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I nuovi contadini e la rinascita delle campagne in Italia
Con oltre 55mila under 35 alla conduzione di imprese agricole e allevamenti, l’Italia è attualmente il primo Paese europeo per numero di aziende condotte da giovani, anche in ragione della ricerca green nei consumi e nel lavoro accelerata da quest’anno di pandemia
L. Todesco, Matrimoni a tempo determinato. L'instabilità coniugale nell'Italia contemporanea, 2009
Una, nessuna, centomila famiglie. Nuclei monogenitoriali in società fuori squadra. Specificità dei modelli di Welfare State e percorsi di disuguaglianza socio-economica presso le famiglie monogenitoriali a conduzione femminile, in Francia, Gran Bretagna e Italia"
Tracce di famiglia. Percorsi di sviluppo tra strategie aziendali familiari e passaggi generazionali
Una delle chiavi interpretative più longeve nel dibattito sui divari dello sviluppo socioeconomico è costituita dal paradigma familista, che attribuisce la principale responsabilità dell’accidentata performance economica di alcuni contesti territoriali a specifici tratti socioculturali ben sedimentati in modelli familiari esclusivi, vocati alla massimizzazione del proprio profitto in assenza di una civicness diffusa.
Questo volume si propone di ripercorrere le tracce più profonde lasciate dall’approccio familista nel corso di oltre settant’anni di dibattito sulla doppia velocità di crescita del Sistema-Paese, e di
decostruirne criticamente le principali declinazioni analitiche, allo scopo di rimettere a tema un focus classico della Sociologia Economica e Territoriale: la relazione biunivoca esistente tra le forme e i meccanismi organizzativi familiari prevalenti in un determinato contesto spazio-temporale, da una parte, e le dinamiche strategiche della sua evoluzione socioeconomica, dall’altra. In questa seconda accezione, le “tracce di famiglia” emergenti non andranno lette come residui di mondi sociali obsolescenti, ma come pratiche infra e inter-generazionali ancora dirimenti nei processi di regolazione sociale dell’economia
La femminilizzazione del disagio: monogenitorialità vulnerabile nei percorsi biografici delle madri sole in Italia e in Sardegna
Mettere al mondo. Uno sguardo antropologico sulla genitorialità in Italia = Bringing into the world: an anthropological outlook on parenthood in Italy
Review article of Claudia Mattalucci, a cura di, Antropologia e riproduzione: Attese, fratture e ricomposizioni della procreazione e della genitorialità in Italia, Milano, Raffaello Cortina, 2017, pp. 304; Martina Giuffrè, a cura di, Essere madri oggi tra biologia e cultura: Etnografie della maternità nell’Italia contemporanea, Pisa, Pacini, 2018, pp. 224.Nota critica di Claudia Mattalucci, a cura di, Antropologia e riproduzione: Attese, fratture e ricomposizioni della procreazione e della genitorialità in Italia, Milano, Raffaello Cortina, 2017, pp. 304; Martina Giuffrè, a cura di, Essere madri oggi tra biologia e cultura: Etnografie della maternità nell’Italia contemporanea, Pisa, Pacini, 2018, pp. 224
Corpi Privati. Micro-strategie di addomesticamento dello spazio delle celle nel carcere di Buoncammino a Cagliari
The article aims to retrospectively reconstruct a taxonomy of micro-mechanisms of “domestication” and personalization of the cells’ space along the three levels of the left arm of the former Buoncammino prison, in Cagliari. A field research and a detailed photographic documentation of the state of these places, in many ways remained as crystallized at the time of their disposal, on November 23, 2014, made it possible to detect the persistent tracks of their use, which evoke the strategies of individualization of the prison experience by the inmates. In segregative conditions that are extremely binding and endowed with reduced degrees of freedom, the relationship between the distribution and the exposure of the bodies in these places still manages to preserve margins of heterogeneity, dictated by the decorative objects allowed and then abandoned there, by the signs in the walls, designed to mark the uniqueness of one’s obligatory presence through messages or graphic reproductions of unavailable furnishings, by the colors applied to contrast the dominance of gray and green in the common spaces. The severe control and biopolitical discipline of the bodies kept in the cells, deprived of most of their multisensory capabilities seem nevertheless having left margins of individualized adaptation of the ways of living in prison. This still appear intensely echoed by the objects found in Buoncammino, and account for the personal attributions of meaning given to them by inmates. Nevertheless, it’s painful and difficult to think about new hypothetical uses of these spaces, despite they have been emptied for almost 6 years so far.Il contributo si propone di ricostruire retrospettivamente una tassonomia di micro-meccanismi di “addomesticamento” e personalizzazione dello spazio delle celle disposte lungo i tre livelli del braccio sinistro dell'ex-carcere di Buoncammino, nel centro di Cagliari, messi in atto da parte dell'ultima coorte di detenuti ospiti della struttura, ormai chiusa. Una ricognizione sul campo e una puntuale documentazione fotografica dello stato di questi ambienti, per molti versi rimasti come cristallizzati nel momento della loro dismissione, il 23 Novembre 2014, ha consentito di rilevare le tracce persistenti della loro fruizione, che evocano in modo ancora intensamente leggibile le strategie di individualizzazione delle modalità di permanenza in essi esperite dai reclusi. In condizioni segregative massimamente vincolanti e dotate di ridotti gradi di libertà espressiva, la relazione tra disposizione ed esposizione dei corpi nella metrica di questi luoghi riesce comunque a preservare margini di eterogeneità, dettati dagli oggetti decorativi consentiti e lì abbandonati, dai tratti segnici incisi nelle pareti, atti a marcare l'unicità del proprio soggiorno obbligato tramite messaggi o riproduzioni grafiche di suppellettili indisponibili, dai colori applicati per contrastare la dominanza del grigio e del verde spento degli spazi comuni. Il rigido controllo eteronormato e il disciplinamento biopolitico dei corpi custoditi nelle celle, privati di gran parte delle proprie capabilities multisensoriali, in termini di opportunità prossemiche, di discrezionalità dello sguardo tra luce e buio, di gestione termica delle percezioni tattili di freddo e caldo, sembra avere lasciato cionondimeno margini di adattamento individualizzato delle modalità dell'abitare il carcere. Queste ultime appaiono tuttora intensamente riecheggiate dai residui materiali reperibili a Buoncammino, e danno conto delle attribuzioni personali di senso ad esse impresse dai detenuti, spesso dolorose e difficilmente rimarginabili attraverso nuove destinazioni d'uso ipotetiche, nonostante lo spazio minimo della contenzione – la cella, appunto – sia stato svuotato e “scorporato” da ormai quasi 6 anni.
PRATICHE DI TRASMISSIONE EREDITARIA E SVILUPPO LOCALE: UNA COMPARAZIONE TRA CASI ESEMPLARI.
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