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LA COMUNICAZIONE SINTETICA
Il saggio discute la nozione di computer come metamedium, ossia come un medium non più specializzato, bensì in grado di svolgere funzioni e ruoli diversi nel panorama dei media contemporanei
La formula del presente
Il saggio analizza la definizione specifica di successo nell'ambito dell'industria culturale, distinguendo tra successo intensivo ed estensivo, e articolando il ruolo che il pubblico svolge. Il successo industriale in ambito culturale viene così analizzato come un processo circolare, in cui di volta in volta l'audience può svolgere ruoli più o meno attivi, più o meno passivi ed eterodiretti
The Cultural Industry of Italy in the First Phase of the Republic
The essay describes the hostorical development of Italian media after the Second World War, through an analysis of the intersections with tha Italian Society. Three subperiod are recognised: the first between the 1945 and the end of the 50s; the second one during the economical boom until the 1968, the third one until the death of Aldo Moro, an important Italian Politician, kidnapped by the terroristic group Brigate Rosse. The essay shows the continuity throughout the three periods, in particular about the innovation, the role of intellectuals and the role played by the youngest generations
Wrong turns towards revolution? Grassroots media and political participation in Italy (1967-2012)
Te article presents a socio-historical analysis of the connections between media and participation in the political realm in Italy from the sixties, when social and political protests interrupted the pedagogical relationship between public (radio and TV), or commercial (newspapers) media and their audiences.
In particular, the article focuses on three different phenomena in two phases: first, the social appropriation of cinema and the birth of the free radio stations during the historical period of the “Contestazione” (protest: from the late sixties to the late seventies); second the development of the blogosphere and social media and their relationship with political engagement during the last 10 years.
Te examples demonstrate different forms of media appropriation related to different forms of participation. By the term appropriation, the author refers to the choice by collective parties to learn the communicative, organizational behavior and business of one or more media, in order to participate in social and political life.
In the years of the contestazione, in Italy, the practice of appropriation covered two traditional media: cinema and radio. Both, as we have seen, were put to the service of new expressive and participative needs related to politics. They became a place of socialization for a generation of young people (the baby boomers), highly educated and keen on change and modernization. In the years after 2000, we still have forms of explicit political appropriation, for which, the web is central for participation and also for the building of new forms of representation in Beppe Grillo’s movement/party. In these forms the means of appropriation are different, because of the particular nature of social media, the different cultures and goals of the new generations using social media and for the new social and political framework
Controllo, identità, parresìa. Un approccio foucaultiano al web 2.0
Il saggio utilizza tre indicazione foucaultiane (tratte da saggi compresi fra il 1974 e la morte dell'autore) per problematizzare alcuni entusiasmi sul potere liberante (in termini individuali e sociali; in chiave di espressione e di partecipazione politica) del web 2.0
ISTANZE CULTURALI. L'AVVENTO DEL POP E DEL CONSUMO
UNA GENERAZIONE DI GIOVANI AGGREGATI DA UN MODO DI "SENTIRE" CONDIVISO E DA UN DESIDERIO DI CAMBIAMENTO. UN FENOMENO TRANSNAZIONALE: L'IMPATTO DELLA CONTESTAZIONE SULL'INDUSTRIA CULTURALE E L'AVVENTO DELLA "CULTURA POP", CON RELATIVA INCIDENZA SULLE SENSIBILITA' GIOVANILI. L'INTRINSECA COMPLESSITA' DEL SESSANTOTTO RIVELATA ANCHE DALLA CONTRAPPOSIZIONE FRA UTOPIE POLITICO-SOCIALI E AVVIO DI UNA"CULTURA DEL CONSUMO
Lo sport sul palcoscenico sociale. Metamorfosi della narrazione sportiva
L'articolo pone in evidenza i cambiamenti storici nella narrazione sportiva dei media, generata sia dalle trasformazioni tecnologiche che da quelle economiche e sociali
Ecologia dei media. Manifesto per una comunicazione gentile
Negli ultimi anni la sensibilità ambientale sta crescendo in tutto il mondo, e possiamo sperare che essa bilanci, almeno in parte, i danni che la nostra specie sta arrecando a se stessa e al pianeta su cui vive. Qualità dell’aria e disponibilità dell’acqua, surriscaldamento, desertificazione sono problemi che il nostro stesso sviluppo, peraltro sorprendente e per certi versi emozionante e meraviglioso, ha portato con sé. Ora questi problemi mettono in discussione la sopravvivenza dell’umanità, e quindi le voci che si levano – da quelle dotte degli scienziati a quelle cariche di emotività e speranza dei giovani del movimento Friday for Future, passando per il magistero di papa Francesco – sono qualcosa di più di una denuncia: sono una chiamata all’azione, un’appassionata richiesta di individuare strade nuove per difendere il nostro bene comune, la terra che ci alimenta e ci fa vivere.
Forse paragonare la drammatica qualità del nostro ambiente al problematico assetto della comunicazione può sembrare irriverente, eppure proprio questa è la scommessa che voglio proporre: la comunicazione oggi (nella sua versione pubblica, che non si limita alle pratiche dei media) presenta una serie di problemi e di punti critici mai rilevati in precedenza, a dispetto delle straordinarie opportunità che gli strumenti del comunicare sembrano offrire a un numero sempre più ampio di persone. Alcuni di questi problemi inquinano la vita quotidiana e hanno conseguenze spesso drammatiche sulla convivenza sociale: sono – per esempio –
i discorsi d’odio disseminati sui social media, o le conoscenze false o infondate che talvolta sostituiscono le evidenze scientifiche e persino il buon senso. Vi sono tendenze – come l’esperienza di essere continuamente connessi, la necessità dell’esibizione di sé, l’accelerazione talvolta insostenibile del nostro senso del tempo – che sembrano portare nuove sfide alla definizione dell’essere umani. Infine, determinate pratiche (si pensi al controllo cui gli utenti sono sottoposti da parte delle piattaforme attraverso il monitoraggio dei loro comportamenti o al modificarsi dei meccanismi dell’influenza sociale, affidata a celebrities non sempre attendibili o degne di fiducia) fanno pensare a una trasformazione dei meccanismi della vita collettiva.
Nel loro complesso, quindi, alcune tendenze in atto sembrano costituire un quadro di degrado complessivo non solo dei media, ma più in generale di quella risorsa essenziale per la specie umana che è la comunicazione.
Il parallelo fra inquinamento ambientale e inquinamento del simbolico, insomma, è qualcosa di più di un’azzardata analogia. Ecco perché credo sia opportuno – e anzi urgente – riflettere sulla qualità della comunicazione come risorsa tipicamente umana, individuare il suo attuale stato, e se possibile provare a interpretare l’inquietudine del tempo presente.
Un approccio di questo genere può di conseguenza essere definito ecologico in due significati fondamentali. Il primo, ispirato all’ecologia come scienza, consiste nella descrizione dei media nel loro complesso, nell’osservazione della loro evoluzione e nella messa in questione delle loro conseguenze sulla vita dell’uomo. In questo senso le domande che si pongono sono: come si configura oggi l’ecosistema dei media? Quali sono le sue caratteristiche distintive rispetto ai suoi stadi precedenti? Quale ruolo i media esercitano nel plasmare le norme e le consuetudini comunicative oggi, e quali forme comunicative tendono a prevalere attraverso essi?
Il secondo significato, scientificamente meno corretto, ma ormai sdoganato nel linguaggio comune, è quello di cura dell’ambiente: se le conseguenze dell’evoluzione dell’ecosistema vanno in una direzione minacciosa o almeno pericolosa per la vita dell’uomo, la preoccupazione ecologica si concretizza in strategie e comportamenti che possano invertire la tendenza, e salvare la vita della nostra specie. Per quanto concerne i media e la loro recente evoluzione, si tratta di chiedersi: possiamo immaginare di guidarli in una direzione più proficua, che non si limiti a seguire le impronte del progresso tecnologico o delle leggi del mercato? E per quanto concerne la comunicazione umana: possiamo salvarne la funzione originaria? Quali consapevolezze dobbiamo riattivare per giungere a questo obiettivo? E quale approccio di fondo possiamo utilizzare?
Ho cercato di esporre le mie argomentazioni nel modo più chiaro e lineare possibile, rifuggendo dagli specialismi eccessivi, così come ho limitato l’apparato bibliografico a testi che ritengo utili per eventuali ulteriori approfondimenti di ciascun lettore. Penso che le questioni che questo libro tocca riguardino chiunque, e che chiunque debba poterle comprendere con chiarezza, per esercitare consapevolmente le proprie scelte nell’uso dei media e più in generale nella comunicazione con i propri simili. Quest’ultima è – come provo a dimostrare nel libro – il più fondamentale dei beni comuni della nostra specie: salvarla significa salvare l’umano.
Un’impresa che merita l’impegno di tutti noi
I media giocattolo
Il saggio ricostruisce una delle dimensioni del design italiano come testimonianza di uno spirito nazionale, o più precisamente di uno stile proprio della produzione culturale. La tesi di fondo è il la giocosità sia un tratto saliente sia del design che della produzione culturale e audiovisiva del nostro Paese
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