201 research outputs found

    Giacomo Fiocco, Monica Gulmini, Tommaso Rovetta, Curzio Merlo, Marco Malagodi

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    Eight fragments obtained from historical instruments produced in Cremona (Italy) during the 17th and 18th century have been considered. Both noninvasive and micro-invasive instrumental techniques were carried on to directly highlight the treatments employed on the wood before varnishing. Scanning Electron Microscopy performed on cross sections highlights the presence of two different methods of wood treatment, in order to inhibit the penetration of the varnish into the porous structures. In one set of fragments, the wood was treated with a filler made with gypsum dispersed in an organic medium. A mechanical treatment or a digestion of the wood structures with a basic solution, which caused a collapse of superficial tracheary elements, was employed on the other fragments

    The letter G dispels all doubts/ la lettera G fuga ogni dubbio

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    Studio paleografico dell'annotazione presente sul manico del violino Messia che ha consentito di attribuire lo strumento alla collezione del conte Cozio di Salabue e, pertanto, alla sicura provenienza dalla bottega di Antonio Stradivar

    Le vernici storiche di strumenti musicali: un percorso di ricerca, produzione, diagnostica e formazione

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    Le vernici storiche utilizzate in liuteria e, in generale, nell’ambito della costruzione di strumenti musicali non differivano sostanzialmente da quelle impiegate nel contesto ben più ampio di altre attività artistiche ed artigianali. La ricerca e l’interpretazione delle fonti testuali storiche di carattere tecnico (ricettari, manuali, trattati sulle tecniche artistiche scritti tra il XV e XVIII secolo) e gli approfondimenti analitici recentemente condotti su manufatti e strumenti musicali antichi confermano che la medesima vernice poteva essere stesa su differenti tipologie di manufatto. La vernice identificata come “Item vernice di mastico, optima per liuti, quoio, dipinture di tavola et di tela, per lavori di legname et cartoni” [Segreti d’arti diverse, Biblioteca Nazionale Marciana, MS. It. III, 10 [=5003], ff. 195r-195v] ne è un esempio; vernici con una composizione analoga a quella citata, contenenti una resina diterpenica (probabilmente colofonia) e una triterpenica (probabilmente mastice) e olio di lino, sono state identificate analizzando campioni prelevati da liuti della metà del XVI secolo. La ricostruzione sperimentale dei procedimenti storici per la realizzazione degli strati preparatori e delle vernici impiegate nella liuteria storica è un complemento necessario e preliminare alle ricerche sui manufatti originali. Permette, infatti, di acquisire informazioni dirette sulle caratteristiche delle materie prime di origine naturale che venivano impiegate e sono ancor’oggi spesso utilizzate (resine, oli siccativi, solventi organici ottenuti per distillazione). L’osservazione del comportamento di tali sostanze nel corso delle fasi di produzione e la preparazione e lo studio di provini che riproducono l’intera stratigrafia consentono di valutare qualitativamente e quantitativamente alcune proprietà chimico-fisiche e meccaniche delle finiture e di realizzare confronti con i dati ottenuti dalle indagini scientifiche; i provini sono caratterizzati non solo dalla presenza delle stesure finali di vernice ma anche dall’applicazione di trattamenti preparatori di variegata complessità: strati di sostanze filmogene con o senza cariche minerali, trattamenti preliminari del legno, colorazioni con pigmenti e coloranti naturali. Le attività descritte si sono svolte negli anni 2018-2019 nell’ambito del piano di formazione del “Distretto Culturale della Liuteria di Cremona” [1], Ente committente e finanziatore del Progetto in collaborazione con il Comune di Cremona. Ai liutai, costruttori e restauratori di strumenti musicali, è stata proposta la riproduzione della ricetta del XVI secolo precedentemente citata, che descrive la preparazione di una vernice a base di olio di lino (olio di linseme), colofonia (pece grecha) e mastice, con l’aggiunta di una noce di allume di roccha arso, pesto. Si tratta probabilmente del testo più antico nel quale si fa esplicito riferimento all’utilizzo di una vernice su uno strumento musicale. Tutte le fasi di studio e preparazione hanno coinvolto i liutai cremonesi (circa sessanta) che hanno potuto seguire nei laboratori le diverse fasi di produzione e comprendere i principali meccanismi chimico fisici che sono alla base della preparazione della vernice. Alcune aliquote di vernice sono state prelevate durante i differenti passaggi di produzione ed analizzati con spettrofotometro portatile FTIR in modalità ATR (Riflessione Totale Attenuata). La vernice è stata infine stesa su provini di acero (Acer pseudoplatanus). La stesura finale è stata poi indagata con FTIR in riflessione. I provini verniciati sono serviti per valutare le proprietà tecniche ed estetiche della vernice e per effettuare una serie di test di caratterizzazione delle proprietà fisiche e meccaniche: durezza, resistenza all’abrasione, adesione al supporto, elasticità/plasticità. I test proposti e provati in laboratorio risultano facilmente realizzabili dai liutai direttamente in bottega e possono essere impiegati per caratterizzare in autonomia ed in modo riproducibile alcune proprietà - anche reologiche - delle vernici preparate

    Antonio Stradivari archettaio

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    Il contributo offre i risultati di un'analisi interdisciplinare mediante la quale è stato possibile attribuire alla bottega di Antonio Stradivari una serie di archetti conservati in diversi musei del mondo, che finora non era stato possibile riconoscere come prodotti di una specifica bottega di liuteria. Decisiva per il risultato si è dimostrata l'indagine paleografica delle annotazioni sui modelli per nasetti del Museo del Violino di Cremona

    L’Avventuroso 1936 project: the first analytical approach to printed historic Italian comics

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    The history of modern European comics began in the first half of the 19th century, as a representation of ideas by images, often combined with text or other visual information. The object of this research is represented by an issue of the Nerbini comics series “L’avventuroso”, pressed in 1936. For the first time, non-invasive diagnostic techniques were used to identify the materials of the support and of the coloured substances adopted in printed comics publications. The multi-analytical campaign combined visible-UV photography, FTIR in μATR mode, and XRF (single point and mapping)

    Physico-chemical characterization and conservation issues of photographs dated between 1890 and 1910

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    The characterization of the conservation status of photographic materials is usually assessed through visual analysis or optical microscopy. However, a small percentage of these materials cannot be completely characterized by the simple visual-optical inspection and needs a more quantitative investigation. In this contribution, a survey of photographic literature, in particular Italian manuals and periodicals published around 1890–1910, is a primary source. In order to get to a better comprehension of this subject, we adopted a characterization procedure relying both on the analysis of the photographs’ materials and on the knowledge of the techniques and the materials used. Micro-invasive and non-invasive investigations were performed and evaluated in order to understand the chemical and physical degradation processes of photographs from the period around the end of the nineteenth century. We studied two sets of photographs obtained with different techniques but stored under the same environmental conditions. The two sets showed different degradation processes that can be easily attributed to the different photographic techniques used

    Canne d’organo: caratterizzazione del degrado di leghe metalliche ricerche e studi applicati

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    Nel campo dello studio e conservazione degli strumenti musicali, gli organi sono da sempre tra i manufatti storici più importanti e interessati da tipologie di degrado tra le più complesse, soprattutto in relazione alle caratteristiche del materiale costituente le canne, responsabile della buona resa acustica dello strumento. Nel corso dei secoli si hanno testimonianze di canne d’organo costituite da materiali di diversa natura: avorio, legno o cartone; le leghe metalliche ricche in stagno e quelle ricche in piombo sono certamente tra le più diffuse. Le leghe metalliche sono però oggetto, nel tempo, di differenti fenomeni di degrado che provocano la disgregazione di intere parti della canna. Il degrado delle leghe ricche in stagno avviene essenzialmente attraverso due processi: la corrosione e la trasformazione allotropica dello stagno, definita “peste dello stagno”. In entrambi i casi, le canne degradate mostrano la presenza in superficie di “pustole scure”, fratture, esfoliazioni che portano alla formazione di crateri e fori. Questo tipo di degrado è tra i più documentati, ma le reali cause che determinano il passaggio di fase cristallina dello stagno e la conseguente alterazione non sono ancora definitivamente chiarite. Allo stesso modo, le leghe ricche in piombo possono essere affette da fenomeni di corrosione superficiale, dovuti principalmente all’interazione con l’ambiente circostante e con i materiali con cui sono a contatto. In particolare temperatura, umidità relativa e la presenza di vapori acidi, come acido acetico e acido formico emessi dalle parti lignee dell’organo, sono causa di processi di corrosione. I processi di alterazione in questo caso riguardano i fenomeni corrosivi della lega costituente le canne, con conseguente produzione di sali superficiali e modificazioni strutturali, acustiche e cromatiche. Lo studio è strettamente correlato all’intervento di restauro di due organi storici italiani eseguiti dalla Fabbrica d’Organi Inzoli Cav. Pacifico e F. di Bonizzi F.lli: 1. Organo positivo a trasmissione meccanica. Autore Francesco D’Onofrio da Caccavone (1756/57), Chiesa di San Giovanni Battista, Montedorisio (Chieti). Anno Restauro: 2005. 2. Organo a trasmissione meccanica. Autore Fratelli Lingiardi (1890), Chiesa di San Lanfranco, Pavia. Anno Restauro: 1995. Il lavoro di ricerca prende in considerazione due set di frammenti di leghe metalliche di canne d’organo provenienti dal restauro dei due organi, unitamente a frammenti di lamina metallica riconducibili ad organi storici italiani di età compresa tra il XVII e il XIX secolo. Il primo set è costituito da lamine in lega ricca in stagno mentre il secondo in lega ricca in piombo. Lo studio approfondisce la conoscenza dei fenomeni di degrado delle canne d’organo mediante una completa caratterizzazione materica delle lamine. A tal fine, tutti i campioni sono stati sottoposti ad indagini di tipo non invasivo e microdistruttivo: osservazioni mediante Stereo Microscopio Ottico (SMO), spettroscopia di Fluorescenza a Raggi X (XRF), Microscopio Elettronico a Scansione equipaggiato con sonda a Dispersione di Energia (SEM-EDX), osservazioni al Microscopio Ottico (MO) di sezioni trasversali, Diffrazione ai Raggi X (XRD)

    La ricognizione critica di Paolo Merlo: Una replica

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    The article is a response to Paolo Merlo’s critique of A. Fumagalli’s book, L’amore possibile. Persone omosessuali e morale cristiana. After carefully examining the reasons adopted by Merlo to demonstrate the fragility and insufficiency of the arguments put forward in the book in favor of the ethical legitimacy – within certain limits – of homosexual love, their inconsistency is brought to light and thus the inadequacy of the examination made by the author in his critique of the book.L’articolo è una risposta alla ricognizione critica di Paolo Merlo al libro di A. Fumagalli, L’amore possibile. Persone omosessuali e morale cristiana. Va-gliando puntualmente le ragioni addotte per dimostrare la fragilità e l’insuf-ficienza delle argomentazioni presentate nel libro in favore della legittimità etica – a determinate condizioni – dell’amore omosessuale, si mette in luce la loro inconsistenza e, di conseguenza, l’inadeguatezza della critica condotta dall’Autore della ricognizione sul libro
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