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La comunicazione digitale nell'era dei Big Data. Un’indagine empirica sulla data-driven communication nel contesto italiano
La natura del diritto all’oblio: analisi della tutela inibitoria e risarcitoria (Commento a Cass., 1° febbraio 2024, n. 3013)
La pronuncia in commento individua i criteri per la configurabilità del danno non patrimoniale in violazione del diritto all’oblio. La Corte definisce i presupposti per il riconoscimento di tutela sia inibitoria sia risarcitoria del diritto all’oblio ponendolo in relazione
all’esercizio del diritto di cronaca. In particolare, la pronuncia conferma la cancellazione e aggiornamento di una notizia online e condanna il quotidiano al risarcimento del danno in virtù della lesione reputazionale subita dall’interessato. Gli elementi di tutela posti dalla Corte alla base della sua decisione fungono da spunto di riflessione sulla natura del diritto all’oblio e il suo rapporto con il diritto alla cancellazione di cui all’art. 17 del Reg. (UE) 2016/679
Data-driven human resource and data-driven talent management in internal and recruitment communication strategies: an empirical survey on Italian firms and insights for European context
Exploring the use of CSR signals by companies in controversial industries
To reduce information asymmetries with stakeholders, firms frequently adopt Corporate Social Responsibility (CSR) as a signal that makes their commitment to sustainability observable. In this paper, we focus on how organizations in controversial industries use CSR signals. These organizations need to overcome the skepticism of stakeholders and it is not clear if they are prone to involve in CSR signaling. Through an explorative content analysis on corporate websites, we take into account two dimensions of CSR signaling, namely CSR policies and CSR reporting. Companies in controversial industries show some degree of involvement in CSR reporting, while seem less active in adopting CSR policies. These findings suggest controversial organizations to embrace a more strategical and organic approach to CSR signaling. In addition, the study offers insights about the inter-sectorial comparisons, demonstrating that companies operating in the most environmental-unfriendly sectors (Materials, Energy and Utilities) are keener to engage in CSR policies signaling than companies belonging to other controversial industries
Territori della Performance. Percorsi e pratiche in Italia (1967-1982)
La performance occupa sempre un territorio, sia ideale che fisico, inteso come sito di creazione e accadimento dell’azione: lo studio dell’artista e l’ambiente domestico; la galleria; i luoghi alternativi e informali; le istituzioni, come i musei e le grandi rassegne. Nella centralità del corpo affermata dalla performance emergono questioni legate all’identità e all’autorappresentazione, alla politica, all’antropologia, al mito e alla storia dell’arte, alla dimensione privata come strategia di resistenza e di autoaffermazione. Il volume presenta una serie di testi, fotografie, disegni e schizzi e documenti tratti da riviste e pubblicazioni dell’epoca, video e testimonianze orali che raccontano visivamente le pratiche artistiche effimere della performance, pratiche che sfuggono ai processi lineari di storicizzazione
Marisa Merz: sperimentazioni scultoree e filmiche in cucina
Marisa Merz avvia la propria ricerca artistica a Torino nella metà degli anni Sessanta. Pur fiancheggiando gli artisti dell’Arte Povera, la sua poetica ha comunque sempre mantenuto una dimensione autonoma e indipendente. Quando Germano Celant negli anni Ottanta, in pieno diffondersi della Transavanguardia, rilancia la definizione di Arte Povera, storicizza l’opera di Marisa Merz nell’ambito della coiné poverista, quantunque il lavoro dell’artista sia sempre sfuggito a rigide e univoche classificazioni. Marisa Merz ha privilegiato rispetto alla dimensione di gruppo una ricerca intima e autobiografica, anticipando peraltro quel clima che a partire dagli anni Settanta ha visto tramontare l’ideologia del gruppo in favore delle “mitologie individuali”. Temi autobiografici e legati alla maternità affiorano nel suo lavoro attraverso una ricerca basata sulla temporalità del fare che attraversa tecniche e materiali, come il cucito e la tessitura.
Nel 1967 Marisa Merz ha prodotto il film La conta, unicum nella sua produzione, presentato alla fine della mostra personale di Michelangelo Pistoletto alla Galleria dell’Attico di Roma nel 1968, nell’ambito di una rassegna di film sperimentali di amici torinesi dell’artista. Nel film (16 mm, b/n, 2’44’’), riemerso in anni recenti e attualmente inserito nel percorso espositivo della mostra Entrare nell’opera. Prozesse und Aktionen in der Arte Povera al Kunstmuseum di Vaduz (itinerante al MAMC+ / Musée d’art moderne et contemporain di Saint-Étienne, a partire dal 30 novembre 2019), l’artista è ripresa nella sua cucina, seduta al tavolo mentre sta aprendo una scatola di piselli che conta con una gesto rituale.
La presente comunicazione intende inquadrare questo film nell’ambito dello sperimentalismo cinematografico torinese coevo e si propone di analizzare i temi della ricerca dell’artista, nello specifico la misura, il corpo, l’autobiografia e la temporalità del processo plastico in relazione all’utilizzo del medium filmico. Si vuole inoltre portare l’attenzione sullo spazio della domesticità, e specificatamente della cucina, come luogo di ridefinizione dei confini tra dimensione artistica e vissuto, in relazione a esperienze filmiche e video di artiste donne di quegli anni o di generazioni successive, cercando altresì di fornire un’analisi dell’operatività di Marisa Merz, tra creatività femminile e coscienza femminista
Artiste italiane e immagini in movimento. Identità, sguardi, sperimentazioni
Il volume si propone come contributo alla storicizzazione e alla lettura critica delle artiste italiane in relazione al cinema sperimentale e alle arti elettroniche, dalla seconda metà degli anni Sessanta a oggi, con particolare attenzione ai temi dello sguardo femminile inteso come antiegemonico e sovversivo, del ruolo delle donne negli apparati produttivi, della specificità dell’autorialità femminile. I saggi – dedicati a Daniela Bertol, Giosetta Fioroni, Ida Gerosa, Laura Grisi, Federica Marangoni, Martina Melilli, Marisa Merz – e le interviste a Pia Epremian De Silvestris e Rosa Foschi si concentrano su casi studio particolarmente significativi per riflettere attorno ai temi dell’autobiografia, dell’autorappresentazione, delle genealogie e, per attrazione o distanza, della dimensione simbolica femminile nonché della politicità, in un’angolatura – quest’ultima che problematizza la militanza
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