1,721,231 research outputs found
Antibiotic treatment of Crohn's disease:results of a multicentre double blind randomized placebo controlled trial with Rifamixin
1. Aliment Pharmacol Ther. 2006 Apr 15;23(8):1117-25.
Antibiotic treatment of Crohn's disease: results of a multicentre, double blind,
randomized, placebo-controlled trial with rifaximin.
Prantera C, Lochs H, Campieri M, Scribano ML, Sturniolo GC, Castiglione F,
Cottone M.
Operative Unit of Gastroenterology, St Camillo-Forlanini Hospital, Rome, Italy.
[email protected]
BACKGROUND: Clinicians often employ antibiotics in Crohn's disease. Rifaximin is
active against bacteria frequently found in the intestinal mucosa of Crohn's
disease patients.
AIM: To evaluate the difference in efficacy between once and twice/daily oral
administration of rifaximin and placebo in the treatment of active Crohn's
disease.
METHODS: We enrolled 83 patients with mild-to-moderate Crohn's disease and
randomized to three treatments for 12 weeks: Group A (rifaximin 800 mg o.d. +
placebo), Group B (rifaximin 800 mg b.d.) and Group C (placebo b.d.).
RESULTS: Clinical remission was achieved by 52% of Group B, 32% (A) and 33% (C).
Clinical response was seen in 67% (B), 48% (A) and 41% (C), without reaching a
statistically significant difference. Treatment failures were: 4% (B), 12% (A)
and 33% (C), (P = 0.010). Remission and response rates of rifaximin 800 mg b.d.
were significantly higher than those of placebo and rifaximin 800 mg o.d. in
patients with elevated C reactive protein values (P < 0.05).
CONCLUSIONS: Rifaximin 800 mg b.d. was superior to placebo in inducing clinical
remission of active Crohn's disease. Although this difference was not
statistically significant, the number of the failures in the placebo group was
significantly higher than those who received rifaximin 800 mg b.d.
PMID: 16611272 [PubMed - indexed for MEDLINE
UNRESECTABLE HEPATOCELLULAR CARCINOMA:META-ANALYSIS OD ARTERIAL EMBOLIZATION
. Radiology. 2002 Jul;224(1):47-54.
Transarterial chemoembolization for unresectable hepatocellular carcinoma:
meta-analysis of randomized controlled trials.
Cammà C, Schepis F, Orlando A, Albanese M, Shahied L, Trevisani F, Andreone P,
Craxì A, Cottone M.
National Council of Research, Istituto Metodologie Diagnostiche Avanzate,
Palermo, Italy. [email protected]
Comment in
Radiology. 2003 May;227(2):611-2; author reply 612-3.
Radiology. 2004 Jan;230(1):300-1; author reply 301-2.
PURPOSE: To review the available evidence of chemoembolization for unresectable
hepatocellular carcinoma (HCC).
MATERIALS AND METHODS: Computerized bibliographic searches with MEDLINE and
CANCERLIT databases from 1980 through 2000 were supplemented with manual
searches, with the keywords "hepatocellular carcinoma," "liver cell carcinoma,"
"randomized controlled trial [RCT]," and "chemoembolization." Studies were
included if patients with unresectable HCC were enrolled and if they were RCTs in
which chemoembolization was compared with nonactive treatment (five RCTs) or if
different transarterial modalities of therapy (13 RCTs) were compared. Data were
extracted from each RCT according to the intention-to-treat method. Five of the
RCTs with a nonactive treatment arm were combined by using the random-effects
model, whereas all 18 RCTs were pooled from meta-regression analysis.
RESULTS: Chemoembolization significantly reduced the overall 2-year mortality
rate (odds ratio, 0.54; 95% CI: 0.33, 0.89; P =.015) compared with nonactive
treatment. Analysis of comparative RCTs helped to predict that overall mortality
was significantly lower in patients treated with transarterial embolization (TAE)
than in those treated with transarterial chemotherapy (odds ratio, 0.72; 95% CI:
0.53, 0.98; P =.039) and that there is no evidence that transarterial
chemoembolization is more effective than TAE (odds ratio, 1.007; 95% CI: 0.79,
1.27; P =.95), which suggests that the addition of an anticancer drug did not
improve the therapeutic benefit.
CONCLUSION: In patients with unresectable HCC, chemoembolization significantly
improved the overall 2-year survival compared with nonactive treatment, but the
magnitude of the benefit is relatively small
Sentire e pensare mafioso nelle parole di elettori e politici siciliani tra connivenza e collusione
Sentire e pensare mafioso nelle parole di elettori e politici siciliani
L’analisi della complessa relazione tra Polis siciliana e mafia e tra comunità e crimine organizzato ha portato ad approfondire la questione dell’inquietante ampliamento di strati sociali che esprimono un sostanziale sentimento di collusiva aderenza ai valori portanti di Cosa Nostra (sentire mafioso) e, più nello specifico, la questione delle diverse forme di consenso che i membri di Cosa Nostra riescono a veicolare verso quella fascia di popolazione (politici, professionisti e classe dirigente in genere) che istituzionalmente dovrebbe garantire il rispetto della legalità.
Dal nostro punto di vista, la mafia non è riconducibile ad altre forme di criminalità organizzata, ma è un modo di sentire, un pensiero che attraversa i siciliani indipendentemente dal loro appartenere all’Organizzazione. Secondo questa ipotesi, la mafia è presente in Sicilia come modalità di pensiero saturata dalla cultura antropologica ed in grado di saturare i temi culturali e, al contempo, come modalità saturante nuove modalità di pensiero, aspetti che Di Maria, nel 1989, definisce con l’espressione sentire mafioso, costrutto che trova una sua prima espressione all’interno di una vera e propria cultura familistica che, agendo attraverso l’accudimento materno ed il potere e la soggezione paterna, determina insicurezza, bisogno di protezione, obbedienza ed impossibilità di soggettivazione. Seguendo un’impostazione simile, Fiore (1997) ha sostenuto l’esistenza di un particolare modo, tipicamente siciliano, di guardare alla vita, di comportarsi, di creare rapporti, di mantenerli, o scioglierli, che ha sintetizzato nell’espressione pensare mafioso, un modo di essere e di sentire diffuso in Sicilia, ereditato e trasmesso transpersonalmente in famiglia. Esso nasconde una implicita costrizione alla violenza, alla sopraffazione dell’individuo e della sua soggettività, ed anche l’insicurezza, la paura di sbagliare, di compromettersi e di essere estromessi dal rassicurante e protettivo contenitore familiare. La mafia, secondo questa prospettiva, è una realizzazione esasperata del pensare mafioso.
La ricerca ha coinvolto diversi esponenti della politica siciliana e ha inteso esplorare sia le modalità di rappresentazione della mafia nonché, strettamente connesso a questo, in che modo quote di pensare mafioso dei politici abbiano ricadute sul “fare” politica in Sicilia
Quando la vita è la strada: un’indagine sulla realtà psichica e sociale dei meninos de rua
La storia recente del Brasile è segnata da orrendi crimini (oggi finalmente in netta diminuzione) commessi ai danni dei cosiddetti meninos da rua, bambini e adolescenti poverissimi che riescono a sopravvivere commettendo piccoli reati, ma che spesso, purtroppo, rimangono vittime di fantomatiche organizzazioni di vigilantes che in questo modo impongono ordine e pulizia sociale nelle città.
I pochi lavori psicologici in quest’area di ricerca (Lo Piccolo, 1996; 2002), sottolineano soprattutto l’enorme carico di dolore psicologico patito da questi giovani costretti a vivere la propria esistenza per la strada, senza riferimenti affettivi, senza reti di supporto e con il rischio sempre in agguato di essere catturati e uccisi.
La ricerca che presentiamo, frutto di un nostro specifico interesse verso questa drammatica realtà, è il risultato di un lavoro sul campo che ci ha visti impegnati per più di un anno nella regione brasiliana del nordest (Recife).
In particolare, il nostro obiettivo ha riguardato l’esplorazione dell’universo mentale di questi soggetti, la conoscenza di come possa strutturarsi la personalità di individuo che cresce in condizioni di totale deprivazione, l’impatto sullo sviluppo di condizioni esistenziali e sociali al limite della tollerabilità umana, nonché il mondo delle rappresentazioni mentali rispetto ad alcune fondamentali aree. Ha inteso, inoltre, prospettare, sulla base dei risultati ottenuti, specifici interventi di recupero.
A tal fine, abbiamo deciso di somministrare a 150 meninos de rua una serie di vignette già utilizzate da Lo Piccolo nella sua ricerca (1996), vere e proprie immagini stimolo, cui seguiva, su nostra esplicita richiesta, un breve racconto sulla base dell’impatto, emotivo ed affettivo insieme, che tali vignette avevano sui ragazzi (seguendo la classica metodologia semiproiettiva). In una fase successiva, le verbalizzazioni sono state trascritte e sottoposte ad analisi del contenuto attraverso il software di analisi del testo T-Lab (Lancia, 2004). Va precisato che la strutturazione delle tavole (il loro contenuto) è stato pensato solo dopo avere individuato quelle categorie potenzialmente capaci di coprire tutto l’arco delle esperienze più significative per i soggetti. In seguito, sono state ricercate le immagini più adeguate per rappresentare tali categorie (famiglia, strada, denaro, potere).
Le stesse vignette, inoltre, sono state somministrate anche a due diverse tipologie di giovani brasiliani con i quali siamo venuti a contatto: coloro che provengono dalle favelas (in totale 150) e coloro che provengono da situazioni di grande agiatezza economica e sociale (in totale 150), al fine di effettuare un confronto tra i tre gruppi di meninos che abitano la realtà brasiliana cittadina.
L’obiettivo era infatti quello di analizzare su tre gruppi-criterio di soggetti le rappresentazioni che i minori hanno di se stessi, del mondo che li circonda, del futuro, confrontando, in altre parole, tipologie di giovani diversi per storia e area socio-culturale di appartenenza, ma che convivono nella stessa società brasiliana
Cytomegalovirus and Inflammmatory bowel disease:is there a link ?
1. World J Gastroenterol. 2006 Aug 14;12(30):4813-8.
Cytomegalovirus and inflammatory bowel disease: is there a link?
Criscuoli V, Rizzuto MR, Cottone M.
Division of Internal Medicine, University of Palermo, V. Cervello Hospital Via
Trabucco 180, Palermo 90100, Italy.
The objective of this report is to give an overall view of the epidemiological,
clinical, diagnostic and therapeutic features of Cytomegalovirus (CMV) infection
in inflammatory bowel disease (IBD). A review of published reports on this topic
was carried out, with particular attention paid to the selection of patients
included in studies and the diagnostic methods employed. CMV is frequently
associated with IBD. In some cases, CMV infection is associated with a poor
outcome but it is not clear which patients are more likely to be affected and in
which stage of the disease. The use of anti-viral therapy in IBD is controversial
and an empirical study with controls is needed. The natural history of CMV
infection related to the development and treatment of IBD has not been clarified
but it is important to take it in consideration because of the possibility of
viral persistence in the immunocompromised host and viral interaction with the
immune system
Postoperative maintenance therapy for inflammatory bowel disease
. Curr Opin Gastroenterol. 2006 Jul;22(4):377-81.
Postoperative maintenance therapy for inflammatory bowel disease.
Cottone M, Orlando A, Modesto I.
Department of General Medicine, Pneumology and Nutrition Clinic, Palermo
University, Palermo, Italy.
PURPOSE OF REVIEW: This review will highlight the knowledge gained from studies
published in the year 2005 on maintenance treatment after surgery for
inflammatory bowel diseases.
RECENT FINDINGS: In Crohn's disease the role of smoking in increasing the risk of
relapse and recurrence after surgery is confirmed. Ornidazole seems effective in
reducing endoscopic recurrence and clinical relapse after surgery. Probiotics do
not appear to be effective in preventing endoscopic recurrence and clinical
relapse: a controlled placebo trial showed that Lactobacillus johnsonii is not
effective in preventing endoscopic recurrence. A retrospective study suggested
that enteral nutrition after surgery may reduce the clinical relapse.
Pathophysiological studies underlined the value of probiotics in pouchitis.
SUMMARY: In Crohn's disease postoperative maintenance treatment is disappointing.
Giving up smoking is still the only effective measure. Mesalamine remains the
drug that has been widely studied with large trials and meta-analysis.
Encouraging results come from small trials on antibiotics. Azathioprine and
6-mercaptopurine must be evaluated in better designed controlled trials. There is
no evidence in favour of probiotics as an effective therapy to prevent
recurrence. Enteral nutrition after surgery is a candidate new therapy, but
further controlled trials are needed. Pathophysiological studies confirm the
beneficial role of probiotics in pouchitis
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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