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L’interscambio Montagna Città. Il caso della città metropolitana di Torino, Giuseppe Dematteis, Federica Corrado, Alberto Di Gioia, Erwin Durbiano, Milano, Franco Angeli, 2017
Orme di pietra nel paesaggio: un museo multimediale e interattivo per riannodare il rapporto tra una comunità e il suo territorio
Il saggio parla di un particolare museo – il MATer – realizzato in un piccolo paese della Sardegna centrale: Mamoiada. In questo centro, così come in tutte le aree dell’osso della penisola italiana, la scomparsa della società pastorale e contadina ha generato un processo di scollamento fra comunità territorio. La realizzazione di questo museo nasce con l’intento di offrire, attraverso la rilettura di alcune orme di pietra depositate nel paesaggio, degli strumenti attraverso cui provare a riannodare questo rapporto. Lo fa producendo nuove forme di narrazione tese a far emergere una inedita visione ‘poetica’ e insieme collettiva di questo particolare patrimonio territoriale. Nel combinare saperi esperti e conoscenze contestuali e attraverso il coinvolgimento interattivo della comunità, il museo viene pensato come un opera in progress interattiva, relazionale e conviviale in cui, grazie all’uso di una prospettiva anacronistica, dei linguaggi artistici e dei dispositivi multimediali, riannodare le diverse temporalità contenute nel territorio e fornire gli strumenti per far si che esso torni ad essere considerato come un ‘ambiente intelligente’ intessuto di affetti, di proiezioni, di concetti e di simboli, che le generazioni vissute prima di noi ci hanno lasciato e di cui oggi dobbiamo reimparare a prenderci cura
“Oltre le “belle immagini”: arte e aree interne/Beyond “beautiful images”: art and interior areas”
Oltre i simulacri: alla ricerca di una creatività dispersa, brulicante e diffusa per costruire inedite forme di urbanità
The Down of urbanity
Contemporary urban transformations are increasingly challenging the traditional categories through which the urban has been conceptualized, highlighting the need for a critical reinterpretation of its origins. Western urbanity has been, in fact, structured around the dichotomy between nature and culture, identifying the city’s origin as a centralised and hierarchically organized space, a place of power consolidation and surplus accumulation. This study seeks to deconstructs this dominant and monolithic narrative, exploring the hypothesis that urbanity may have first emerged within sacred places, through ritual practices and festive gatherings.
Drawing on the analysis of prehistoric sites such as the Palaeolithic caves, and later megalithic complexes like Göbekli Tepe and Stonehenge, the research shows how these auroral places functioned as social magnets, temporary nodes of aggregation where diverse and territorially dispersed communities would come together to celebrate collective being, consolidate bonds and share symbolic systems and foundational narratives.
This perspective challenges the dualistic and economistic interpretation of the city as a mere tool for territorial control and economic productivity. Instead, it suggests that early forms of urbanity originated from the human need to construct shared meanings through aesthetic, convivial and ritual practices.
Moreover, through an exemplary case study – the ceremonial sites of central Sardinia – the article demonstrates how this mode of inhabiting space has persisted in certain cultures up to the near-contemporary period, revealing that urbanity itself is not a fixed, naturalized or universal form, but rather one that can be expressed through diverse spatial and cultural articulations.
Retracing this trajectory not only helps to destabilize ingrained conception of the city, but also offers tools for rethinking the present and imagining new futures for contemporary urbanities. By acknowledging and valorising the forms of inhabitation that emerge on the peripheries of dominant spatial regimes – within marginal territories and through aesthetic and political practices of spacial reappropriation – this study contributes to a more plural and situated understanding of the urban present and future conditions
Quale paesaggio rurale dopo la rivoluzione urbana
Il saggio, alla luce del complesso processo di riorganizzazione economico-socio-spaziale di scala planetaria che sta profondamente mutando i nostri modi di concepire l’urbano, intende problematizzare la stessa nozione di paesaggio rurale. Lo fa ricostruendo quel processo, complesso e contraddittorio, che ha avuto origine con l’industrializzazione capitalistica e che si è sviluppato, nel contesto italiano, soprattutto a partire dagli anni Sessanta con il passaggio dalla società industriale a quella del consumo. Nel ripercorrere i passaggi salienti che hanno portato a quella che Lefebvre definisce una vera e propria Rivoluzione urbana, mette in luce come da un lato questa trasformazione abbia portato ad una scomparsa della civiltà contadina e ad una subordinazione della città sulla campagna e dall’altra abbia innescato un processo di estetizzazione e di banalizzazione dei paesaggi rurali, determinato dalla nostalgia per quei mondi perduti. Nell’analizzare questo doppio movimento l’autrice, calandosi nelle crepe prodotte da questo ambiguo processo di urbanizzazione, intravede tuttavia alcuni piccoli, ma significativi segnali che sembrano rivelare una nuova attenzione per questi territori, un tempo localizzati in un altrove simbolico rispetto alla città. Si tratta di una particolare forma di ritorno alla terra che restituisce una nuova centralità a queste aree un tempo marginalizzate, aprendo per esse inediti orizzonti di futuro
Riandare alle origini per scardinare l’idea di città patriarcale e immaginare altre forme di urbanità possibili
Il museo come luogo delle muse: costruire avventure collettive di riappropriazione di memorie e dispositivi interattivi di progetto
I territori marginali e la quarta rivoluzione urbana
Gli effetti della «quarta rivoluzione urbana» sul territorio hanno profondamente riarticolato il concetto di città e campagna. Andiamo verso una società completamente urbanizzata in cui anche i territori più arcaici e selvaggi, come quello della Gallura, situato nella Sardegna nord-orientale e storicamente privo di città, diventano parte integrante di un complesso processo di ristrutturazione socio-spaziale, determinato da una riorganizzazione del capitale. Nell’indagare i fattori che hanno contribuito ad innescare questa trasformazione, il libro intende mettere in luce le fratture e le lacerazioni fra costa ed interno che essa ha prodotto, illustrando, al tempo stesso, come questo inedito orizzonte urbano, se reinterpretato in chiave progettuale, possa offrire opportunità ed opzioni di futuro anche per quei territori oggi marginalizzati dal complesso processo di ristrutturazione in atto.The essay focuses the attention on the different relationships forged over the time between Civita and its territory. The case of this small village is framed inside a process of economical-social-spatial renovation that Lefebvre defines urban revolution. A revolution that, in Civita's territory, generates a double movement: on the one hand, states the abandonment of the territory and the depopulation of the town's core, on the other, favours a process of aestheticization and spectacularization of the landscape, triggering new urban forms of appropriation of the hamlet. The starting point of the author is a critical analysis of this transformation; from this perspective, she tries to suggest a way out from this aestheticizing narcosis, starting from the specificity of the historical relation of men living in Civita, side by side with the frailty of this lan
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