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    Nonluoghi. Percorsi di visioni #1

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    La percezione, la conoscenza e i processi di significazione connessi allo spazio sono per l’antropologia spunti di riflessione incessante. La fenomenologia dello spazio contemporaneo presuppone la conoscenza del concetto di luogo – e di tutto ciò che di questo mostri un’alterazione per le più svariate ragioni (politiche, economiche, gestionali, razziali). Con la consapevolezza che le metamorfosi dello spazio generano pensiero ed esperienza e viceversa si prende in esame il volume fotografico Nonluoghi (2020) che, richiamando in causa il concetto antropologico di nonluogo prova a fotografarlo mettendo in luce le sue caratteristiche attuali, le possibilità, le dinamicità, i transiti, le immaginazioni, senza la pretesa, di marchiare a fuoco certi spazi e pratiche che esprimono dei tratti peculiari del nonluogo pensato e ripensato da Augé.Perception, knowledge and the processes of signification connected to space are for anthropology incessant food for thought. The phenomenology of contemporary space presupposes knowledge of the concept of place - and of everything that shows an alteration of it for the most varied reasons (political, economic, managerial, racial). With the awareness that the metamorphoses of space generate thought and experience and vice versa, the photographic volume Nonluoghi (2020) is examined which, recalling the anthropological concept of non-place, tries to photograph it, highlighting its current characteristics, possibilities, dynamism, the transits, the imaginations, without the pretension, to brand certain spaces and practices that express the peculiar traits of the non-place conceived and rethought by Augé

    IL PUNCTUM DEL NONLUOGO. O quando la fotografia fa luogo.

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    I percorsi di visioni intrapresi dai ventidue fotografi raccolti in questo volume attraversano, in modo eterogeno e autentico, le tortuose vie del concetto antropologico di nonluogo, coniato da Marc Augé nel 1992, quale spazio astorico, non relazionale e non identitario così come sono da intendersi le rovine, i nuovi media, i grandi magazzini, gli slarghi, i corpi affetti, i mezzi di trasporto pubblico, i borghi deserti. Ognuna delle visioni proposte è un transito, un passaggio immaginale che riflette in varia misura alcune caratteristiche della moderna società globale: la carenza di concreti rapporti sociali, il proliferare degli stati di individualismo solitario e di abbandono, la fugacità delle cose e delle persone, la smania convulsa di consumo, l’incomunicabilità nella perenne connessione, l’ubiquità dell’altrove virtuale negli spazi reali, l’eterno presente senza memoria e proiezione, la velocità senza dimensione di approdo, il disabitare qualsiasi luogo, persino la propria casa e la propria vita.The paths of visions undertaken by the twenty-two photographers collected in this volume cross, in a heterogeneous and authentic way, the tortuous paths of the anthropological concept of non-place, coined by Marc Augé in 1992, as an ahistorical, non-relational and non-identity space as they are to be understood. the ruins, the new media, the department stores, the open spaces, the affected bodies, the means of public transport, the deserted villages. Each of the proposed visions is a transit, an imaginal passage that reflects in varying degrees some characteristics of modern global society: the lack of concrete social relations, the proliferation of states of solitary individualism and abandonment, the transience of things and people, the convulsive craving for consumption, incommunicability in perennial connection, the ubiquity of the virtual elsewhere in real spaces, the eternal present without memory and projection, the speed without landing dimension, the uninhabiting of any place, even one's own home and own life

    Fautographie

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    Il libro raccoglie sette portfolio realizzati da Michele Di Donato tra il 2010 e il 2016. In questi lavori Di Donato restituisce diverse “realtà”: da quelle del surreale legate al disordine dei pensieri di chi dorme, a quelle del fantastico e della silenziosa metafisica della notte; dalle condizioni dello spazio moderno transitorio, anonimo e solitario alle percezioni di luoghi tanto indistinti da potersi immedesimare in qualsiasi possibilità paesaggistica fino a raggiungere le dimensioni di un déjà-vu o di un posto futuribile di una quinta teatrale; e ancora, le realtà identitarie dei luoghi e delle genti di Sicilia come dei fermo immagine della storia, ancore visuali, vecchie cartoline che riecheggiano un’identica tradizione bloccata nello scorrere inesorabile del tempo a cui appartengono anche i bambini che, liberi nello spazio nei loro giochi, sono coloro che coltivano e praticano autenticamente le vie dell’immaginazione. I lavori sono tutti incentrati sulla percezione e sull'immaginazione dello spazio e dell'uomo nella contemporaneità. Fondamentali per la comprensione delle immagini contenute nel volume risultano i concetti antropologici di identità, alterità, spazio, altrove. Fautographie, oltre ad essere il titolo del libro, è parola chiave che spiega la poetica dell'artista: Di Donato è un “faut-ographo” (dal francese ‘faute’), un fotografo dell’errore, del rischio. Egli ama far cadere volontariamente la fotografia nell’errore perché ciò gli permette di esplorarne i confini. In questo modo le immagini producono entità misteriose che superano il medium stesso per alludere e raggiungere altri mondi possibili.The book collects seven portfolios created by Michele Di Donato between 2010 and 2016. Fautographie is not only the title of the book, but it is a key word that explains the artist's poetics: Di Donato is a "faut-ographo" (from the French ‘faute’), a photographer of error, of risk. He loves to voluntarily drop the photograph into error because it allows him to explore its boundaries. In this way the images produce mysterious entities that surpass the medium itself to allude and reach other possible worlds

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    «Transitorietà e ritribalizzazione delle immagini nelle spaziazioni museali contemporanee»

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    Parlare di spazio significa parlare di luoghi reali o immaginari, delle cose, delle azioni, delle parole, delle immagini o delle performance che a questi rimandano e viceversa. Il sistema dell’arte occidentale, soprattutto negli ultimi due secoli, ha fatto dei musei i luoghi dell’arte in senso stretto, della sua conservazione ed esposizione permanente. Eppure vanno considerate tutta una serie di pratiche artistiche che esulano lo spazio museale pur evocandolo in qualche modo. Si pensi alla Land Art, alle pitture rupestri del Paleolitico superiore, a certe opere d’arte non occidentale come i Sand Paintings degli Indiani Navajo o degli Aborigeni Australiani dove l’azione artistica (de)finisce lo spazio del paesaggio, e questo a sua volta comprende, orienta, influenza e sviluppa l’azione artistica. Lo scopo di questo studio è di riflettere sul concetto di transitorietà che contraddistingue certe azioni artistiche che vanno oltre il museo, che lo eccedono, e al contempo dimostrare come la stessa logica temporanea stia sempre più caratterizzando le forme, le dinamiche e le pratiche artistiche all’interno degli spazi espositivi moderni (installazioni, foto e videoproiezioni, retrospettive). L’idea è che l’arte di passaggio nel paesaggio ‒ realizzata da sempre da diverse società ‒ si stia trasponendo come pratica artistica, come paradigma all’interno dei musei occidentali che non sono più solo dei meri contenitori di oggetti e immagini, ma dei veri e propri atelier, teatri in azione dove artisti e/o curatori mettono in scena performance artistiche ed espositive istantanee. Lo spazio museale odierno sta subendo una sorta di «ritribalizzazione artistica» dove è facile osservare una corrispondenza antropologica tra l’effimerità delle azioni artistiche nel paesaggio e quella delle azioni artistiche nel museo. Quest’ultimo diviene, in ultima analisi, terreno di ricerca, spazio da esplorare in senso etnografico

    LO SPAZIO DEI PUPI A PALERMO. L’OPRA TRA PERFORMANCE E METAETEROTOPIA

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    Tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso l’opera dei pupi2 , una delle forme simboliche più espressive e conosciute della cultura visuale tradizionale siciliana3 , sembrava scomparsa dallo scenario dell’isola. Erano anni in cui la diffusione capillare della televisione e del cinema, lo sconvolgimento urbanistico delle città e la frantumazione del tessuto sociale dei vicoli, dei borghi e dei quartieri poveri dove i teatrini prosperavano, toglievano sempre più spazio a questo modello di teatro popolare relegandolo a mero passatempo per turisti. Dei venticinque teatri presenti in Sicilia dei quali Giuseppe Pitrè4 dava testimonianza alla fine dell’800 (di cui nove solo nel capoluogo siciliano), nei primi anni Sessanta del ’900 a Palermo non ne restava aperto nemmeno uno. Di quel vasto ed eterogeneo repertorio di pupi, nel cui DNA si leggevano i caratteri eterogenei ereditati dalla letteratura epico-cavalleresca5 , dal registro performativo della danza con le spade, dalle maschere dei riti di inizio d’anno e delle nuove fasi stagionali, dal Carnevale, dalla Settimana Santa, dalle feste di maggio e di mezz’agosto, dalle rappresentazioni di argomento cavalleresco del teatro con attori viventi6 , dai cunti dei contastorie7 e, in generale, dal teatro delle marionette, non rimaneva più traccia in quei luoghi subalterni della città che fino ad allora ne avevano consentito la messa in scena e la fruizione. Quel bricolage genetico quale era il teatro dei pupi sembrava proprio essere destinato a sparire, soffocato dai prodotti dell’«industria culturale» 8 , da quella società dello spettacolo9 affascinata dal «teatro delle cose» che pareva volere chiudere definitivamente il sipario dell’opera. Eppure, proprio mentre sembrava eclissarsi, l’opera dei pupi ha riattivato il suo metabolismo, ha cioè avuto nuovi sviluppi, trasformazioni e adattamenti che gli hanno permesso di sopravvivere, di riaffermarsi, di (ri)situarsi e (ri)appropriarsi di altri spazi dove tornare a esprimersi. Ma quali azioni ne hanno permesso la rinascita? Quali spazi occupa il teatro dei pupi nella contemporaneità palermitana? Quale futuro si intravede o è possibile immaginare per questa forma tradizionale di teatro di figura

    L’Archivio S.A.C.S. del Museo Riso di Palermo. Valorizzazione dello Sportello per l’Arte Contemporanea della Sicilia

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    L’archivio d’arte contemporanea è un dispositivo culturale attivo volto a selezionare, catalogare, divulgare, esporre e promuovere la creatività artistica in divenire. Queste pratiche di salvaguardia e valorizzazione dei beni artistici sono attività necessarie per la gestione e l’elaborazione del patrimonio culturale, come anche per l’interpretazione del presente. La ricerca sul S.A.C.S., lo Sportello per l’Arte Contemporanea della Sicilia del Museo Riso di Palermo, nasce per valorizzare, attraverso l’approccio integrato della museologia e della fenomenologia dell’arte contemporanea, un giovane Archivio d’arte dedicato ai nuovi creativi siciliani. La tesi, strutturata in tre capitoli, comprende: l’analisi dei valori che caratterizzano la ricerca artistica contemporanea per la creazione del futuro patrimonio culturale, strettamente connessi all’istituzione museale, quale luogo ideale di validazione, promozione e patrimonializzazione dell’arte del presente; la storia del Museo Riso e dell’Archivio S.A.C.S.; lo studio comparativo dei più importanti archivi, forum e sportelli d’arte contemporanea nazionali e internazionali; la descrizione del lavoro di salvaguardia e valorizzazione dell’Archivio S.A.C.S., nonché una proposta museografica per realizzare uno specifico spazio espositivo S.A.C.S. secondo la formula allestitiva dell’Archive Room. Alla luce dell’esperienza acquisita durante la ricerca si è evinto che gli archivi d’arte contemporanea, per la loro saggezza profetica nel delineare già adesso i tratti del futuro patrimonio artistico-culturale, si confermano paradigmi critici imprescindibili di conoscenza, comunicazione, accreditamento e incentivazione della cultura visiva non ancora storicizzata. Atti a promuovere beni artistico-culturali, gli archivi d’arte contemporanea sono essi stessi beni culturali, i quali, a loro volta, necessitano di essere costantemente tutelati e valorizzati.The contemporary art archive is an active cultural device geared to selecting, cataloguing, disclosing, exposing and promoting the artistic creativity in progress. These practices of preservation and enhancement of artistic heritage are necessary activities for the management and elaboration of cultural heritage, as well as for the interpretation of the present. The research on the S.A.C.S., the Sicilian Contemporary Art Front Office of the Riso Museum of Palermo, was created to promote, through the integrated approach of museology and phenomenology of contemporary art, a young art archive dedicated to new Sicilian creative artists. The thesis, structured in three chapters, includes: the analysis of the values that characterize contemporary artistic research for the creation of the future cultural heritage, closely related to the museum institution, as an ideal place of validation, promotion and patrimonialization of the art of the present; the history of Riso Museum and that of S.A.C.S. Archive; the comparative study of the most important national and international contemporary art archives, forums and front offices; the description of the work of safeguarding and enhancing of S.A.C.S. Archive, as well as a museographic proposal to create a S.A.C.S. specific exhibition space according to the exhibition formula of the Archive Room. In the light of the experience gained during the research it has been shown that contemporary art archives, for their prophetic wisdom in outlining already now the features of the future artistic-cultural heritage, confirm themselves as essential critical paradigms of knowledge, communication, accreditation and promotion of visual culture not yet historicized. Aimed at promoting artistic-cultural heritage, contemporary art archives are themselves cultural heritage, which, in turn, need to be constantly safeguarded and valorized
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