1,720,967 research outputs found
Improvement of a rapid screening test for chronic granulomatous disease
Diagnosis of CGD is made by demonstrating absent or markedly reduced oxidase activity in stimulated neutrophils. The screening test proposed is based upon the naked eye evaluation of the reduction of NBT on a solid surface. It seems to be a useful tool for rapid and inexpensive detection of CGD patients, especially for large-scale screening purposes. The test was carried out on forty-five subjects: two males affected by CGD, three female carriers and forty healthy donors. The test confirmed the results obtained with flow cytometric and NBT assays
APLV: Ultime novità di trattamento
L’allergia alimentare presenta un’incidenza in costante aumento, prima tra tutte quella nei confronti delle proteine del latte vaccino (PLV), che si stima sia pari al 2-3% nella popolazione generale infantile dei paesi industrializzati
RAPPORTI FRA ALLERGIA, VIRUS RESPIRATORI E ASMA
L’asma bronchiale è una patologia di grande interesse medico e socio-economico, oltre che estremamente invalidante se non diagnosticata e curata. La presenza di atopia insieme alla suscettibilità genetica e all’iperreattività bronchiale è un fattore predisponente l’asma, mentre le infezioni virali o batteriche sono i principali fattori aggravanti e scatenanti le riacutizzazioni.
Nel bambino in età prescolare uno dei fattori scatenanti più importanti del wheezing è l’infezione respiratoria virale: si è evidenziato che nei primi tre anni di vita il wheezing ha per il 90% una eziologia virale. E’ stato stimato che una percentuale compresa tra il 40 e il 90% delle crisi asmatiche siano precipitate da infezioni respiratorie causate da virus. I Rhinovirus (RV) sono gli agenti più frequentemente responsabili almeno nell’80% dei casi. La precoce infezione da RV determinante wheezing è considerata il più potente fattore predittivo di sviluppo di asma all’età di 6 anni in bambini ad alto rischio.
Le infezioni delle basse vie aeree e wheezing da Virus Respiratorio Sinciziale (VRS) o altri virus possono alterare il normale sviluppo del polmone e predisporre all’insorgenza di asma. La sensibilizzazione allergica e le infezioni respiratorie virali agiscono sinergicamente nell’aumentare il rischio di ospedalizzazione per asma acuto e nel contribuire allo sviluppo di asma persistente, soprattutto nei primi anni di vita.
Il ruolo delle infezioni nell’asma refrattaria a tutt’oggi non è completamente chiarito. Si ipotizza che le infezioni possano scatenare una infiammazione cronica responsabile di alterazioni strutturali e rimodellamento a carico delle vie aeree iperreattive.
La natura della risposta immunitaria ai virus può essere un importante determinante del rischio di esacerbazione dell’asma. Fattori genetici e ambientali possono condizionare un pattern di risposta immunitaria ai virus con innesco di infiammazione cronica responsabile dell’ostruzione bronchiale e dei sintomi di riacutizzazione dell’asma.
Nel bambino atopico l’eccessiva risposta immunitaria all’infezione da VRS o RV, polarizzata verso il fenotipo Th2, contribuisce al deficit di produzione di citochine Th1 quali interferon β e interferon γ e ad una precoce morte delle cellule epiteliali. La scarsa risposta Th1 non riesce a bloccare l’attivazione del processo di infiammazione con conseguente produzione di citochine proinfiammatorie e di chemochine quali TNF-α, IL-6, CCL3/MIP 1α, CCL5/RANTES, CCL2/MCP-1, CXCL8/IL-8, leucotrieni e molecole di adesione ICAM-1. Le citochine prodotte dalle cellule dendritiche (DC) della mucosa delle vie aeree in seguito a infezione virale, promuovono a loro volta l’espressione di alti livelli del recettore FcɛRI da parte delle cellule midollari, esacerbando la risposta infiammatoria. Le IgE e gli allergeni presenti a livello della mucosa delle vie aeree, mediante il crosslink dei recettori FcɛRI, scatenano una reazione a cascata che porta allo sviluppo di cellule memory Th2 che inibiscono la risposta Th1, unica risposta utile all’eradicazione del virus. La condizione di infiammazione persistente è responsabile della stimolazione dei miofibroblasti con aumentata deposizione di matrice extracellulare e della induzione di fattori angiogenetici che sono alla base del rimodellamento del bronco.
Nei bambini ospedalizzati con bronchiolite, oltre al Virus Respiratorio Sinciziale (VRS), sono frequentemente in causa i Rhinovirus (RV). Ultimamente è stato identificato un cappo (RV-C) apparentemente più virulento che è in grado di causare gravi esacerbazioni asmatiche. Agisce causando gravi ostruzioni delle basse vie aeree per effetto della liberazione di grandi quantità di citochine proinfiammatorie, creando così le basi della predisposizione dei pazienti asmatici a infezioni respiratorie più severe: in tutto questo il difetto della risposta dei Th1 sembra avere u ruolo determinante. Di certo nei bambini con wheezing da RV e atopia nel primo anno di vita, il RV si associa ad una elevata incidenza (86%)di asma negli anni successivi, mentre la sensibilizzazione ad aeroallergeni non influisce sullo sviluppo successivo di asma. Infatti al circa il 90% dei pazienti infettati da RV entro il terzo anno di vita manifesta asma ai 6 anni sia in presenza che in assenza di aerosensibilizzazione.
altri virus possono colpire il tratto respiratorio, quali coronavirus, metapneumovirus, virus parainfluenzale, adenovirus e bocavirus e lo stesso virus dell’influenza H1N1, responsabile della pandemia del 2009, può indurre severe esacerbazioni in pazienti con asma.
Nell’ambito infine delle infezioni respiratorie di origine batterica, solo alcuni batteri (quali Mycoplasma Pneumoniae e Clamydophila Pneumoniae) possono dare riacutizzazioni asmatiche ma gli studi a proposito sono contraddittori e non danno spiegazioni patogenetiche esaurienti. Forse nei bambini non allergici la forte risposta immunitaria Th1 per combattere l’infezione da C. Pneumoniae sopprime la risposta Th2 (quindi lo sviluppo di asma), mentre nei bambini allergici la risposta immunitaria prevalentemente Th2 può comportare la mancata eradicazione batterica con persistenza dell’infezione-infiammazione respiratoria.
Nonostante siano ancora scarsi gli studi pediatrici sull’argomento, si è evidenziato che i macrolidi migliorano in modo significativo i sintomi in pazienti con asma causata da batteri atipici, scarsamente controllata dalla terapia, diminuendo nelle vie respiratorie l’espressione di TNF, IL-3, IL-4 e IL-5, la trascrizione del mRNA e riducendo l’infiammazione. Inoltre la contemporanea associazione di broncodilatatori al bisogno e corticosteroidi inalatori, nonostante questi ultimi non siano in grado di modificare la storia naturale dell’asma, favorirebbe la riduzione della infiammazione delle vie aeree e conseguentemente la diminuzione di frequenza di esacerbazioni di asma. Recentemente è stato suggerito che il supplemento con vitamina D in bambini atopici asmatici ad alto rischio è in grado di prevenire le riacutizzazioni di asma virus-indotte. Il meccanismo implicato è sconosciuto, tuttavia sembrerebbe che i livelli di vitamina D siano in grado di potenziare l’attività delle cellule T regolatorie.
Anche l’esposizione indoor a funghi quali Aspergillo, Cladosporidio, Penicillum e Alternaria sembrerebbe determinare un aumento della frequenza di esacerbazione di asma.
In conclusione non si può escludere che le infezioni respiratorie influenzino lo sviluppo dei disordini di sensibilizzazione e di atopia nei bambini delle età successive, ma di certo influenzano la comparsa di sma. Uno dei fini primari nella gestione dell’asma è senza dubbio minimizzare il rischio di future esacerbazioni.
Obiettivo delle prossime ricerche sarà comprendere bene la complicata relazione che esiste tra virus, batteri e infiammazione allergica nella precoce infanzia e individuare se una determinata infezione sia o meno predittiva di uno specifico fenotipo di asma, allo scopo di ottenere nuovi target terapeutici in grado di prevenire gli episodi di wheezing virus-indotti e il successivo sviluppo di asma nel bambino
SERUM RESISTIN LEVELS IN CHILDREN WITH HABITUAL SNORING
Body: Introduction: Intermittent episodes of hypoxia, and reoxygenation in patients with habitual snoring(HS) might predispose to cell stress trough the activation of a proinflammatory response. Resistin , an adipokine produced by adipocytes, circulating monocytes and macrophages is known to be involved in the inflammatory response regulation.
Objectives: To investigate the association between HS severity and serum levels of resistin.
Methods: Fifty-three children (35 males; 66%) with HS aged between 4 and 16 years of life (mean age 8 ± 3 years) were selected by a SDB validate questionnaire and underwent nocturnal pulse-oximetry recording at home. Moreover 33 healthy non snorers children with similar age, sex and BMI, were included in the study as a control group.
Results: Children with HS had serum resistin levels higher than the control group (4,67 ± 1,91 ng/ml vs 3,80 ± 1,50 ng/ml; p<0.04). Notably the highest resistin levels were found in children with not conclusive and positive pulse-oximetry (5,29 ± 1,91 ng/ml vs 4,20 ± 1,93 ng/ml; p<0.008).
Conclusions: Our findings support the evidence of an increased production of pro-inflammatory mediators, such as resistin, in children with HS. These results might be probably due to the intermittent hypoxia and reoxygenation often occurring during sleep in children with Sleep disordered breathing. The presence of HS should be always investigated by pediatricians in order to identify children at risk of the early development of complications
Una storia di polmoniti e pancitopenia: diagnosi differenziali
Si descrive il caso clinico di D., un bambino di 3 anni, terzo di tre germani, con anamnesi remota di polmoniti e Infezioni Respiratorie Ricorrenti. Nell’anamnesi familiare decesso del primogenito all’età di 9 mesi per polmonite da Pneumocystis jiroveci diagnosticata in sede autoptica, esito di una pancitopenia esordita con piastrinopenia. D., al 4° episodio di polmonite, nonostante 3 cicli a domicilio di antibioticoterapia per os e intramuscolo, veniva ricoverato per febbre persistente trattata con boli di steroidi endovena(ev) senza completa defervescenza. Alle scadenti condizioni cliniche si associava una progressiva leucopenia e piastrinopenia, da cui l’indicazione ad eseguire puntato midollare, con riscontro di midollo cellulare e megacariociti diminuiti. Giungeva alla nostra osservazione per l’aggravarsi del quadro clinico ed ematologico, ormai evoluto in pancitopenia periferica. Il paziente effettuava: BAL, negativo per germi comuni, miceti e Micobatteri; Emocoltura sterile; RX torace con quadro di polmonite interstiziale; Antigenuria per Legionella, TB Gold, sierologie per EBV e CMV negativi. Entravano nella diagnosi differenziale di aplasia: la Sindrome Linfoproliferativa Autoimmune, esclusa per negatività del pannello autoanticorpale e sottopopolazioni linfocitarie, con marcatura dei T CD4+ doppi negativi (2,5%) nella norma; anemia di Fanconi, esclusa per genetica per DEB negativa ed RX scheletro in toto nella norma; aplasia da Parvovirus B19 per sierologie e PCR negative su siero e sangue midollare; Leishmaniosi per sierologie e PCR negative e mancato riscontro su aspirato midollare. Nel sospetto di una piastrinopenia autoimmune, con livelli di piastrine stabili a 22mila, in assenza di una ripresa dopo infusione di IVIG, si impostava terapia steroidea per os e in boli ev, senza tuttavia alcun miglioramento. L’ingravescente linfopenia(70/mmc) associata motivava l’approfondimento diagnostico con indagine molecolare dei geni PurinaNucleosideFosforilasi(PNP) e AdenosinDeaminasi(ADA). Quest’ultima evidenziava 2 mutazioni causative, confermando la diagnosi di deficit di ADA. Si procedeva pertanto alla tipizzazione sierologica HLA del fratello senza riscontro di idoneità. In attesa di donatore compatibile, si impostava terapia sostitutiva con ADA-PEG, con pronta ripresa dei valori di piastrine e linfociti. L’efficacia della terapia sostitutiva suggerisce una patogenesi non immunologica della piastrinopenia, da ricondurre probabilmente all’accumulo di metaboliti tossici, dovuto alla ridotta attività dell’enzima ADA
OMALIZUMAB: CLINICAL USE FOR THE TREATMENT OF AN ADOLESCENT WITH DIFFICULT ASTHMA
We describe the case of a 14 year old girl, followed by our Pediatric Allergology and Immunology Service for persistent rhinitis and
asthma. The child suffered from asthma since the age of three years with a worsening of symptoms during the winter months. At 4 years
of life, she was hospitalized for the first severe asthma episode. The SPT were positive for dust mites, Alternaria, pollens of Grasses,
Cypress, Birch, Plane, epithelium of dog and cat, fish and soy. She started a fish and soy free diet and therapy with ICS (50 mcg daily for
2), antihistamine and antileukotriene. At six years of life she performed spirometry, that showed moderate airflow obstruction (FEV1
75.8%) and significant dilatation after salbutamol (+16%). For persistence of asthma despite the therapy, at the age of 8 years she added
LABA to the ICS (25/125 mcg daily for 2), with significant improvement for the next two years; spirometry normalized (FEV1 88.2%).
When ten, she started with almost daily wheezing that required the use of OCS; spirometry showed severe bronchial obstruction and
restriction (FEV1 58.8%). Chest x-ray was performed, showing peribronchial infiltration and air trapping; ph-metry, sweat test and
Mantoux were negative; HRCT showed areas of thickening with appearance "ground glass" air trapping and bronchiectasis predominantly
in the upper lobes. Immunological and autoimmune evaluation were negative. Monitoring with the Peak Flow Meter showed the persistence
of frequent and severe symptoms; FEV1 was 48.5% with expansion of 28.6% after salbutamol. The girl was considered a candidate for
therapy with Omalizumab and this was started in Autumn 2011 (575 mg / 2 weeks) with significant improvement (FEV1 100.5%). To date
she is still treated with Omalizumab, plus therapy with CSI + LABA, antileukotriene and antihistamine, with good control of asthma. On the
basis of our experience, the use of omalizumab is an effective treatment for asthma resistant to common therapies, to reduce bronchial
reactivity, symptoms and use of OCS
Changes in skin prick test reactivity over 7-14 years in a population of food allergy children and asthmatic sympoms.
Background: Allergic disorders are an increasing health problem among children.Aim: to describe the prevalence of sensitization to common food and inhalant allergens at different ages and the association with asthmatic symptoms.Methods: 174 children with positive Skin Prick Test (SPT) to at least one food allergen <36 months were called after a follow-up period of 7-14 years to repeat SPT, to complete a questionnaire about asthmatic symptoms, and to perform spirometry.Results: 174 children complete the questionnaire: 25.8% had wheezing, 34.4 % had dry cough and 35.6% reported diagnosis of asthma. At the first observation 65 (37.3%) had positive SPT only to food allergens (F) and 109 (62.6%) had sensitization to food and inhalant allergens (F+I). At the second observation in the group with single sensitization to F 50% lost sensitization, 10% retained sensitization to food and developed sensitization to inhalants (F+I) and 40% showed sensitization only to inhalants. In the group with double sensitization (F+I) at the first observation: 50% remained positive to both allergens (F+I), more than 40% were positive only to inhalants and a small percentage (< 10%) became negative. The sensitization profiles differed significatly between two groups (F and F+I). FEV1 and FEF 25-75 were significantly lower in the group F+I at the first observation than in the group F (< p 0-01).Conclusion: We found an association between changes in SPT positivity and the development of asthmatic symptoms. The double sensitization (F+I) as well as the early sensitization to atlants would seem to correlate with the persistence of the allergy and with the development of respiratory disease
A surprising finding in an adolescent athlete affected by diffuse congenital cystic adenomatoid malformation (CCAM)
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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