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Roddy Doyle, Una vita da eroe (Guanda, 2010)
Tutta la vita di Henry trascorre all’insegna dell’ideale eroico, che nel presente è mantenuto in vita solo attraverso il ricordo del passato, di cui Henry è eletto emblema (o reliquia) dai nuovi esponenti dell’IRA, che lo forzeranno ad occuparsi ancora della questione irlandese, malgrado l’età, gli acciacchi, la disillusione
"Romantic modern Yeats"
Yeats' poetic production is rather developed as a unitary continuum, advancing along a circular trajectory, starting from and ending
at the same place, (ancient) Ireland. Within such a circular path poetic sub-genres, the romantic-lyrical one and the modern-dramatic one, are not to be perceived as different from each other, but rather as two expressions of the same form, represented by the poetic product per se
"Il Joyce irlandese di Andrew Gibson"
l volume di Andrew Gibson, James Joyce: A Critical Life, pubblicato a Londra nel 2006 (ediz. Reaktion), ed apparso in Italia per le edizioni Il Mulino a distanza di due anni, ha suscitato l’approvazione della stampa irlandese ed internazionale, che non ha esitato a definirlo una “discussion that is so clear and energetic that it requires no leavening” (James Joyce Literary Supplement), cogliendone l’“eminently sensible approach” (Irish Independent), la cui “analytical care” (El Pais) contribuisce a renderlo un “illuminante lavoro” (D. Kiberd, premessa al testo).
L’autore, professore di letteratura moderna presso la Royal Holloway University di Londra ed eminente studioso joyciano (citiamo, ad esempio, la recente pubblicazione Joyce’s Revenge: History, Politics and Aesthetics in Ulysses, Oxford University Press, 2002), rilegge la biografia di James Joyce (Dublino, 1882 – Zurigo,1941) secondo una prospettiva “critical”, come apprendiamo dal paratesto dell’edizione originale, discostandosi dall’approccio biografico tradizionale, e collocandosi lungo la scia degli studi joyciani postcoloniali e storico-politici, matrice dei suoi lavori
L’arte drammatica fra rito e mito: recensione di Cerimonie e artifici nel teatro di W.B. Yeats (2011) di Fabio Luppi
L’operazione yeatsiana vòlta a promuovere il recupero del passato, è il presupposto teorico attorno al quale ruota l’ipotesi centrale sostenuta da Luppi, secondo cui il teatro di Yeats nascerebbe da una rivisitazione di antichi riti e miti. Il nucleo della tesi stessa è racchiuso dal titolo del lavoro, Cerimonie e artifici nel teatro di W.B.Yeats, il quale individua nelle “cerimonie” e negli “artifici” i motivi costituenti l’esperienza teatrale yeatsiana – esperienza che, attraverso la composizione di ventisei drammi, inizia nel 1899 con la nascita dell’Irish Literary Theatre e culmina nel 1904 con la fondazione dell’Abbey Theatre di Dublino. Il teatro di Yeats si fonda su un duplice influsso, come spiega Luppi: il primo “è legato all’idea dell’emozione popolare – la tradizione – le cui immagini sono patrimonio della grande memoria. Il secondo è l’artificio individuale, il mezzo personale del poeta – il talento individuale – che concorre a creare la vera poesia”. I concetti di “emozione popolare” e “tradizione” da un lato e quello di “talento individuale” del poeta dall’altro, riconducono alle parole chiave del titolo rispettivamente, “cerimonie” e “artifici”, e alla loro portata semantica, storicamente fortemente connotata
"Claire Keegan e l’Antartide, luogo della riscoperta esistenziale".
La scrittrice irlandese Claire Keegan (1968, Co. Wicklow) esordisce nel panorama letterario nel 1999, con la pubblicazione della raccolta di racconti Anctartica, di recente riproposta in Italia nel 2010 da Neri Pozza con il titolo Dove l’acqua è più profonda. I quindici racconti, o short stories, che la costituiscono, ne definiscono la trama (figurativamente) circolare, a metà strada fra realismo (privo, tuttavia, della classica ironia irlandese) e simbolismo, che coniuga la tradizione (irlandese) della short fiction e della gothic fiction, sconfinando, quasi, in una letteratura di matrice femminista
"The (im)possibility of realism in Chamber Music (1907)"
This paper deals with Chamber Music, the first work by Joyce to be published – Elkin Mathews, London, 1907. The core of the essay is developed around the idea that the stylistic structure of the thirty-six poems of this collection, together with setting motifs (thematically and expressively speaking) which will recur throughout Joyce’s subsequent literary production, anticipates the “realistic” trends (objectivity, impersonality) then central within the Irish writer’s prose. The point dealt with will be further elaborated through a series of direct references to the internal organisation of the poetic collection and to its textual dimension
[Recensione di] Claire Keegan, Nei campi azzurri, Neri Pozza Editore, Vicenza, 2009 (traduz. ital. di Massimiliano Morini)
Emerge in quest'opera una tematica centrale, legata ad una visione drammatica dell’Irlanda, che, timorosa di “fare un passo in una direzione diversa” (pag. 145), si mantiene ferma, paralizzata su di un presente che affonda le sue radici antropologiche nel passato (mitico) della nazione: quest’ultimo, se da un lato è rimpianto (à la Hardy), dall’altro va a bloccare un’evoluzione nel presente, racchiudendo la dimensione irlandese fra contorni locali, sempre uguali a se stessi
"The Sisters" di James Joyce: strategie linguistiche e narrative.
All'interno di "The Sisters", racconto introduttivo di Gente di Dublino (1914) di James Joyce, si è riconosciuta una strategia narrativa ambigua, che si colloca a metà strada fra realismo e simbolismo. L'attenzione alle tecniche narrative interne si accompagna ad una focalizzazione di alcuni termini chiave (paralysis, simony, gnomon) della short story, che pongono le basi (culturali, antropologiche) della lettura di tutti i rimanenti quattordici racconti di Gente di Dublino
"Scrivere come vivere: in bilico fra diverse identità"
Ogni testo è il risultato di un “processo” che si fonda sul motivo del displacement o estraniamento. Un percorso che si identifica con quell’essere alla ricerca di una nuova vita e lungo il quale lo scrittore si interroga, elabora, cancella, ridefinisce
PARTS CONSTITUTE A WHOLE. CHAMBER MUSIC (1907) FUCINA DEL MAGNUM OPUS JOYCIANO
Questa tesi si propone di analizzare la raccolta poetica Chamber Music di James Joyce, pubblicata a Londra nel 1907. Al centro dei sei capitoli dello studio si colloca l’analisi testuale della raccolta, da cui emerge che essa costituisce il centro dell’opus joyciano nella sua interezza. Questa prima raccolta poetica, cioè, solitamente trascurata dalla critica letteraria joyciana, poiché ritenuta di minore pregio artistico rispetto ai successivi capolavori in prosa dello scrittore, pare porre le fondamenta del percorso tematico-espressivo che la prosa (lirica) di Joyce avrebbe poi sviluppato, evolvendosi lungo una traiettoria circolare, ricca di richiami inter/intra-testuali. Si è riconosciuta, in particolare, nella struttura interna della raccolta, una progressiva integrazione di più codici letterari-culturali, risultante in una compresenza di livelli semantico-espressivi, significativa del sincretismo culturale-stilistico tipicamente joyciano. La vicenda di Chamber Music, così, non è riletta solo quale storia d’amore stereotipata, sull’esempio dei canzonieri elisabettiani, ma anche come processo di evoluzione personale e stilistica del protagonista, lover e poet insieme, che rappresenta il primo alter ego letterario joyciano.This dissertation aims to analyse James Joyce’s first poetic collection, Chamber Music, published in London in 1907. The core of the six chapters of the study is represented by the textual analysis of the collection, from which we infer that Chamber Music constitutes the nucleus of the Joycean opus in its entirety. The collection, usually neglected by Joycean criticism, as it is regarded as the minor aspect of Joyce’s literary production, if compared to the writer’s recognised prose masterpieces, seems to lay the foundations of the thematic and expressive course then developed by Joyce’s (lyrical) prose, evolving along a circular trajectory, rich in inter/intra-textual references. In particular, within the internal structure of the collection, we did identify a progressive integration of more literary-cultural codes, resulting in the coexistence of several semantic-expressive levels, representative of Joyce’s characteristic cultural-stylistic syncretism. The plot of Chamber Music, then, is not simply read as a stereotyped love affair, modelled on Elisabethan songbooks, but also as the process of personal and stylistic evolution of its protagonist, both lover and poet, being representative of Joyce’s first literary alter ego.
KEYWORDS: James Joyce; Chamber Music; poetry; lyrical prose
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