind Sciences
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
- …
