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Descrizione della funeral pompa celebrata dall' eccellentiss. e fedelissima città di Napoli nella Real Chiesa di S. Lorenzo all' augusto monarca delle Spagne Filippo V, padre della Maestà del re delle due Sicilie Carlo Borbone N.S.
Signatures: A-K².Engraved title-vignette by Paolo Petrini, head-piece and initial.Mode of access: Internet.Binding: modern decorated paper.Bound with: In morte di Filippo quinto, re di Spagna / Paolo Maria Paciaudi (Naples? : Giovanni di Simone?, 1746)
La messa per i defunti a Napoli tra Settecento e Decennio francese
Il saggio evidenzia consistenza e caratteristiche di una prassi – quella di comporre e eseguire messe da requiem – assai viva e diffusa a Napoli nel corso del Settecento, incrociando dati emergenti da studi sugli archivi (regesti confraternali e polizze bancarie) e la pubblicistica dell’epoca (Gazzetta di Napoli, orazioni funebri), e verifica in che modo il percorso di trasformazione delle esequie e dei riti di sepoltura portato avanti dai napoleonidi durante il Decennio francese modificò la tradizione napoletana di comporre ed eseguire requiem per accompagnare la dipartita di membri delle confraternite, ecclesiastici, illustri cittadini, notabili
Simulazioni Numeriche e Geocronologia delle Eruzioni Vulcaniche Esplosive: approcci multidisciplinari per lo studio del vulcanismo Campano
Scopo della tesi è fornire un contributo alla mitigazione del rischio vulcanico attraverso innovative metodologie quantitative. Sono sviluppati due filoni di ricerca, di cui il più importante riguarda la simulazione numerica, attraverso modelli fisico-matematici, della dinamica delle colonne collassanti e delle associate correnti di densità piroclastiche. Le simulazioni sono utilizzate sia per la ricostruzione del comportamento fisico di alcune fasi delle correnti di densità piroclastiche da eruzioni di diversa magnitudo, ossia i piccoli tuff-cone localizzati nell’area urbana Napoletana e il grande evento freatopliniano che ha determinato la messa in posto del Tufo Giallo Napoletano, sia per la riproduzione dell’impatto delle correnti di densità piroclastiche sull’abitato di Pompei durante l’eruzione vesuviana del 79 d.C.. L’altro filone di ricerca concerne la ricostruzione della storia eruttiva nell’area vulcanica Napoletana mediante datazioni geocronologiche di alcuni depositi piroclastici preistorici. Esse hanno permesso di identificare correttamente la sequenza dei vari eventi eruttivi del complesso vulcanico Napoletano e di ampliare l’intervallo di attività precedentemente definito per la storia vulcanica Napoletana dilatandolo a circa 80 mila anni. La determinazione dell’età geocronologica delle eruzioni Napoletane e la modellizzazione di alcune tipologie di correnti di densità piroclastiche che hanno interessato il distretto vulcanico Flegreo rappresentano un elemento fondamentale per la realizzazione di specifiche carte di pericolosità vulcanica dell’area Napoletana ed un contributo significativo alla mitigazione del rischio
Le composizioni sacre di Stabile e le fonti della musica sacra nel Regno di Napoli tra Settecento e Ottocento. La «Via Crucis»
Pochi sono gli studi che si sono concentrati sulla riscoperta del patrimonio musicale di compositori formatisi alla scuola napoletana che operarono nel corso dell'Ottocento in luoghi periferici del Regno di Napoli, rispetto ai quali sono spesso prevalsi approcci non rigorosi e letture agiografiche. In questo quadro si inserisce il caso di Francesco Stabile, nativo di Miglionico (Basilicata), che nel 1818 intraprese gli studi musicali nel Real Collegio di San
Sebastiano a Napoli per poi trasferirsi nel 1837 a Potenza, dove si dedicò prevalentemente
alla musica sacra. La presente indagine si focalizza sul rapporto tra le composizioni sacre di Stabile e le fonti della musica sacra napoletana tra Settecento e Ottocento, con particolare attenzione a un tipo di musica devozionale, la Via Crucis, che si presenta come un oggetto insolito in un corpus in prevalenza tradizionale
Antonio de Simone, Etienne-Chérubin Leconte, Antonio Niccolini architetti alla corte di Napoli (1808-1815)
Il saggio mette a confronto la figura di tre importanti architetti che tra il 1808 e il 1815 operarono intensamente a Napoli per la corte francese: Antonio de Simone, Etienne-Chérubin Leconte e Antonio Niccolini. Oltre a una serie di notizie inediti desunte da documenti d’archivio riguardanti le iniziative di carattere architettonico intraprese dai sovrani, sono delineati i loro orientamenti artistici sinora poco noti agli studiosi. Ai tre architetti va il merito di aver contribuito con le loro realizzazioni (Tetro di San Carlo, interni delle regge di Napoli, Caserta e Portici), a diffondere lo stile neoclassico in ambiente napoletano
Abitare organicamente a Sud : Villa Vitolo a Napoli di Giorgio di Simone
Il linguaggio moderno di Giorgio di Simone, figlio della dichiarata ricerca di un’inafferrabile quanto essenziale simbiosi con la natura, non poteva che nascere e svilupparsi “a Sud”, e in particolare a Napoli. In una città, cioè, la cui complessa strutturazione orografica, permeata dalla storia e dalla mitologia, necessariamente orienta con veemenza la prassi progettuale di chiunque tenti di "organicamente" abitarla.
A Posillipo, dove il rapporto della città con il mare si fa più intenso, e dove la vista del lontano Vesuvio si fa meno minacciosa, perché temperata dalla rassicurante amenità del golfo e delle sue isole, sorge villa Vitolo, progettata da Giorgio di Simone nel 1961. Manifesto della propria, specifica, visione di un’architettura organica, riccamente nutrita degli afflati spiranti dalle opere del maestro di Taliesin, ma declinata attraverso la lente dell’attività progettuale praticata a Napoli presso lo studio di Stefania Filo Speziale, in un contesto culturale reso dinamico dalle mutue contaminazioni di carattere accademico e professionale
L'Antico e Ferropoli: le memorie di Bagnoli
L’assetto naturale della piana di Bagnoli venne profondamente trasformato nello specchio delle proposte di ampliamento della città di Napoli a partire dagli ultimi decenni dell’Ottocento: le immaginifiche utopie urbane di Lamont Young, i più pragmatici esperimenti promossi da Candido Giusso per la realizzazione di un quartiere borghese a Bagnoli e le proposte di espansione nella piana occidentale secondo quel ricorrente leit-motiv della «città che cerca spazio» - sancito nella relazione del Piano del ’39, ma ben presente nei piani per la zona occidentale fin dal Nuovo Piano di Risanamento ed Ampliamento della Città del 1910 e dal successivo Piano Regolatore di Francesco De Simone del 1914 - appaiono sintomatici di un fervore urbanistico destinato presto a scontrarsi con una drammatica realtà. Le analisi sulle arretratezze economiche ed amministrative della commissione presieduta da Giuseppe Saredo e, soprattutto, la legge per il Risorgimento economico della città di Napoli, del 1904, tenacemente sostenuta da Francesco Saverio Nitti, favorirono infatti la creazione dello stabilimento siderurgico dell’Ilva di Bagnoli. Un programma in linea con quegli anni in cui l’industrializzazione con ferro e carbone veniva considerata la più concreta soluzione per contrastare il degrado economico della città e promuovere il risorgimento economico di Napoli e quindi del Mezzogiorno d’Italia. Scartata l’idea di una prima localizzazione dell’Ilva nell’Arenaccia, dove, a oriente della città storica, la legge del 1904 aveva in realtà individuato una “zona aperta” a sviluppo industriale, il polo dell’avvenire economico della città fu localizzato a Bagnoli dove la presenza del mare avrebbe consentito la realizzazione di attrezzature portuali per lo scarico delle materie prime.
L’antico paesaggio veniva drasticamente alterato dalle svettanti ciminiere ad altiforni la cui valenza visiva aumentava sempre più seguendo i continui aggiornamenti industriali. Ricostruire le fasi costruttive della fabbrica è un’operazione complessa in quanto i potenziamenti e gli ampliamenti venivano realizzati quasi sempre per sostituzione degli impianti preesistenti demoliti per far spazio a nuovi macchinari. Una storia quindi programmaticamente destinata a cancellare la propria memoria perché volta a registrare gli aggiornamenti tecnologici della siderurgia e a strutturare intorno a questi i luoghi e le macchine. Ma i momenti fondanti di oltre settant’anni di storia industriale della città e del Mezzogiorno d’Italia, costituiscono il prezioso racconto di una straordinaria quantità di documenti inediti – piante di edifici e grafici di macchinari, planimetrie dello stabilimento, fotografie, plastici e poi, ancora, relazioni, lettere, perizie – sapientemente custoditi nell’Archivio della fabbrica e consultati da chi scrive. Un corpus che racconta l’origine, i fasti, la rovina post-bellica, le rinascite, le ripetute crisi dell’azienda e la vita dei suoi uomini. Memorie legate dal filo rosso di una fede industriale alimentata da intellettuali ed economisti che accolsero con fervido entusiasmo l’apertura della fabbrica
La notte del mondo nel teatro di Napoli
La ferma volontà di elevare il teatro di Napoli a teatro del mondo unisce tre testi e tre autori: il 'Candelaio' (1582) di Giordano Bruno, 'Napoli milionaria!' (1945) di Eduardo De Filippo e 'La gatta Cenerentola' (1976) di Roberto De Simone. Le strategie testuali messe in campo sono diverse, eppure i tre autori propongono da più punti di vista il motivo della notte del mondo e si interrogano sulle cause. Nel dar voce al desiderio della luce, l’attesa dell’alba di Napoli diviene simbolo della genesi di un nuova umanità e di un nuovo mondo
L’educazione vocale fra Settecento e Ottocento. La figura di Fedele Fenaroli nell’ambito della Scuola Napoletana
Principi tecnico-estetici relativi alla didattica del canto fra ‘700 e ‘800, in particolar modo nell’ambito della grande tradizione napoletana. La prassi educativa e gli intenti pedagogici della scuola dei castrati di Porpora, messi a confronto con la nuova didattica del canto per le voci naturali sviluppatasi a partire dagli ultimi anni del ‘700. In questo panorama è di particolare rilevanza la figura del maestro abruzzese Fedele Fenaroli, come grande didatta e riformatore dei cicli di studio relativi al canto, al contrappunto e alla composizione presso il Reale Collegio della Musica di Napoli. Fra i suoi allievi si ricorda un’intera genia di insigni compositori e maestri, testimoni e protagonisti dell’ultima stagione aurea del Belcanto italiano
Il Mediterraneo di stoffa Livio de Simone
La mostra in questione è stata realizzata presso la Fondazione Mondragone di Napoli, Museo del Tessile e dell'Abbigliamento, inaugurata il 18 maggio del 2005. Della mostra Roberto LIberti ha curato la ricreca iconografica e storica nonchè il progetto di Allestimento, Sono stati rielaborati abiti e tessuti originali dall'azienda Livio De Simone ancora esistente nonchè sono stati messi in mostra abiti storici della maison. Inoltre Roberto Liberti ha curato con Patrizia Ranzo ed Elena Perrella il testo da cui prende il titolo la mostra che funge da catalogo della mostra
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