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    Condemi S. (2001 ) - L'étude des restes humains fossiles de La Chaise - Abris Bourgeois-Delaunay

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    Debénath André. Condemi S. (2001 ) - L'étude des restes humains fossiles de La Chaise - Abris Bourgeois-Delaunay. In: Bulletin de la Société préhistorique française, tome 99, n°2, 2002. pp. 391-392

    Dalla morte alla vita: ossa umane, rituali funerari, aspetti culturali e sociali della popolazione epipaleolitica di Taforalt (Marocco, 11-12000 BP).

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    Lo studio delle pratiche funerarie preistoriche si avvale in genere della documentazione dei contesti di rinvenimento ottenuta durante lo scavo. Può però accadere che per interessanti contesti funerari scavati nel passato questa documentazione non sia, o non sia più, disponibile. Ciò si è verificato per la necropoli iberomaurusiana della Grotte des Pigeons di Taforalt (11-12000 BP, Marocco), costituita da 28 sepolture multiple, scavata negli anni ’50 da J. Roche. Di quegli antichi scavi rimane tuttavia la ricca collezione osteologica umana (Institut de Paléonthologie Humaine, Parigi), che ha costituito una feconda fonte documentaria per indagare le pratiche funerarie degli Iberomaurusiani di Taforalt. Sulla base del contenuto di ogni sepoltura, ricostruito grazie al numero di tomba riportato sui reperti, e della distribuzione delle modificazioni intenzionali delle ossa (colorazione con ocra rossa e tracce di interventi peri e post mortem), si è ottenuto il quadro di un’area sepolcrale costituita da sepolture primarie e secondarie, spesso contestuali, di circa 40 individui adulti e adolescenti e di numerosi bambini. Oltre a pratiche di trattamento del cadavere e di manipolazione di ossa successiva alla decomposizione, alcune lesioni ossee suggeriscono, pur non in modo univoco o inequivocabile, casi di violenza peri mortem e cannibalismo (Mariotti et al., 2009; Belcastro et al., 2010). Recentemente, l’Abbé J. Roche ha ritrovato e ci ha gentilmente fornito alcuni rilievi e foto di scavo riguardanti alcune delle tombe da lui scavate, materiale che pensavamo perduto per sempre. Ci è stato così possibile confermare le ipotesi precedentemente proposte ed arricchire il quadro già delineato grazie all’analisi di ulteriori elementi (posizione del defunto, presenza di corna di bovidi, ecc.). Nel presente lavoro, partendo dai dati più concreti e oggettivi (ossa umane e rilievi di scavo), si intende proporre prima una ricostruzione dei comportamenti e poi una loro possibile interpretazione, prendendo spunto anche dalla comparazione con altre civiltà del passato o da paralleli etnografici allo scopo di ottenere qualche informazione sulla società, la cultura e le credenze della popolazione inumata a Taforalt. Si è evidenziato un complesso di comportamenti funerari a carattere rituale, e quindi probabilmente rispondenti a precise concezioni della vita e della morte, e funzionali allo stabilirsi e al mantenersi di una compiuta identità di gruppo

    Il sito Musteriano di Riparo Mezzena presso Avesa (Verona, Italia). Aggiornamenti metodologici e nuovi dati paleoantropologici e paleocomportamentali

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    Scavi sistematici furono condotti a Riparo Mezzena nel 1957 da F. Zorzi e A. Pasa, durante i quali fu esplorata una sequenza stratigrafica di circa 1,5 - 1,7 m. Furono identifi cati almeno tre livelli antropici (dal basso verso l’alto strato III, II, I) ricchi in manufatti litici, resti di fauna e reperti umani. Nel 1977 Bartolomei (1980) eseguì una verifi ca stratigrafi ca sul testimone con l’obiettivo di riscontrare le considerazioni paleoambientali e le attribuzioni crono-culturali effettuate da Pasa e Zorzi. Sulla base della cronologia alpina, allora in uso, gli autori attribuirono lo strato II al Würm II, mentre lo strato III ad un periodo di poco precedente. L’attuale cronologia isotopica inserisce questo deposito all’interno del MIS 3. Nell’ambito del progetto di revisione dei “Fossili umani del veronese” è stato ripreso lo studio dei fossili del Riparo Mezzena rinvenuti nei livelli musteriani. Sono qui presentati i nuovi dati relativi all’analisi anatomica dei frammenti di parietale (dx e sn) di frontale e di occipitale e una mandibola. Sono riassunti anche i nuovi dati relativi all’esame paleogenetico del DNA mitocondriale ed in particolare sul genoma nucleare; è stato analizzato il gene mc1R che regola la pigmentazione nell’uomo e nei vertebrati in genere. Le analisi funzionali su queste varianti hanno mostrato che le funzionalità dell’espressione in questo gene erano ridotte e per tanto, chi le possedeva, aveva i capelli rossi e la pelle chiara. Finora inediti, vengono presentati i dati relativi alle analisi tecno-economiche dell’insieme litico dello strato III. Il contesto culturale da cui i reperti antropici provengono è rappresentato da industria litica riferibile ad un musteriano di tipo Ferrassie orientale, il quale caratterizza anche il complesso litico contenuto nel sopragiacente strato II dove si osserva però una forte riduzione della produzione Levallois. È qui presentata l’analisi tecnologica dell’insieme litico dello strato III.The excavation carried out at Riparo Mezzena during 1957 by F. Zorzi and A. Pasa (Museo di Storia Naturale di Verona) revealed a stratigraphic sequence of about 1,5-1,7 m – corresponding at least to 3 different anthropogenic layers – had been identifi ed (bottom-up: III, II, I) very rich in both artefacts, fauna and human remains. In 1977 Bartolomei (1980) verifi ed the stratigraphy by sampling the witness left in 1957 aiming at comparing the paleoenvironmental indications and the chrono-cultural assignements proposed by Pasa and Zorzi. According to alpine chronology of the time, the authors attributed layer II to the Würm II while layer III was thought to correspond to a slightly older period. Recent revision referred the whole deposit to MIS 3 according to isotopic chronology. The present work deals with the fi rst results of the “Human fossils from the Verona area” revision project devoted to Riparo Mezzena Mousterian layers. Herein will be presented the new data related to anatomical analyses - of the parietal (R and L), frontal and occipital bones fragments as well as the jaw, compared to the contemporaneous European Neandertals and the techno-economical study of the lithic assemblage from layer III. The lithic assemblage is referred to the cultural context of La Ferrassie Charentian Mousterian, which characterized even the upper layer II assemblage. The latter, though, is characterized by a strong reduction in the Levallois production. A devoted discussion to the technology of the layer III will be given. The data relating to palaeogenetic analyses is presented too: the Mitochondrial DNA (mtDNA) has been retrieved for the fi rst time from a Neandertal specimen of Italian origin (NRM). The results show that the genetic diversity of the Neandertals has been largely underestimated. They suggest that Neandertal population was extensively subdivided geographically, and that its genetic diversity changed markedly over time. The melanocortin 1 receptor (MC1R) which regulates pigmentation in humans and other vertebrates had been amplifi ed and sequenced a fragment of the MC1R gene (mc1r). The impaired activity of this variant could have caused neandertals to have red hair and/or pale skin. The data from Mezzena suggest that inactive MC1R variants evolved independently in both modern humans and Neandertals

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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