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Aspectos fonéticos y léxicos de las anotaciones de Angelo Colocci en el libro di "poeti limosini"
Este trabajo se integra en el proyecto de investigación «Notas literarias de Angelo Colocci», subvencionado por la Xunta de Galicia (XUGA 20403A96), y se vincula, igualmente, al titulado «Notas lingüísticas de Angelo Colocci», subvencionado por la DGICYT (PB94-0642).Ministerio de Educación y Ciencia (España)Xunta de GaliciaDepto. de Estudios Románicos, Franceses, Italianos y TraducciónFac. de FilologíaTRUEpu
Recherches sur la bibliothèque d'Angelo Colocci
Lattès S. Recherches sur la bibliothèque d'Angelo Colocci. In: Mélanges d'archéologie et d'histoire, tome 48, 1931. pp. 308-344
Las notas de "collatio" en el Cancionero M y los "Libri Provincialium" de Angelo Colocci
Este artículo estudia el acceso de Angelo Colocci a la lírica provenzal\ud
y se centra de forma particular en las anotaciones del humanista en\ud
el más preciado testimonio de aquella tradición que poseía, el cancionero\ud
M, con el objeto de colocar algunas de las más importantes teselas del mosaico\ud
que contribuye a recomponer un repaso por la bibliografía sobre este\ud
ilustre personaje en los estudios filológicos del siglo XVI. Se presentan los\ud
contactos del iesino con una tradición poética que solo pueden ser analizados\ud
en el contexto de los estudios lingüísticos del Cinquecento y que deben\ud
atender a las relaciones entre los intelectuales de la época (Benedetto Gareth,\ud
Giulio Camillo, Mario Equicola, Pietro Bembo, Giangiorgio Trissino,\ud
Luigi da Porto...), asegurando a Colocci un acceso directo a la poesía de los\ud
trobadors a través de cancioneros provenzales en un momento en el que el\ud
petrarquismo promovía las investigaciones de los intelectuales italianos a\ud
comienzos del siglo XVI.This article studies Angelo Colocci’s access to Provençal lyric\ud
poetry, of which the most precious evidence is the M anthology. We will\ud
pay special attention to the humanist’s annotations in this collection of verse\ud
with the purpose of inserting some of the most important tesseras within the\ud
mosaic of the 16th century philological studies on this distinguished author.\ud
We analyse the contacts of Colocci both with a poetic tradition which is rooted\ud
in the linguistic studies of the Cinquecento and with contemporary intellectuals\ud
(Benedetto Gareth, Giulio Camillo, Mario Equicola, Pietro Bembo,\ud
Giangiorgio Trissino, Luigi da Porto...). These contacts allowed Colocci\ud
to have direct access to the poetry of the troubadours through Provençal\ud
anthologies right at the time when Petrarchism promoted the research of the\ud
Italian intellectuals at the beginning of the 16th century
Nazionalismi, minoranze, soluzioni geopolitiche nella cartografia prodotta da Adriano Colocci
Molto si sa sulla figura di Adriano Colocci Vespucci (Jesi, 1855 - Roma, 1941), personaggio della politica nazionale, studioso dedito alla ricerca storica, linguistica e antropologica, viaggiatore in quattro continenti. Poco si sa della sua adesione alle strutture della Geografia nell’Italia postunitaria, delle sue indagini geopolitiche e delle interessanti, ancorché sporadiche, applicazioni cartografiche che ne trasse. La recente commemorazione del centenario della Grande Guerra ha indotto ad approfondire il ruolo avuto da personalità autorevoli, quale può ritenersi quella del Colocci Vespucci che, seppur attivo in ambiti periferici seppe sempre ben collegarsi a una rete di relazioni funzionale alle pratiche del potere, dimostrandosi capace di intrattenere rapporti ai più alti livelli e a raggiungere con le sue applicazioni cartografiche, i maggiori editori nazionali.
Protagonista in prima persona delle vicende che preludono e conducono al riassetto dell’Europa a seguito del primo conflitto mondiale, Colocci si dedica alla riflessione sul ruolo dei confini naturali ed etnici, valuta l’incidenza dei nazionalismi, prende in considerazione il problema delle minoranze. La rappresentazione cartografica diviene per Colocci il medium privilegiato per sintetizzare le sue conoscenze dirette della realtà europea del primo Novecento e al contempo a veicolare una sua personale, eppure concretamente fondata, interpretazione e composizione delle tensioni geopolitiche che scuotono il continente. Da tale interpretazione scaturiscono le applicazioni cartografiche che egli realizza e pubblica per indicare un razionale assetto in primo luogo dell’area balcanica e, in stretta connessione, per sostenere la sua idea del ruolo dell’Italia verso quel quadrante geografico
Dante e Colocci: la linguistica dantesca e il pensiero linguistico del primo Rinascimento italiano
Il saggio discute della conoscenza da parte di Colocci del De Vulgari Eloquentia e del pensiero linguistco dantesco. Il saggio inoltre dicute dell'importanza della filologia di Colocci non solo per la linguistica a lui contemporanea (segnatamente per la conoscenza delle letterature romanze delle origini nel Cinquecento), ma anche per la cultura artistica della Roma del primo Cinquecento
Strategie urbane e analisi della città
I nuovi strumenti dell'urbanistica e il contesto urbano. La struttura delle piazze e il contesto storico. I margini, il recinto, le emergenze, la serialità e la trasgressione
Rileggendo Debenedetti (Equicola, Colocci)
Sulla base di varie fonti (Vat. Lat. 4817 e postille al canzoniere provenzale M), Santorre
Debenedetti aveva ipotizzato che Angelo Colocci avesse utilizzato un canzoniere provenzale
trecentesco, oggi andato perduto, già appartenuto a Mario Equicola. Inoltre aveva
anche individuato, sempre all’interno di uno zibaldone colocciano, alcune copie di testi
provenzali (Vat. Lat, 7182) per le quali la fonte, vicina ad N, non era di sicura identificazione.
Nell’articolo si riprende in esame la questione e si propone di ricondurre tutte le
ipotesi di Debenedetti ad un solo canzoniere provenzale, oggi perduto, legato a Guillaume
Féraud de Glandevés, morto nel 1359, citato in diversi documenti come vicario a Marsiglia
nel 1350. Da questo canzoniere sarebbe derivata anche la citazione della tenzone tra Sordello
e Peire Guilhem inserita da Equicola all’interno della Chronica de Mantua
Raffaello e Angelo Colocci. Bellezza e scienza nella costruzione del mito della Roma antica
Promossa in occasione delle celebrazioni per il quinto centenario della morte
di Raffaello del 2020 e allestita nel 2021 a causa della sopravvenuta emergenza
sanitaria, questa mostra si propone di illustrare la figura di Angelo Colocci (1474-
1549), straordinario personaggio finora sconosciuto al grande pubblico, che ebbe
rapporti con Raffaello, condividendo con lui idee e interessi.
Fino a pochi anni fa Colocci era conosciuto prevalentemente come studioso
delle lingue romanze. Nel corso degli anni gli studi ne hanno tuttavia proposto
un ritratto molto più articolato e poliedrico, ricostruendo il ruolo che egli dovette
avere nel rinnovamento culturale e artistico di Roma.
La mostra offre un percorso interpretativo del ruolo svolto a Roma da Angelo
Colocci, nel primo trentennio del Cinquecento, quale leader dell’Accademia Romana,
alto funzionario della Curia papale, stimato cultore di studi, proprietario di
collezioni di antichità e di una famosa biblioteca, punto di riferimento di un cenacolo
letterario e scientifico che era solito riunirsi nella sua villa al Pincio.
Grazie alla collaborazione con il gruppo dei ricercatori dell’Università Politecnica
delle Marche, la mostra mette anche in campo nuovi strumenti tecnologici,
come la ricostruzione 3D della Scuola di Atene di Raffaello, nella quale un ritratto
dello stesso Colocci è stato recentemente identificato, per offrire una più agevole
comprensione di temi e argomenti complessi veicolati nel dipinto, alla genesi
dei quali l’Accademia Romana non fu estranea.
La mostra affronta infatti temi non facili come le idee cosmologiche del Cinquecento,
la teoria delle proporzioni architettoniche, la dottrina astrologica e la
riscoperta dell’Antico che furono al centro degli interessi di Colocci e di Raffaello,
sforzandosi di renderli comprensibili ma senza banalizzarne i contenuti.
Intento dei curatori, infatti, era battere sentieri difficili, evitando di seguire iniziative
espositive motivate più dal marketing e dall’arte della comunicazione che
dalla proposta di contenuti nuovi connessi a studi e ricerche.
Mostra e catalogo offrono molte novità interpretative su Colocci, il suo rapporto
con Raffaello, sul significato della Stanza della Segnatura e sui famosi Horti Colotiani
di Roma, fondate su studi e lavori scientifici recenti che in molti casi hanno
modificato interpretazioni date per acquisite.
La mostra si avvale, inoltre, del sostegno di numerose istituzioni, della collaborazione
con l’Università Politecnica delle Marche, del Comitato nazionale per le
celebrazioni del quinto centenario della morte di Raffaello e dei Musei Vaticani,
che vivamente si ringraziano: tutti hanno visto con favore la realizzazione del progetto
espositivo
La dimensione rimossa: capisaldi per un programma quadro delle strategie di trasformazione
Necessità di ripensare l'apparato concettuale e strumentale dell'urbanistica. Nell'ambito della questione ambientale, tali questioni necessitano di un'approccio integrato. Il territorio ripensato nei confronti della condizione umana e del suo habitat, diviene il risultato del sistema di relazioni fra società insediata e ambiente fisico. Il progetto urbano nell'ambito del XIII municipio e l'esperienza urbana nel contesto europeo. Premessa per la riqualificazione urbana
Una lettera inedita dal Sacco di Roma: qualche novità su Colocci, il «libro di portughesi» e il Libro reale
This paper publishes and provides a commentary to a hitherto unknown letter, sent by Pier Andrea Ripanti to the Italian humanist Angelo Colocci (1474-1549) at the time of the Sack of Rome. It appears to be connected to three other documents: a letter that Antonio Tebaldeo sent to Colocci some months before, and two lists of books included in ms Vat. lat. 4817. The study of these documents (and particularly of the letter by Ripanti, which contains a list of books that escaped the destruction during the Sack) allows us to gather new information for the reconstruction of Angelo Colocci’s library. The essay identifies new volumes that belonged to Colocci and dwells primarily upon the fortune of two lost manuscripts of his: the Libro reale (a 15th century collection of medieval Italian poems) and the Libro di portughesi (a similar collection of Galician-portuguese medieval poetry)
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