450 research outputs found

    IMRE MAKOVECZ

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    Il libro edito in occasione della mostra tenuta nell’aula Magna della Sapienza di Roma racconta la poetica di Makovecz, infine, si è alimentata alla dottrina di Rudolf Steiner (1861-1925) fondatore dell’antrosopofia, “moderna scienza dello spirito”, la cui idea prende spunto dalla considerazione che il mondo fisico sensibile, immateriale, è fondamento per quello concreto, materiale. Tale universo simbolico, basato sulle “forze sottili”, ha avuto come precedente gli studi di Goethe sulla metamorfosi degli organismi vegetali che lo condussero a rilevare l’importanza del “non manifesto” e di conseguenza del valore attribuito ai significati degli archetipi e del simbolo. Ne sono esempi significativi il podio e il pilastro del Gotheanum, carichi di simbolismo allusivo rispettivamente della laringe e della tibia. Le opere di Makovecz, con le loro alte torri/campanili/guglie/cuspidi, con le loro aperture a misura d’uomo, con gli spazi interni evocativi delle dissolvenze cinematografiche, con i materiali diversi che dialogano per contrasto, sebbene poste in luoghi e appartenenti a tipi diversi, Siviglia, Siòfok, Makò, Hannover, Stephaneum sembrano ricostruire mentalmente un luogo onirico, quel villaggio antroposofico di cui Steiner andava orgoglioso. La mostra e l’opera di Makovecz sono state portate alla Federico II di Napoli subito dopo la mostra di Roma. Nel libro sono presenti diversi saggi, alcuni dei quali sono stati redatti da Portoghesi, Bordini e Lux

    IMRE MAKOVECZ

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    Il libro edito in occasione della mostra tenuta nell’aula Magna della Sapienza di Roma racconta la poetica di Makovecz, infine, si è alimentata alla dottrina di Rudolf Steiner (1861-1925) fondatore dell’antrosopofia, “moderna scienza dello spirito”, la cui idea prende spunto dalla considerazione che il mondo fisico sensibile, immateriale, è fondamento per quello concreto, materiale. Tale universo simbolico, basato sulle “forze sottili”, ha avuto come precedente gli studi di Goethe sulla metamorfosi degli organismi vegetali che lo condussero a rilevare l’importanza del “non manifesto” e di conseguenza del valore attribuito ai significati degli archetipi e del simbolo. Ne sono esempi significativi il podio e il pilastro del Gotheanum, carichi di simbolismo allusivo rispettivamente della laringe e della tibia. Le opere di Makovecz, con le loro alte torri/campanili/guglie/cuspidi, con le loro aperture a misura d’uomo, con gli spazi interni evocativi delle dissolvenze cinematografiche, con i materiali diversi che dialogano per contrasto, sebbene poste in luoghi e appartenenti a tipi diversi, Siviglia, Siòfok, Makò, Hannover, Stephaneum sembrano ricostruire mentalmente un luogo onirico, quel villaggio antroposofico di cui Steiner andava orgoglioso. La mostra e l’opera di Makovecz sono state portate alla Federico II di Napoli subito dopo la mostra di Roma. Nel libro sono presenti diversi saggi, alcuni dei quali sono stati redatti da Portoghesi, Bordini e Lux

    Four Freedoms Park in Roosevelt Island, New York City

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    Il Memoriale delle Quattro Libertà è stato progettato nel 1973-1974 dall'architetto statunitense di origine lettone, Louis I. Kahn per la punta meridionale dell'isola Roosevelt a New York City, e fa parte di un parco commemorativo a Franklin D. Roosevelt. Il Four Freedoms Park, questo il nome del memoriale, intendeva commemorare le quattro libertà che il presidente D. Roosevelt nominò nel suo discorso sullo Stato dell'Unione nel 1941 come fondamento di un ordine democratico duraturo. Il discorso di Roosevelt è stato rivoluzionario e ha influenzato, tra le altre cose, la fondazione delle Nazioni Unite e la concezione della Carta delle Nazioni Unite sui diritti umani. Con la morte di Kahn il progetto fu bloccato e solo nel 2010 è stato ripreso e realizzato secondo i suoi disegni. Il 24 ottobre 2012 il parco è stato aperto al pubblico

    Women and Landscapes. Projects. Some ideas for a different kind of open space's project.

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    Women architects and artists have often worked in the field of creativity in heteronomy. In this abstract we propose a selection of women scholars who have operated in autonomy through the space’s design, especially through the open space’s design. One area in which women seem to find an aesthetic and ethical cohesion is related to the project of the modern and contemporary city, in its collective places and more broadly, in the urban landscape. The works here reread, belonging to different individuals and even far apart, are all linked by the metaphor of the open space, the natural place and of the anthropized nature. The list of scholars is very long, among them: E. Bishop, R. Carson, S. Sassen, R. Solnit, D. Scott Brown, T. Way and for the UE Muf Architects, P. Pera, Resta and Bonesio, L. Domenech, E. Šimkūnaitė, E. Morelli, M. Maccaglia

    Per una storicizzazione di Medellin

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    The contribution synthesizes the problematic result of a first effort to place the Medellin Conference held in Colombia in 1968 in a historical context. After a general survey of numerous literatures devoted to theological and practical conclusions of the Conference of Latin American Bishops, the effort attempts to focus on some of the main passes and bumps of the "long" preparation of Medellin. Its major protagonist is the "Celamicos" team, a group of bishops who head the new departments established by Larrain and correspond to different pastoral sectors. Introducing lay people and establishing new structures and instruments to face the main problems of the Latin American church, they will lead the undergoing maturation of the contents discussed later in Medellin; moreover, organising a great number of meetings dealing with the different areas dealt by the secretariats and on which Vatican II had made pronouncements, they will offert the chance to implement a "collegial exercise" which precisely in Medellin will give its major results
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