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L'organizzazione scientifica del pensiero umanistico
L'impatto delle politiche neoliberali nella ricerca: in questo articolo mi interessano le modalità con cui il concetto di efficienza interviene all'interno dell'istituzione accademica per riorganizzarne gli spazi, i tempi e i saperi, sino a causare un restringimento graduale delle sfere di pensiero e di azione considerate legittime. Mi interessa inoltre comprendere se, almeno in parte, ciò che viene spesso giudicato come la svalorizzazione delle humanities nell'università contemporanea, nasconda in realtà un processo più complesso, una trasformazione organizzativa che porta con sè un cambiamento qualitativo nel concetto stesso di formazione e conoscenza, una trasformazione che non solo rischia di minare alle sue fondamenta la capacità del pensiero di ispirare nuovi paradigmi di vita, ma, nell'attuale congiuntura storica, sposta nelle accademie le stesse contraddizioni sottese al default economico, in un cortocircuito di sapere-potere che restringe gli spazi di sapere legittimo esattamente quando sarebbe opportuno rigenerarli e valorizzarli
Turning Contradictions into Subjects. The cultural Logic of University Assessment
Abstract. This paper examines the conceptual relationship between the notion of assessment and the law of value. Framed within the theoretical context of the Grundrisse, it locates the crisis of the law of value in the transition between industrial and cognitive capitalism. In this context, universities are analyzed as the new frontier of accumulation, the feeding ground meant to perpetuate and conceal the crisis of the law of value and make up for the crisis of measurability of control. Looking at assessment as the very embodiment of the law of value, I argue that while the restructuring of education promises efficiency, productivity and excellence, assessment looks like a desperate attempt to sacrifice progress in the name of control, the ultimate manifestation of an ancient prophecy whereby “beyond a certain point, the development of the powers of production becomes a barrier for capital; hence the capital relation a barrier for the development of the productive powers of labour” (Marx, 1973:749)
POTENZIALITÀ E LIMITI DEL REDDITO DI BASE: RISPOSTE AL QUESTIONARIO DI ETICA & POLITICA
Pickles and pickets after NAFTA: Globalization, agribusiness, the United States-Mexico food-chain, and farm-worker struggles in North Carolina
This dissertation analyzes the changes introduced in the U.S.-Mexico food-chain, and the ways in which the multinational corporations that control the food industrial complex from seed to shelves have altered the labor dynamics of farm-workers. Over the past two decades, U.S. agribusiness and big retail-chains such as Wal-Mart have reached the top of the food pyramid and have come to control the process of production, supply, and distribution of agricultural inputs and perishable food. My study analyzes the impact of U.S. agribusiness on growers and farm-workers, focusing on how the integration of agriculture into a "free-trade" world economy has affected the working conditions of farm-labor. It explores how migrant farm-workers have responded to their deteriorating labor conditions with a campaign led by the Farm-Labor Organizing Committee (FLOC) that involved innovative cross-border grassroots tactics and strategy. It traces how this campaign culminated in the achievement of the first labor contract for guest-workers in U.S. history. Based on participant observation, interviews with the workers and their union leaders, and the analysis of workers' grievances, I conclude that such a reorganization of the farm-labor movement at the grassroots level is crucial to the creation of a food-chain that is capable of satisfying the needs of production and consumption for the global population
On Quitting
Abstract. Over the past few years, there has been an ostensible growth in “quit lit,” a new genre of literature made of columns and opinion editorials detailing the reasons why scholars—with or without tenure— leave academia. This paper examines the impact of the neoliberal academia on subjectivity. In the neoliberal university, subjectivity is caught into a web of conflicting expectations. On the one hand, it is expected to live up to high standards of competition. On the other hand, the body experiences competition as a celebrated form of self-abuse. In this context, quitting is not merely about resigning an academic position. It is a symptom of the urge to create a space between the neoliberal discourse and the sense of self; an act of rebellion intended to abdicate the competitive rationality of neoliberal academia and embrace different values and principles
“RICERCARSI”: LE MOTIVAZIONI DI QUESTO LAVORO
Le riforme degli ultimi anni hanno trasformato la precarietà nel perno della ricerca e della didattica. Poco ancora, tuttavia, è stato detto circa le implicazioni della precarietà nella vita di chi ci lavora. Cosa significa essere precari dell'università, oggi? Cosa significa essere uno dei migliaia di assegnisti, dottorandi, borsisti, ricercatori precari, lettori, docenti a contratto, co.co.co e co.co.pro che a lungo hanno consentito all'università italiana di essere tra le più produttive al mondo nonostante tagli sempre più ingenti al finanziamento pubblico? Lo scopo di questa ricerca è stato portare alla luce i percorsi di vita dei precari dell'università. Le poche ricerche esistenti in Italia sul tema del precariato negli atenei sottolineano come le riforme introdotte nell’ultimo decennio abbiano accelerato un trend di espulsione dal sistema universitario, piuttosto che un processo di assorbimento e stabilizzazione, riducendo gradualmente il numero di coloro che svolgono attività di didattica e ricerca negli atenei italiani. Mentre osserviamo la graduale dispersione delle competenze, delle professionalità e delle qualifiche che il sistema stesso aveva contribuito a creare, l'impatto soggettivo di tali processi appare sempre più oneroso. Inoltre, alla base di questo lavoro vi è la necessità di evidenziare come il fenomeno della precarietà in ambito accademico sia ormai divenuto strutturale, mentre il suo impatto rimane ai margini del discorso pubblico
La valutazione: da ranking a profilo di qualità
In questi mesi abbiamo discusso il concetto di valutazione come espressione della necessità di certificare e valorizzare la qualità accademica della didattica e della ricerca. Data la complessità intrinseca alla valutazione, credo sia utile discutere questo concetto su due livelli differenti. Da un lato vorrei analizzare il “come” della valutazione, la corrispondenza tra le finalità e le modalità del processo valutativo, la congruenza tra obiettivi e strumenti, permanendo all’interno del discorso pubblico che la valutazione produce. Dall’altro credo sia necessario analizzare il discorso culturale di cui la valutazione è prodotto, soffermandosi sulle conseguenze epistemiche della catalogazione algoritmica dei saperi, al fine di spostare il discorso sulla valutazione dalla produzione di ranking alla produzione di profili di qualità, implementandone l’elaborazione teorica e le modalità applicative
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