1,721,004 research outputs found

    Late-preterms: A group of infants at risk for cognitive developmental delay. Systematic review and description of evaluation tools

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    Children born at 34-36 weeks' gestation are defined as late-preterms (LP); they are considered as being at risk for adverse cognitive outcomes compared to infants born at term. We performed an extensive search and systematic review of English language articles on the cognitive development of LP from the first year of life to school age, published between January 2006 and June 2013. General cognitive outcome, specific neuropsychological abilities and school performances were investigated. We selected the studies that had used standardized instruments for the evaluation. Nineteen studies were reviewed; eleven were on pre-school children and eight on school-age children. The results suggest that pre-school LP children reach a lower general cognitive level than term children, and perform worse when specific neuropsychological abilities are measured. At school age LP still reach a lower cognitive level and have more academic difficulties in comparison to term infants. The reasons for the lower cognitive performances of LP might be related to prematurity itself, but also to the causes of the preterm birth

    Check your folate status before pregnancy.

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    Background. An increased intake of folates during periconceptional period can prevent 40-70% of neural tube defects (NTD) and perhaps other birth defects, yet in many countries the use of folic acid and compliance to recommendations (where these exist) is less than optimal. Objective. Suggest a strategy that helps individual women to obtain optimal folate levels before conception. Methods. Literature review on the relation between folate levels and NTD risk, on the effect of folic acid supplements on increasing the blood folate concentrations and folate status in women of childbearing age in various countries. Findings. Empiric evidence suggests that maternal folate levels are inversely correlated with NTD risks (Daly et al., 1995). Red blood cells folate concentrations of 906 nmol/L or greater are associated with the lowest NTD risk . This threshold is considered the “optimal concentrations before conception” by several experts. The corresponding serum folate concentration, the most important for the folate transport to the embryo during development of the neural tube and the other organs, can be estimated around 40 nmol/L. Comments. We propose, according to Tam et al. (2009), that before planning pregnancy, all women evaluate their folate levels. This blood test performed before conception could increase the fraction of women with adequate folate intake, because many women will realize to be below the optimal folate levels, thus improving compliance to recommendations. Women could then choose to do one or more of the following: (a) increase the intake of folate rich foods, (b) eat folic acid fortified foods or (c) use supplements containing folic acid. When the folate status is low and the conception could occur in a very near future (1-2 months) women could also choose to start with an high dose (4,000μg/day) for the first month, as suggested by studies on effects of folate supplementation, and then continue with the standard 400 μg /day up to the end of the third month of pregnancy. Moreover, folate status evaluation and the consequent optimal levels achievement eliminates any worry about folate biodisponibility problems due to environmental or genetic factors

    Differenti asimmetrie espressivo-facciali nell’esibizione del sorriso nei neonati a termine e pretermine a 40 settimane di età postconcezionale

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    Introduzione Sulla base di numerosi studi longitudinali pubblicati negli ultimi anni, la nascita prematura può essere considerata oggi uno tra i possibili fattori di rischio per i disturbi di natura affettiva sia in età scolare sia nell’età adulta. Alcune differenze tra bambini nati a termine e pretermine sono state messe in evidenza molto precocemente, indagando, in particolare, le modalità comunicative e l’espressività emozionale nel contesto dell’interazione madre-bambino. I pretermine sono stati descritti come meno espressivi, in particolare attraverso il canale comunicativo facciale, e quindi più difficilmente interpretabili nel corso del primo anno di vita (Goldberg, Brachfeld, & Di Vitto, 1980; McGehee & Eckerman, 1983). Inoltre, i nati pretermine durante l’interazione madre-bambino mostrano, perlomeno tra i 4 e i 10 mesi, un minor numero di emozioni positive (Crnic, Ragozin, Greenberg, Robinson, & Basham, 1983) e un maggior numero di emozioni negative rispetto ai nati a termine (Crnic et al., 1983; Field, 1982; Malatesta, Culver, Tesman, & Shepard, 1989) oltre ad essere spesso caratterizzati da un temperamento difficile (Crnic et al 83; Goldberg, 1978; Goldberg, et al., 1980; Ungerer & Sigman, 1983). Queste differenze possono essere consistenti nel corso del primo anno di vita e scomparire poco dopo, ma possono persistere ed essere rilevabili anche in età scolare (Fava Vizziello, Bottos, & Zorzi, 1992; Hansen, Dinesen, Hoff, & Greisen, 2002; Tideman, Nilsson, Smith, & Stjernqvist, 2002). L’obiettivo della presente ricerca è stato indagare se le differenze nell’espressività emozionale dei nati a termine e pretermine registrate nel corso del primo anno di vita siano già rilevabili nel periodo neonatale. Ci siamo chiesti, in particolare, se esistono già delle differenze qualitative e/o quantitative nelle manifestazioni precoci del sorriso, mettendo a confronto due gruppi di neonati della stessa età postconcezionale (40 settimane): il primo nato a termine, il secondo pretermine. Il gruppo di neonati pretermine era composto da bambini sani, e di peso appropriato alla nascita per l’età gestazionale (AGA). Metodo Per la rilevazione e la codifica analitica del sorriso abbiamo fatto riferimento alla metodologia costruita su base anatomica più diffusa e utilizzata per descrivere il comportamento facciale, il FACS di Ekman e Friesen (1978), seguendo, in particolare, le indicazioni del Baby-FACS (Oster e Rosenstein, in corso di stampa) circa il riconoscimento delle azioni facciali nelle prime fasi dello sviluppo. Particolare attenzione è stata dedicata al confronto tra i due gruppi di neonati relativamente alla manifestazione di asimmetrie espressivo-facciali nell’esibizione del sorriso. La prematurità, infatti, è una condizione significativamente associata a deviazioni rispetto alle normali lateralizzazioni corporee e cerebrali. Risultati Non sono emerse differenze significative tra i due gruppi esaminati per quanto riguarda la frequenza di comparsa al minuto e la durata media del sorriso semplice e del sorriso di Duchenne. Nonostante questo le analisi hanno messo in evidenza differenze significative tra i due gruppi per quanto riguarda la presenza di asimmetrie facciali. In particolare, i pretermine hanno mostrato in modo significativo la tendenza a contrarre più rapidamente e con maggiore intensità l’emifaccia sinistra piuttosto che la destra. Al contrario le azioni facciali asimmetriche in favore del lato sinistro sono state osservate molto raramente nei neonati a termine, i quali, coerentemente con i dati presenti in letteratura, hanno mostrato un lieve tendenza nella direzione opposta, cioè in favore del lato destro del volto. Questa diversa lateralizzazione delle azioni facciali consente di ipotizzare, già a 40 settimane postconcezionali, delle differenze nello sviluppo delle strutture e delle vie nervose che controllano l’esibizione del sorriso nei due gruppi esaminat

    Cannula tip intravascular migration in an infant

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    In infants, the tip of a cannula is sometimes used as introducer during peripherally inserted central catheters placement. We report a rare complication of this procedure, characterized by intravascular migration of the cannula tip during peripheral insertion of a central venous catheter. We review this unlikely complication and treatment options

    Analisi delle espressioni di sorriso e distress in un gruppo di grandi pretermine

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    Introduzione Da un’analisi della letteratura emerge che il neonato sano e a termine manifesta in modo completo e maturo, cioè attraverso un’intensa contrazione muscolare di tipo bilaterale, sia il sorriso di Duchenne (Messinger, Dondi, Nelson-Goens, Beghi, Fogel, & Simion, 2002), sia il distress (Izard, Hembree, Dougherty, & Spizzirri, 1983; Izard, Hembree, & Huebner, 1987), e che già nel neonato pretermine, a partire dalle 32/33 settimane di età post-concezionale, è possibile osservare episodicamente il sorriso (Dondi, Costabile, Rabissoni, Gianfranchi, Lombardi, & Corchia, 2004), e il distress (Grunau, Oberlander, Holstil, & Whitfield, 1998). L’obiettivo della ricerca è stato quello di spingerci ancora oltre, indagando la presenza di queste due importanti manifestazioni espressive in un gruppo di grandi pretermine (definiti dall’OMS very low birth weight infant, VLBWI), cioè bambini di peso inferiore ai 1500 grammi. Considerata l’immaturità dei soggetti, ci siamo chiesti non solo se a questa età così precoce fosse già possibile osservare il sorriso (in particolare il sorriso di Duchenne) e l’espressione facciale di distress, ma anche se le espressioni indagate si differenziassero tra loro sia qualitativamente che quantitativamente. La scelta di studiare queste espressioni facciali in neonati così immaturi è scaturita da due principali ragioni: in primo luogo dalla mancanza in letteratura di ricerche che testimoniano la presenza di sorriso e distress in fasi così precoci dello sviluppo; in secondo luogo dalla necessità di iniziare a descrivere in modo sistematico le traiettorie evolutive tipiche e atipiche che specificano queste due espressioni fondamentali. E’ stato infatti dimostrato che i pretermine manifestano dei ritardi e delle differenze rispetto ai nati a termine, sia nel corso del primo anno di vita (Van Beek, Hopkins, & Hoeksma, 1994; Segal & Oster, 1995), sia in età scolare (Fava Vizziello, Zorzi, & Bottos, 1992). Metodo Il comportamento facciale di 9 neonati sani e di peso appropriato per l’età gestazionale (Appropriate for Gestational Age, AGA; Lubchenco, 1976), videoripresi pochi giorni dopo il parto a circa 30 settimane di età post-concezionale, è stato analizzato mediante il Baby FACS di Oster (in corso di stampa) e il MAX di Izard (1979). Si tratta di metodologie costruite su base anatomica per la microanalisi del comportamento facciale, espressamente messe a punto per l’analisi del volto del bambino. Risultati I risultati ottenuti hanno messo in evidenza che sia il sorriso sia il distress vengono esibiti spontaneamente e in una forma matura già a 30 settimane di età post-concezionale da più della metà del campione. La frequenza di comparsa delle azioni facciali unilaterali è stata tuttavia maggiore nel caso del sorriso rispetto al distress, quasi totalmente bilaterale; il distress presentava inoltre una durata media significativamente maggiore rispetto al sorriso. Questi dati confermano la presenza delle due espressioni in fasi così precoci dello sviluppo, e suggeriscono l’ipotesi che esse seguano, fin dall’inizio, traiettorie evolutive indipendenti

    Favism in a female newborn infant whose mother ingested fava beans before delivery

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    We describe a case of favism in a female newborn infant with glucose-6- phosphate dehydrogenase (G6PD) deficiency whose mother had ingested fava beans 5 days before delivery. At birth there were clinical and hematologic signs of hemolytic anemia. hemoglobinuria, and no blood group immunization. Study of the G6PD activity and 2-deoxy-glucose-6-phosphate utilization rate revealed that the infant and the mother were heterozygous for G6PD deficiency

    Increased bilirubin production, ceruloplasmin concentrations and hyperbilirubinaemia in full-term newborn infants

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    Ceruloplasmin possesses antioxidant activity in vitro, but such a property has not been substantiated in vivo so far. However, it has been suggested that the lack of factors protective against oxidative haemolysis might have a role in neonatal hyperbilirubinaemia. Ceruloplasmin and alphafetoprotein concentrations were measured in cord blood in 78 unselected fullterm singleton newborn infants without G6PD deficiency and haemolytic disease of the newborn; in the same infants, the carboxyhaemoglobin level was assessed on the fourth day of life and taken as an index of bilirubin production. The relationship between these variables and maximum bilirubin level in the first 4 days was studied by multiple regression analysis. High carboxyhaemoglobin levels and low ceruloplasmin concentrations, but not alphafetoprotein resulted, associated with hyperbilirubinaemia (P < 0.001), No relationship was found between carboxyhaemoglobin and ceruloplasmin levels, These results exclude an important role for ceruloplasmin in protecting against possible oxidative haemolysis in full-term newborn infants. Ceruloplasmin levels in cord blood are most probably related to hepatic metabolism and are better predictors of hyperbilirubinaemia than alphafetoprotein concentrations

    La comunicazione precoce madre-bambino: un confronto fra diadi con bambino nato a termine e bambino nato pretermine

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    Il presente lavoro si pone l’obiettivo di osservare il coinvolgimento emotivo affettivo nelle interazioni diadiche madre-bambini. La ricerca è incentrata sull’influenza che la variabile nascita pretermine ha sullo sviluppo della relazione fra madre e bambino. A tale scopo si mettono a confronto diadi con bambini nati pretermine e diadi con bambini nati a termine, attraverso una ricerca osservativa longitudinale. Il campione dei bambini nati pretermine manifesta il culmine delle abilità sociali con un ritardo medio di 1-2 mesi rispetto ai bambini a termine. Anche le madri sembrano essere influenzate da tale andamento e manifestano, nel caso dei bambini pretermine, un maggior numero di comportamenti di interazione positivi ad un livello di età successivo rispetto alle madri dei nati a termine.The aim of this work is to observe the emotional involvement which characterizes the dyadic mother-infant interaction. The focus of the research is to assess the influence that the preterm birth variable has on the development of the mother-infant relationship. To this purpose dyads with preterm children and dyads with full-term children are compared through longitudinal observation. The preterm children reach the climax of their social competences with one/ two-month delay if compared with full term children. The mothers also seem to be influenced by this trend and a more positive range of maternal behaviours appear sensibly later than in the case of preterm infants
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