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Francesco Vattioni aramaista
Si delinea il contributo offerto da Mons. Francesco Vattioni (1922-1995) agli studi aramaici, particolarmente per le documentazioni in antico siriaco, nabateo e hatreno, collocandolo sullo sfondo generale della storia della disciplina negli anni 1960-1994
Une jeune femme en colère: les années florentines d’Artemisia Gentileschi
Nel catalogo scientifico della mostra monografica di Artemisia Gentileschi al Musée Maillol di Parigi, il saggio esamina i modi dell'inserimento e la portata dell'influsso della pittrice caravaggesca nell'ambiente artistico fiorentino, dove ella si trasferì e visse durante il secondo decennio del Seicento. Alla luce degli studi di Contini degli anni Novanta e della recente bibliografia statunitense sull'argomento (Christiansen, Cropper) si individua un rapporto privilegiato con uno specifico livello di committenza e un filone di pittura toscana rappresentato da Orazio Riminaldi, Francesco Furini, Giovanni Martinelli, Lorenzo Lippi, sui quali l'arte sperimentale di Artemisia esercitò un'impronta decisiva
Contini e la scelta degli scritti desanctisiani
La relazione ricostruisce la genesi dell'introduzione del 1949 alla Scelta di scritti critici di Francesco De Sanctis, quindi in Varianti e altra lingusitica. Si indagano le ragioni pratiche e teoriche dell'antologia, il rapporto di Contini con il "ritorno a De Sanctis" nel secondo dopoguerra e la crisi del crocianesimo. Si analizzano le linee fondamentali del saggio, mettendone in evidenza l'originalità non meno che la tendenziosità: Particolare attenzione è rivolta all'interesse di Contini per la terminologia critica desanctisiana
Poetica e pittura della metafora in Proust
In questo contributo, Annamaria Contini si sofferma sulla centralità stilistica e teorica della metafora in Proust, analizzando l’episodio della “Ricerca del tempo perduto” ambientato nell’atelier di un pittore immaginario, Elstir. Buona parte di tale episodio ruota attorno alla minuziosa descrizione di un quadro fittizio, "Il porto di Carquethuit". Nelle opere giovanili, Proust aveva spesso descritto opere d’arte reali, utilizzando un procedimento stilistico che Annamaria Contini avvicina a quello dell’ekphrasis. Anche in Proust, il ricorso a un procedimento ecfrastico si motiva generalmente per il tentativo di coniugare visualità e scrittura, di ‘imitare’ la pittura per permettere al lettore di raffigurarsi, di immaginarsi ciò che le parole dicono. Tuttavia, nel presente contributo si mostra che, nella rappresentazione letteraria del "Porto di Carquethuit", sembra prevalere l’esigenza di chiarire la natura dei processi metaforici e il significato che essi assumono nella peculiare conoscenza promossa dal romanzo. L’ekphrasis è ormai incorporata in quest’ultimo, trasformata in un racconto immaginario e, soprattutto, finalizzata all’esposizione di una poetica
L’opera di Francesco Vattioni: 1922-1995, a cura di Giancarlo Toloni
1. Memory and History: twenty years after the death of Francesco Vattioni (Giancarlo Toloni) - 2. An Eminent Scholar from Brescia: the homage of the Catholic University (Mario Taccolini) - 3. Francesco Vattioni, a Scholar of Aramaic Language (Riccardo Contini) - 4. Francesco Vattioni and the Phoenician and Punic Studies (Giovanni Garbini) - 5. Francesco Vattioni, a Scholar of Hebrew and Professor at the Oriental Institute of Naples (Giancarlo Lacerenza) - 6. Philology and Parrhesia: Francesco Vattioni and the Biblical Studies (Giancarlo Toloni) - 7. F. Vattioni, Sacrificial Aspects in Hatra Inscriptions - 7. Biographical Note (Giancarlo Toloni) - 8. Bibliography of the Writings (Giancarlo Toloni)
L'amoroso sdegno di Francesco Bracciolini: un inquadramento
Il contributo analizza la favola pastorale di Francesco Bracciolini nel contesto dell'evoluzione del genere, dimostrando la sua derivazione da Tasso e non da Guarini
Religione, Cultura e Società
L’ultimo ventennio, e l’ultimo “salto generazionale”, ha mostrato la crasi profonda tra le generazioni, l’una – la più recente – portatrice della cultura postmoderna, le altre impegnate nella contestazione al novum e in forte difficoltà rispetto alla capacità di assolvere alla funzione di agenzie di socializzazione primaria e (soprattutto) secondaria.
Questa difficoltà interessa non solo i singoli o gli adulti nel rapporto genitori /figli o educatori/educati, ma si manifesta in un rapporto assai conflittuale tra quelle istituzioni percepite come “rigide” e normativizzanti (assolutamente estranee alla cultura postmoderna) e le giovani generazioni.
Un esempio in questo senso è rappresentato, nel nostro Paese, dalla Chiesa Cattolica la quale sembra avere perso la capacità di influenza sulle coscienze, limitandosi a un ruolo di “presidio antropologico”, utile a segnare simbolicamente i rituali di passaggio, più per volere degli adulti che per convinzione dei giovani. La ricerca dell’Istituto Toniolo “Dio a modo mio” ha mostrato come, pur non essendo tramontata l’esigenza di sacro, pur rimanendo profondo il “senso” del sacro, sia in atto un processo di individualizzazione dell’esperienza religiosa che, rinunciando alla sua dimensione comunitaria, viene esperita – appunto – declinandosi al singolare.
In un contesto di questo genere, trova senso un ragionamento plurale sulla questione dell’educazione cattolica, che in Italia passa (non solo, ma anche) attraverso l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole. Di fronte alla perdita di “forza centripeta” da parte delle parrocchie e dei presidi territoriali ecclesiali, mantiene ancora un forte appeal l’ora di religione a scuola, caricando dunque i docenti di un compito assai gravoso: quello di essere i nuovi (possibili) presidi della Chiesa sul territorio, i (possibili) volti di una “Chiesa in uscita”, secondo un ‘immagine spesso usata da Papa Francesco. I volti di una Chiesa che ha la possibilità di incontrare i giovani e i lontani sul loro terreno culturale, ma che potrà essere idonea al compito a condizione di conoscerne, accettarne e in certo modo amarne (alle volte soffrendone) la cultura, i linguaggi, gli stili. Occorre, a questo proposito essere capaci di vivere quella che Mons. Tonino Bello, compianto Vescovo di Molfetta, definiva “convivialità delle differenze”.
Si è soliti ragionare in termini di differenze osservando le macroquestioni, come il sesso, la provenienza geografica, le convinzioni politiche. Oggi sembra che la spaccatura tra generazioni richieda un nuovo patto, basato sull’impegno a riconoscere il giovane “in sè”, e non in quanto “adulto in divenire”: questo permetterà agli adulti e ai giovani di progettare il presente, e non di guardare l’universo giovanile come “il futuro della società”. Ritenere i giovani “il futuro”, vuol dire fare morire il loro presente. Occorre, oggi più che mai, ri-conoscere i giovani nel loro presente, diverso, strano, problematico, a tratti incomprensibile. E amarli, per “farci prossimi”, compagni di viaggio nel cammino della vita che, al di là delle apparenze, a tutti, a noi e a loro, incute timore.
Il volume raccoglie una pluralità di riflessioni da parte di accademici e docenti di Religione nelle scuole italiane che, ciascuna dalla propria prospettiva, tentano di spiegare questo volto della complessità
Tra Contini e Pierro: appunti linguistici (e non solo) sulle recenti "Pagine pierriane"
L'articolo riunisce osservazioni di carattere linguistico sulla poesia di Albino Pierro, partendo dai giudizi che su di essa formulò Gianfranco Contini, e che ora sono sttai rupubblcati da Giorgio Delia nel volume "Pagine pierriane" (Firenze, 2017)
Lo sviluppo degli e-services: slittamenti, breakdown e sorprese
Il lavoro esamina i problemi dello sviluppo degli e-services per il Giudice di Pace di Bologna con particolare attenzione all'analisi degli slittamenti , delle interruzioni e delle sorprese verificatisi nel corso dello sviluppo e dell'implementazione
Metafora e conoscenza
Si tratta del numero monografico 1, 2017, della rivista "Estetica. Studi e ricerche". Al numero, curato da Annamaria Contini, hanno contribuito studiosi specialisti della questione della metafora come strumento euristico e cognitivo: Annalisa Baicchi, Enikő Bollobás, Eleonora Caramelli, Alessandro Cavazzana, Simona Cresti, Giulia Frezza, Alice Giuliani, Elisabetta Gola, Zoltán Kövecses, Alberto Martinengo, Rita Messori, Michele Prandi, Francesco Valagussa. Dagli anni Novanta fino a oggi, il dibattito sulla metafora è stato dominato dalla linguistica e dalla psicologia cognitiva; agli studi sull’embodiement e sui rapporti mente-cervello si sono aggiunti quelli di neurolinguistica, di pragmatica sperimentale e di neuropragmatica. Un tema classico dell’estetica è diventato così un tema multi- e trans-disciplinare. Oggi, la forza cognitiva della metafora non viene più messa in discussione, costituendo anzi un campo di indagine fiorente e trasversale alle discipline. Non sempre, tuttavia, vi è stata un’effettiva comunicazione tra questi settori. Inoltre, non sempre il ruolo dell'estetica e delle altre discipline filosofiche è stato pienamente valorizzato. Con il presente numero di “Estetica. Studi e ricerche”, la curatrice cerca di restituire all'estetica un ruolo importante, sia per rimettere al centro il carattere innovativo della metafora, sia per porre in relazione diverse prospettive di ricerca. Facendo dialogare l’estetica con altre discipline filosofiche e con altre discipline tout court, questo numero monografico si propone di rendere più interdisciplinare l’odierna riflessione sulla metafora, nella convinzione che solo una visione non settoriale del problema consenta di far avanzare realmente la discussione. I contributi qui raccolti si focalizzano pertanto su diversi aspetti del nesso metafora-conoscenza, offrendo un quadro ricco e variegato delle ricerche italiane e internazionali sull’argomento
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