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Bad Strategy and Dark Matter. Reframing Italian Architectural Debate on the Post-Pandemic
The paper investigates into the inability of Italian architectural debate to produce sensible effects on the society – architects have not been involved in any task forces, nor their proposals have been taken in account for the norms for the post-pandemic. Our hypothesis is that the suggestions emerging from the debate are much vision-oriented, but are so weak from a strategic point of view that they could even be seen as an example of bad strategy – as defined by Richard Rumelt.In the first part, through an extensive survey on various sources (e.g., interviews and video-messages on leading newspapers, social media and TV broadcasts; debates on architectural journals and web forums; official proposals and manifestoes by professional associations), the article analyses and reframes the Italian architectural debate, for highlighting and defining its strategic weakness. The second part explains the main reasons for this weakness, showing that such inefficacy comes from the inability to deal with what Dan Hill called dark matter, i.e. the network of organisations, culture, bureaucracy and norms. The final part hints at a different perspective on architectural design for better dealing with the dark matter, thus giving the possibility of changing the generic proposals into strategic ones
Storie di ordinaria decostruzione. La controfirma dell'architettura
Travisato, abusato dagli architetti, la decostruzione è stata da un lato sminuita a vago riferimento concettuale da riciclare a piacimento, e dall'altro trasformata nello stile più elitario e snob. Per meglio capirne le potenzialità, dobbiamo partire da una domanda radicale: cosa è l’architettura? E, di conseguenza, chi fa l’architettura? Nell'opposizione tra Architettura e architetture si rivela cioè dualismo tra straordinario e ordinario, vera coppia oppositiva nel senso più squisitamente derridiano. L'articolo affronta la trascurata dimensione dell’ordinario in architettura, indagandola alla luce della decostruzione e del pensiero derridiano per offrire, alle traduzioni formali degli architetti, un'alternativa progettuale più efficace e performativa
Al tramonto dei princìpi
Recensione di Etiche dell'intenzione. Ideologia e linguaggi nell'architettura italiana di Giovanni Durbian
Intenzione e responsabilità. La consistenza etica dell'architettura contemporanea
Tra cumuli di teorie sempre più evanescenti, l’architettura contemporanea vive una convulsa caccia alla legittimazione: così, forse inaspettatamente, tra pensieri progettuali ridotti a espressioni di pura preferenza e azioni progettuali dalle incerte ma concrete conseguenze, l’etica ne è diventata l’autentica dimensione costitutiva ed epistemologica. Certo, non nei termini deontologici o pervasi da un disimpegnato buonismo cui spesso la questione viene ridotta: è piuttosto nel responsabile coinvolgimento personale e nella consistenza dell’agire che si situa – secondo la sfida audace qui lanciata – la chiave di volta per smascherare l’imperante etica dell’intenzione e risolvere l’apparente controversia fra teoria e pratica. Un percorso che, recuperando il dialogo filosofico-architettonico tra Ernesto Nathan Rogers ed Enzo Paci, lo riversa sull’esperienza del quotidiano, alla ricerca di una teoria del progetto finalmente, autenticamente responsabile
Non-standard architecture. Inversioni di ruolo tra rappresentazione e progetto
Non-standard, prima di tutto, è l’approccio all’architettura. Sia nel caso di esperimenti digitali, come le Trans-architetture di Marcos Novak, sia in quello di edifici costruibili, quali le opere di Anish Kapoor o di Objectile, il progetto non è la modalità con cui l’architetto dispiega le proprie capacità di immaginazione, controllo e preveggenza: la rappresentazione assurge a un ruolo maieutico, e l’architettura diventa risultato di un algoritmo evolutivo
Un viaggio tra architettura e fumetto. Impegnato e alla moda
Il legame tra architettura e fumetto ha animato libri e riviste, mostre e convegni. L'interesse per questa relazione è facilmente comprensibile: nel fumetto si concreta l'immaginario urbano e architettonico. E, nel suo essere immediato eppure profondo, concettuale eppure naïf, il fumetto è anche raffinato mezzo di critica: i suoi immaginari creativi diventano così un modo per gli architetti di comunicare efficacemente progetti e utopi
Responsabilità e progetto. L'eredità di Enzo Paci ed Ernesto Nathan Rogers
La relazione tra filosofia e progettazione pare oggi essere ovunque riconosciuta: e uno degli argomenti filosofici che sempre più vengono associati al progetto è l’etica. Ma mentre a essere richiamata è sempre la “responsabilità”, per lo più le teorie dell’architettura propongono un’etica dei principi. Eppure, il sodalizio tra Enzo Paci ed Ernesto Nathan Rogers negli anni ’50 dimostra che, per un certo periodo, è stato possibile indagare un’alternativa operativa, in cui la responsabilità dell’agire progettuale non era solo un vago accenno.
L’articolo riprende questo dialogo caduto nell'oblio, esplicitandone caratteri e reciproche influenze, e sviluppandone quelle parti che sono state criticate come incomplete: andando oltre quella logica dell’intenzione che così spesso trova nei risultati una completa smentita
Tetti viventi
C'è stato un tempo in cui le baracche sui tetti erano scarti edilizi, usati come volumi tecnici e talvolta abitati da un'umanità disperata. Ma nell'Ottocento si verificano tutte le condizioni per una rivalutazione del piano alto: da un lato la vertiginosa cementificazione della città americana e il riscoperto valore del verde, dall'altro l'invenzione di nuovi macchinari di elevazione. Così l'attico, o Penthouse, diventa la più desiderabile delle forme abitative urbane: l'unico tipo edilizio che offra aria salubre, panorami, comfort e, naturalmente, esclusivit
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