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Nuove indagini sulla pittura gotica in San Domenico: Jacopo Benintendi detto “il Biondo” e la decorazione della cappella di Taddeo Pepoli
Lo studio che qui presentiamo è l'occasione per ritornare su una notevole testimonianza pittorica relativa alla decorazione parietale gotica della basilica di San Domenico a Bologna. L’affresco strappato con le immagini di San Tommaso d'Aquino e probabilmente di Sant'Antonio Abate proviene dalla prestigiosa cappella di San Michele e rappresenta l’unica testimonianza superstite della sua decorazione pittorica. La motivazione di un suo recupero critico è duplice: prima di tutto per la qualità stilistica intrinseca che l'opera ricopre e, in secondo luogo, per il prestigio della committenza che molto probabilmente sottese alla sua realizzazione. Infatti, la cappella di San Michele in San Domenico ospitò il famoso sepolcro marmoreo di Taddeo Pepoli, e forse anche il Polittico degli Angeli di Giotto. Il rapporto con questa prestigiosa committenza offre la possibilità di una circostanziata datazione dell'affresco tra l'anno della morte del signore di Bologna (1347) e la fine del regime dei suoi figli, costretti in un primo momento a vendere la città ai Visconti (1350) e poi esiliati e imprigionati. Il dipinto murale era già noto, ma con un’attribuzione diversa da quella che si argomenta nel presente lavoro. Il suo spostamento nell'orbita di Jacopo Benintendi detto ‘il Biondo’ è anche l'occasione per ragionare sull'attività di questo importante pittore, padre di Cristoforo, attivo nel contesto bolognese negli ani di Vitale degli Equi. Altresì, il recupero del grande lacerto pittorico strappato e della relativa sinopia, totalmente inedita, ha permesso di elaborare una serie di riflessioni sulla pittura bolognese del Trecento e sulle sue tangenze con la scuola giottesca.The study presented here is an opportunity to revisit remarkable pictorial evidence of the Gothic wall decoration of the Basilica of San Domenico in Bologna. The detached fresco with the images of Saint Thomas Aquinas and (probably) Saint Anthony Abbot is from the prestigious chapel of Saint Michael, and represents the unique surviving evidence of its pictorial decoration. The motivation for its critical recovery is two–fold: firstly, for its intrinsic stylistic quality, and secondly for the prestige of the patronage that most probably backed its realization. Indeed, the chapel of Saint Michael in San Domenico contained the famous marble tomb of Taddeo Pepoli, and perhaps also Giotto’s Polyptych of the Angels. The relationship with this prestigious clientele offers the possibility of circumscribing the date of the fresco to the period between the death of the lord of Bologna (1347) and the end of the regime of his heirs, who were first forced to sell the city to the Visconti (1350), and were then exiled and imprisoned.The mural painting is already known, but with a different attribution than what is sustained in the present study. Its shift into the orbit of Jacopo Benintendi called ‘il Biondo’ also provides the opportunity to rethink the career of this important artist, father of Cristoforo and a painter active in the Bolognese context during the period of Vitale degli Equi. In addition, the recovery of the large detached pictorial fragment and its relative sinopia — the latter completely new to the literature — permits the author to advance a series of considerations on Bolognese Trecento painting and its points of contact with the school of Giotto
Il Camino dei Fenicotteri. I disegni dei Casanova dell'Aemilia Ars alla Rocchetta Mattei
Il Camino dei Fenicotteri. I disegni dei Casanova dell'Aemilia Ars alla Rocchetta Mattei, a
cura di P. Cova, M. G. D'Apuzzo e I. Negretti, catalogo della mostra, Museo Davia Bargellini, dal 14
marzo 2020 al 6 settembre 2020, Porretta Terme, 202
Bominaco. Santa Maria Assunta e San Pellegrino
Questo libro nasce invece per un motivo ben preciso, costruire un ponte, il più solido possibile, tra cent’anni di studi scientifici e le necessità di offrire un racconto cruciale alle comunità di bominaco e Caporciano, ma non solo. Si vuole tentare un’impresa ardua, affrontare la storia artistica e architettonica del complesso monastico di Santa Maria Assunta e San Pellegrino, nella loro accezione più ampia, garantendo alle diverse tipologie di lettori la più utile e larga comprensione. Questo patrimonio di primissimo piano, oggi gelosamente custodito dai cittadini, è dalla sua vera e propria riscoperta una delle più rilevanti emergenze artistiche e architettoniche medievali d’Abruzzo, della penisola, e perché no, della nostra Europa. La necessità di questa monografia appare evidente. La volontà precipua è quella di realizzare una pubblicazione estesa, sfaccettata, dall’innovativo apparato fotografico, con un testo relativamente agile alla lettura, dal calibrato ma nella sostanza essenziale numero di note e riferimenti bibliografici. Un’opera che tenga insieme le conoscenze acquisite e sedimentate alle più recenti ipotesi, che stimoli ulteriori approfondimenti ma che soddisfi anche la necessità di una panoramica conoscitiva dei monumenti: la cifra è quella di un testo di storia dell’arte, con alcuni preziosi interventi sulla storia e sul patrimonio documentario superstite. Un pilastro del libro è la scelta iconografica, che è stata elaborata attraverso un costante dialogo tra gli artefici: la fotografia è una via alternativa alla comprensione di questi monumenti e delle sue opere d’arte, un percorso visivo che può amalgamarsi con il testo ma anche vivere di vita propria
Jacopo della Quercia e Domenico di Bartolomeo Pardini maestri di pietra su e giù per l'Appennino tosco-emiliano
L’intervento che oggi vi presento nasce da lunghe ricerche che ho felicemente concluso qualche mese fa con la pubblicazione del Tondo Lu-dovisi con l’attribuzione a Jacopo della Quercia 1. L’epopea quercesca nel contesto bolognese è al centro di queste riflessioni e vuole essere anche l’occasione per una più ampia riflessione sulla circolazione degli scultori e dei materiali lapidei tra l’area padana e quella toscana. Infine, il mio auspicio è quello di sfatare un lungo e sedimentato luogo comune, duro a morire soprattutto nel grande pubblico, che il Medioevo sia stata un’epoca di scarsa mobilità delle genti. Come tutti voi sapete, ciò non solo non è vero, ma è vero semmai il contrario, un fatto ancor più rilevante qualora si osservino i fittissimi spostamenti di un artista ‘ramingo’ come Jacopo nell’Italia del secondo quarto del Quattrocento
The Ludovisi Tondo: a rediscovered sculpture by Jacopo della Quercia
A tondo relief of an equestrian warrior, which has been set into a wall of the Rocchetta Mattei since the nineteenth century, is here identified as a fragment of a tomb formerly in the cloisters
of S. Domenico, Bologna. Parallels with Jacopo della Quercia's Porta Magna at S. Petronio, Bologna, allow the sculture to be attributed to him and dated c.1428-32
La croce del 1143: interferenze e derivazioni dalla scultura antica nel romanico bolognese
La croce di Santa Maria Maggiore, di pietra aurisina, restaurata e ricomposta nei suoi frammenti da Giovanni Giannelli, direttore tecnico del Laboratorio di Restauro Ottorino Nonfarmale S.r.l., e collocata su una colonna di pietra gialla ramata di Vicenza, foggiata dal Laboratorio Morseletto, torna ad essere patrimonio archeologico visibile della città di Bologna. Dopo essere rimasta a lungo nascosta, è stata rinvenuta durante i recenti lavori di consolidamento del portico della basilica di Via Galliera, dove è attesa per la definitiva collocazione all’interno della chiesa. (Mons. Rino Magnani) Si tratta di un tassello archeologico importante che reca la data certa del 1143, ma potrebbe anche trasformarsi in chiave determinante di interpretazione per rileggere le maestranze di quegli anni
Special issue on reliability of new technologies for power electronics (Si and wide band gap devices, interconnections, passives, analysis and applications): Editorial
Il compianto di Niccolò dell'Arca in Santa Maria della Vita: riflessioni sulla funzione devozionale e su i suoi riflessi stilistici
Un piccolo contributo all'interno degli studi per l'esposizione "Tra la Vita e la Morte. Due confraternite bolognesi tra Medioevo ed Età Moderna" che riprende i diversi dati documentari relativi alla genesi del Compianto. Analizzando questi dati, le prassi liturgiche e devozionali della comunità e le informazioni relative alla collocazione originaria del Compianto si cerca di riflettere sulla possibile influenza che questi aspetti ebbero sull'opera
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